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Latinoamerica-online Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi |
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di Mariella Moresco Fornasier
Première République Noire Indépendante - 1er janvier 1804
Tutti i Caraibi paese per paese (schede)
Archeologia e
Storia dei Caraibi
ogni martedì l'attualità e la cultura dei Caraibi
Miami - Workers: Voodoo Used in Union Vote (26 marzo 2002) Political Notes Fill Carnival In Haiti (13 febbraio 2002) Aristide chiama l'opposizione alle trattative (4 febbraio 2002) Sconfiggere l'Aids con il Vudù (29 gennaio 2002) La "Charte
Démocratique" -
Haiti
continue à jouer son rôle de laboratoire |
Miami - Workers: Voodoo Used in Union Voteby Ken Thomas
Employees testifying Monday described an atmosphere of fear of voodoo at the 150-bed nonprofit facility in suburban Miami Shores. They said they saw lines of pennies, half-empty water cups and a union supporter twisting black beads in her hands before the vote. Lula Torina McClain-Barrett, another dietary aide, said she became worried after finding half-filled cups of water placed on cabinets and rows of three pennies in drawers that held sheets. She said someone who knew about voodoo warned her not to touch the pennies.
Washington Post, 26 marzo 2002 |
Political Notes Fill Carnival In HaitiMusic Underscores Nation's Discontent
By Scott Wilson
His song "Fey" was perhaps the definitive anti-coup anthem, and its lyrics -- "Where are the people? We don't see them," referring to the government in exile -- rang out over the broad central plaza known as the Champs de Mars as the coup leaders looked on .
For the last three nights, men have sold beer from wheelbarrows. Women wearing bandannas and garish face paint have danced in conga lines. And with a million revelers to reach, |
Aristide chiama l'opposizione alle trattativeIl presidente Aristide ha rivolto un inascoltato appello ai "fratelli" dell'opposizione affinché vengano riprese le trattative per discutere sull'indizione di nuove elezioni. Neppure una delegazione dell'Oea (l'Organizzazione degli Stati Americani), espressamente giunta nella capitale haitiana, è riuscita a trovare un accordo tra le due parti. Nel frattempo centinaia di milioni di dollari, messi a disposizione sotto forma di aiuti dai paesi "donatori", rimangono congelati in attesa che la situazione politica interna del paese si stabilizzi. "Siamo ad un bivio", ha detto Aristide durante una conferenza stampa convocata al Palazzo Nazionale. "Io ho scelto la via della collaborazione, non dello scontro".
Dopo il fallito tentativo di colpo di Stato del 17 dicembre scorso, che provocò la morte di 10 persone, la tensione politica è notevolmente aumentata. Secondo il presidente, "è chiaro che volevano assassinare me e la democrazia". La reazione dei sostenitori di Aristide fu immediata: gli uffici dei partiti di opposizione furono attaccati violentemente, così come le case di alcuni dei loro esponenti, e dati alle fiamme. Molti giornalisti vennero minacciati ed alcuni di loro furono costretti a lasciare il paese. Dal canto suo l'opposizione ha accusato il governo di avere inscenato il tentativo di colpo di Stato per avere il pretesto di eliminare l'opposizione.
Nello
scorso ottobre si erano avuti degli spiragli nel contenzioso tra
il governo e l'opposizione, che aveva accettato di riconoscere la
legittimità del risultato dell'elezione presidenziale in cambio di un
ritorno alle urne per verificare il numero di seggi spettanti in
parlamento ai due schieramenti.
Un inatteso aiuto è giunto al presidente Aristide dal ministro degli Esteri della Guyana, Rudy Insanally, che nella recente riunione dei paesi dei Caraibi, tenutasi ai primi di febbraio in Belize, ha dichiarato che a suo parere il presidente haitiano sta agendo per il meglio per trovare una soluzione politica al conflitto che paralizza il suo paese. Riferendosi alla richiesta degli Stati caraibici affinché vengano scongelati gli aiuti ad Haiti, ha aggiunto che a suo parere la concessione dei finanziamenti aiuterebbe Haiti a porre "i pilastri" per quella democrazia che i paesi "donatori" desiderano vedere garantita.
[Mariella Moresco Fornasier] 8 febbraio 2002 |
Sconfiggere l'Aids con il Vudù
Se una persona si ammala, il motivo va ricercato negli spiriti negativi che sono in lei. Convinti di ciò, molti haitiani ricorrono all'opera dei sacerdoti vuduisti quando sono afflitti da qualche malattia. Di fronte alle nuove esigenze, anche le pratiche medico-religiose tradizionali hanno dovuto aggiornarsi e trovare rimedi (o presunti tali) anche per la piaga del secolo: l'Aids. La prescrizione di uno tra i sacerdoti più consultati della capitale per combattere la malattia è di giacere per 24 ore in una cassa da morto. Rigorosamente rossa e nera per indebolire gli spiriti.
Haiti è uno dei paesi più colpiti dall'Aids, con percentuali paragonabili a quelle dei paesi centroafricani. La situazione è aggravata dalle condizioni di estrema povertà in cui versa la popolazione, che non può pagare i costosi medicinali per la terapia e che deve ripiegare sui rimedi proposti dal guaritori tradizionali, anch'essi molto costosi per il livello di vita haitiano. Una consultazione nella capitale può costare fino a 6 dollari, una cifra ragguardevole se paragonata con il reddito medio del paese, calcolato in 1 solo dollaro al giorno. Ciò nonostante ogni mese centinaia di persone cercano aiuto e ripongono le loro speranze nel vudù. Metà di loro sono affette dall'Aids e in molti casi si sentono consigliare proprio quel rimedio cui non possono accedere: andare da un medico.
Lo scorso anno sono pervenute ad Haiti donazioni per 8 milioni di dollari, da parte dell'Onu e di associazioni statunitensi ed olandesi, per combattere la malattia e sviluppare campagne di prevenzione, indirizzate soprattutto ai più giovani.
[Mariella Moresco Fornasier] 29 gennaio 2002 |
La "Charte Démocratique" Ce mardi 15 janvier est convoquée au siège de l'Organisation des Etats Américains, à Washington, une réunion spéciale sur la crise politique haïtienne où des Etats membres étudieront la possibilité d'invoquer la "Charte Démocratique Interaméricaine", dont l'application permettrait aux médiateurs internationaux de forcer les acteurs politiques haïtiens à négocier une solution à la crise vieille de près de deux ans et qui a jeté le pays dans un état de total délabrement, la communauté internationale ayant suspendu une assistance de US$ 500 millions jusqu'à ce que des irrégularités dénoncées aux élections de mai 2000 aient été rectifiées.
Mais après plusieurs mois de
négociations aux bons soins de l'Oea, le pouvoir Lavalas et l'opposition
ne parviennent toujours pas à se mettre d'accord sur la portée des
nouvelles élections à réaliser. De plus, à la suite d'un coup d'état avorté le 17 décembre dernier, des partisans du gouvernement ont incendié sièges et domiciles des principaux leaders de l'opposition réunis au sein d'une coalition dénommée Convergence Démocratique. Depuis, ces derniers se refusent à la poursuite des négociations. Après ce qui s'est passé, que reste-t-il encore à négocier, disent-ils. Le blocage est donc total.
" Des diplomates américains et
latino-américains, préoccupés devant l'érosion du gouvernement civil en
Haïti, sont en train d'explorer d'autres moyens de pressurer le président
Jean-Bertrand Aristide à négocier une issue à la profonde crise politique,
avant qu'elle n'empire davantage ", écrit le Miami Herald (mercredi 9
janvier) dans un article daté de Port-au-Prince.
Tordre davantage le bras à Aristide... Par conséquent, c'est dans les
milieux diplomatiques accrédités en Haïti que la nouvelle stratégie se met
au point, et l'objectif n'est autre que de tordre davantage le bras à
Aristide. D'un autre côté, on apprend que
Convergence Démocratique fait circuler dans les cercles diplomatiques un
dossier rigoureux sur les violences commises contre ses dirigeants le 17
décembre dernier, et qui finirait en réclamant l'application de la "Charte
Démocratique". "Les événements du 17 Décembre
ont démontré que le gouvernement haïtien n'est pas en mesure de protéger
les citoyens de la violence de la populace", a déclaré un officiel du
Département d'Etat au correspondant du Miami Herald, sous le couvert de
l'anonymat. Selon cet officiel, "un certain nombre de pays ont considéré la Charte Démocratique Interaméricaine de l'OEA comme un moyen viable d'aller de l'avant et de remettre sur les rails les négociations entre le gouvernement et les secteurs de l'opposition." La question aurait été soulevée
durant une session fermée au public le mardi 8 janvier dernier au siège de
l'Oea à Washington. Ont participé à cette session entre autres les
représentants des Etats-Unis, du Canada, de l'Union Européenne, de nations
latino-américaines, ainsi que Raymond Valcin, ambassadeur d'Haïti auprès
de l'Oea. On peut s'étonner que le reporter
du Miami Herald qui écrit son article depuis Port-au-Prince, puisse en
même temps savoir ce qui se passe à une session " portes closes " au siège
de l'Oea, à Washington... Mais passons. Une mise en tutelle... Si la proposition est adoptée,
cela signifierait pratiquement une mainmise internationale sur la
politique haïtienne pour trancher la crise entre le gouvernement et
l'opposition. Une mise en tutelle, même temporaire.
Les déclarations faites au Miami
Herald ne cachent pas que le but de l'opération est d'abord de mettre au
pas Aristide et son parti politique Lavalas. Officiellement, il s'agit de "Renforcer les institutions démocratiques" en Haïti. La semaine dernière, notre
hebdomadaire (Haïti en Marche, édition du 9 au 15 Janvier 2002, Vol.XV,
No. 49) présentait les articles en question de la Charte Démocratique.
En premier lieu, l'Article 18 : "
Lorsqu'il se produit dans un Etat membre des situations susceptibles
d'avoir des incidences sur le déroulement du processus politique,
institutionnel et démocratique ou sur l'exercice légitime du pouvoir, le
Secrétaire général ou le Conseil permanent peut, avec le consentement du
gouvernement concerné, décider de la réalisation de visites et
entreprendre d'autres démarches en vue de procéder à une analyse de la
situation. Le Secrétaire général soumet un rapport au Conseil permanent
qui effectuera une évaluation collective de la situation pour adopter, le
cas échéant, les mesures propres à la préservation et au renforcement de
la démocratie institutionnelle. " La sanction extrême, en cas
d'échec des démarches diplomatiques, est une expulsion du gouver-nement
incriminé de toutes les activités de l'OEA, jusqu'à ce que le processus
démocra-tique et institutionnel ait été restauré.
Article 21 : " Lorsque
l'Assemblée générale, réunie en Session extraordinaire, vérifie qu'il y a
eu une interruption inconstitu-tionnelle de l'ordre démocratique dans un
Etat membre et que les démarches diplomati-ques se sont révélées
infructueuses, à la lumière de la Charte de l'OEA, elle décidera de la
suspension de l'exercice par cet Etat membre de son droit de participation
à l'OEA, par le vote affirmatif des deux tiers des Etats membres. La
suspension prend effet immédiatement. " La Charte Démocratique
Interaméricaine a été ratifiée en septembre 2001 au Pérou par l'Assemblée
Générale de l'Organisation des Etats Américains. Son but : prémunir le
continent de "toute rupture de l'ordre constitutionnel qui ne se limite
pas au traditionnel coup d'Etat" . Risque de créer un dangereux précédent... On a remarqué dans ce dernier article que le vote des "deux tiers des Etats membres" est nécessaire pour décider la suspension... Primo, il n'est nullement garanti que ces 2/3 soient atteints dans le cas d'un vote sur Haïti, étant donné que la crise haïtienne n'a plus rien de dramatique, qu'elle dure depuis déjà trop longtemps pour constituer une urgence et que tout le monde en a marre d'un conflit qui tient plus du psychodrame que de la politique proprement dite. Une seule vérité: la misère totale qui est devenue le lot pour un nombre toujours plus grand. Au lever du jour à Port-au-Prince, les gens et les chiens se battent pour être les premiers à faire les poubelles. Secundo, l'Amérique latine de son
côté aussi n'est pas en paix avec la crise argentine où des émeutes de la
faim font 27 morts, la guerre civile en Colombie qui rebondit avec l'arrêt
des négociations entre le gouvernement (appuyé par les Usa) et la guérilla
des Forces armées révolutionnaires colombiennes / Farc, et surtout le
Venezuela du président Hugo Chávez qui est dans une situation tout à fait
similaire à celle d'Haïti, en plus sérieux bien sûr ...
Ce n'est donc pas le moment pour
les pays latino-américains d'ouvrir leur flanc, encore moins dans le cas
si peu intéressant d'Haïti, à ce qui risque de créer un dangereux
précédent... Une quelconque solution médiane... Il y a donc fort à parier que les
grands pays "amis" d'Haïti vont rechercher plutôt une sorte de solution
médiane, qui permettrait l'application de la Charte Démocratique mais sans
arriver jusqu'au vote final de suspension. Car, que ce soit avant ou après les événements du 17 décembre qui ont vu des partisans du pouvoir mettre à sac les permanences des principaux partis de l'opposition, incendier les domiciles de leurs dirigeants, ainsi que le centre culturel Cresfed dont la disparition provoque tant de regrets - la situation sur le terrain demeure inchangé... Le pouvoir Lavalas tient la rue,
principalement grâce à ses Op ou organisations de la base, composées en
majorité d'adolescents prêts à tout pour maintenir en place leur leader,
Jean-Bertrand Aristide... L'opposition a le concours sans
faille de la communauté internationale, qui manifeste entre autres son
support sous la forme d'une campagne médiatique bien orchestrée.
La seule différence survenue le 17 décembre dernier est l'apparition en plein jour de véritables commandos armés au sein de ces Op qui, en moins de temps qu'il n'en faut, ont opéré une razzia sur les quartiers généraux de l'opposition puis ont regagné leur base ni vu ni connu... Ce sont ces violences, dont parle
l'officiel du Département d'Etat non identifié opinant que "le
gouvernement haïtien n'est pas en mesure de protéger les citoyens de la
violence de la populace". Ce sont donc assurément ces violences, pour
avoir introduit depuis le 17 décembre un élément nouveau dans la crise,
qui motivent les diplomates à rechercher de nouveaux moyens de contrôle de
la situation avant, disent-ils, que la situation n'empire... Alors que
depuis longtemps cette situation ne saurait être pire pour les Haïtiens.
Le contrôle du pouvoir politique... Comment alors ne pas penser que pour l'international, aussi bien que pour le président Aristide et l'opposition, la seule chose qui importe c'est le contrôle du pouvoir politique. On avait crû contrôler la situation à travers l'embargo sur l'assistance économique qui prive Aristide de toute possibilité d'accomplir ses promesses aux masses où se recrute la presque totalité de ses partisans, mais le 17 décembre remet en question certains aspects de cette stratégie de "strangulation"... Une application de la Charte
Démocratique Interaméricaine signifierait, selon de nombreux observateurs,
une mise sous tutelle même partielle du pays. Par exemple, un Premier
ministre nommé par l'international... Ce qui permettrait entre autres une reprise en main des forces de police haïtiennes, accusées sans cesse d'être trop politisées (c'est-à-dire aux mains de Lavalas). Avant le 17 décembre, une
campagne médiatique faisait déjà rage (articles tout préparés, c'est le
cas de dire "faits-et-fournis", parus dans Le Monde et dans Le Devoir, à
Montréal) décrivant les horreurs de la campagne "Zéro Tolérance" appliquée
par la police aux ordres d'Aristide. La même police a été accusée de passivité, si ce n'est de complicité, pendant que les commandos Lavalas se déchaînaient le 17 décembre contre l'opposition. Mais en Haïti, personne ne peut
se permettre aujourd'hui d'être naïf. Une force multinationale de
plusieurs milliers d'hommes, sous la houlette du Pentagone, a déjà
débarqué dans le pays en septembre 1994, pour repartir quelque trois
années plus tard en laissant la sécurité publique dans un état même plus
déplorable qu'avant, en dehors des militaires putschistes qu'elle était
venue chasser... Toute nouvelle avancée de
l'international dans le pouvoir politique en Haïti ne saurait que servir
la même lutte pour le pouvoir qui est en cours depuis la chute de la
dictature Duvalier en février 1986 - pour faire rentrer le pays dans le
rang. Un plus gros morceau : le Venezuela... Une autre motivation de Washington à l'application de la Charte Démocratique en Haïti peut être de tester la valeur de ce document, mais avec en vue un plus gros morceau: le Venezuela du président Hugo Chávez. D'où le rôle de laboratoire assigné, selon certains, à Haïti dans la stratégie du nouvel ordre mondial. En effet, une situation analogue
se développe à Caracas, où le lundi 7 janvier écoulé des centaines de
partisans du président Chávez ont manifesté bruyamment devant les bureaux
du grand quotidien El Nacional, accusé peu auparavant par le chef de
l'Etat de répandre des "mensonges". Mercredi, Hugo Chávez a déclaré que cette manifestation "pacifique" était tout à fait justifiée. "Je suis sûr qu'ils voulaient seulement s'asseoir avec un de ces reporters et lui dire : tenez, ce reportage est absolument faux". Cette manifestation a relancé la
polémique entre le pouvoir et l'opposition vénézuélienne d'une part (dans
un éditorial, le mardi 8 janvier, El Nacional qualifie Chavez de
"dictateur sans masque"), et d'autre part entre le président vénézuélien
et l'administration Bush auprès de laquelle il n'est pas en odeur de
sainteté. Hugo Chávez a déclenché un grand
mouvement populiste qui a conquis le pouvoir (exécutif et législatif) dans
un raz de marée. Il a amendé la constitution dans le but, affirme-t-il,
d'arriver à un partage plus équitable de la fortune nationale.
Chávez s'est aussi vanté de son
amitié avec des leaders que Washington ne considère pas comme ses
meilleurs amis : Fidel Castro, mais surtout Saddam Hussein.
Le Département d'Etat américain a exprimé ses préoccupations au sujet de "tentatives par les supporters de Chávez d'intimider à la fois les politiciens de l'opposition et la presse". Cela ne vous fait pas comme une impression de déjà vu ! da
Haïti en Marche - Port-au-Prince, 12 gennaio 2002
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