Latinoamerica-online

Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi

Cinema

 

di Mariella Moresco Fornasier

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sundance Film Festival - Celebrity, arriva Fidel   (28 gennaio 2003)

La emigración del Mariel   (14 gennaio 2003)

Nós do Cinema - una scuola di recitazione per meninos   (14 gennaio 2003)

Il revival di Pancho Villa   (14 gennaio 2003)

Noticias de Claqueta   (7 gennaio 2003)

 

Sundance Film Festival - Celebrity, arriva Fidel

«Comandante», il documentario di Oliver Stone su Castro che riassume trenta ore di intervista al festival di Park City.     [...]

 

Giulia D'Agnolo Vallan

 

Park City - «Credo che il Sundance, oggi, sia più rilevante che mai, per via del ruolo che gioca, particolarmente in quanto (organo) di libertà d'espressione. Ho iniziato a preoccuparmi quando mi è sembrato che (in questo paese) alcune componenti normali del processo democratico cominciassero ad essere trattate diversamente - come se non fosse patriottico rivolgere delle domande.....Il fatto è che, in tempi di paura, si tende a rifugiarsi in luoghi sicuri». Durante il week-end che ha visto manifestazioni contro la guerra in Iraq accendere un po' tutta l'America, queste sono state le parole di Robert Redford, fondatore del principale festival di cinema americano. Se, come ha detto Redford, la libertà di esprimersi è una nozione cardine del cinema indipendente (Usa e non), è interessante notare come pochissimi dei film in concorso visti finora al festival, scelgano di usare quella libertà (fino in fondo). Da qualche edizione a questa parte - e con le dovute eccezioni - ricerca formale limitata e sceneggiature molto scritte sembrano la caratteristica dominante dei film in concorso. Ma, soprattutto (e anche quest'anno) colpisce la scelta del tipo di storie che i giovani filmmakers scelgono di raccontare: sempre più «piccole», domestiche, intime - figli e genitori, i problemi della scuola, della crescita. Sono storie che raramente trascendono la loro trama, i loro personaggi. Come se il mondo fosse ristretto, e in uno stato di perenne adolescenza. È una cosa che molto spesso fa di questo tipo di cinema indipendente Usa uno strumento di espressione «in sordina». Soprattutto due film, visti durante il week-end, hanno evidenziato i limiti di questo contesto: Comandante, il documentario di Oliver Stone su Fidel Castro e A Decade under influence, il documentario di Richard La Gravenese e Ted Demme sul cinema Usa anni 70.

Proiettato alle tre del pomeriggio di fronte ad un pubblico folto, Comandante è il risultato di un'intervista di trenta ore che Oliver Stone ha fatto a Fidel Castro. Vertiginosamente oscillante tra gli standard del contemporaneo celebrity journalism, il pellegrinaggio personale (Stone è un fan naturale di Castro, e Castro un fan naturale dei suoi film di guerra) e l'inchiesta politica, Comandante affascina proprio per la sua indefinibilità.

«Non sapevo cosa stavo facendo» ha detto un Oliver Stone più pacato del solito al publico. Quindi ho deciso di abbattere 'la quarta parete', di mostrare la troupe e tutto quello che stava succedendo intorno all'intervista, per creare una situazione in cui gli incidenti erano permessi». Fin dalle prime battute del film - girato con telecamere in continuo movimento, e inquadrato da angolature drammatiche - non ci sono dubbi su chi, tra i due conversanti, conduca il gioco. Con il valido aiuto di una traduttrice che lavora con lui da trent'anni, Castro diverte, seduce, elude, prende di punta, pontifica, cambia marcia, getta fumo negli occhi, si perde in digressioni teoriche e racconta dettagli minuziosi. «In un certo senso era come avere a che fare con una star del cinema - una specie di Marcello Mastroianni», ha detto Stone dopo la proiezione. E nel film lo si vede seguire il ritmo ineguagliabile del leader cubano con espressioni a tratti frustrate, ammirate, divertite, di riflessione....

Sul côté light, si apprende che Castro cammina avanti e indietro nel suo ufficio per tenersi in forma, che non si è mai sognato di andare dallo psicologo, che adora Sofia Loren, Brigitte Bardot, Cantinaflas e, soprattutto, Charlie Chaplin - di cui conosce a memoria tutti film. Che la prima volta che ha visto Nixon, nel 1959, lo ha giudicato «un politico di mente ristretta», che Krushev gli piaceva perché era «un paesano astuto», che Kennedy è stato ucciso da più di un fucile solo e che, dopo la vicenda di Elian Gonzales (un miracolo da parte di Cuba e un disastro da parte americana) nel paese si sono moltiplicate le manifestazioni a suo favore. Ma, in mezzo a questo fiume di parole e dettagli impressionistici, Castro riesce a infilare le sue frustrazioni (per esempio perché Cuba è stata «usata» sia dagli Usa che dall'Urss), e verità come quella secondo cui, dalla crisi dei missili in poi, il popolo americano ha permesso che l'espressione «sicurezza nazionale» diventasse il mantra assoluto del paese.

Da parte sua Stone riesce a infilare domande sulla presenza cubana in Vietnam, sulla tortura ai prigionieri politici, sui rapporti con il Che e la sua morte, sulle elezioni poi non così libere.... Castro sorvola, elude o risponde con cose già dette - ma, come ha fato notare Stone - è interessante il modo in cui dice, o non dice, le cose. Montato con un occhio ai ritmi e alle sensibilità del pubblico di Hbo (andrà in onda a maggio sulla rete via cavo), anche Comandante è valido più per quello che lascia trasparire che per quello che mostra. Oliver Stone ha anticipato che cercherà di rendere disponibile, almeno su Internet, «per studiosi e politologi» le rimanenti ore dell'intervista.

[...]

Il Manifesto, 23 gennaio 2003

La emigración del Mariel

El Made in Miami Film Festival (Festival de Cine Hecho en Miami) se inaugura este viernes con el estreno del documental dirigido y producido por Lisandro Pérez-Rey, Más allá del mar, cuyo tema son los conocidos sucesos del Mariel, en 1980, cuando cerca de 130.000 cubanos abandonaron la Isla rumbo a Estados Unidos.

Más de 20 años después, explican los organizadores del evento, Pérez-Rey ha recopilado en un documental de 80 minutos los dramas personales que rodearon los hechos del Mariel, "uno de los episodios más conmovedores en la historia de las migraciones humanas".

Las historias que cuenta el realizador en su obra "se tejen con imágenes históricas únicas y material de archivo de la Cuba de hoy, para recrear esta 'explosión de los ochenta' ", una crisis que conmovió a las sociedades cubana y estadounidense.

El documental se presentará también los días 14 y 19 de enero a las 21:00 horas en el Tower Theater de Miami.

 

Encuentro, 13 de enero de 2003

Nós do Cinema 

una scuola di recitazione per meninos


Grande successo di pubblico e di critica in Gran Bretagna per il film brasiliano, diretto da Fernando Meirelles in collaborazione con Kátia Lund, "Cidade de Deus". 

Su alcuni giornali britannici l'opera è stata paragonata ai migliori lavori di  Scorsese.

 

Secondo Kátia Lund il successo della pellicola risiede nel suo realismo, nel suo mostrare i lati bui ma anche le grandi potenzialità di un certo tipo di gioventù.

"Quando as pessoas assistem Cidade de Deus, elas vêem, ao mesmo tempo, o incrível desperdício e o potencial desta juventude. Há uma mudança de ótica em nossa socidade, quando começamos a reconhecer o valor deste povo". 

Inoltre si tratta, sempre secondo le sue parole, di una storia che bisognava raccontare ma che nessuno stava raccontando. "Poucas vezes há uma história que tem que ser contada e que ninguém está contando, no momento certo. Esta é minha experiência com o Cidade de Deus, isso tem que ser falado agora. Então, a reação ao filme não me surpreende".

 

Ma anche la storia che sta dietro il film, la storia della sua lavorazione, merita  di essere raccontata. A partire dalla ricerca fatta per mesi nei quartieri poveri di Rio de Janeiro, dai provini a circa 2000 bambini, tra i quali scegliere i 200 che non solo avrebbero avrebbero lavorato nel film, ma che avrebbero anche frequentato una scuola "speciale". Una scuola creata apposta per loro. 

I due direttori hanno infatti organizzato una scuola di recitazione, chiamata Nós do Cinema, per valorizzare al meglio le capacità espressive di questi ragazzini, ai quali il regista non ha voluto togliere nulla in spontaneità, basando la loro recitazione soprattutto sulla spontaneità. 

Spiegata la scen,a infatti, spiegate le intenzioni dei personaggi, i giovani attori sono stati lasciati liberi di interpretare la situazione, senza testi, né interenti propositivi del regista.
"Nós falamos para os atores pensarem em qual é a intenção do personagem. Não damos texto, não damos ação. Criamos uma cena, explicamos para os atores, explicamos qual a intenção de cada um e deixamos a cena rolar".

 


"Eu já havia trabalhado com este elenco, muitos deles já faziam parte dos clipes que eu dirigi para a banda O Rappa. Mas, nós sabíamos que teríamos que formar um elenco. Não existem 50 ou 60 garotos adolescentes de comunidade que têm esta experiência de atuação para cinema",
Terminato il film, la scuola  Nós do Cinema continua la sua attività, liberando e potenziando le capacità ed il bisogno espressivo dei bambini dei quartieri emarginati di Rio de Janeiro.

 

[Stella de Fanzago]

14 gennaio 2003

Il revival di Pancho Villa

 

Il popolare eroe della rivoluzione messicana sta avendo un  periodo di rinnovata popolarità presso il pubblico. La sua immagine viene commercializzata nei più svariati generi  e situazioni in molti paesi, tanto che ristoranti con il suo nome si possono trovare a San Francisco come a Mosca. La recente biografia in due volumi dello storico Freidrich Katz, "The Life and Times of Pancho Villa," pubblicata nel 1998, raffigura Pancho Villa come un eroe, difensore dei poveri, che combatte per la giustizia sociale.

E' a questa figura un po' troppo mitizzata che si rivolge anche il cinema messicano, che vuole onorare il suo eroe realizzando  una pellicola sulla sua vita.  Le riprese sono già iniziate e per la parte del protagonista è stato chiamato un nome di sicuro richiamo: Antonio Banderas.

Il successo di pubblico,dato il clima del momento, è facilmente prevedibile.

[S.d.F]

14 gennaio 2003

Noticias de Claqueta

Claqueta es un excelente servicio de información del Departamento de cinematografía del Ministerio de Cultura. 

 

Por Ignacio Ramírez 

 

 

En estos tiempos de balances sobre lo que ocurrió en el universo del cine colombiano, en el año que acaba de pasar, nos pone al tanto de lo que se vio y lo que se verá. 

 

En el 2002 se estrenaron cuatro largometrajes colombianos: Bolívar soy yo de Jorge Alí Triana, Afterparty de Carlos Rincón, Como el gato y el ratón de Rodrigo Triana y Te busco de Ricardo Coral. 

 

La Convocatoria Cinematográfica del 2002 "El rollo continúa" del Ministerio de Cultura, que otorgó estímulos para posproducción y promoción, permitirá la finalización y presentación de películas como Malamor de Jorge Echeverri, La primera noche de Luis Alberto Restrepo, Apocalipsur de Javier Mejía, El gato escaldado no le teme al agua fría de Juliana Barrera, En el reino de los cielos de Alesssandro Basile y Sumas y Restas de Víctor Gaviria. 

 

Como se puede colegir por estas noticias de Claqueta, el cine colombiano está en plena actividad. Adicionalmente, a través de Ibermedia podrán concluir la producción las películas que recibieron ayuda en la modalidad de coproducción: Juego de niños de Carlos Arbeláez y La historia del baúl rosado de Libia Stella Gómez. 

Otra ganadora fue No crecerás de Gustavo Bolívar, en desarrollo de proyectos. Sin amparo de Jaime Osorio, ganadora en la Convocatoria del año 2000, se encuentra en la última fase de posproducción.

 

En cuanto a Premios a películas: El Ombú de Oro a la mejor película en uno de los festivales con mayor tradición en Latinoamérica, Mar del Plata, a Bolívar soy yo de Jorge A. Triana. 

Con 3.000 euros el Fond Sud de Francia premió el proyecto de largometraje El rey de Antonio Dorado, también ganador en la Convocatoria Nacional Cinematográfica de 1998. 

La realizadora colombiana radicada en Estados Unidos, Patricia Cardoso con su película Las mujeres de verdad tienen curvas recibió el premio del público en el prestigioso Sundance Film Festival, especializado en cine independiente.

 

 

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