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Latinoamerica-online Cultura, Società e il Mondo dei Caraibi |
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di Mariella Moresco Fornasier
Tutti i Caraibi paese per paese (schede) Archeologia e Storia dei Caraibi
ogni martedì l'attualità e la cultura dei Caraibi
Gobierno chileno responde carta de Fidel (22 febbraio 2002) Accusa cilena: Cuba aiuta il terrorismo ?- Chile pide explicaciones a Fidel Castro ... (22 febbraio 2002) Convenzione di Ginevra applicata a Guantánamo? Sì, ma non a tutti (11 febbraio 2002) Incontro tra Fox ed i dissidenti - le reazioni dell'esilio cubano di Miami (4 febbraio 2002) Si consultano gli oracoli per il nuovo anno (gennaio 2002) Un foro ... vuoto - Il decimo incontro continentale del Foro de São Paulo (gennaio 2002) E' morto il marinaio di Hemingway (13 gennaio 2002) Guantánamo: arrivano i
marines (9 gennaio 2002)
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Gobierno chileno responde carta de Fidel
El subsecretario de Relaciones Exteriores, Mario Artaza, informó ayer que el gobierno respondió la dura nota enviada por Cuba el sábado 9, donde rechaza haber prestado ayuda a los frentistas fugados desde la Cárcel de Alta Seguridad y pide poner fin a las "presiones y calumnias" sobre ese país. En términos diplomáticos, se trata de un "ayuda memoria" emitida el jueves 14 de febrero, donde la administración Lagos le señala a La Habana que "reconocemos la buena voluntad que ustedes manifiestan de cooperarnos. Por favor demuestren esa buena disposición dándonos cooperación efectiva", según comentó Artaza. "Nuestras comunicaciones han sido de variada naturaleza. Yo he tenido aquí al embajador cubano (Alfonso Fraga) en dos oportunidades. Llegó una comunicación cubana que es secreta y nosotros respondimos con una misma comunicación que se llama et menua, en la cual se señalan hechos para que vayan quedando en la memoria", dijo el subsecretario . El gobierno hizo notar a La Habana "algunas observaciones que no podíamos sino expresar respecto a alguna aseveraciones contenidas en sus comunicaciones y que esperábamos que tomara en cuenta nuestra visión de nuestra historia", según afirmó Artaza. Sobre la dureza de la misiva isleña, el embajador dijo que la consideraba "como cubana. Es un tono usual en la diplomacia cubana y no debemos atribuirle mayores características". En relación con la respuesta chilena, el subsecretario indicó que fue "con estilo chileno, que es de normal relación diplomática y así le respondemos a todos los países".
La Tercera, 22 febbraio 2002 |
Accusa cilena: Cuba aiuta il terrorismo?Momenti di tensione tra il governo cileno e quello cubano, tanto da spingere lo stesso Fidel Castro a scrivere di suo pugno una lettera in risposta alla richiesta cilena di "chiarimenti" sui presunti legami del suo governo con un gruppo estremista della sinistra cilena, ai cui membri avrebbe offerto asilo e protezione dopo l'evasione da un carcere di massima sicurezza cileno nel 1996. Non si tratta semplicemente di un "incidente diplomatico", causato da un "rigurgito" del passato (il gruppo Frente Patriótico Manuel Rodríguez (Fpmr)nacque per combattere la dittatura militare, terminata nel 1990). Sempre più spesso, a partire dall'11 settembre, nonostante le dichiarazioni del governo cubano e la sua concreta collaborazione nel fornire informazioni raccolte dai suoi servizi segreti, si diffondono voci sul presunto interesse di Cuba a riallacciare legami e addirittura a contribuire ad organizzare reti terroristiche internazionali. Lo scopo di questa campagna non è chiaro: un primo obiettivo è sicuramente la votazione che si terrà a marzo a Ginevra, quando la Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Uniti porrà al voto la condanna di Cuba. E per quella data i "giochi" sono già in corso. Dipingere Cuba come base del terrorismo internazionale, aiuterà sicuramente ad ottenere a Ginevra un voto di condanna, vincendo anche le perplessità dei paesi meno convinti. Non a caso il Cile, che ha riaperto il caso del Fpmr, è uno dei paesi più ìmportanti, insieme a Messico, Argentina e Brasile, del costituendo blocco che voterà per la condanna di Cuba. [m.m.f]
Chile pide explicaciones a Fidel Castro por su supuesto apoyo a un por Yolanda Monge [...] Dentro de lo que Lagos denomina 'diplomacia parlamentaria', los senadores Ricardo Núñez (socialista) y Gabriel Valdés (democristiano) -con fuertes contactos en La Habana y por sus pesos específicos en el socialismo y en Relaciones Exteriores- partieron hacia Cuba con un claro mensaje para el régimen de Castro. A diferencia de 1996, Chile está dispuesto a agotar ahora todas las posibilidades para obtener información sin que esto suponga alterar las relaciones diplomáticas. La visita de los senadores se ha mantenido en el más absoluto de los hermetismos, pero fuentes cercanas a la presidencia relataron ayer a este periódico desde Santiago que ambos políticos 'se entrevistaron durante más de seis horas y media con Fidel Castro'. Siempre según las mismas fuentes, 'Castro manifestó su deseo de colaborar contra el terrorismo'. Meses después de la espectacular fuga de los extremistas en 1996, y a través de numerosas llamadas interceptadas por la policía chilena, se estableció que al menos tres de los cuatro fugados se encontraban en La Habana. El caso se reactivó la semana pasada cuando uno de La actitud cubana ha originado en Chile presiones sobre el Gobierno de Lagos para que vote en contra del régimen de Castro en la Comisión de Derechos Humanos de Naciones Unidas o que llame a consultas al embajador en La Habana como protesta. El ministro portavoz del Gobierno chileno, Heraldo Muñoz, ha expresado que ha habido 'mucha especulación' sobre lo que significa este secuestro en Brasil, sobre si eso apunta a una reorganización del extremismo en Chile. La ayuda del régimen de Castro a los prófugos chilenos fue denunciada por la UDI, cuyo ideólogo, el senador Guzmán, murió en 1991 en un atentado por el cual cumplía prisión Hernández Norambuena cuando escapó de la cárcel. Pese a que Castro agrega en la misiva que 'hemos cumplido nuestra palabra' y que 'debieron ser más que suficientes las explicaciones que hemos dado', en La Moneda estimaron que esa respuesta no fue satisfactoria, ya que existen indicios de que los miembros del FPMR recibieron refugio en la isla tras su fuga de Chile en 1996.
Y.M. A José Miguel Insulza, vicepresidente en funciones del Gobierno de Chile y responsable de la cartera de Interior, le preocupa más la futura actitud de La Habana con respecto al Frente Patriótico Manuel Rodríguez (FPMR) que lo ocurrido hasta ahora. Insulza señala, en conversación telefónica con EL PAÍS, que Cuba tuvo una estrecha Y destaca que Castro concluye una carta enviada a Lagos ofreciendo ayuda 'si de alguna otra forma honorable pudiese ser útil nuestra colaboración'. El País - 22 febbraio 2002 |
Convenzione di Ginevra applicata a Guantánamo? Sì, ma non a tuttiIl Presidente Bush ha annunciato il 6 febbraio la decisione di estendere ai detenuti nella base di Guantánamo le garanzie previste dalla Convenzione di Ginevra, escludendone i membri dell'organizzazione Al-Qaeda, che continueranno a non essere considerati prigionieri di guerra. Nonostante questa nuova posizione del governo statunitense, i prigionieri continueranno a rimanere in una situazione di ambiguità giuridica. Il portavoce della Casa Bianca ha dichiarato che "in termini pratici la vita dei detenuti non cambierà".
La decisione presidenziale può essere considerata un compromesso tra le due posizioni che negli ultimi tempi si sono confrontate e scontrate all'interno dell'amministrazione nordamericana: quella più dura del sottosegretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, che avrebbe voluto negare qualsiasi tipo di garanzia a tutti i prigionieri, e quella del sottosegretario di Stato, Colin Powell. Quest'ultimo ha sempre insistito affinché ai prigionieri venisse riconosciuta una qualsiasi forma di garanzia giuridica, accogliendo le richieste dei governi europei e delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani, che ritenevano inaccettabile che delle persone venissero escluse da qualunque tipo di giurisdizione. Non più sotto il diritto afgano, non sotto quello statunitense, dato che la base di Guantánamo non è in territorio Usa, neppure sotto quello internazionale. Combattenti, ma considerati "illegittimi", i prigionieri erano e continuano ad essere, per motivi diversi, dei "fantasmi giuridici", esposti a qualunque tipo di arbitrio e violazione dei loro diritti.
Una situazione sicuramente pericolosa per la loro integrità, oltre che aberrante da un punto di vista giuridico. Una situazione che avrebbe potuto essere utilizzata anche contro i militari statunitensi che fossero caduti in mano al nemico. Proprio per evitare questa eventualità, il governo degli Usa ha preferito prendere una decisione. Non chiara e definitiva, giocata sul filo dell'ambiguità e del compromesso, ma comunque una decisione che riporta sotto la garanzia del diritto internazionale almeno i combattenti talebani non appartenenti a Al-Qaeda. La motivazione addotta è che "Al-Qaeda è una organizzazione terrorista internazionale, non uno Stato che ha firmato la Convenzione di Ginevra", come ha spiegato Ari Fleischer, portavoce della Casa Bianca.
Coloro che vedranno riconosciuto il proprio status di prigionieri di guerra avranno diritto, se verranno effettivamente rispettate le norme internazionali, ad essere trattati con dignità, a fare esercizio fisico, contattare degli avvocati e, soprattutto, rifiutarsi di essere sottoposti ad interrogatorio, essendo obbligati a declinare solo le proprie generalità (nome e unità militare di appartenenza). La decisione di Bush, proprio per la ambiguità della sua formulazione, permetterà ai militari statunitensi della base di mantenere una discrezionalità quasi assoluta sul trattamento da riservare ai prigionieri, con l'eccezione di "torture, maltrattamenti, mancanza di assistenza sanitaria e di alimentazione sufficiente".
In merito all'annuncio presidenziale, il responsabile di Camp X-Ray (come viene chiamata la zona destinata a campo di detenzione), generale Michael Lehnert, un ufficiale della Marine Task Force, aveva commentato: "Keep in mind that though the president has made that distinction, many of the detainees here are not forthcoming. Many have been interviewed as many as four times, each time giving a different name and different information."
Organizzazioni di difesa dei diritti
umani, quali Human Rights Watch e Amnesty International, hanno
criticato la decisione di Bush con la motivazione che non spetta al
governo statunitense, né al suo presidente, decidere chi debba o meno essere
considerato prigioniero di guerra, bensì ad un tribunale speciale.
Qualche giorno prima dell'annuncio presidenziale, l'esercito nordamericano aveva annunciato che erano già iniziati gli interrogatori dei prigionieri, sia talebani che membri di Al-Qaeda, "secondo le norme previste dalla legislazione statunitense". Il generale Michael Lehnert aveva negato che venisse utilizzata qualsiasi forma di tortura, o che ai prigionieri fossero state fatte assumere droghe. Aveva anche preannunciato che alcuni dei detenuti, provenienti da 25 diversi paesi, potrebbero venire rimpatriati. Le decisioni riguarderanno caso per caso e verranno prese in considerazione dell'atteggiamento, più o meno cooperativo, che terranno i singoli prigionieri.
[Mariella Moresco Fornasier]
11 febbraio 2002 |
Incontro tra Fox ed i dissidenti - le reazioni dell'esilio cubano di Miami
4 febbraio 2002 |
Cuba: Si consultano gli oracoli per il nuovo anno Da anni all’Avana si celebra ogni fine/inizio anno un rituale africano presieduto dai più importanti babalawos, i sacerdoti della Regla de Ifá: la Letra del Año. Si tratta di una cerimonia oracolare, per mezzo della quale i sacerdoti di Ifá, la divinità della preveggenza, interrogano le entità spirituali per conoscere le sorti dell’anno che sta per iniziare. Per la prima volta nella storia cubana, questa cerimonia si è tenuta anche a Santiago, città considerata la capitale dei Caraibi e sede di una prestigiosa istituzione: la Casa del Caribe, che da oltre vent’anni studia la cultura cubana nelle sue interrelazioni con le altre culture dei Caraibi. A partire dal 30 dicembre i sacerdoti si sono riuniti, guidati dal più anziano ed autorevole, per svolgere lunghi riti che si sono conclusi solo al 1 di gennaio. I risultati della consulta non sono stati immediatamente resi noti, se non in linea generale. Il testo completo dell’oracolo e le sue interpretazioni, ammonizioni, disposizioni rituali da seguire nel corso dell’anno costituiscono materiale per sacerdoti e specialisti. Più interessante per un pubblico più numeroso può essere la nota che alleghiamo, opera di José Millet, responsabile del gruppo di studi religiosi della Casa del Caribe, nostro amico di lunga data, che ce l’ha inviata. [m.m.f.]
La letra del Año
por José Millet (jefe equipo religiones de la Casa del Caribe) La letra del
Año es el resultado de una consulta en primer termino a Aclaramos
que esta consulta se había venido realizando, principalmente, en La
Habana, desde hace varios años y que por primera vez se realiza en
nuestra ciudad, por lo cual alcanza un significado realmente histórico no
solo para esta localidad, sino para la cultura cubana. Una vez más tenemos una prueba del acto de reinvidación de estas expresiones que, durante la colonia no sólo no fueron tomadas en cuenta como elementos ancilares de la identidad nacional, sino que fueron marginadas y perseguidas con saña por parte de las autoridades españoles que nos dominaban entonces y luego por parte de la ignorante burguesía domestica durante la República, situación que se extendió hasta fines de la década del cincuenta del pasado siglo XX. Las
siguientes son mis notas personales como estudioso e investigador de estas
religiones tradicionales del pueblo cubano, escritas mientras los
babalawos daban a conocer los resultados de esta consulta oracular. Deben
ser asumidas, pués, como lo que son con la debida reserva de una
interpretación personal y podrán ser precisadas con el documento de
ellos. La lectura de estos vaticinios hecha publica hoy y todas las
intervenciones que le continuaron fueron grabadas en razón de que
constituirá un documento histórico que se conservara en los archivos de
nuestra institución. Olofin,
entidad suprema de los yorubas y sus descendientes caribeños, y Orula,Orunmila
o Ifá, la divinidad de la adivinación o su oráculo mayor, expresaron
claramente que su respuesta ante esta consulta era el oddun o signo
conocido por la palabra ¨iré¨ que, traducida al castellano, significa
¨buena suerte o disposición positiva de las fuerzas sobrenaturales para
favorecer y ayudar a que las cosas marchen bien¨. Orula
es el orisha que defiende esta letra y se indican algunos ebbo
o sacrificios rituales en
el que se mencionaron las miniestras o granos y las velas.
Los
orishas que resultaron los señalados para regir los designios de este Año
que comienza son Oshun y Eleggua, por lo que en los ile-osha o
casas-templo de babalawos y santeros, así como en las del resto de los
creyentes y no creyentes que deseen colocarla, deberá aparecer una
bandera roja y negra con ribetes amarillos. El
segundo es un orisha receloso, por lo que deben reforzarse las medidas de
precaución cuando se transita por las vías publicas. Según Francisco
More Cisneros, el babalawo de mayor tiempo de iniciación en la Regla de
Ifá, los santos han respondido muy bien en la consulta, pueden presentarse
dificultades pero estas serán vencidas si se siguen las indicaciones
entre las cuales están las relativas a la salud aludidas, a cuidar el
hogar, llevarse bien y sobre todo luchar por mantener la unión ante todo.
Los ebbo o sacrificios rituales dirigidos a conseguir una ¨limpieza¨ ritual de una persona o grupo de personas, a purificarlas u obtener el necesario equilibrio, la estabilidad, la fuerza o incluso determinado cambio en la vida, serán dados a conocer en el próximo mensaje. El
oddu o capitulo de Ifá con su respectivo signo arrojado en la adivinación
que regirá este año se denomina agbara
iwori en cuyo seno nació el famoso ¨conejillo de Indias¨, de ahí
que su significado mas sobresaliente señalado en la lectura hecha publica
y en las intervenciones de la mayoría de los babalawos a cuyo cargo
estuvo esta consulta habla de experimento, de que las personas en general
van a experimentar mucho y para prevenir dificultades hay que andar con
mucho cuidado, por lo que es sumamente importante llevarse por los
consejos o advertencias para evitar fracasos y desgracias. Habla de
enfermadades que deberán prevenirse mediante una adecuada higiene y
siguiendo las prescripciones medicas, así como ejecutando los ebbo que se
indiquen. Por ello el religioso debe cuidarse en el orden religioso y el,
así como el no creyente, debe atenerse a las indicaciones de los
facultativos profesionales. Algo
que subrayó Joel [Joel James Figarola, director de la Casa del Caribe
N.d.R.] en su intervención publica es que casi todos los
babalawos coincidieron en su interpretación en que este oddu habla también
de la perdida de memoria, cosa muy grave cuando se refiere a un
conglomerado humano como la sociedad en su conjunto. Este acto de consulta
entraña un acto de reconocimiento de gran sabiduría de parte de estos
portadores de la cultura denominada afrocubana porque nos señala el
camino para preservar estas costumbres y tradiciones venidas de Africa que
han sido celosamente resguardadas y defendidas por esta parte sensible de
nuestro pueblo, que cuenta con el respaldo de los estudiosos,
investigadores, intelectuales y todas aquellas personas conscientes de la
necesidad de conducirnos rigurosamente en el sentido de favorecer su
fortalecimiento y transmisión a las presentes y futuras generaciones de
cubanos. Recordar,
a propósito, el pensamiento del erudito cubano don Fernando Ortiz, Padre
de la Antropología del Caribe, de que todo pueblo que se arriesgue a
perder su memoria está condenado a desaparecer.
Gracias
a la unidad y firmeza mantenida en el seno de los babalawos santiagueros y
de sus pariguales de la santeria y demás religiones tradicionales cubanas,
se pudo organizar y realizar un conjunto muy numeroso de ritos y
ceremonias según lo establecen las Reglas Africanas, en las 17 posiciones
pautadas por ellas y con las consultas y otros actos rituales a las
entidades correspondientes. Se entenderá que algunos de estos actos
fueron hechos en lugares abiertos y públicos de la ciudad, así como en
locales cerrados en los que solo tuvieron acceso los babalawos cuyos
nombres naturales y religiosos relaciono debajo. Esta organización de los
ritos y ceremonias contaron con la aprobación del babalawo mas viejo de
la ciudad, el Sr. Walter Medina. Asimismo fue reconocida públicamente la
decisiva y sabia idea del babalosha Vicente Portuondo Marten, autor y
gestor principal de la idea de que Santiago de Cuba debía tener su propia
Letra del Año no solo porque disponía de los elementos naturales,
humanos y religiosos esenciales para lograrlo, sino porque en justicia se
lo merecía. Hay otros significados y conclusiones que deberán extraerse de este acontecimiento que he calificado de histórico para la cultura nacional: se continua avanzando en el proceso de fortalecer la cultura nacional luchando por vencer las diferencias entre la ciudad y el campo; entre el centro y la periferia, entre la capital y el resto del país que constituye una rémora de la estructura colonial y neocolonial que terminaremos por erradicar, tal y como lo manifestó el Director de la Casa del Caribe, el historiador y ensayista Joel James Figarola, en sus palabras de felicitación a los babalawos, babalorishas, iyaloshas, espiritistas, paleros, voduistas y publico presente en el acto en que los primeros dieron a conocer las predicciones y recomendaciones que dieron las mencionadas entidades afrocubanas a través de esta trascendental consulta.
Santiago de Cuba, gennaio 2002 |
Un foro ... vuotoIl decimo incontro continentale del Foro de São Paulodi Mario T. Stancamente,
burocraticamente, il Foro de São Paulo,
Fsp, è giunto alla sua decima edizione e … si vede! Dal
4 al 7 dicembre 2001 un centinaio di partiti latinoamericani si sono
riuniti a L’Avana … per non dirsi pressoché nulla. Nel freddo salone del Palazzo delle Convenzioni, isolati dal mondo esterno, i delegati sono ricaduti nel rituale di sempre: tanti slogan, tanta retorica, tanta solidaridad a buon mercato, ma pochissima analisi della realtà e scarsissima capacità propositiva. La
sequela di interventi elogianti alla revoluciòn, senza il benché minimo accenno alla realtà oltre le
vetrate e i cancelli, è stata interrotta in pochissime occasioni. Come
nell’intervento del brasiliano Lula, leader del Pt, che ha fatto una
autocritica lucida e spietata dei limiti del proprio partito e della sinistra
brasiliana rispetto ai grandi appuntamenti nazionali (le elezioni presidenziali
dell’ottobre del prossimo anno) e continentali. Sul problema dell’Alca, il
Trattato di libero commercio per le Americhe, fortemente sponsorizzato dagli
Stati uniti, Lula ha indicato come riferimento il modello europeo, perché
l’ipotesi di cui si discute non prevede né un Parlamento sovranazionale, né
una Banca Centrale, né una moneta unica, né forme di aiuto comunitario ai
paesi più svantaggiati. Alla fine, però, anche Lula è dovuto passare sotto le forche caudine dell’elogio acritico di Fidel Castro e del suo regime. Forse, però, questi eccessi si sono resi necessari anche per convincere il Presidente cubano a non accettare l’invito che la parte più old global dei capi del movimento dei Sem Terra del Brasile gli avevano rivolto: partecipare insieme al venezuelano Chávez al secondo Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre. L'eventualità pare improbabile ma, se così non fosse, assisteremmo alla “cronaca di una morte annunciata” (e prematura!) dell’anti-Davos inventata da Bernard Cassen.
Un
altro intervento di grande interesse, che non ha concesso nulla alla retorica,
è stato quello di Amalia Garcìa, Presidente del Prd messicano, che ha parlato
del drammatico problema dei flussi migratori tra Messico e Stati uniti e di come
costruire una politica concreta di condizionamento verso il gigante del nord.
Condizionamento che dovrebbe spingersi, coraggiosamente, anche sul terreno
dell’Alca (peraltro ampiamente e duramente criticato dal 95% degli
intervenuti), che potrebbe diventare teatro di una azione concreta e concertata
dei paesi latinoamericani, superando la perversa logica della trattativa
bilaterale tanto cara agli Usa.
In questo solco anche Marco Aurelio Garcìa, da sempre autentico animatore politico del Fsp e da pochi mesi assessore alla cultura di Marta Suplicy, nuovo Sindaco di San Paolo, che ha ricordato come di fronte ad un paese, gli Usa, che detiene il 70% del Pil continentale (il “grande Brasile” arriva al 7%!) solo una forte concertazione latinoamericana potrà rappresentare una prospettiva. Se
a quelli citati si aggiungono gli interventi dell’esponente della Opl
haitiana, di José Oviedo del Ptd dominicano e degli uruguayani frenteamplisti Pepe Bayardi, della Vertiente Artiguista, e
Hugo Rodrìguez Filippini, del Partido Socialista, si può praticamente
considerare chiuso l’elenco di coloro che al Fsp sono andati per dialogare, e
non solo per lanciare slogan. Purtroppo mancavano sia i socialisti cileni (da
vari anni disertano il Fsp, non considerando più questa assise una cosa seria),
che il Frepaso e i socialisti argentini, travolti dalla drammatica crisi del
loro paese.
Mancavano
anche, purtroppo, tutti i sindaci, i governatori e gli amministratori pubblici
di sinistra delle città e delle province latinoamericane, cioè coloro che già
oggi, senza attendere nessuna rivoluzione, governano complessivamente la
metà ( ! ) della popolazione dell’America Latina: da Mariano Arana, di
Montevideo a Herty Lewites, di Managua; da Marta Suplicy, di San Paolo ad Anibal
Ibarra, di Buenos Aires; da Tarso Genro, di Porto Alegre a Andrés Manuel Lòpez
Obrador, di Città del Messico; da Hector Silva, di San Salvador a migliaia di
altri sindaci di città grandi e piccole e a decine di governatori di Stati
quali Lazarito Càrdenas, del Michoacàn (Messico) o Olivio Dutra del Rio Grande
do Sul (Brasile).
Dai due paesi le cui delegazioni erano le più “allineate” (Cuba e Colombia) due positive eccezioni, degne di nota, sono state Alarcon e Lucho Garzon. Il primo, Presidente dell’anomalo Parlamento cubano (organo composto da deputati tutti indicati dal partito unico), grande conoscitore degli Stati Uniti, con cui è “negoziatore in pectore”, si è soffermato, non solo propagandisticamente, sul tema Alca, auspicando che i paesi latinoamericani sappiano almeno pretendere che l’eventuale adesione non sia decisa solo dai governi ma discussa e ratificata dai rispettivi Parlamenti. Il secondo, candidato presidenziale della piccola alleanza "izquierdista" Frente Social y Polìtico alle prossime elezioni colombiane è riuscito, intelligentemente, a non farsi mero portavoce delle correnti più dure ed estreme, ampiamente rappresentate non solo dal Partido Comunista Colombiano, con il suo segretario l’antropologo Jaime Caycedo, quanto dalle Farc che ormai sono assurte a soggetto politico tout-court. Lucho Garzon, che prima ancora che politico (proviene, come molti, dalle fila del Pcc) è abile e duttile negoziatore, presidente del sindacato Cut fino a poche settimane prima della candidatura, ha affrontato laicamente e senza ideologismi i problemi della sua martoriata Colombia. Anche la polemica con i
due soggetti del “bipartitismo perfetto” e, soprattutto, con il liberale
Horacio Serpa Uribe, suo diretto concorrente in una parte dell’elettorato
progressista (Serpa è candidato “ufficiale” di quel partito ed artefice, in
quanto esponente della corrente socialdemocratica interna, della adesione,
francamente singolare, del Partido Liberal alla Internazionale
socialista) pur sviluppata con pungente sarcasmo, è stata scevra di riferimenti
truculenti, del tutto superflui trattandosi di Colombia!
Del resto molti altri interventi si sono accollati il compito di discettare sul Plan Colombia (che, dopo la tragedia dell’11 settembre, nessuno sa effettivamente cosa sia diventato) scordandosi di dire che, così come l’anacronistico e criminale embargo statunitense serve al regime totalitario cubano come comoda autogiustificazione, e anche per questo andrebbe tolto, lo spauracchio del Plan Colombia serve alle Farc per tappare la bocca, spesso non solo in senso figurato, a chi vorrebbe farla finita con la militarizzazione della politica.
Al secondo giorno dell’incontro i principali esponenti dei maggiori partiti latinoamericani avevano già … tagliato la corda. Forse è per questo motivo che, giusto per “ammazzare il tempo”, tra un vago e accalorato discorso di un comunista argentino ed un lungo comizio di un esponente della revoluciòn bolivariana del Presidente venezuelano Chávez, i solerti funzionari del Pc cubano hanno pensato di dare spazio agli invitati stranieri. Fatto inedito per il Fsp dove, quasi sempre, gli invitati stranieri hanno svolto, giustamente, un ruolo discreto e di basso profilo, osservatori di un dibattito sostanzialmente latinoamericano. Va detto, innanzitutto, che della trentina di paesi latinoamericani e caraibici rappresentati, una novantina erano le delegazioni dei partiti. Ma il dato più impressionante è che dal “resto del mondo” c’erano ben una ottantina di partiti, in rappresentanza di una cinquantina di paesi. Non era mai successo. Normalmente gli invitati stranieri provengono prevalentemente dai paesi europei e nordamericani.
Questa volta, invece, gli organizzatori cubani hanno favorito in ogni modo presenze che hanno creato non poco imbarazzo e contrarietà fra parecchi esponenti latinoamericani che non ritengono di aver bisogno di una nuova Tricontinentale né di una “Porto Alegre di ultrasinistra”, e pensano che riempire il Fsp di funzionari dei più disparati regimi totalitari (dal Sudan alla Corea del Nord, dall’Irak alla Libia, dal Laos alla Siria, dal Vietnam alla Cina …) non sia un buon servizio fatto alle sinistre dell’America Latina. Francamente sarebbe stato molto più piacevole buttarsi sul Festival del nuovo cinema latinoamericano, la cui ventitreesima edizione si svolgeva in contemporanea al Fsp, e che ha riempito per una settimana le sale cinematografiche de L'Avana, con varie pellicole degne di nota.Per l’Italia era presente il maestro Nicola Piovani che, con il suo delizioso concerto, ha salvato l’inaugurazione del Festival, essendosi rotta la cabina di proiezione del mastodontico teatro Karl Marx proprio ai primi fotogrammi del film cileno La fiebre del loco. Al
Fsp, invece, l’Italia era rappresentata dai tre partiti invitati: Ds (unico
dei partiti europei aderenti alla Internazionale socialista ad avere accolto
l’invito), Rifondazione Comunista ed i Comunisti italiani. gennaio
2002 |
E' morto il marinaio di Hemingway
Il vecchio marinaio, che ispirò allo scrittore il personaggio del famosissimo racconto "Il vecchio e il mare", pubblicato per la prima volta sulla rivista Life nell'autunno del 1952 e che gli valse il premio Pulitzer nel 1953 e il Nobel per la letteratura l'anno successivo, era nato a Lanzarote, nelle isole Canarie ed era emigrato a Cuba, dove arrivò all'età di 6 anni da solo, dopo che il padre era morto durante la traversata.
Fuentes ed Hemingway si conobbero nel 1928 e due anni dopo lo scrittore, impressionato dalla cura e perizia con le quali il marinaio si occupava delle imbarcazioni, lo volle quale suo esclusivo marinaio per la propria barca. Per quasi 30 durò uno straordinario sodalizio tra lo scrittore ed il marinaio, che ne era anche il cuoco di bordo ed il confidente. Alla morte di Hemingway, Fuentes ereditò El Pilar, con il quale però non volle più navigare e che regalò al governo cubano, che lo ha destinato alla casa-museo di Hemingway nei pressi dell'Avana.
Lucido nonostante gli anni che lo costringevano su una sedia a rotelle, Fuentes si è spento a Cojimar, dove aveva sempre vissuto e dove, pochi mesi prima, aveva ricevuto dalle mani di Hilary Hemingway, nipote dello scrittore , un ambito riconoscimento: il titolo di capitano onorario della Associazione Internazionale di Pesca Sportiva, della quale Hemingway era stato un attivo membro durante gli anni trascorsi a Cuba.
Si racconta che Fuentes abbia continuato a bere il suo bicchiere di rum ed a fumare i suoi sigari fino agli ultimi giorni, seduto nella piazzetta di Cojimar dalla quale Papa, come era conosciuto Hemingway, guarda le onde dal suo monumento di bronzo. Sullo stesso monumento, in occasione del compleanno dello scrittore, Fuentes versava un bicchiere di rum e ne beveva un altro, in un simbolico brindisi con l'amico scomparso. Il vecchio marinaio amava anche frequentare il bar dei pescatori descritto nel racconto e che fu immortalato nella pellicola di John Sturgis interpretata da Spencer Tracy .
Nelle ultime foto Gregorio Fuentes appare come Hemingway descrisse Santiago, il "vecchio" che combatte in mare una estenuante battaglia senza vincitori:"Todo era viejo en él, excepto sus ojos, que eran del color del mar. Eran alegres e invictos".
[Mariella Moresco Fornasier] 13 gennaio 2002 |
Guantánamo: arrivano i marines
Nonostante le prime dichiarazioni, fermamente contrarie all'uso della base navale di Guantánamo come campo di detenzione per i prigionieri talebani e gli appartenenti all'organizzazione di Al Qaeda, ad alcuni membri del Congresso statunitense in visita sull'isola il presidente cubano ha sorprendentemente dichiarato di "non sollevare obiezioni" sulla questione. Secondo fonti del Pentagono, contingenti della 89° Military Police Brigade e gruppi di soldati provenienti da altre basi, tra le quali Fort Campbell, Camp Lejeune e Norfolk Naval Station, hanno già cominciato ad arrivare sull'isola per approntare sistemi di massima sicurezza in vista dell'arrivo dei prigionieri afghani.
Le obiezioni, superate dal governo cubano, vengono ora sollevate negli Stati Uniti. Secondo alcuni analisti militari la scelta di questa base, fuori dai confini degli Stati Uniti, presenterebbe le condizioni idonee affinché i controversi tribunali militari possano celebrare processi che non prevedono il rispetto delle garanzie previste dalla Costituzione. Attualmente in AfgHanistan ci sono circa 300 prigionieri sotto custodia degli Stati Uniti, tra i quali anche un cittadino statunitense, John Walker, che ha abbracciato la causa talebana e che sicuramente verrà trasferito a Guantánamo.
Il governo nordamericano sta studiando la possibilità di adibire anche altre basi a centri di detenzione. Secondo indiscrezioni della stampa Usa, una di queste potrebbe essere la Charleston Naval Weapons Station, nella Carolina del Sud.
L'operazione, diretta dal generale di brigata Michael R. Lehnert di Camp Lejeune, agli ordini del Comando Sud del Pentagono con base a Miami, ha già impiegato circa 1.500 soldati per la costruzione di infrastrutture di massima sicurezza. Un portavoce del Comando ha preventivato che occorreranno due settimane di tempo per completare le installazioni, la cui capienza dovrebbe essere di 2000 prigionieri. Oltre ai militari afghani, il governo statunitense prevede di utilizzare la base come carcere per prigionieri "particolarmente pericolosi".
Durante gli anni '90 le installazioni presenti a Guantánamo erano state utilizzate per internare 50.000 rifugiati haitiani e i cubani ripescati in mare prima di aver raggiunto le coste della Florida.
[Mariella Moresco Fornasier] 9 gennaio 2002 |
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