Latinoamerica-online

 

Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi

Arti visive e plastiche

 

di Mariella Moresco Fornasier

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una rivoluzione ... con le foto   (17 settembre 2002)

Wifredo Lam e l'Africa transculturata   (30 luglio 2002)

Marcelo Pogolotti, l'artista della "vita reale"   (30 luglio 2002)

 

Una rivoluzione ... con le foto


Nella Sierra de Escambray c'era chi lottava con il fucile e chi ... con una macchina fotografica.

E' la storia di Perfecto Romero, che Che Guevara, conosciuto nel 1958,  convinse ad abbandonare le armi da fuoco per un'altra arma, non meno efficace: la fotografia. Unitosi alla lotta dei  barbudos, Romero fu persuaso dallo stesso Che che mostrare al mondo le immagini di quanto stava accadendo poteva essere un aiuto preziosissimo per la rivoluzione. Da allora divenne il suo fotografo ufficiale ed insieme ad altri "combattenti dell'immagine", come Liborio e Alberto Díaz (Korda), Perfecto Romero ha "scritto" con i suoi scatti pagine improtanti della storia della rivoluzione cubana.

Oggi le sue fotografie sono riconosciute come degne di figurare nelle gallerie internazionali e sono pubblicate in un volume intitolato "Habana en mi corazón", che raccoglie i lavori di diversi fotografi  che hanno raccontato la vita della rivoluzione, dal suo trionfo nel 1959 sino ad oggi.

Del rapporto con la fotografia dei tre grandi della rivoluzione, Romero racconta che era il Che l'innamorato di questo straordinario mezzo di espressione. Camilo Cienfuegos, che sopravvisse solo 10 mesi al trionfo della rivoluzione, morendo in un incidente aereo, era amatissimo dal popolo ma, come lo stesso Fidel Castro, si preoccupava meno di lasciare testimonianza  attraverso le immagini.  A Fidel "nunca le importó que le tomaran fotos, tanto cubanos como extranjeros; se situaba en la tribuna y nos dejaba hacer nuestro trabajo".

(sul grande fotografo  Alberto Korda v. ¡Adiós Korda!)

[Stella de Fanzago]

17 settembre 2002

Wifredo Lam e l'Africa transculturata

 

 

Pittore ed artista grafico è considerato l’artista cubano più universale del XX secolo.

Dalla formazione artistica poliedrica, ricca di incontri estremamente stimolanti, quali l’ambiente dei pittori surrealisti francesi, Wifredo Oscar de la Concepción Lam y Castilla  nasce a Sagua la Grande, l’8 dicembre 1902, ottavo figlio di un commerciante cinese di Cantón e di una mulatta. Dall’ascendenza africana materna  ricaverà motivo di ispirazione per la sua opera, trasfigurando in un piano onirico la forza espressiva della cultura afrocaraibica.

 

Del suo lavoro la poetessa cubana Nancy Morejón ha detto: "Es una cosmovisión única, donde transita una Africa transculturada por la cultura iberoamericana, la china y la cubana...imágenes que sugieren más que definen, objetos como evocaciones, nunca retratos, frescos de civilizaciones fragmentadas, claves y secretos de Lam que aquí podremos descubrir".

Insieme a Marcelo Pogolotti, con il quale è ricordato quest'anno nel centenario della loro nascita, fece parte di quella generazione (cui appartennero anche Carlos Enríquez e Víctor Manuel) che a partire dagli anni '20 introdusse i canoni dell'arte moderna nella pittura cubana.

 

Nel 1916 giunge all’Avana, dove studia all’Academia de San Alejandro. Nel 1923 si trasferisce in Spagna per studiare all’ Academia Libre del Pasaje de la Alhambra di Madrid fino al momento in cui si unisce ai volontari che difendono la República Española., partecipando alla difesa di Madrid tra il 1937 ed il 1938. Ricoverato in un ospedale in Catalogna, vi incontra lo scultore Manolo Hugué che lo metterà in contatto con Picasso, con il quale stringerà amicizia dopo il suo successivo viaggio a Parigi e che costituirà un incontro fondamentale per la sua formazione artistica, aprendolo all’esperienza surrealista.

 

Per sfuggire alla guerra nel 1940, dopo un avventuroso viaggio durato ben sette mesi, ritorna a Cuba, dove i suoi lavori suscitano perplessità ed anche scandalo, come nel caso di La Jungla

Nel 1952 ritorna a Parigi da dove inizia numerosi viaggi in Europa ed America Latina, ovunque riconosciuto come uno dei più grandi pittori latinoamericani. Nel 1972 espone individualmente alla Biennale di Venezia. 

 

Morirà nel 1982 a Parigi, dopo che nello stesso anno gli era stato reso omaggio con una retrospettiva della sua opera a Madrid, Bruxelles e Parigi.

 

In occasione del centenario della sua nascita, gli è stata dedicata  al Museo de Bellas Artes, nella capitale cubana, la mostra Lam: mito y convivencia, che espone i suoi lavori degli anni '40-'60.

 

 

[Mariella Moresco Fornasier]

30 luglio 2002

Marcelo Pogolotti, l'artista della "vita reale"

Fu uno dei primi pittori cubani ad aderire all'astrattismo, lasciandosi però attrarre anche dalle suggestioni del surrealismo, attraverso cui espresse la sua forte tensione sociale.  La sua attività di pittore fu drammaticamente interrotta dalla cecità.

 

Famoso nell'Europa degli anni '30 (aveva studiato in Francia ed in Italia), ritornò a Cuba nel 1939, senza ottenere un corrispondente riconoscimento dell'ambiente artistico dell'isola. 

Divenuto cieco per un glaucoma, dopo due interventi chirurgici affrontati in Francia, e senza risorse economiche, si dedicò alla letteratura ed alla critica le storia dell'arte. La sua ultima opera pittorica,  "Encuentro de dos épocas" del 1938, fu esposta alla Galleria Montparnasse a Parigi, poco prima del suo definitivo rientro a Cuba, dove governava il dittatore Machado. 

Circondato dall'ostilità e dall'invidia dell'ambiente artistico,  che lo accusava di utilizzare la pittura a scopi "propagandistici", così commentava l'atteggiamento negativo nei suoi confronti:

"Apenas había dado mi primer paso, me encontraba involucrado en una red de intrigas, lo que me sorprendió, por cuanto yo no pensaba ni podía hacerle competencia a ningún pintor. Había perdido por completo la vista y mi problema residía en hallar otro medio de vida". 

 

Era nato all'Avana il 12 luglio 1902 da in immigrato italiano e da un'inglese. La famiglia, benestante, lo invia a studiare ingegneria  negli Stati Uniti. Alla morte dei genitori si iscrive all'Art Students' League, a New York per studiare pittura. Nei suoi successivi viaggi in Francia e Spagna è ossessionato dalla necessità di trovare la sua "identità di cubano". 

 

Rientrato in patria negli anni '20, si scontra con quello che definì un "academismo lodoso que compartía las palmas con cierto desvaído neoacademismo italiano"  e si dedica appassionatamente a "forjar un arte nuevo e idóneo". Nel 1925 espone  "La Planchadora",  raffigurante una stiratrice negra, aderendo in tal modo al movimento delle avanguardie creole, che volevano un'arte che mostrasse la vita "reale" del popolo. Di questo periodo ricordiamo i lavori "Andaluza", "Moderna", "Jardín cubano", "Estudios de luz en 1927", "Cabañas", "Matanzas", e "Tres retratos". 

 

 

Successivamente, a partire dal suo viaggio a Parigi,  si dedicherà alla ricerca ed alla rappresentazione di motivi che legassero la pittura al mondo delle macchine e del lavoro operaio, cercando un punto di incontro tra raffigurazione realistica e canoni dell'astrattismo.

Famoso il suo dipinto "El intelectual", dipinto negli anni dell'ascesa del fascismo,  di cui commenterà la scena raffigurata con queste parole: "...Un personaje con los ojos vueltos hacia dentro, inclinado sobre una mesa con un libro abierto y una máquina de escribir, aislado momentáneamente del mundo, procura consultar a solas con su conciencia las impresiones recibidas, a fin de hallar la interpretación adecuada, sin ningún influjo exterior. Pero afuera le acecha la sombra de una especie de pajarraco con guadaña que representa el hambre, lapersecución y la muerte...',

 

Quel periodo si chiuderà crudelmente con la perdita della vista. Rientrato a Cuba, aderì alla rivoluzione del '59, vivendo all'Avana fino alla su a morte, avvenuta all'età di 86 anni il 25 agosto 1988.

 

In occasione del centenario della sua nascita,  il  Museo de Bellas Artes dell'Avana, recentemente restaurato e riaperto da un anno, gli ha dedicato la mostra "El siglo de Pogolotti",  che presenta la sua opera dai primi disegni fino agli ultimi quadri di ispirazione sociale. 

 

[Mariella Moresco Fornasier]

30 luglio 2002

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