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  Perù - Dopo 10 anni riprendono gli scavi a Sipán

L'articolo è apparso sul supplemento domenicale de  Il Sole 24 ore del 15 aprile 2007

Antonio Aimi 

 

Img: Orejera Señor de Sipán

 

Probabilmente si tratta di uno dei progetti archeologici più importanti al mondo. Almeno dal punto di vista delle risorse messe in campo: circa 1.350.000 Euro. Quanto al resto, se vogliamo usare criteri da rigattiere, rozzi ma oggettivi, si può dire che le precedenti campagne di scavo hanno restituito oltre otto kg d’oro e d’argento, facendo impallidire la mitica Tomba 7 di Monte Albán e i tesori dei vari El Dorado della Colombia. Stiamo parlando della nuova campagna di scavi che in questi giorni sta partendo a Sipán, un sito della cultura Moche (100 a.C. - 850 d.C.) che si trova nei pressi di Chiclayo, nel Nord del Perù. Il progetto ha un nome un po’ infelice: Prodesipán, ma vede come protagonista l’Italia, cosa assolutamente sorprendente per chi sa quanto siano magre le risorse che il nostro paese riserva alle missioni archeologiche in America.

Il miracolo è dovuto a chi ha rappresentato e rappresenta l’Italia in Perù e ha diretto il FIP (Fondo Italo-Peruano) per la riconversione del debito. Ciò che queste persone, gli ambasciatori Sergio Busetto e Fabio Claudio De Nardis e i dirigenti del FIP Giovanni Tripodi e Maria Pia Dradi, hanno fatto è molto semplice: hanno capito che la lotta contro la povertà, che è il compito istituzionale del FIP, passa attraverso investimenti sul patrimonio archeologico del Perù che permettano di valorizzare e aprire al turismo le straordinarie ricchezze del paese latinoamericano.

Tutto questo, però, non sarebbe stato possibile se, precedentemente, non si fosse creata una solida alleanza tra Walter Alva, lo scopritore di Sipán, e Quirino Olivera, che di Alva è un po’ il ministro degli esteri, e l’Università degli Studi di Milano, nelle persone di Emilia Perassi e di chi scrive. Da quest’alleanza è nato il progetto che la Caritas del Perù, la unidad ejecutora, ha presentato al FIP e che, ora, con l’avvio delle ricerche archeologiche sta entrando a pieno regime.

Naturalmente, com’è giusto, non tutte le risorse del progetto sono destinate all’archeologia. In una situazione di notevole povertà, come quella che caratterizza l’area di Sipán (secondo gli indici ufficiali nella zona esiste un tasso di denutrizione del 20%), la ricerca archeologica non può ignorare le esigenze di una popolazione che, tra l’altro, saccheggiando la cosiddetta Tomba Zero, ha avuto la responsabilità, nel bene e nel male, di porre Sipán al centro dell’attenzione degli archeologi. Per questa ragione il progetto prevede di fornire agli abitanti di Sipán sia acqua potabile e fognature, sia corsi di formazione che consentano loro di trasformarsi in guide turistiche, artigiani, ristoratori, ecc... Ed è significativo registrare che questa parte del progetto, avviata prima di iniziare gli scavi anche per ragioni burocratiche e meteorologiche (ad Alva non è sembrato opportuno cominciare i lavori durante la stagione delle piogge), è già in fase avanzata di realizzazione (la rete fognaria e la casa comunale sono già state costruite), dimostrando che la cooperazione italiana può essere molto efficiente.

Curiosamente poi, per una di quelle coincidenze della storia che raramente si verificano, altri fondi sono piovuti su Sipán, sia grazie a una legge peruviana che stanzia risorse aggiuntive per i progetti archeologici dei quattro musei del dipartimento di Lambayeque, sia grazie all’impegno dell’ambasciatore d’Italia e della responsabile del FIP che, consapevoli dell’importanza del progetto, si sono impegnati a trovare i fondi per la costruzione del museo de sitio.

Ma quali possono essere i risultati di questa campagna di ricerche, che dopo anni di vacche magre dà agli archeologi mezzi in qualche modo adeguati ai fini ? Trattandosi di Sipán viene immediato pensare a nuovi tesori. Ma sarebbe fuorviante ridurre l’archeologia a una sorta di caccia al tesoro. Quello che è certo è che nel giro di qualche anno Sipán, che oggi si presenta come un insieme di colline d’argilla scavate dalle piogge del Niño, sarà profondamente cambiata e, offrendo in parte il suo aspetto originario, sarà in grado di competere con le più ambite mete turistiche del Perù.

 


Maggio 2007 

 

Dir. resp. Mariella Moresco © Tutti i diritti riservati  ISSN 1824-1360  Reg.Trib.Milano 768 1/12/2000 e 258 13/04/2004