Latinoamerica-online

Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi

Archeologia e Storia dei Caraibi

 

di Mariella Moresco Fornasier

 

 

 

 

"Lo que es está en lo que fue"

 

 

 

 

 

 

Russian Book Looks at Missile Crisis   (30 luglio 2002)

La bandiera di Porto Rico  (23 luglio 2002)

Cioccolato, una storia spumeggiante   (23 luglio 2002)

Dov'è sepolto Colombo?   (18 giugno 2002)

Toussaint Louverture e la lotta contro la schiavitù  ( 25 aprile 2002)

Playa Girón   (22 aprile 2002)

Russian Book Looks at Missile Crisis

 

b y Vladimir Isachenkov



Hunted down by the U.S. Navy off Cuba during the 1962 missile crisis, a furious Soviet submarine commander ordered a nuclear-tipped torpedo armed for action but then controlled his anger and brought the sub to the surface, where American ships were waiting.


The previously unknown incident – which might have pushed the two superpowers closer to nuclear war – is disclosed in a book released this week.
The book, written by Russian journalist Alexander Mozgovoi, tells the story of four Soviet submarines engaged in a cat-and-mouse game with the U.S. Navy off Cuba at the height of the Cuban missile crisis. It is based on interviews with former submariners.


The four diesel submarines, which were armed with both conventional and nuclear-tipped torpedoes, sailed from the Arctic Kola Peninsula. They managed to pass unnoticed through U.S. and NATO cordons in the northern Atlantic, but were spotted by the Navy as they approached Cuba. The submarines needed to come to the surface often to charge their batteries, and that made them easy marks for the U.S. anti-submarine cordons around the communist island.
Capt. Valentin Savitsky's B-59 submarine was quickly spotted by Navy patrol aircraft when it appeared on the surface. American destroyers rushed to block the submarine and began dropping stun grenades to force it to resurface, said Vadim Orlov, who was in charge of the submarine's radio intelligence at the time.

"The Americans encircled us and began dropping grenades that were exploding right next to us," Orlov was quoted as saying in the book. "It felt like sitting in a metal barrel with someone hitting it with a sledgehammer. The crew was in shock."


The bombardment went on for several hours and some sailors lost consciousness as oxygen ran low and temperatures inside the submarine soared above 122 degrees.
After an especially strong explosion shook the submarine, "Savitsky got furious and ordered an officer in charge of a nuclear-tipped torpedo to arm the weapon," Orlov said in the book.
"There may be a war raging up there and we are trapped here turning somersaults!" Savitsky cried, according to Orlov. "We are going to hit them hard. We shall die ourselves, sink them all but not stain the navy's honor!"

The submarines' commanders could use conventional torpedoes only on order from the navy chief, and the use of nuclear torpedoes could only be authorized by direct order from the Soviet defense minister, the book said. However, the close surveillance by the U.S. Navy made it hard for 
submarines to resurface for scheduled communications sessions.
Savitsky eventually controlled his anger and ordered the submarine to the surface. It was dark but the area was brightly lit by searchlights from U.S. ships and a U.S. helicopter buzzing overhead. "We felt like a wolf hunted down," Orlov remembered. "It was a beautiful but frightful scene."


The book has not been translated into English. Its Russian title, "Kubinskaya Samba Kvarteta Fokstrotov," translates to "Cuban Samba of the Foxtrot Quartet."
A spokesman for the Russian Defense Ministry on Friday refused to comment on the incident described in the book. However, Mozgovoi is deputy editor of Russia's military trade magazine, Military Parade, the mouthpiece of the military-industrial complex and his book is considered quite credible.
Mozgovoi said that according to his conversations with submariners, Savitsky was the only one of four submarine commanders to consider unauthorized use of a weapon, but added that it was hard to blame him.
"Savitsky's crew was under terrible pressure at the moment, both psychologically and physically," Mozgovoi said by telephone. Savitsky himself is not quoted in the book; he had died by the time Mozgovoi began work on it.


The Cuban missile crisis was triggered by the U.S. discovery in the fall of 1962 that Moscow had sent nuclear missiles to Cuba. The disclosure sent the two superpowers closer to nuclear war than at any time in their 46-year Cold War rivalry.
The crisis ended with Soviet leader Nikita Khrushchev's agreement to withdraw the missiles in exchange for President Kennedy's no-invasion pledge. 



Washington Post,  June 21, 2002

La bandiera di Porto Rico

 

 

 

 

La bandiera di Porto Rico è praticamente uguale a quella di Cuba. Ne differisce solo per il diverso posizionamento dei colori, gli stessi nei due vessilli: bianco, rosso e blu.

Questa particolarità è spiegabile con la storia della  indipendenza di Porto Rico dalla Spagna, nel più ampio contesto dei moti indipendentisti  che a partire dai primi decenni  e fino alla fine del XIX secolo scossero le colonie spagnole del Nuovo Mondo.

 

Scoperta da Colombo nel corso del suo secondo viaggio, l’isola era abitata da indigeni Taino che mostrarono ai nuovi venuti l’oro che ricavavano dai fiumi, decretando in tal modo l’inizio della loro riduzione in schiavitù.  

Gli spagnoli, che iniziarono la colonizzazione dell’isola nel 1508, le dettero  il nome di  San Juan Bautista ed alla città che fondarono quello di Puerto Rico.

Grazie all’opera di Juan Ponce de Leon, luogotenente di Colombo, la città di Puerto Rico divenne in breve tempo il più importante avamposto militare dell’occupazione spagnola delle terre appena conquistate.

Nel 1521 vennero scambiati i nomi dell’isola e della città che ne divenne la capitale, denominata  ufficialmente come San Juan Bautista de Puerto Rico.

 

Il primo moto indipendentista si verificò nel 1868, quando centinaia di persone si ribellarono all’autorità coloniale nella località di Lares, facendo passare alla storia questa prima manifestazione nazionalistica con il nome di  "Grito de Lares”.

Bisognerà attendere molti anni, fino al 1887, affinché le aspirazioni indipendentiste potessero esprimersi in forma organizzata nel Partido Autonomo de Puerto Rico, che si proponeva di rafforzare e sviluppare una identità nazionale “legale e costituzionale”.

L’autonomia politica ed amministrativa verrà concessa il 25 novembre 1897.

Sancita dalla “Carta Autonómica”, concedeva agli abitanti dell’isola il diritto di inviare propri rappresentanti alle Cortes spagnole e di eleggere in loco propri deputati, affiancati da altri deputati designati dal governo spagnolo con i quali avrebbero formato un organo di governo locale.

 

Con lo scoppio della guerra tra Usa e Spagna, persa dall’antica potenza europea, Porto Rico insieme ad altre colonie spagnole, compresa Cuba, verrà ceduta agli Stati Uniti. Il 29 dicembre 1898 il governatore Macías dette l’annuncio ufficiale della cessione dell’isola ai nuovi padroni.
Inizierà da allora la  battaglia, lunga oltre un secolo, degli indipendentisti portoricani.

Il 5 dicembre 1916, con  l’approvazione da parte del Congresso statunitense del Jones Act, firmato dal presidente Woodrow Wilson il 2 marzo 1917, Porto Rico divenne un territorio Usa "organized but unincorporated” e venne estesa a tutti i suoi cittadini  una cittadinanza statunitense “limitata” in quanto, decretata dal Congresso ma non contemplata dalla Costituzione, non  garantisce ai portoricani la garanzia di usufruirne pienamente i diritti derivanti.

Nel luglio 1952 lo status giuridico  di Porto Rico divenne quello del Commonwealth e la sua bandiera fu riconosciuta come bandiera nazionale.

 

Il suo disegno ed i suoi colori rivelano gli stretti legami che unirono nel XIX secolo i patrioti portoricani a quelli cubani.

Il 22 dicembre 1895 un gruppo di 59 portoricani, guidati da Julio J. Henna, si riunì a New York al Chimney Corner Hall di Manhattan  per organizzare un gruppo politico, affiliato al Partido Revolucionario Cubano,  con lo scopo di ottenere l’indipendenza dei due paesi dal dominio spagnolo.

Fu in quell’occasione che vennero create le due bandiere, uguali nel disegno e nei colori, con l'unica differenziazione del rosso e del blu dei triangoli e delle strisce, che  vennero invertiti.

Nel 1898 la bandiera portoricana divenne il simbolo della resistenza contro l’invasione statunitense e negli anni ’30 fu adottata quale simbolo del Partido Nacionalista.

 

La stella bianca a cinque punte in campo rosso rappresenta, dopo il 1952, il territorio di Porto Rico all’interno del Commonwealth (come le stelle della bandiera statunitense rappresentano ognuna uno degli Stati confederati), mentre i tre lati del triangolo rappresentano i tre poteri repubblicani (esecutivo, legislativo, giudiziario). Le tre strisce rosso sono il simbolo del sangue che potrebbe essere versato per difendere le istituzioni patrie, mentre le due bianche corrispondono ai diritti dell’uomo ed alle libertà individuali, quale perenne monito a vigilare per preservare il sistema democratico.


Attualmente la bandiera nazionale portoricana può essere issata solo insieme a quella degli Stati Uniti.  
 

[Mariella Moresco Fornasier]

23 luglio 2002

Cioccolato, una storia spumeggiante

 

In alcuni piccoli vasi di terracotta, databili al VI secolo a.C., sono state ritrovate tracce di polvere di cacao. La scoperta fatta da alcuni ricercatori statunitensi a Colha, nel nord del Belize, riporta all’attenzione l’antichità dell’uso di uno degli alimenti più amati al mondo.

 

E’ noto e ben documentato l’interesse dei maya verso il cacao, che utilizzavano per produrre una bevanda, travasata più volte per produrre una ricca spuma, considerata particolarmente gustosa, e riservata all’uso di alti dignitari e sacerdoti.
Molti vasi utilizzati per la diluizione della polvere di cacao sono stati ritrovati in tombe databili tra il 900 a.C. ed il 250 p.C.

 

Il gusto che aveva il cioccolato di allora è alquanto diverso da quello attuale. La polvere veniva diluita con acqua ed insaporita con spezie, soprattutto piccanti. A seconda delle varianti che si volevano ottenere, alla bevanda venivano aggiunti miele, peperoncino piccante o mais.

 

Contrariamente a quanto accadde per altri alimenti originari del Nuovo Mondo, il cacao conquistò subito l’interesse degli europei e l’approvazione di scienziati e medici dei primi secoli successivi alla conquista.

Già nel XVII secolo erano state riconosciute le proprietà benefiche del cioccolato, che per moltissimo tempo venne consumato esclusivamente sotto forma di  bevanda calda.

Henry Stubbe (1632-72),  medico della corte di Inghilterra, visitò appositamente le colonie americane per verificare gli effetti del cacao sul fisico umano. Al suo rientro pubblicò un libro, “The Indian Néctar”,  che già dal titolo preannunciava gli elogi per la bevanda, che Stubbe raccomandava di assumere senza eccessivo zucchero e senza l’aggiunta di spezie.

Stefano Biancardi (1650-1702), medico italiano, si espresse molto favorevolmente riguardo alla nuova usanza , affermando la bevanda di cioccolato  era un “autentico balsamo per la bocca, dato che contribuisce a mantenere in perfetta salute tutte le ghiandole e gli umori. Chiunque lo beve ha un alito molto dolce”.

 

Nel 1661 l’uso del cioccolato ottenne il riconoscimento ufficiale della Facoltà di Medicina dell’Università di Parigi.  Molti furono i malanni che si pensava potessero venire curati, od almeno trarre giovamento, dall’assunzione regolare della bevanda che, per le sue proprietà stimolanti, veniva raccomandata anche a chi doveva svolgere lavori intellettuali ed ai viaggiatori.

A fine ‘700 il cioccolato entrò nell’uso curativo di diversi ospedali europei.

Nel XVIII secolo vi fu chi, limitandosi all’aspetto piacevolmente gratificante della cioccolata,  scrisse che “Quienes tienen mal de amores y sufren de la mas universal de las dolencias galantes, tendran en el chocolate el mas agradable de los consuelos”.

 

Vi furono però anche voci contrarie alla “nuova moda” e che mettevano in guardia dall’eccessivo uso di cioccolato, evidenziandone gli effetti negativi, quali insonnia, irritabilità ed eccessivo dinamismo nei bambini.

 

Non mancò chi approfittò dell’aura entusiastica che circondava questo prezioso prodotto delle colonie, per attribuirgli effetti curativi del tutto senza fondamento, al solo fine di lucro. 

Tra gli altri, apparvero  prodotti presentati come "Cioccolato pettorale”, cui era stata aggiunta della tapioca o che venivano addizionati con  misteriosi intrugli dai nomi più fantasiosi e che venivano venduti per curare nientemeno che ...  la tubercolosi.

 

 

[Mariella Moresco Fornasier]

23 luglio 2002

Dov'è sepolto Colombo?

 

 

Forse la scienza potrà aiutare a risolvere un mistero che da più di un secolo appassiona gli storici: dov'è veramente sepolto Cristoforo Colombo? Nella cattedrale di Siviglia o nel faraonico monumento che gli ha dedicato la Repubblica Dominicana, sullo sponda del fiume Ozama, di fronte al quartiere coloniale di Santo Domingo?

L'esame del Dna potrebbe mettere fine ad una secolare querelle.

 

Molti sono ancora gli interrogativi sulla vita dello "scopritore" del Nuovo Mondo. Diverse le città che disputano a Genova l'onore della sua nascita, due le possibili tombe per il suo ultimo riposo. In mezzo, una vita con molte ombre, che fanno nascere, di tanto in tanto, nuove ipotesi sui veri motivi dei suoi viaggi, sui suoi legami con i potenti banchieri che avrebbero finanziato le sue spedizioni (ufficialmente pagate dalla Corona di Spagna che, all'epoca del suo primo viaggio, aveva appena terminato la guerra di Reconquista del sud della penisola iberica, da secoli dominata dagli arabi e quindi, si presume, aveva esaurito nelle spese belliche gran parte delle sue finanze). Anche la data scelta per l'inizio del primo viaggio è stata oggetto di svariate supposizioni: che si trattasse di un ebreo che voleva sfuggire alle persecuzioni scatenate in Spagna all'indomani dell'unificazione? I territori che avrebbe conquistato, avrebbero dovuto servire da nuova patria alle migliaia di ebrei espulsi o minacciati di morte?

 

Molti quesiti rimarranno forse senza una risposta definitiva. L'identificazione certa dei suoi resti, però, potrebbe essere resa possibile dall'esame cromosomico dei resti conservati sia a Santo Domingo che a Siviglia.

Per poter procedere al prelievo del Dna per compararlo con quello di Fernando, il secondo figlio di Colombo, sepolto anch'egli a Siviglia, è stata chiesta l'autorizzazione ad aprire i rispettivi sarcofagi  alle competenti autorità spagnole e dominicane. Per ora non si sono avute risposte.

Cosa accadrebbe se si dovesse giungere alla conclusione che i resti conservati a Santo Domingo non sono quelli del navigatore genovese?  

Per conservarli, infatti, è stato costruito un mastodontico edificio, noto come il Faro de Colón. Una imponente piramide a forme di croce all'interno della quale, oltre al monumento funebre, cui rendono omaggio militari in alta uniforme, trovano posto musei e biblioteche e che è "ornato" da grandi lastre recanti ognuna il nome di un paese latinoamericano. 

Quasi un omaggio dell'intera America Latina al suo "scopritore", almeno nelle intenzioni del governo dominicano che ha commissionato l'opera, dato che sono numerose le voci che proprio in America Latina contestano la figura del genovese.

 

Come è nato l'equivoco sul luogo di sepoltura di Colombo?

Morto a Valladolid nel 1506, Colombo fu seppellito in un monastero della città da dove, tre anni più tardi, i suoi resti vennero portati a Siviglia.

Nel 1537, i resti di Cristoforo Colombo e di suo  figlio Diego, già governatore dell'isola di Hispaniola, vennero inumati nella cattedrale di Santo Domingo, vicino all'Alcazar, già  residenza di Diego.

Con il trattato del 1795, con il quale la Spagna cedette alla Francia l'intera isola, iniziano le peripezie di alcune ossa, da alcuni credute quelle dello scheletro di Colombo. Ritrovate dietro l'altare della Cattedrale di Santo Domingo, furono trasportate all'Avana e da lì a Siviglia. Nel 1877, nel corso di alcuni lavori all'interno della chiesa , fu rinvenuta un'urna contenente alcune ossa e sulla quale una targa recava l'iscrizione: "Ilustrísimo y distinguido varón, Don Cristóbal Colón". 

Da allora i dominicani sono convinti che gli spagnoli si siano sbagliati ed abbiano esumato e trasportato a Siviglia resti che non erano quelli dell' "Almirante".

 

[Mariella Moresco Fornasier]

18 giugno 2002

Toussaint Louverture e la lotta contro la schiavitù

 

 

 

 

 

"Volevamo essere liberi, la libertà era la nostra sola guida"

(Toussaint Louverture)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 7 aprile 1803 moriva Toussaint Louverture, uno degli artifici dell'indipendenza haitiana.

 

Incarcerato nel forte di Joux, nel Giura francese, non vedrà il giorno dell'indipendenza del suo paese, per il quale aveva tanto lottato.

Morirà infatti  8 mesi prima della proclamazione (1 gennaio 1804) della prima repubblica nera del mondo e della seconda libera repubblica delle Americhe (la prima fu quella degli Stati Uniti e solo molti anni più tardi le altre colonie americane scioglieranno i vincoli coloniali  con gli Stati europei). 

 

La rivoluzione haitiana costituisce un episodio di grande importanza storica.  Infatti non è solo il primo moto indipendentista dell'attuale America Latina, ma porta in sé le prime rivendicazioni antischiaviste ed antirazziste del continente e  di tutta l'epoca moderna, divenendo così uno degli episodi imprescindibili della storia dell'umanità. 

 

Il clima della Rivoluzione Francese, con l'affermazione orgogliosa del diritto alla libertà ed il proclama alla fraternità ed all'uguaglianza  (liberté, fraternité, égalité è il motto della rivoluzione) si propaga veloce alle colonie americane.

Ad Haiti (all'epoca chiamata Saint Domingue) infiamma gli animi degli schiavi delle piantagioni, che nell' agosto del 1791 si ribellano, cacciando i coloni e proclamando per la prima volta nella storia americana l'abolizione della schiavitù e l'indipendenza del paese. 

 

Mutato il clima politico in Francia, viene rimessa in discussione l'uguaglianza dei diritti tra cittadini francesi ed ex schiavi  delle colonie, fino a quando una spedizione militare inviata da Napoleone nel 1802 cercherà di soffocare nel sangue un'esperienza ispirata proprio da quelle idee che le truppe francesi vorranno successivamente diffondere in tutta  Europa con le campagne napoleoniche.

Il massacro avverrà, ma saranno i soldati francesi gli sconfitti e, dopo alterne vicende, il 1 gennaio 1804 verrà finalmente proclamata ufficialmente l'indipendenza della  Repubblica di Haiti.

 

Toussant Louverture fu uno dei grandi eroi dell'epopea indipendentista haitiana, una figura di spicco che seppe intrattenere rapporti alla pari con il governo rivoluzionario francese.

Schiavo istruito ed affrancato, Toussaint Bréda (dal toponimo della piantagione dove aveva lavorato prima di affrancarsi) assumerà successivamente il nome di Louverture, forse allusivo a credenze religiose o più semplicemente allusivo ad una volontà di cambiamento radicale della propria ed altrui vita, volendo in questo modo indicare  il proprio ruolo di tramite ("apertura") verso una nuova era.

 

Nato tra il 1735 ed il 1744, la leggende lo vuole discendente dalla tribu degli Aradas, nipote di un re africano, Gaou-Guinou, il cui figlio fu imbarcato su una nave negriera e venduto a Saint Domingue per la proprietà di Bayon de Libertat.

Uomo di fiducia del suo padrone, Toussaint ne divenne il vetturale, ottenendo di poter lavorare in proprio un pezzo di terra e di risparmiare il denaro sufficiente per riscattare la libertà della sua nutrice.

 

La rivolta contro i padroni francesi fu appoggiata al suo inizio dall'esercito spagnolo, fino a quando la Convenzione francese proclamò nel 1794 l'abolizione della schiavitù nelle colonie.

Da quel momento Toussaint passò con i suoi insorti dalla parte della Convenzione, che lo ricambiò nominandolo generale, con l'intento di servirsene per cacciare gli spagnoli dalla parte orientale dell'isola.

Seguiranno anni molto difficili per Toussaint, che lo vedranno assumere a sua volta atteggiamenti dittatoriali contro gli ex schiavi, pressato dalle esigenze delle potenze europee, timorose di perdere la produzione di zucchero dell'ex colonia.

Gli schiavi affrancati infatti  rifiutavano il lavoro coatto nelle piantagioni  e Toussaint, temendo l'intervento armato del governo francese, propenso  a restaurare la schiavitù, nel 1801 si fece promotore della repressione dei ribelli.


Come scrive Sandro Chignola, curatore del libro che raccoglie gli scritti di Toussaint Louverture, "Il conflitto tanto a lungo sopito tra la nozione louverturiana di liberté-devoir e i sogni dei contadini neri di 'liberazione' dal lavoro e dal controllo sociale dei piantatori bianchi, diventa aperta rottura".

 

Una divisione che, in un primo tempo, favorirà il successo delle truppe francesi inviate da Napoleone nel 1802 e la cattura di Toussaint Louverture, deportato in Francia, dove un regime di carcere duro lo condurrà alla morte mentre in patria le truppe haitiane sconfiggeranno  definitivamente i francesi. 

 

La bandiera di Haiti manterrà i colori blu e rosso di quella francese, ma verrà tolto il bianco, quale atto di rifiuto della supremazia dei bianchi in nome di una presunta superiorità basata sul colore della pelle.

Nel carcere di Joux Toussaint Louverture dovrà constatare amaramente come le illusioni di superare la barriera imposta dal razzismo siano state premature. Riflettendo sulle umiliazioni crudelmente inflittegli in sovrappiù della pena, scriverà: " ... devo questo trattamento al mio colore ... Il colore del mio corpo nuoce forse al mio onore e al mio coraggio?".

 

[Mariella Moresco Fornasier]

25 aprile 2002

 

immagine: "O mestico" di Candido Portinari da "Art d'Amérique latine"

Playa Girón

por José Ramon Fernandez - jefe militar cubano de Playa Girón


Preludio de la invasión

El triunfo de la Revolución Cubana significó para Estados Unidos no solo una derrota moral sino la pérdida de Cuba como colonia.

El gobierno de Washington comenzó a ponerse nervioso debido a las reformas que comenzaban en la isla así como el espíritu de independencia de Fidel Castro.

Durante este tiempo la maquinaria de la CIA y el gobierno comenzó lentamente a desarrollar complots e intrigas contra la isla.  Esta maquinaria empezó a coger fuerza después que el vice presidente Nixon se reunió con Fidel Castro en New York en 1959.  Después de la reunión que duró aproximadamente 30 minutos en la cual  Nixon trató a Fidel con arrogancia y desprecio, le mandó un memorándum al entonces presidente Eisenhower declarando que Castro era otro comunista y que "debía ser eliminado".

No tomó mucho tiempo para que Eisenhower iniciara una agresión abierta e incubierta contra la isla.  Entre las muchas acciones tomó Washington antes de la invasión a Bahía de Cochinos se destacaron:

1)  El financiamiento de grupos subversivos y terroristas dentro de Cuba.

2)  El financiamiento y abastecimiento aéreo de equipos y armamentos a grupos armados en áreas remotas de Cuba.  En las montañas del Escambray, por ejemplo, aviones procedentes de EE.UU abastecieron de armas y municiones a grupos subversivos.

3)  La CIA inició la propaganda contra el gobierno a través de Radio Swan y Radio Escambray.  Radio Swan transmitía desde la isla Swan en el Caribe, mientras que Radio Escambray vociferaba que transmitía desde las montañas del Escambray cuando en realidad también transmitía de la isla Swan.

El 17 de Mayo de 1960, Eisenhower da órdenes a la CIA de entrenar una fuerza militar formada por exiliados cubanos y en agosto asigna 13 millones de dólares para financiar esta operación militar.

En Nicaragua, Guatemala y Puerto Rico fueron creadas varias bases de operación.  En Nicaragua con la bendición de uno de los más brutales dictadores, Anastasio Somosa, fue creada una base aérea con el nombre de Happy Valley.

En Vieques y la Playa Julora en Puerto Rico, fueron entrenados hombre ranas.

En las afueras de Miami la CIA establece bajo el comando del Coronel retirado Barquin, una base de entrenamiento para los exiliados.  Además existía otra base en Louisiana.

En Noviembre de 1960 la brigada de mercenarios comenzó el entrenamiento bajo el auspiciamiento de la CIA.

Es importante conocer que los miembros de dicha brigada mayormente provenían de clases adineradas y ex-aliados de Batista, propietarios de 27 566 caballerías de tierra, 9 666 casas y edificios, 70 fábricas, 10 centrales azucareros, 5 minas, 2 bancos y 2 periódicos.

 

La invasión comienza

El  17 de Abril de 1961, el día siguiente del ataque aéreo a aeropuertos militares por mercenarios procedentes de EE.UU, una fuerza que consistía de aproximadamente

1 500 hombres, desembarca en la costa sur de Cuba, conocida como Bahía de Cochinos ( Playa Girón ).

Esta área es escogida para la operación por dos razones estratégicas:

Primeramente, esta área rodeada por pantanos provee una barrera natural de protección contra las fuerzas del gobierno cubano.

En segundo lugar, esta área con dos carreteras de acceso solamente y en malas condiciones, no solamente reforzaba una protección adicional a la brigada, sino, le daba una mayor oportunidad a la seguridad contra ataques.

Esto nos lleva a una pregunta interesante. ¿ Cuál fue su misión ?

Esto demuestra que la intención de la brigada  no era marchar triunfantemente con el apoyo del pueblo hacia la Habana como Fidel Castro hizo cuando derrotó a Batista, sino esperar que EE.UU invadiera a Cuba y asi asumir el poder.  

En términos reales la agenda de la fuerza invasora era asegurar y aguantar el área por 72 horas, tiempo suficiente para que los EE.UU los reconociera como un gobierno provisional e interveniera militarmente.

Es por eso que era imperativo para Cuba derrotar esta fuerza mercenaria en menos de 72 horas, aunque las fuerzas revolucionarias cubanas no estaban bien entrenadas ni bien equipada, ellos fueron capaces de derrotar la fuerza invasora en un corto tiempo evitando así la intervención militar de EE.UU.

En Diciembre de 1962 el gobierno cubano intercambió a 1 113 mercenarios capturados por el valor de 53 millones de dólares en medicinas y compotas para niños.  Al menos sirvieron para algo los mercenarios.

¿Por qué el gobierno socialista triunfó mientras que la fuerza invasora fue fácilmente derrotada?

En primer lugar, el apoyo y levantamiento popular que los EE.UU y la brigada esperaban dentro de Cuba nunca se materializó.  A pesar que hubo algunas organizaciones clandestinas, algunas de ellas armadas, en las ciudades e incluso en las montañas del Escambray, nunca recibieron el apoyo popular al ellos cometer actos de terrorismo contra el pueblo.  

Es importante conocer que la Revolución Cubana fue una respuesta a la depresión social y económica que existía en esos tiempos, además fue una respuesta contra el estatus neocolonial de la isla en esa época.  Este nuevo gobierno revolucionario inició medidas para aliviar las condiciones pésimas que existían en esos tiempos, esto no significaba retóricas del gobierno, pués el mismo bajó los alquileres de las casas, redujo el analfabetizmo, distribuyó las tierras a los campesinos, entre otras cosas más.  Estas medidas hicieron al nuevo gobierno muy popular.

Tomando todo esto en cuenta, significa que para el cubano los invasores no representaban ni sus intereses ni sus deseos.  Ellos no fueron vistos como libertadores, sino como los viejos dueños que simplemente querían retomar sus propiedades y quería devolverle a Cuba la corrupción existente antes del 59.  Finalmente el espíritu de defensa del pueblo y su rechazo a los invasores resultó en la victoria.

Algunas personas siempre han argumentado que la invasión fracasó porque fue mal planeada y mal equipada.  No se dejen engañar, el plan estaba bien diseñado y el área de ataque seleccionada era ideal.  Ellos estaban bien equipados: 5 tanques, 10 camiones armados con ametralladoras, 19 morteros, 18 cañones y una gran cantidad de municiones.  Contrario a la fuerza cubana que estaba pobremente entrenada y equipada, algunas de las tropas de defensa fueron transportadas en autobus.

El error más grande fue que los mercenarios subestimaron la voluntad y valentía del pueblo cubano.

Se debe rechazar otro de los argumentos de las clases pudientes de los EE.UU y los reaccionarios cubanos-americanos al decir que el presidente Kennedy no hizo suficiente en apoyo de la invasión, pués Kennedy y la CIA sabían bien que el gobierno revolucionario y Fidel Castro tendrían el apoyo del pueblo y que una intervención directa norteamericana hubiera resultado en la pérdida y daños a miles de personas en ambos campos, esto era algo que el presidente quería evitar.

Finalmente, la derrota humillante de este plan dirigido por los EE.UU, consistió en una derrota para la clase pudiente de los EE.UU que acorraló al presidente Kennedy, empujándolo al borde de una posible invasión directa de los EE.UU a Cuba.  Como resultado de esto, en un poco más de un año, los Estados Unidos y la Unión Soviética se confrontaron en lo que se conoce como la crisis de los misiles, pero esto es otra historia.

www.Latinoamerica-online.info 

Ass. Cult. IMAGO MUNDI 

Direttore Mariella Moresco Fornasier

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 768 del 1/12/2000 

Tutti i diritti riservati