Si tratta di una breve rilettura della complicata storia del
Guatemala, nel quale si evidenziano le cause di un lungo e doloroso
conflitto durato vari decenni e che è terminato con la firma degli
Accordi di Pace del 29 dicembre 1996 ed una messa a fuoco della
situazione attuale di questi accordi, disgraziatamente non compiuti,
mantenendosi un clima di violenza, corruzione ed inefficienza della
politica, incapace di dare risposta alle esigenze della popolazione e
sopratutti dei popoli indigeni.
Il testo è diviso in tre sezioni:
- Cause e sviluppo del conflitto armato
- Gli Accordi di Pace: le speranze e le ombre
- Situazione degli Accordi a 10 anni dalla firma
Le cause e lo sviluppo del conflitto armato
L’esperienza del cosiddetto “Decennio democratico” (1945-1954), così
chiamato per l’avvento di governi progressisti, viene drasticamente
interrotta da un colpo di stato militare finanziato dagli Stati Uniti.
Hanno termine così le riforme attuate in campo politico e sociale:
legalizzazione delle attività politiche e sindacali, concessione della
libertà di stampa e di voto, realizzazione di una parziale riforma
agraria che, pur toccando solo il 16% della proprietà privata, si
scontra con gli
interessi della statunitense United Fruit che in Guatemala, come in
altri paesi dell’America Latina,
era proprietaria di grandissime estensioni di terreno per la
coltivazione di frutta destinata
all’esportazione.
La riforma agraria sarà la prima a venire abolita dal primo dei
diversi governi militari che si
succederanno e che saranno responsabili di un crescendo repressivo di
soprusi, violenze ed uccisioni.
Nel 1960 nasce il primo dei gruppi guerriglieri che si opporranno, più
per reazione alla situazione di
terrore imposta alla popolazione contadina e indigena che non su basi
ideologiche, ai vari governi che
opprimeranno il paese per decenni. Quando nel marzo del 1979 prende il
potere il generale Lucas
García, che instaura un regime estremamente repressivo, saranno già
nati altri gruppi armati e diversi
gruppi di resistenza politica. Dopo il MR13 (Movimento Rivoluzionario
13 novembre) costituitosi nel
1960, due anni più tardi nasceranno le Forze Armate Ribelli (FAR),
seguite nei primi anni ’70
dall'Organizzazione Rivoluzionaria del Popolo in Armi (ORPA) nella
Sierra Madre e nell'Ixcàn
dall'Esercito Guerrigliero dei Poveri (EGP). Nel 1978 si erano formati
il Comitato di Unità Contadina
(CUC), con l’obiettivo dell'integrazione degli indigeni nella lotta
politica, ed il Fronte Democratico
contro la Repressione (FDR), che raggruppa in un ampio ventaglio
sociale sindacati operai e >
contadini, organizzazioni indigene e femminili, comitati di quartiere.
L’evento decisivo per l’integrazione degli indigeni nella guerriglia
fu il tragico episodio
dell’eccidio compiuto dai militari ai danni degli occupanti
l’ambasciata spagnola il 31 gennaio 1980,
quando un gruppo di manifestanti, dopo aver inutilmente chiesto un
incontro con il presidente della
Repubblica per denunciare la feroce repressione in atto nella regione
indigena del Quiché, occupa
pacificamente l’edificio, che verrà intenzionalmente dato alle fiamme
dalla polizia, provocando la
morte di tutti gli occupanti, compresi i funzionari dell’ambasciata.
Un ulteriore colpo di stato sostituisce nel marzo 1982 il generale
García con il generale Ríos
Montt, che verrà ricordato per la ferocia della repressione del suo
breve governo, scatenata in
particolare contro la popolazione indigena, accusata di complicità con
la guerriglia. Gli anni ’80
vedono scomparire interi villaggi, la cui popolazione, quando non
massacrata dall’esercito e dai
gruppi paramilitari, è costretta a fuggire in montagna, organizzandosi
nelle Comunità di Popolazioni
in Resistenza (CPR) o a cercare scampo oltre confine, specie in
Messico. Viene attuata una spietata
azione di terrore programmata ed attuata sistematicamente. Migliaia di
persone sono deportate nei
cosiddetti “Villaggi modello” e nei “Poli di sviluppo”, concentramenti
di popolazione indigena,
costretta allo sradicamento dalle proprie comunità in condizioni di
vita precarie e degradanti,
sottoposta a continue violenze psicologiche che avevano lo scopo di
ottenerne la sottomissione ed il
controllo. Un controllo capillare ottenuto anche sul territorio con la
formazione ed il reclutamento
forzato dei contadini nelle PAC, le Pattuglie di Autodifesa Civile,
con compiti paramilitari.
La durezza della repressione governativa induce i principali gruppi
guerriglieri già nel febbraio
1982, prima del governo di Ríos Montt, ad unirsi in un’unica
organizzazione, l'Unità Rivoluzionaria
Nazionale Guatemalteca (URNG), che guiderà la guerriglia fino alla
firma degli Accordi di Pace, pur se
tra inevitabili tensioni interne.
Un ulteriore colpo di stato vede il generale Mejia Víctores prendere
il potere nell’agosto del 1983,
anno in cui finalmente le Nazioni Unite esprimono la loro condanna per
gli eccidi commessi in
Guatemala, paese che in proporzione al numero dei suoi abitanti ha
avuto, oltre ad un numero
elevatissimo di vittime riconosciute (oltre 200.000 morti accertati
tra la popolazione civile), il
numero più alto di desaparecidos di tutta l’America Latina.
La comunità internazionale pare ora accorgersi di quanto sta accadendo
in quel piccolo paese
centroamericano, abitato da una “minoranza” indigena che sfiora (la
cifra esatta non è possibile
conoscerla data la mancanza di anagrafe nelle zone più povere del
paese che coincidono con le zone
indigene) il 60-70% della popolazione. Minacce di ritorsioni
economiche a livello internazionale
inducono i militare ad una apertura ai civili, seppur di facciata e
dopo essersi assicurati un’ampia
indennità per i crimini commessi: dopo le elezioni per una nuova
Assemblea Costituente, nel dicembre
1985 vengono indette elezioni politiche che con una scarsissima
affluenza alle urne (31%), indice del
clima di terrore vigente, portano alla presidenza Vinicio Cerezo.
I suoi cinque anni di governo, così come i due del suo successore
Jorge Serrano Elias sono
assolutamente negativi per quanto riguarda i grandi problemi irrisolti
del paese e soprattutto per la
ininterrotta repressione da parte dei militari della popolazione
contadina e indigena, mentre continua
il conflitto armato con la guerriglia. Una situazione che a livello
internazionale si cerca di
risolvere trovando un accordo tra URNG e governo guatemalteco,
favorendo un incontro a Madrid tra
rappresentanti della guerriglia e della Commissione Nazionale di
Riconciliazione (CNR), costituita
nell'agosto 1987 a Esquipulas e che un intervento diretto
dell’esercito guatemalteco riesce a
bloccare. Bisognerà aspettare altri tre anni per arrivare a definire
ad Oslo le condizioni per un
contatto diretto tra governo e guerriglia.
Sostituito Serrano Elias per un fallito tentativo di autogolpe nel
maggio del 1993, il parlamento
nomina alla presidenza il procuratore dei diritti umani Ramiro Leòn
Carpio. Ciò nonostante il paese
rimane saldamente in mano ai militari e si registra un forte
incremento della repressione e delle
violazioni dei diritti umani. L’iniziativa diplomatica internazionale
fa però registrare nel 1994 dei
piccoli e lenti seppur significativi passi in avanti nel difficile
compito di trovare un accordo tra
le parti belligeranti, finché il 31 marzo 1995 in Messico si firma un
accordo di grande importanza per
il principio ispiratore sull'identità e sui diritti dei popoli
indigeni, che apre formalmente la
strada per fare del Guatemala uno stato multietnico e multiculturale.
(segue)
Gennaio 2008