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Guatemala: la muta attesa del Quetzal  (1)

 

 

Mariella Moresco       info@latinoamerica-online.info

 

Testo presentato al  "Focus Group para una Red de ayuda para realizar los Acuerdos de Paz en Guatemala" -  Amelia (Italia), Ottobre 2007.

Testo pubblicato in italiano e spagnolo nel sito "Gesti di Pace"

http://www.gestidipace.it/images/stories/guatemala_focusgroup_mariella_.doc

 

 

Si tratta di una breve rilettura della complicata storia del Guatemala, nel quale si evidenziano le cause di un lungo e doloroso conflitto durato vari decenni e che è terminato con la firma degli Accordi di Pace del 29 dicembre 1996 ed una messa a fuoco della situazione attuale di questi accordi, disgraziatamente non compiuti, mantenendosi un clima di violenza, corruzione ed inefficienza della politica, incapace di dare risposta alle esigenze della popolazione e sopratutti dei popoli indigeni.

Il testo è diviso in tre sezioni:

- Cause e sviluppo del conflitto armato

- Gli Accordi di Pace: le speranze e le ombre

- Situazione degli Accordi a 10 anni dalla firma

 

 

Le cause e lo sviluppo del conflitto armato


L’esperienza del cosiddetto “Decennio democratico” (1945-1954), così chiamato per l’avvento di governi progressisti, viene drasticamente interrotta da un colpo di stato militare finanziato dagli Stati Uniti. Hanno termine così le riforme attuate in campo politico e sociale: legalizzazione delle attività politiche e sindacali, concessione della libertà di stampa e di voto, realizzazione di una parziale riforma agraria che, pur toccando solo il 16% della proprietà privata, si scontra con gli interessi della statunitense United Fruit che in Guatemala, come in altri paesi dell’America Latina, era proprietaria di grandissime estensioni di terreno per la coltivazione di frutta destinata all’esportazione.
La riforma agraria sarà la prima a venire abolita dal primo dei diversi governi militari che si succederanno e che saranno responsabili di un crescendo repressivo di soprusi, violenze ed uccisioni.

Nel 1960 nasce il primo dei gruppi guerriglieri che si opporranno, più per reazione alla situazione di terrore imposta alla popolazione contadina e indigena che non su basi ideologiche, ai vari governi che opprimeranno il paese per decenni. Quando nel marzo del 1979 prende il potere il generale Lucas García, che instaura un regime estremamente repressivo, saranno già nati altri gruppi armati e diversi gruppi di resistenza politica. Dopo il MR13 (Movimento Rivoluzionario 13 novembre) costituitosi nel 1960, due anni più tardi nasceranno le Forze Armate Ribelli (FAR), seguite nei primi anni ’70 dall'Organizzazione Rivoluzionaria del Popolo in Armi (ORPA) nella Sierra Madre e nell'Ixcàn dall'Esercito Guerrigliero dei Poveri (EGP). Nel 1978 si erano formati il Comitato di Unità Contadina (CUC), con l’obiettivo dell'integrazione degli indigeni nella lotta politica, ed il Fronte Democratico contro la Repressione (FDR), che raggruppa in un ampio ventaglio sociale sindacati operai e > contadini, organizzazioni indigene e femminili, comitati di quartiere.
L’evento decisivo per l’integrazione degli indigeni nella guerriglia fu il tragico episodio dell’eccidio compiuto dai militari ai danni degli occupanti l’ambasciata spagnola il 31 gennaio 1980, quando un gruppo di manifestanti, dopo aver inutilmente chiesto un incontro con il presidente della Repubblica per denunciare la feroce repressione in atto nella regione indigena del Quiché, occupa pacificamente l’edificio, che verrà intenzionalmente dato alle fiamme dalla polizia, provocando la morte di tutti gli occupanti, compresi i funzionari dell’ambasciata.

Un ulteriore colpo di stato sostituisce nel marzo 1982 il generale García con il generale Ríos Montt, che verrà ricordato per la ferocia della repressione del suo breve governo, scatenata in particolare contro la popolazione indigena, accusata di complicità con la guerriglia. Gli anni ’80 vedono scomparire interi villaggi, la cui popolazione, quando non massacrata dall’esercito e dai gruppi paramilitari, è costretta a fuggire in montagna, organizzandosi nelle Comunità di Popolazioni in Resistenza (CPR) o a cercare scampo oltre confine, specie in Messico. Viene attuata una spietata azione di terrore programmata ed attuata sistematicamente. Migliaia di persone sono deportate nei cosiddetti “Villaggi modello” e nei “Poli di sviluppo”, concentramenti di popolazione indigena, costretta allo sradicamento dalle proprie comunità in condizioni di vita precarie e degradanti, sottoposta a continue violenze psicologiche che avevano lo scopo di ottenerne la sottomissione ed il controllo. Un controllo capillare ottenuto anche sul territorio con la formazione ed il reclutamento forzato dei contadini nelle PAC, le Pattuglie di Autodifesa Civile, con compiti paramilitari.

La durezza della repressione governativa induce i principali gruppi guerriglieri già nel febbraio 1982, prima del governo di Ríos Montt, ad unirsi in un’unica organizzazione, l'Unità Rivoluzionaria Nazionale Guatemalteca (URNG), che guiderà la guerriglia fino alla firma degli Accordi di Pace, pur se tra inevitabili tensioni interne. Un ulteriore colpo di stato vede il generale Mejia Víctores prendere il potere nell’agosto del 1983, anno in cui finalmente le Nazioni Unite esprimono la loro condanna per gli eccidi commessi in Guatemala, paese che in proporzione al numero dei suoi abitanti ha avuto, oltre ad un numero elevatissimo di vittime riconosciute (oltre 200.000 morti accertati tra la popolazione civile), il numero più alto di desaparecidos di tutta l’America Latina.

La comunità internazionale pare ora accorgersi di quanto sta accadendo in quel piccolo paese centroamericano, abitato da una “minoranza” indigena che sfiora (la cifra esatta non è possibile conoscerla data la mancanza di anagrafe nelle zone più povere del paese che coincidono con le zone indigene) il 60-70% della popolazione. Minacce di ritorsioni economiche a livello internazionale inducono i militare ad una apertura ai civili, seppur di facciata e dopo essersi assicurati un’ampia indennità per i crimini commessi: dopo le elezioni per una nuova Assemblea Costituente, nel dicembre 1985 vengono indette elezioni politiche che con una scarsissima affluenza alle urne (31%), indice del clima di terrore vigente, portano alla presidenza Vinicio Cerezo.

I suoi cinque anni di governo, così come i due del suo successore Jorge Serrano Elias sono assolutamente negativi per quanto riguarda i grandi problemi irrisolti del paese e soprattutto per la ininterrotta repressione da parte dei militari della popolazione contadina e indigena, mentre continua il conflitto armato con la guerriglia. Una situazione che a livello internazionale si cerca di risolvere trovando un accordo tra URNG e governo guatemalteco, favorendo un incontro a Madrid tra rappresentanti della guerriglia e della Commissione Nazionale di Riconciliazione (CNR), costituita nell'agosto 1987 a Esquipulas e che un intervento diretto dell’esercito guatemalteco riesce a bloccare. Bisognerà aspettare altri tre anni per arrivare a definire ad Oslo le condizioni per un contatto diretto tra governo e guerriglia. Sostituito Serrano Elias per un fallito tentativo di autogolpe nel maggio del 1993, il parlamento nomina alla presidenza il procuratore dei diritti umani Ramiro Leòn Carpio. Ciò nonostante il paese rimane saldamente in mano ai militari e si registra un forte incremento della repressione e delle violazioni dei diritti umani. L’iniziativa diplomatica internazionale fa però registrare nel 1994 dei piccoli e lenti seppur significativi passi in avanti nel difficile compito di trovare un accordo tra le parti belligeranti, finché il 31 marzo 1995 in Messico si firma un accordo di grande importanza per il principio ispiratore sull'identità e sui diritti dei popoli indigeni, che apre formalmente la strada per fare del Guatemala uno stato multietnico e multiculturale.
 

(segue)

 

 

Gennaio  2008

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Direttore responsabile Mariella Moresco © Tutti i diritti riservati  ISSN 1824-1360 

Reg.Trib.Milano 768 1/12/2000 e 258 13/04/2004