Latinoamerica-online

 

Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi

Arti visive e plastiche

 

di Mariella Moresco Fornasier

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma festeggia i 100 anni di Manuel Alvarez Bravo   (maggio 2002)

¿Donde está Oesterheld? - Il fumetto argentino desaparecido  (18 aprile 2002)

Romeo Gilberto Osorio y su esculturas textiles  (16 aprile 2002)  

La Bienal de São Paulo revela el caos de la metrópoli y la angustia del hombre de hoy   

(25 marzo 2002)

La realidad es más real en blanco y negro - I 100 anni di Älvarez Bravo  (14 marzo 2002)

Brasile, dal barocco al modernismo    (7 febbraio 2002)

Arte  estrema: installazioni all'Antartide   (gennaio 2002)

 

 

Roma festeggia i 100 anni di Manuel Alvarez Bravo

(v. anche il nostro articolo sull'arte del grande fotografo messicano "La realidad es más real en blanco y negro)

 

 


In occasione del centenario della sua nascita, e nell'ambito di FotoGrafia - Festival Internazionale di Roma, il Palazzo delle Esposizioni di Roma ospita una mostra dedicata al fotografo messicano Manuel Alvarez Bravo. 

75 vintage prints, provenienti dal Museo di Arte Moderna del Messico, restituiscono l'opera del grande fotografo che ha narrato la cultura, l'identità, la magia della sua terra.

Fotografo instancabile, acuto e puntuale osservatore del suo Paese, Manuel Alvarez Bravo ha saputo catturare in modo ineguagliabile, con l'obiettivo, l'essenza di un Messico mutante e dai grandi contrasti. Dagli inizi del suo lavoro di fotografo Alvarez Bravo ha saputo penetrare nell'essenza della cultura e dell'identità messicana, plasmando nella sua opera una visione che va oltre la semplice documentazione per affrontare in modo onirico, a tratti surreale, aspetti della vita urbana, della vita contadina, del paesaggio, del lavoro del Messico, dei suoi costumi e delle sue tradizioni.

Amico di grandi fotografi come Edward Weston e Tina Modotti, celebrato dai poeti, come
testimoniano i versi di Octavio Paz, apprezzato da André Breton, che in lui riconosceva un grande interprete del Surrealismo, Alvarez Bravo nella sua lunga e affascinante carriera si è dedicato anche al cinema, collaborando con John Ford e Luis Buñuel, e alla didattica e alla promozione della fotografia e dei suoi autori.


Il Centenario di un artista è di per sé motivo di celebrazione. Quando poi a compiere cento anni è un fotografo come Manuel Alvarez Bravo, a celebrarlo sono chiamati non solo il Messico ma l'intera comunità internazionale.

 

www.fotografia.it

maggio 2002

¿Donde está Oesterheld?


Il fumetto argentino desaparecido

di Ilio Leo


Quella che si svolgerà a Torino, e' la prima grande, mostra dedicata allo sceneggiatore Hector German Oesterheld, maestro riconosciuto del fumetto moderno internazionale.

A lui si debbono moltissime, affascinanti, storie d'avventura ad iniziare dalla straordinaria saga de "L'Eternauta" che, disegnata da Francisco Solano Lopez, dal 1958 ha segnato profondamente il modo di raccontare per immagini: un'inquietante storia di fantascienza, dal taglio cinematografico, che ha avuto un enorme successo in numerosi Paesi. 

Autore estremamente prolifico, attento a cogliere suggestioni ed emozioni in più "mondi" (dal western al fantascientifico, dal noir al giallo, dal politico al comico) Oesterheld è stato lo sceneggiatore dei più grandi disegnatori, molti dei quali italiani come Hugo Pratt, Giovanni (Juan) Zanotto, Dino Battaglia, Ivo Pavone e quindi gli argentini Arturo del Castillo, Alberto Breccia, Gustavo Trigo, Horacio Lalia e naturalmente Francisco Solano Lopez.

La mostra propone un percorso particolarissimo nell'opera di Oesterheld proposta in centinaia di tavole originali ad iniziare dalle prime, preziose, pagine de "L'Eternauta" per proseguire in una avvincente galleria di immagini realizzate per dare vita alle storie scritte dallo sceneggiatore che scomparve, a 58 anni, il 3 giugno del 1977.

Desaparecido

Vittima della repressione della dittatura argentina, a dimostrazione di quanto la fantasia sia temuta dal potere assoluto: Oesterheld scomparve improvvisamente, così come le sue quattro figlie e i suoi generi, uccisi dal regime.

Ed è per ricordarli, per tenere vivo il ponte della memoria, che la mostra si tiene a venticinque anni dalla loro scomparsa: nell'ambito della rassegna verrà evocata la purtroppo celebre Plaza de Mayo con un grande spazio nel quale saranno installate opere del pittore Araldo Cavallera in omaggio alle donne che ogni giovedì si ritrovano in questa piazza per reclamare giustizia.

La manifestazione, quindi, propone più valori: il lavoro dello sceneggiatore di fumetti finalmente presentato in una mostra articolata; i disegni dei grandi autori che ne interpretano le storie (da Solano Lopez a Hugo Pratt, Juan Zanotto, Arturo del Castillo, Alberto Breccia, Jorge Moliterni); l'apporto determinante degli italiani nel lancio del fumetto e dell'editoria argentina e mondiale.
E il forte monito che viene dalla terribile storia di Oesterlheld e della sua famiglia segnata dalla dittatura argentina così come migliaia di altre famiglie in una storia universale che attraversa ingiustizie e oppressioni.

Il 6 marzo 2002 nell'auditorium del Museo dell'Automobile è andata in scena "Più di mille giovedì" tratto dal romanzo di Massimo Carlotto "Le irregolari" nell'allestimento della compagnia "Assemblea Teatro", sulla tragedia dei desaparecidos che sarà anche il tema della prossima fiction di RaiUno "La memoria e il perdono" girata dal regista Giorgio Capitani a Torino.

Infine il forte legame fra il Piemonte e l'Argentina sottolineato dalla rilevante presenza di emigrati piemontesi soprattutto nella regione di Cordoba, un legame di amicizia, cultura, economia come dimostrano le molte iniziative realizzate a cura della Regione Piemonte.

Una mostra per ricordare e per insegnare la tolleranza e la cultura di un popolo e di un' era non troppo distante nel tempo e che ancora oggi corre il rischio di essere rivissuta in troppe zone del mondo.

a cura del Centro Internazionale del Fumetto

18 aprile 2002

Romeo Gilberto Osorio y su esculturas textiles

Romeo Gilberto Osorio nació en San Francisco, California en 1947, y residió en El Salvador a intervalos, primero durante sus años de adolescencia, y más tarde como combatiente del FMLN durante la guerra civil salvadoreña.

La más reciente serie de trabajos de Osorio pondera su actual preocupación de artista: el rol de la mercancía en nuestra sociedad de consumo, y su reflexión sobre el arte - temática que ha denominado con el nombre de Commodity Fetish.

La técnica que el artista ha venido desarrollando durante los últimos cinco años ha sido el uso de resinas de poliester y acrílicos, aplicados sobre esculturas textiles. El resultado de esta experimentación es una ecléctica manifestación de reflexiones plásticas relacionadas a nuestra sociedad de consumo, tales como la inutilidad de la moda, el arte como mercancía y su impacto en la sociedad.


OBSERVACIONES DEL ARTISTA

La presente serie de trabajos, que en otro momento he clasificado como "fetichismo mercantil", explora el significado de íconos culturales que nos rodean en la vida cotidiana. Estas obras incorporan la aplicación sistemática de resina poliester y acrílicos sobre textiles, con resultados esencialmente esculturales. Esta práctica genera formas predeterminadas por la factura particular de la mercancía utilizada, que representa un patrón cultural específico.

Diariamente nos vemos rodeados por objetos, que de ser analizados cuidadosamente, podrían parecer tan funcionales como un blue jean o tan absurdos como las corbatas.

Entonces nos preguntamos, "¿Por qué ha ejercido el análisis de la forma mercantil –que concierne una materia puramente económica– tal influencia en las ciencias sociales; y fascinado a generaciones de filósofos, sociólogos, historiadores del arte y muchos más? En la forma mercantil hay algo más en función que simplemente la mera forma, y es precisamente este "más" lo que ha generado ese poder de atracción".

(Editorial Solaris  http://members.aol.com/solaris57/)

 

              

Galería Somarts - San Francisco  10 de enero de 2002


"En esencia, el arte es cuestión de la manipulación selectiva de materiales, ideas trasladadas o aplicadas a las posibilidades maleables de los materiales utilizados. Así armados de un conocimiento histórico acerca de la forma en que han sido aplicados y de un bagage socio-cultural acumulado, emprendemos la experimentación, o, lo que resulta ser lo mismo, procedemos a expresarnos artísticamente. A veces la inspiración proviene de culturas diferentes, imágenes que de alguna manera encajan en la naturaleza del medio que está siendo utilizado, otras veces los objetos sugieren alguna peculiaridad simbólica que merece ser destacada.
Así que cuando el medio material tiene una larga tradición, como es el caso de la pintura en aceite, hay que contender con una larga tradición de convenciones y técnicas. Pero cuando el medio es de reciente invención, como en el caso de las resina poliester, su aplicación puede ser fuente de innovaciones y descubrimientos; y una vez aplicada sistemáticamente, el medio nos muestra características muy peculiares que van desde lo pictórico a lo tridimensional." (Romeo G. Osorio)

(www.sfvoces.com)

          

("Quetzalcoatl" - publicado en el  portal de la Editorial Solaris - http://members.aol.com/solaris57/)

16 aprile 2002

La Bienal de São Paulo revela el caos de la metrópoli y la angustia del hombre de hoy



La 25ª edición de la muestra reúne a 190 artistas de 70 países 

Juan Arias


Calificada como la 'Bienal del caos' y acompañada de polémica hasta su inauguración oficial, el sábado por la noche, la 25ª Bienal del Arte de São Paulo se abrió ayer al público bajo el signo de la contradicción y de la curiosidad por sus novedades creativas. La muestra pone de relieve, en palabras de su comisario, Alfons Hug, no sólo 'el caos de la metrópoli' y la angustia del hombre de hoy, sino también 'la búsqueda de la armonía y de la pureza' a través de la luz. 

España está representada por la instalación Astilhãografo, de Rogelio López Cuenca.    

[v. imágine n.d.r.]


Quizás el haber llegado a la cita con dos años de retraso ha servido para que esta Bienal del Arte de São Paulo 2002 haya sido recibida al mismo tiempo con un plus de interés y curiosidad. Según sus organizadores, habrá que esperar unos días para ver cómo el público acoge una Bienal que, por primera vez, ha querido prescindir del famoso núcleo histórico de los dioses del arte como Picasso, Van Gogh o Munch, que eran el anzuelo para atraer al gran público a una 
muestra que, por sus características fundacionales, intenta presentar más bien las grandes tendencias futuras del arte, no siempre de fácil comprensión para los no especialistas. 

 

En la Bienal de São Paulo, considerada entre las más importantes del mundo y la principal de los países de Iberoamérica, participan 190 artistas de 70 países. Permanecerá abierta hasta el 2 de junio y se calcula que será visitada por medio millón de personas de todo el mundo.
La inauguración oficial para los invitados, que tuvo lugar la noche del sábado, se dejó atrás todas las polémicas, comenzando por el hecho de que por primera vez el comisario de la Bienal no es un brasileño, sino el alemán Alfons Hug, y puso todo su énfasis en la importancia de la impresionante representación de artistas de todo el mundo, sobre todo de los países emergentes de África y Asia. 


También se refirió a la oportunidad del tema escogido, Iconografias metropolitanas, poniendo en carne viva el tema actual e inquietante de las grandes metrópolis del mundo con su carga de violencia, exclusión social y terrorismo. 

Una prueba evidente fue el sábado el imponente aparato policial para proteger a las autoridades presentes en una ciudad como São Paulo, con más de un secuestro diario y con unos altos índices de violencia.


Golpes de efecto


La atención periodística en Brasil estuvo centrada en la invasión de la casa de campo del presidente Fernando Henrique Cardoso -lo que le impidió asistir a la inauguración de la Bienal- por parte de 500 seguidores del Movimiento de los Sin Tierra, que en contraste con la 
temática de la Bienal, centrada en las grandes urbes, piden un pedazo de tierra en propiedad para poder cultivarla. No obstante, ello no impidió que más de dos mil invitados, entre artistas, 
políticos, críticos de arte y personajes de la alta sociedad, abarrotaran la muestra, que este año se presentó llena de sorpresas y golpes de efecto.


El pabellón español, pulcramente comisariado por Alicia Chillida, estaba abarrotado de público aún a las diez de la noche. El artista malagueño Rogelio López Cuenca presenta la instalación 
Astilhãografo, una recreación poética de la historia de São Paulo, que incluye un recorrido por documentos históricos, imágenes supuestamente publicitarias realizadas por el artista y un vídeo que presenta un metro global mezclando las redes de algunas de las principales ciudades del mundo.
La entrada a la muestra, que ocupa 30.000 metros cuadrados, aparecía el sábado provocadora con un inmenso cartel de neón rojo con la palabra 'Hotel', obra del artista Carmelo Gross. La bienvenida a los invitados la daba una persona tumbada en el suelo como alfombra. Un 
paseo por el espacio de la Bienal no es ciertamente una gira bucólica y consoladora. 

Las 11 ciudades propuestas, entre las que no figura ninguna española, son como un puñetazo en el estómago, porque los artistas que han hecho la propuesta han sabido poner de relieve 
todo el caos violento, incómodo, destructivo y de estética fría de dichas ciudades, desde la misma São Paulo, pasando por Moscú, Caracas, Estambul o Tokio.


Como Alfons Hug había asegurado, la Bienal pone de relieve no sólo 'el caos de la metrópoli', sino tambien 'la búsqueda de la armonía y de la pureza' cuando se detiene en las propuestas de una ciudad utópica inspirada en Italo Calvino donde artistas como Julião Sarmento, Rupprecht Geiger o Carlos Cruz Díez proponen ciudades con casas de pura luz, indispensables para atravesar lo cotidiano. Sin embargo, la impresión de fondo que predomina es la angustia hecha 
arte que vive el hombre contemporáneo rodeado de miedos y de incógnitas de futuro.
Curiosamente, Brasil, cuyo arte se caracteriza por reflejar la índole pacífica y armoniosa de sus gentes y la belleza de su naturaleza, esta vez inquieta al público con las propuestas presentadas bajo la dirección de su comisario, Agnaldo Farias, en las que aparecen sangre y vísceras de ovejas, martillos y alusiones a desaparecidos políticos, rezumando todas ellas angustia e 
inquietud.


Como contrapunto, la estilista italiana radicada en Nueva York Vanessa Beecroft ha presentado en una de las salas especiales a 50 modelos brasileñas, completamente desnudas, con sólo un detalle en sus cabezas o pies (una peluca o unos zapatos de tacón alto), que permanecen inmóviles, estáticas, durante tres horas seguidas, aunque esta performance fue exclusiva de la inauguración.

Fotografía en blanco y negro


En la 25ª Bienal de Arte de São Paulo, con 50 años de historia, este 2002 la palma de la creatividad se la llevan sin duda los fotógrafos de diferentes países, que han presentado propuestas creativas y chocantes, casi todas ellas en blanco y negro. Comenzando por el 
alemán Michael Wesely, que presenta el resultado de un lugar de Berlín fotografiado durante dos años seguidos sin mover la cámara fotográfica. El resultado es sorprendente porque aparecen hasta los efectos del movimiento de los rayos solares, así como un edificio que fue construido durante ese tiempo de la foto. 

 

Tambien el fotógrafo de Taiwan Chien-chi-Chang ha presentado una obra de presos de su país, en blanco y negro. Debía ser tan llamativa y provocadora que el autor se ha quejado de que el comisario Alfons Hug se la ha censurado. 

El americano Spencer Tunik expone en la Bienal una serie de fotografías de representaciones con hombres y mujeres desnudos tumbados en la calle codo con codo, como muertos en una hecatombe como la realizada ya en 2000 en Queensboro Bridge de Nueva York. 


Sobre estas y otras muchas obras que están sorprendidiendo a los visitantes de la muestra, el comisario del pabellón brasileño, Agnaldo Farias, comentó ayer: 'No estamos conmemorando nada. Esta Bienal muestra que el optimista es sólo un individuo mal informado'.

 

El País, 25 marzo 2002

La realidad es más real en blanco y negro

 

I 100 anni di Álvarez Bravo

 

"La realidad es más real en blanco y negro" recita un verso  di Cara al tiempo, che Octavio Paz ha dedicato al grande fotografo messicano Älvarez Bravo e che figura in appendice al libro Cien años, cien días, coeditato da Turner, Canaculta, Fundación Televisa e Banamez. 

 

Una chicca tirata in soli 7.000 esemplari ( di cui 1.000 in inglese), che raccoglie un centinaio delle più belle fotografie di Älvarez Bravo, che il 4 febbraio ha compiuto ben 100 anni. Per rendergli omaggio si sono scelti testi di Carlos Monsiváis  ed un epilogo collettivo con brani di André Breton, Diego Rivera e Juan García Ponce. 

Tutti impegnati a spiegare, decifrare il mistero del fascino di queste immagini. lunghe quasi un secolo, che Octavio Paz descrive così: "Los títulos de Manuel no son cabos sueltos, son flechas verbales, señales encendidas".


Monsiváis, che firma il pezzo principale, tenta un avvicinamento al senso del lavoro di  Álvarez Bravo per mezzo di  "simetrías y negaciones", dicendo che la sua opera è: "sensual y ascética, abstracta y figurativa, mítica y arquetípica, insólita y previsible, ni retórica ni romántica, ni política ni literaria". Neppure solo poetica, anche se "capaz de vislumbrar el azar en el anuncio de una óptica". 

Breton  disse che"Todo lo poético mexicano ha sido puesto por él a nuestro alcance"

Sintetica e fulminante la definizione di Juan García Ponce: "lo más interesante de esas fotos misteriosas 'es la aparición de lo invisible' ".

La Casa de América di Madrid ha allestito per l'occasione una mostra di 75 sue foto, provenienti dal Museo de Arte Moderno de México e già esposte a Santiago del Cile e Parigi.  Al termine l'esposizione sarà ospitata anche a Roma 

 

[Stella de Fanzago]

14 marzo 2002

Brasile, dal barocco al modernismo

 

La mostra Brazil, Body and Soul, nata con l'intento celebrativo del 500 anniversario della "scoperta" del paese da parte di  Pedro Alvares Cabral ed allestita al Guggenheim Museum di New York, dopo essere stata esposta a San Paolo, si caratterizza per l'enorme bilancio preventivatosia  per il suo allestimento statunitense che per la  successiva presentazione in altri paesi: un totale di 65 milioni di dollari. Una cifra più che ragguardevole, la cui importanza non è sfuggita a Tom Krens, che sta lavorando per aprire una nuova succursale del Guggenheim in Brasile, operazione che dovrebbe rilanciare l'intero paese come meta di turismo culturale.

 

Per gli statunitensi il Brasile è barocco: è infatti questo l'aspetto della sua arte che è stato evidenziato nell'allestimento di New York. Estremamente sobrio e raffinato, studiato appositamente per far risaltare la ricchezza dei colori e delle forme dei decori brasiliani,   splendidamente esaltati da una scenografia assolutamente spoglia, formata da nude pareti dipinte di nero opaco, che formano un contrasto forte e scenograficamente di grande impatto.

Nell'ingresso del Guggenheim il visitatore è subito accolto da un oggetto spettacolare: un enorme  altare  proveniente dalla chiesa di Saint Benoît a Olinda, nello Stato di Pernambuco. Opera del tardo '700, è sicuramente un capolavoro del barocco brasiliano, completamente restaurato in occasione della mostra.

 

Agli ori ed alle volute del barocco di importazione europea, gli indigeni preferirono i decori ottenuti con le meravigliose piume degli uccelli tropicali, dalle quali ottennero artefatti di rara bellezza.  Gli indigeni dell'Amazzonia sono gli artefici di alcuni fra i più bei pezzi di tutta la mostra. La vera ispiratrice è la natura, rigogliosa, esuberante, che colpisce i sensi e l'immaginazione anche degli europei che giunsero nella colonia portoghese. I primi artisti europei che la visitarono ne rimasero affascinati e cercarono di riprodurre le meraviglie che i loro occhi vedevano, dipingendo sulle loro tele, come fecero Albert Eckhout e Frans Post, alberi, animali,  indigeni e schiavi. 

Con la chiusura delle frontiere agli stranieri, voluta dalla corona del Portogallo nel XVIII secolo, l'arte locale si sviluppa in tutta autonomia, lasciando libero sfogo all'esuberanza del sentimento religioso e del gusto per l'eccesso decorativo. L'apporto africano segnerà il culmine di un métissage artistico davvero senza uguali. (v. in Arti visive e plastiche: Il bisogno del divino. I tabernacoli brasiliani di Minas Gerais)

L'ultima sezione è dedicata al modernismo ed all'arte contemporanea, con le sue astrazioni geometriche e le sue suggestioni risalenti all'arte ed alla storia  indigena. Il Manto Tupinamba, opera di Pape  composta da grandi palle di piume rosse, ritrova le radici della sua ispirazione negli ornamenti della omonima tribù indigena, famosa per i suoi mantelli di piume d'uccelli ed i suoi massacri di gesuiti.

 

[Mariella Moresco Fornasier]

7 febbraio 2002

Arte  estrema: installazioni all'Antartide

       

La compagnia sperimentale argentina Ar Detroy si è fatta conoscere per avere sempre realizzato i propri lavori in condizioni climatiche estreme: le Ande della Patagonia, i ghiacciai dell'Antartide, le Salinas Grandes di Jujuy.

 

In questo accecante deserto di sale è stato filmato Un acto de intensidad (v. foto), una videoinstallazione costituita da tre grandi schermi che proiettano immagini di un paesaggio quasi metafisico, battuto dai venti, nel quale l'uomo si perde nella sua piccolezza. 

Il tema della solitudine dell'uomo di fronte alla natura  è consueto ai lavori di questa compagnia. In Pesadillas del corazón, un video del 1996, sono utilizzate immagini girate durante la scalata del monte Tronador, che mostrano la fatica degli scalatori, sprofondati  nella neve, simbolo dell'impossibilità umana di avanzare; una dichiarazione di sfiducia nel  progresso (ma verso quale meta?).

 

Il direttore di Ar Detroy spiega il tema della limitatezza umana in termini positivi: "Transformar la imposibilidad es como reivindicar la muerte en un sentido positivo".

Il progetto Antártida è il prossimo impegno della compagnia ed ha entusiasmato diverse istituzioni europee ed  ottenuto l'appoggio dell'ex segretario della Cultura Darío Lopérfido, ma la attuale situazione argentina rischia di bloccare i lavori, il cui costo è stato preventivato in 100.000 dollari e per i quali  era prevista anche la collaborazione dell'Aviazione Militare. 

Se tutto proseguirà secondo i programmi, in gennaio un aereo militare porterà l'équipe di Ar Detroy sui ghiacci del Polo Sud, dove girerà immagini di iceberg alla deriva e di uomini che camminano verso in un paesaggio immutabile. Il senso del lavoro ruota intorno ai concetti di "realtà" e di "esperienza: "La realidad no es sustituible y el hecho puntual de ser y estar es insustituible, tampoco lo que te rodea es sustituible".

 

Il risultato finale dell'opera, per la quale è escluso ogni ricorso alla tecnologia digitale, dovrebbe essere la proiezione contemporanea delle immagini su 8 schermi giganti. Il progetto prevede anche il collegamento diretto tramite Internet con le sedi di alcuni importanti musei, tra i quali il centro Pompidou di Parigi.

 

[Mariella Moresco Fornasier]

                                                                                     22 gennaio 2002

www.Latinoamerica-online.info 

Ass. Cult. IMAGO MUNDI 

Direttore Mariella Moresco Fornasier

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