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Latinoamerica-online Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi |
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di Mariella Moresco Fornasier
Glorie argentine del cinema muto: l'epopea del gaucho (23 maggio 2002) In difficoltà il cinema latinoamericano (9 aprile 2002) La scomparsa di un mito (6 aprile 2002) I festival del cinema in America Latina (dicembre 2001)
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Glorie argentine del cinema muto: l'epopea del gaucho Grande successo di pubblico per il ciclo di pellicole d‘epoca, "Cine argentino: memoria en imágenes", organizzato all’inizio dell’anno a Buenos Aires dal Centro Cultural Borges. Una concessione alla nostalgia e l’impegno a riscattare il proprio patrimonio culturale.
Costato un po’ più di 20.000 pesos, il film ne guadagnò quasi un milione, battendo ogni record, anche futuro, del cinema argentino. Il suo grande successo in patria e in Spagna determinò lo sviluppo dell’industria cinematografica nazionale. Il titolo del film divenne tanto popolare, che fu ripreso da un tango di Francisco Canaro e da allora è anche il nome di una marca di mate, la bevanda tipica del Cono Sur, ancora oggi in commercio. All’inizio dell'epoca del parlato ne fu fatta una copia sonora, con la registrazione su disco della voce della protagonista del film, la celebre Orfilia Rico. La versione vista quest’anno dagli appassionati è stata proiettata con musica dal vivo, come era usanza dell’epoca del muto. Il motivo della scelta di restaurare "Nobleza gaucha"? "Quizás
no sea la gran película pero representa un sentimiento, el sentimiento
de lo que significaba las contradicciones entre el campo y la ciudad". Una figura imprescindibile della cultura nazionale argentina, quello del gaucho. Per questo motivo lo scrittore José González Castillo, incaricato di riscrivere le parti mancanti, si è avvalso dei classici della letteratura nazionale, quali "Santos Vega" di Rafael Obligado e "Fausto" di Estanislao del Campo. Non poteva certo mancare l’apporto di "Martín Fierro" di José Hernández per quello che, più che uno spettacolo, è stato un omaggio all’identità nazionale argentina.
[Stella de Fanzago] 23 maggio 2002 |
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La
scomparsa di un mito
E' morta nel sonno all'età di 88 anni la leggendaria attrice messicana María
Félix.
Anche il presidente Fox, appresa la notizia durante una visita nel nord del paese, ha espresso
Il feretro è stato trasportato al Palacio de Bellas Artes, dove ha ricevuto l'omaggio di
una numerosissima folla, che ha fatto ala al corteo che trasportava il corpo dell'attrice dalla sua Il corteo funebre era aperto da un centinaio di granatieri, mentre molti musicisti intonavano
[Stella de Fanzago] 6 aprile 2002
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I festival del cinema in America Latina
Anno ricco di soddisfazioni per il cinema latinoamericano. In tutte le rassegne internazionali di maggior rilievo le pellicole di registi ispanoamericani hanno ricevuto riconoscimenti importanti e successo di pubblico.
Il Festival del Cinema di Montreal, svoltosi a settembre, ha visto il trionfo dell'argentino El Hijo de la Novia, di Juan José Campanella, che ha vinto il Premio Speciale della Giuria per il miglior film latinoamericano, raccontando con grazia e humour una toccante storia di amore e malattia, ispirata alla vita dei suoi genitori. Sempre a settembre la cinematografia brasiliana ha fatto la parte del leone, alla dodicesima edizione del Festival Latinoamericano del Cinema di Londra, presentando ben 11 pellicole.
A New York, dove hanno riscosso un buon successo le pellicole messicane, tra la quali Y tu mamá también, di Alfonso Cuarón, che aveva vinto a Venezia il premio per la migliore sceneggiatura e due premi per giovani attori, il giovanissimo regista argentino Lisandro Alonso, solo ventiseienne, si è distinto con La Libertad. Altro successo argentino La Ciénaga, di Lucrecia Martel, metafora della decadenza di una classe borghese incapace di confrontarsi con una società in mutamento.
Anche a San Sebastian il primo premio è andato ad un film latinoamericano, il cileno Taxi para tres, di Orlando Lübbert.
Partecipare ad un festival è evidentemente un'avventura degna di essere raccontata, se il regista messicano Gabriel Retes ha deciso di girare dal vivo, durante lo svolgimento di diversi festival, le scene per il suo lungometraggio Festival.ron, un racconto da “dietro le quinte” delle gioie e dei dolori dei registi che partecipano ai vari appuntamenti cinematografici. Retes lavora con cognizione di causa, dato che ha partecipato a ben ottanta festival, vincendo lo scorso anno il primo premio del Festival Internacional de Cine de Cartagena con Un dulce olor a muerte. L'empatia tra la cinematografia latinoamericana e l'Italia è un fenomeno consolidato da alcuni anni. Nella stagione in corso alcune pellicole quali La Ciénaga, Amores Perros, Y tu mamá también hanno avuto un buon successo di pubblico nelle sale italiane. Interessante anche la produzione di pellicole ispirate alla storia recente dell'Argentina, indagata da Marco Bechis con Garage Olimpo e Figli-Hijos, entrambi incentrati sul dramma dei desaparecidos.
Un feeling emerso anche al Festival dell'Avana, cui partecipa La stanza del figlio di Nanni Moretti, dove le quasi 5000 persone presenti alla serata di inaugurazione presso il teatro Karl Marx, hanno assistito ad un concerto con il compositore e pianista italiano Nicola Piovani, che nel 1999 ha vinto l'Oscar per la colonna sonora del film di Benigni La vita è bella. Un omaggio particolare è stato reso a Gian Maria Volonté, alla cui memoria è stata dedicata una rassegna di dodici film.
I rapporti tra il cinema italiano e quello cubano datano ormai da molti anni. Ricordiamo che il regista argentino Fernando Birri, che iniziò a lavorare in Italia dove fu autore di documentari quali il famoso La Sicilia di Birri, realizzato nel 1951 con Mario Verdone, divenne successivamente direttore della Escuela de Cine de los Tres Mundos di Cuba. Anche il regista cubano Julio García Espinosa, presidente del Festival Internazionale del Nuovo Cinema dell'Avana, fu studente del Centro sperimentale di cinematografia di Roma negli anni in cui nasceva il neorealismo, da cui fu influenzato prima di trovare il proprio stile espressivo e di fondare, nel 1986, la Escuela de Cinema di San Antonio de los Baños .
Vitale e con una gran voglia di crescere ancora, la cinematografia latinoamericana ha trovato un recente punto di confluenza organizzativa nella creazione della Asociación de Festivales de Cine Iberoamericano (Afci). Il nuovo organismo ha lo scopo di favorire lo scambio di esperienze e di dare maggior impulso alla divulgazione della produzione latinoamericana nel mondo, oltre a semplificare dal punto di vista organizzativo sia la gestione dei vari festival del continente che la ricerca di sponsorizzazioni.
L'atto di nascita della nuova
associazione è stato ratificato da 14 festival del cinema
latinoamericano, i cileni di Valdivia e di Viña del Mar, gli uruguayani
Festival Internacional e Festival di Punta del Este, il
Festival Internacional di Santo Domingo , il Festival
brasiliano di Gramado, quelli del Cine Hispano di Miami e
del Cine Latino di Chicago, nonché i festival europei di
Londra, Lione,Tolosa, Troia (Portogallo) e Huesca (Spagna). Il festival
spagnolo di Huelva, recentemente conclusosi, è stato l'anfitrione e
l'organizzatore delle fasi preliminari della creazione
dell'Afci. Di particolare interesse due sezioni del Festival di Huelva: Testimonio e La memoria agitada: El cine de la represión en Chile y Argentina. Nella prima sono stati presentati due documentari di grande valore sociologico e politico: Crónica palestina. Los caminos de la ira di Miguel Littin, quasi un diario di viaggio "annotato" con una cinepresa digitale, e Yocavil di Eduardo Abel Sahar, un commovente "ritratto" sugli ultimi eredi della cultura Diaguita-Calchaquí, nella valle di Yocavil, la cui vita scorre tra il retaggio del passato e le sollecitazioni del presente.
Il coordinatore della sezione, Francisco Javier Millán, giornalista e profondo conoscitore della realtà latinoamericana, ha sottolineato l'importanza di un cinema di testimonianza, che riveste un fondamentale ruolo politico. Il Guatemala, ha spiegato Millán, ha sofferto una repressione tanto feroce quanto quella di Cile e Argentina, senza però che le sue sofferenze avessero la stessa ripercussione internazionale, proprio perché privo di una propria cinematografia.
[Mariella Moresco Fornasier] dicembre 2001 |
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