Latinoamerica-online

 

Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi

Arti visive e plastiche

 

di Mariella Moresco Fornasier

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Plástica para ciegos: Un taller donde se pinta con luz propia   (1 aprile 2003)

Once de septiembre - Trent'anni dopo   (25 marzo 2003)

 

 

Plástica para ciegos: Un taller donde se pinta con luz propia


Lorena Beltramo


Córdoba, Argentina –  Las discapacidades físicas no son tales cuando quienes las viven pueden sentirse libres. Esto es lo que sucede en el taller de plástica de Alberto Brondo. Egresado de Bellas Artes y arquitecto, ideó una técnica para que las personas ciegas puedan pintar.

Este taller – único en la ciudad de Córdoba- funcionó en el 2001 en la Biblioteca Córdoba, pero el año pasado no pudo ponerse en marcha debido a la falta de recursos económicos. A pesar de las dificultades, este año los encuentra llenos de proyectos. Piensan sumar actividades interdisciplinarias organizadas, en este caso, por el grupo InAlbis (en latín significa en blanco), integrado por personas que trabajan con ciegos.

Cómo nació la técnica - En las primeras clases del taller, el profesor llevaba cosas hechas en tres dimensiones, elementos simples de distintos materiales: trapo, piedra, madera, alambre. Los ponía en la mesa y pedía a los alumnos que los percibieran. Ellos tocaban todo y cada uno comentaba lo que se le ocurría. El profesor anotaba. Después les decía de qué estaba hecho y ellos se sorprendían. No analizaban el material en sí, sino que se imaginaban lo que era.

"La persona ciega tiene una imaginación muy amplia; sobre todo, los de nacimiento. Y la plástica es un medio para que ellos se expresen", comenta el profesor.

Después trabajaron con cartón. Hablaban de algún tema; lo planteaban dibujando y remarcando con un punzón de punta redondeada, con más o menos fuerza, según la percepción del tacto.

En sus casas trabajaban con mosaicos, cartones más chicos, planteando lo que se les ocurría y llevaban dos de ellos al taller como tarea. Una vez en clase los analizaban y elegían uno de ellos, pasándolo de escala al cartón grande con punzón. Manejaban ejes de composición, diagonales, verticales, horizontales. Y en base a eso, componían.

"Fueron incorporando texturas con distintos materiales que ellos percibían. Y en base a eso hacían otro trabajo. Ya tenían un sentido plástico, armaban en forma compositiva combinando los diferentes elementos; hacían cosas increíbles", cuenta Brondo.

Sentir los colores - Brondo empezó de cero. Los alumnos que en algún momento habían visto, recordaban algo, pero habían ido perdiendo la memoria.

Les explicó la existencia de los colores primarios y secundarios. "Lo que determina el color siempre es la luz", les enseñaba Brondo, quien les fue haciendo percibir los colores a través de sensaciones como frío y calor.

Trabajaron con el criterio de mesa paleta: disponiendo los colores en recipientes en una paleta común, cada uno con un código de identificación al tacto. Con un punzón planteaban un dibujo y en base a eso, pintaban.

"Lo que sucede con los ciegos es que se los subestima porque no ven. Y no es así en absoluto, tienen una percepción de las cosas superior a la nuestra. Nosotros estamos limitados porque vemos y nos cuesta ir más allá. A ellos no, tienen todo el tiempo del mundo para imaginar", afirma Brondo, quien hace muchos años quiso aprender braile para dar apoyo escolar a un chico ciego.



Cómo contactarse: Alberto Brondo: Tel: (0351) 421-3748,
ajbmatisse@hotmail.com

Grupo InAlbis:   grupoinalbis@hotmail.com

Infored -  2.marzo 2003 

Once de septiembre - Trent'anni dopo

 

Fumetti al servizio della Storia 

 

L'autore ne racconta la nascita

 

 

Un libro, intitolato "Once de septiembre - Trent'anni dopo" in memoria dell’anno (1973) in cui scoppiò il colpo di stato in Cile, il cui contenuto fondamentale è dato dalla storia a fumetti, fedelmente tratta dalle due settimane di tortura subite da Gina Gatti, in quaranta pagine in b/n e in scala di grigi, che ne descrivono lo stato detentivo e la situazione storica di un paese travolto dalla dittatura in un momento particolarmente vivo e di sviluppo per il popolo cileno.

Proprio per realizzare uno strumento utile a conoscere una pagina nera nella storia dell’umanità, il libro è caratterizzato da diversi contributi, quali articoli sul contesto storico, un intervento scritto di Gina Gatti, un articolo tecnico sulle potenzialità del fumetto nei confronti delle tematiche importanti, un brano dell’autore che descrive la realizzazione tecnica e ne motiva le scelte sia pratiche che emotive, una cronologia dei fatti, una bibliografia per approfondire l’argomento. Un cenno di riguardo merita il testo che riporterà l’ultimo discorso tenuto da Allende alla radio prima di essere ucciso. Queste pagine sono intervallate da schizzi e bozzetti preparatori del fumetto, per dar modo di vederne anche lo sviluppo e non solo l’esito definitivo.

La scelta di raccontare attraverso il fumetto si giustifica col desiderio di avvicinare i giovani, tradizionali lettori della "nona arte", a un argomento che difficilmente li vedrebbe interessati su un libro di testo. 

Quindi il fumetto come tramite, come lingua franca tra la storia e i giovani.

(mostra delle tavole e  presentazione del libro nell'ambito del XII Prix Leonardo 2003  v. Appuntamenti della cultura )

 

 

 

Gianluca Foglia

 

 

"Un americano o un inglese, non ricordo, che ha fumettato alcune pagine completamente in bianco, ambientate in una tempesta di neve…" così mi avevano detto a proposito di una storia disegnata.

Quindi penso "se quello l’ha fatta in bianco… io la faccio in nero, al buio ". Al buio, sì, mi piace, proviamo dai, niente disegni, solo testo, due amanti sconosciuti che si danno appuntamento, unica regola: luce spenta! Poi fanno quello che fanno, affari loro, alla fine l’intimità li convince ad accendere la luce. Click, ma la pagina è ancora nera e resterà così. Nessuno dei due voleva che l’altro sapesse di essere non vedente. Fine e nient’altro. Tecnicamente a posto, sfida accettata e superata. Ma nulla davvero che vada al di là dell’ultima pagina, che dia un seguito, un inizio alla riflessione. Una bella trovata sprecata per così poco.

 

Fidenza, 5 settembre 2001, una serata organizzata dalla Rete Lilliput in collaborazione con Amnesty International., parlerà una donna cilena, sopravvissuta alle torture di Augusto Pinochet, Gina Gatti (chi?), testimonial nella campagna "Non sopportiamo la tortura", parlerà di sé. M’interessa, andiamoci.

E questa donna inizia, un italiano impeccabile, una sicurezza narrativa da fare invidia, parole semplici, precise, essenziali e capire subito che incidono il silenzio e paralizzano l’attenzione, che quello che ha da dire sui libri di storia non c’è mai stato, mentre sulla bocca dei complici, la stessa verità rivista e corretta, in trent’anni… beh, tutte le volte che vuoi.

Parla di resistenza, di libertà, di giustizia, parla di un istinto a non cedere, di una lotta per una giusta causa. E parla di catture, di prigioni, di torture, di omicidi, di dittatura, di silenzio, di solitudine. E parla di buio "da bendato la tua vita si riduce all’oscurità, a un mondo di mani che ti toccano per maltrattarti, a un mondo di piedi che vedi nell’unico spiraglio della benda, verso il basso." E siamo solo all’inizio.

 

Il buio, la sua storia, la mia idea. Lascia perdere gli amanti d’albergo, racconta di questa donna, della sua ombra, delle sue ferite, dei suoi mostri. Racconta di lei, perché è una di quelle storie che inizia quando si tace, quando l’eco della storia stessa ti scivola nelle orecchie e inizia a scavarti dentro, quando ti accorgi di realtà per te così inimmaginabili e ignorate che ti fan vergognare alla sola idea di fregartene ancora da quel momento in poi.

 

E poi… capire un’altra cosa non meno violenta, non meno vera, più maledetta e cioè che non è un episodio, che non è accaduto e pace e bene e queste cose non si fanno più, che non è un difetto di fabbrica tutta la triste storia di questa donna, che non è un incidente di percorso, ma un fatto senza confini, che le torture vanno avanti e le persecuzioni, le dittature, le ipocrisie in nome degli ideali più nobili, democrazia, libertà e compagnia bella. Che di Gina Gatti il mondo è pieno e lo è sempre stato, al quale in un modo o nell’altro in tanti abbiamo contribuito, anche solamente cambiando canale, preferendo non sapere, accettando di credere a quello che ci hanno insegnato essere più sincero. E forse più sicuro.

 

E’ l’11 settembre del 1973 quando Pinochet, sponsorizzato dalla ricchezza di un paese che si definisce oggi paladino della libertà, prende il potere in Cile con un colpo di stato, ribaltando con la forza un governo democraticamente eletto. Quello stesso giorno Gina, e come lei tanti altri, decide di resistere.

 

Dopo trent' anni resiste ancora, raccontando la propria storia, perseguendo un fine che si chiama verità, che fa a pugni con una giustizia paradossale, o più semplicemente umana, che manda assolti gli autori dei crimini subiti, liberi di maltrattare la sua innocenza, senza per forza chiamarsi Gina Gatti, senza bisogno d’avere una colpa. Sempre che non sia una colpa difendere la propria vita. 

www.Latinoamerica-online.info 

Ass. Cult. IMAGO MUNDI 

Direttore Mariella Moresco Fornasier

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 768 del 1/12/2000 

Tutti i diritti riservati