Latinoamerica-online

Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi

Archeologia e Storia dei Caraibi

 

di Mariella Moresco Fornasier

 

 

 

 

 

"Lo que es está en lo que fue"

 

 

 

 

 

Estudios cubanos a fines del milenio  (21 marzo 2002)

Sam Sharpe, l'eroe della Giamaica   (23 febbraio 2002)

L’eredità africana in Messico    (13 febbraio 2002)

Nettuno riemerge dalle acque     (10 gennaio 2002)

"Città perduta" o opera della natura?   (4 gennaio 2002)   

       

Estudios cubanos a fines del milenio

Visitando la Isla. Temas de Historia de Cuba, colección: cuadernos de historia latinoamericana, Ahila (Asociación de Historiadores Latinoamericanistas Europeos)   www.ahila.nl

Los fines del siglo XX y, coincidentemente, del segundo milenio confirmaban que la historia de Cuba sigue atrayendo la atención del público especializado en los estudios iberoamericanos.  [...]

En este volumen colectivo presentamos un estado de la cuestión de la historiografía cubanista a finales del siglo XX, y seis estudios que contienen reflexiones sobre algunos de los grandes bloques temáticos que han articulado la historia de Cuba en los últimos años como son la política, la economía, las relaciones coloniales, así como diversos aspectos de la realidad social y cultural. En estos momentos los estudiosos de la historia de Cuba, quizá por la evolución y madurez de las historiografías, han introducido nuevos enfoques y metodologías en sus análisis, en los que, permaneciendo los aspectos políticos y económicos, despuntan otros modos de enfocar y percebir la historia. Asistimos a una revisión de determinados mitos, se insiste en reflexionar sobre los llamados procesos de continuidad y ruptura, en profundizar en la formación de la identidad nacional y de las identidades colectivas, en las relaciones raciales y de género, o, por ejemplo, en estudiar el surgimiento de la sociedad civil. 

21 marzo 2002

Sam Sharpe, l'eroe della Giamaica


Sam Sharpe fu il principale organizzatore della rivolta degli schiavi giamaicani del 1831. Iniziata a Kensington Estate, costituì l'episodio determinante che accelerò l'abolizione della schiavitù.

Grazie alle sue doti di intelligenza e di autorevolezza, Sam Sharpe divenne un daddy, un capo religioso della chiesa battista di Montego Bay, carica che egli utilizzò per perseguire il suo scopo politico, dato che agli schiavi non era permesso riunirsi se non per le funzioni religiose.

Convinto della necessità di una forma di lotta non violenta, elaborò un piano che prevedeva la  resistenza passiva, organizzando l'astensione dal lavoro a partire dal giorno di Natale del 1831 e fino a quando non fossero state accettati i principi di un migliore trattamento e del diritto alla libertà per gli schiavi. I suoi più stretti collaboratori, dopo avere giurato fedeltà alla causa baciando un libro della Bibbia, si incaricarono di diffondere le sue idee ed il suo piano nelle piantagioni circostanti.

Scoperto da alcuni proprietari il progetto di disobbedienza passiva, venne chiesto l'intervento di truppe, che furono inviate  numerose  a Montego Bay e Black River. 

Il 27 dicembre fu data alla fiamme Kensington Estate Great House, la casa padronale della piantagione  dove era stato elaborato il piano di Sam Sharpe. Era il segnale convenuto per l'inizio della rivolta. Ben presto altri incendi dimostrarono che il progetto di una ribellione non violenta era impraticabile. La ribellione si sviluppò in tutta la zona occidentale del paese, con saccheggi ed occupazione delle tenute, ma fu di breve durata.

Nella prima settimana del gennaio dell'anno seguente la repressione si scatenò violenta contro i rivoltosi. Durante la rivolta erano stati uccisi 14 bianchi.  Oltre 500  furono gli schiavi giustiziati. Sam Sharpe venne impiccato il 23 maggio del 1832. 

Due anni più tardi il parlamento britannico approvò l'Abolition Bill e nel 1838 la schiavitù venne finalmente abolita.

Un secolo più tardi la Giamaica conquistò la sua indipendenza e Sam Sharpe, che aveva preferito morire piuttosto che vivere da schiavo, ne divenne l'eroe nazionale. 

Ancora oggi vengono ricordate e tramandate le sue parole: "I would rather die upon yonder gallows than live in slavery". 

[Mariella Moresco Fornasier]

23 febbraio 2002

L’eredità africana del  Messico

 

 

A partire dal 1989 è stato lanciato in Messico  il Programa Nacional La Tercera Raíz, allo scopo di far conoscere ed apprezzare l'importanza della presenza africana nella cultura messicana ed in tutta l'America Latina.

Il  Museo de las Culturas Afromestizas è stato da poco aperto nella città di Cuajinicuilapa, nella regione di Costa Chica dello Stato di Guerrero, dove vive una comunità di discendenti africani e dove l'antropologo Gonzalo Aguirre Beltrán ha condotto i suoi pionieristici studi negli anni '50, sul tema "Cuijla. Esbozo etnográfico de un pueblo negro".

Il Museo è caratterizzato dall'attenzione posta alla tradizione locale delle culture afrometicce del Messico, cui hanno dato un importante apporto quelle indigene.  La presenza dell'eredità africana è evidente nella regione, non solo per i tratti somatici ed il colore della pelle di molti suoi abitanti, ma anche per i modi di pensare e di agire, per la creatività musicale, la passione per il ritmo, la preferenza verso alcuni cibi, la socievolezza.

La cultura di Costa Chica è un esempio eloquente dell'influsso reciproco tra indigeni ed africani, anche se la “terza radice” della propria cultura  è la meno apprezzata,  sconosciuta alla maggioranza dei  messicani ed addirittura agli stessi abitanti di Guerrero,  dove pure è ancora viva  una tradizione orale che ha fatto propri gli elementi apportati dalla cultura degli schiavi.

 

Nel nuovo museo, che raccoglie con intento didattico oggetti e testimonianza della vita quotidiana degli africani deportati e dei loro discendenti,  una grande mappa è appesa ad un muro. E’ la “La Ruta de los Esclavos”: l’itinerario compiuto dalle navi negriere e le successive destinazioni degli schiavi, una volta giunti sul suolo americano.

Il Messico non è tra i paesi più conosciuti per la storia della schiavitù, ma anche in questa parte così importante delle antiche colonie spagnole fu diffusa la pratica della compravendita di schiavi africani utilizzati  nelle miniere, come artigiani o servitori domestici. Il loro lavoro è testimoniato da dettagliati diagrammi,  che mostrano il lavoro degli africani e degli indigeni nelle miniere d’oro, mentre alcuni dipinti raffigurano governanti nere che ninnano i figli delle ricche famiglie spagnole.

Uno spazio è dedicato a Yanga, il primo africano della storia americana che

guidò una ribellione contro la schiavitù e si rifugiò sulle montagne per costituire la prima comunità di cimarrones (gli schiavi fuggitivi). Tutto questo accadeva nel 1620.  Un monumento allo schiavo ribelle è stato eretto nella città che porta il suo nome, nello Stato di Veracruz. 

Di grande interesse  è un particolare strumento musicale custodito nel museo: il tarimba o cajon. SI tratta di un pezzo di legno sul quale i “suonatori” ballavano, colpendolo con i piedi ed ottenendo suoni molto simili a quelli prodotti dal battere delle mani sui tamburi. Vietato quale oggetto "diabolico" dall’Inquisizione durante il XVII  secolo, il divieto  si estese nel secolo successivo a tutti i tamburi. La rivolta degli schiavi ad Haiti, infatti,  era stata preannunciata proprio dal suono dei tamburi, che avevano chiamato a raccolta i rivoltosi.

 

Nelle immagini: la sede del Museo de las Culturas Afromestizas ed il monumento a Yanga.

 

[Mariella Moresco Fornasier]

13 febbraio 2002

Nettuno riemerge dalle acque

 

Una statua d’oro di Nettuno, la divinità romana del mare, è stata recuperata da una antica nave affondata nelle acque territoriali di Cuba insieme ad altri oggetti di minor valore (posate, bottiglie di profumo e componenti di moschetti) da parte di un gruppo di cacciatori di tesori subacquei.

Il “bottino” è stato presentato al  Club Náutico della Marina Hemingway,  vicino all’Avana. Gli oggetti ricuperati finora costituiscono solo una piccola parte di quanto la canadese Visa Gold Explorations e le altre quattro imprese autorizzate dal governo cubano sperano di ritrovare nei prossimi anni.

 

A partire dal 1492, anno del primo sbarco europeo in America, avvenuto proprio sulle coste caraibiche, migliaia di navi hanno incrociato le acque del Mar dei Caraibi, trasportando mercanzie, oggetti preziosi ed interi carichi di oro. Cuba, data la sua posizione geografica, costituì sempre il punto privilegiato di passaggio delle flotte in viaggio tra l’Europa e l’America.

Si calcola che siano centinaia le navi affondate nelle acque che circondano l’isola.

Il governo cubano ha stipulato un accordo con 5 imprese di esplorazione subacquea per individuare i resti delle navi, il cui carico è stato stimato, in  base alle testimonianze storiche, in oltre 200.000 milioni di dollari.

 

E’ solo di pochi giorni or sono la notizia che un’altra delle imprese che stanno effettuando rilevamenti sui fondali sottomarini dell’isola, la Advanced Digital Communications, anch’essa canadese, ha individuato estese piattaforme litiche che hanno fatto ipotizzare la presenza di resti di antichi edifici, forse sprofondati in  mare in seguito a violenti sommovimenti terrestri. L’ipotesi che gli studiosi più prudenti preferiscono avanzare è invece che si tratti di eccezionali formazioni geologiche (v."Città perduta" o opera della natura?)

 

L’anno passato la Advanced Digital Communications aveva ritrovato i resti della nave da guerra statunitense Maine, il cui misterioso affondamento nel 1898  fu la causa dello scoppio della guerra tra Spagna e Stati Uniti per il possesso di Cuba.

Un ritrovamento altrettanto importante fu effettuato nello stesso periodo dalla Visa Gold Explorations, che individuò i resti del Palemón, una nave spagnola affondata nel 1839 di fronte alla costa settentrionale dell’isola. L'impresa rivestì grande rilevanza storica, dato che si trattava del primo ricupero dell’intero carico di un naufragio. L’evento fu celebrato con una cerimonia durante la quale furono presentati i 7.000 oggetti ritrovati, in parte successivamente esibiti in una mostra temporanea in Canada.

 

Secondo gli accordi del contratto, il governo cubano ha diritto al 50% del valore di quanto ritrovato dalle imprese di esplorazione subacquea, oltre che  a porre vincoli di tutela sui reperti archeologici.

 

[Mariella Moresco Fornasier]

                                                                                                   10 gennaio 2002

"Città perduta" o opera della natura?

 

Ha suscitato scalpore,  accesa emozione e grandi  aspettative di una straordinaria scoperta archeologica la notizia del rilevamento di estese e regolari formazioni litiche sul fondo marino al largo della costa occidentale di Cuba.

La regolarità e l'eccezionale estensione (pare di qualche chilometro) delle forme geometriche rilevate, ha fatto immediatamente pensare a resti di una ipotetica "città perduta", sprofondata sul fondo del mare a causa di sommovimenti tellurici.

 

La straordinaria scoperta (che tale rimane anche se si appurasse che si tratta "solo" di formazioni geologiche naturali) è stata fatta nelle acque al largo della penisola  di Guanahacabibes e risale al luglio del 2000, durante i lavori di ricerca subacquea effettuati dalla compagnia canadese Adc (Canada's Advanced Digital). La compagnia è una delle quattro imprese straniere che sta lavorando con il governo cubano per l'esplorazione dei fondali  alla ricerca delle navi affondate in epoca coloniale. Tra i ritrovamenti più interessanti dal punto di vista storico  vi è quello della nave statunitense Maine il cui affondamento, avvenuto  nel 1898 e le cui cause non furono mai chiarite,  fornì il pretesto per lo scoppio della guerra tra Spagna e Stati Uniti, che riuscirono a  sottrarre Cuba all'antica potenza europea.

Intervistata dall'agenzia Reuters, Paulina Zelitsky, ingegnere oceanografico russo comproprietaria con il marito della Adc, ha dichiarato che le forme trasmesse dal sonar appaiono come piramidi, strade e resti di edifici: "a huge land plateau with clear images of what appears to be manmade large-size architectural designs partly covered by sand. From above, the shapes resemble pyramids, roads and buildings".

 

Più cauti gli studiosi cubani, che preferiscono non avanzare supposizioni prima di avere effettuato ulteriori rilevamenti con videocamere sottomarine.

Acqua sul fuoco di precoci entusiasmi l'ha gettata anche Michael Arbuthnot, della Florida State University. Il ricercatore, che si occupa specificamente di archeologia sottomarina e che sta lavorando ad un sito preistorico sprofondato nelle acque al largo delle coste di  Tallahassee, ha invitato alla massima prudenza nell'interpretare i segnali trasmessi dal sonar. Uno strumento, secondo la lunga esperienza di Arbuthnot, che non rileva mai "immagini" paragonabili a quelle ottenute con una videocamera, bensì rimanda "reflecting signals", variabili a seconda della direzione di lancio degli impulsi e dello stato del mare: "depending on different conditions, your sonar will give  you different readings and feedback".

 

La scoperta è comunque di grande interesse scientifico, se non archeologico almeno geologico. Tanto che la National Geographic Society si è affrettata a garantirsi l'esclusiva per un servizio per la propria rivista.

Qualunque risultato daranno le prossime ricerche, si tratterà di un evento importante anche se saranno in molti a rimanere delusi dall'eventuale mancato ritrovamento dei resti della leggendaria " città perduta".

Il mito  tramandatoci da Platone che narra della città di  Atlantide, sprofondata nelle acque con la sua splendida civiltà in epoche immemorabili, continua infatti ad affascinare gli uomini di ogni tempo.

 

[Mariella Moresco Fornasier]

4 gennaio 2002

www.Latinoamerica-online.info  

Ass. Cult. IMAGO MUNDI 

Direttore Mariella Moresco Fornasier

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 768 del 1/12/2000 

Tutti i diritti riservati