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Cinema brasiliano: Mutum Dal racconto di João Guimarães Rosa, primo lungometraggio di Sandra Kogut
Mariella Moresco info@latinoamerica-online.info |
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Esordio alla regia di un lungometraggio di Sandra Kogut, i cui precedenti lavori si sono collocati tra documentario e fiction, ottenendo numerosi spremi a festival internazionali, Mutum è un toccante film sulla durezza della vita nel sertão brasiliano, vista attraverso la dolente esperienza di un bambino. Quasi una storia di iniziazione verso una nuova vita, che fa intravedere la possibilità di sfuggire ad un destino di miseria, e verso la quale lo spingerà la madre dopo un percorso di dolore, paure, angosce alternate a rari momenti di spensierata allegria e di profondo affetto per i pochi membri della famiglia veramente amati e dai quali verrà inesorabilmente separato. Sensibile, solitario e taciturno, ha un profondo legame con la madre ed il giovane zio che, a causa della gelosia e della violenza del padre, dovrà lasciare la casa, aumentando il senso di solitudine di Thiago che ha per unico confidente uno dei fratellini, con il quale condivide sogni e paure infantili nei momenti precedenti il sonno. Un banale incidente, una ferita procuratasi nel rincorrere un pappagallo fuggito, causerà la morte del fratello, lasciando Thiago ancora più solo a fronteggiare il violento carattere del padre, esasperato dalla miseria e dal fallimento dei suoi progetti, che sfoga la sua ira sulla moglie e sul quel figlio così diverso da lui e che, per la sua sensibilità ed il suo atteggiamento schivo, percepisce come una silenziosa accusa nei propri confronti. L’incontro fortuito con un medico di passaggio svelerà la causa di tante “stranezze” nel comportamento del bambino: Thiago è miope e sarà sufficiente un paio di occhiali per fargli vedere il mondo con i suoi contorni reali. Una metafora di un diverso modo di essere nel mondo e di avviarsi verso un futuro (l’andare in città, frequentare la scuola) che la madre, libera dall’oppressiva presenza del marito fuggito dopo un omicidio, può finalmente permettergli. A volte eccessivamente lento il film, tratto dal racconto Campo Geral del grande scrittore brasiliano João Guimarães Rosa e presentato a Cannes lo scorso anno, ha il pregio di una grande delicatezza nel tratteggiare il carattere, i pensieri, le inquietudini di un bambino di precoce intelligenza e sensibilità, senza cedere a facili lirismi e della magistrale interpretazione del bravissimo (e bellissimo) piccolo attore Thiago da Silva Mariz. Aprile 2008 |
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