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Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi

Cinema 

 

di Mariella Moresco Fornasier

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Glorie argentine del cinema muto: l'epopea del gaucho  (23 maggio 2002)

In difficoltà il cinema latinoamericano    (9 aprile 2002)

La scomparsa di un mito   (6 aprile 2002)

I festival del cinema in America Latina  (dicembre 2001)

 

 

Glorie argentine del cinema muto: l'epopea del gaucho

 

Grande successo di pubblico per il ciclo di pellicole d‘epoca, "Cine argentino: memoria en imágenes",  organizzato all’inizio dell’anno a Buenos Aires dal  Centro Cultural Borges.

Una concessione alla nostalgia e l’impegno a riscattare il proprio patrimonio culturale.

 

Un’operazione riuscita, dato che il maggior successo della rassegna è stato la proiezione di "Nobleza gaucha", un film girato nel 1914 ed una delle 15 pellicole mute, su circa 200 prodotte all'epoca, che sono state salvate e restaurate da una associazione senza fine di lucro, diretta dal regista  Fernando "Pino" Solanas, che lavora a sostegno del patrimonio audiovisivo della Cinemateca Nacional e che ha dovuto letteralmente ricostruire due “pizze” della pellicola, che erano andate perdute, tramite un lavoro di ricerca, riscrivendone la trama ed utilizzando foto fisse.

 

Costato un po’ più di 20.000 pesos, il film ne guadagnò quasi un milione, battendo ogni record, anche futuro, del cinema argentino. Il suo grande successo in patria e in Spagna determinò lo sviluppo dell’industria cinematografica nazionale. 

Il titolo del film divenne tanto popolare, che fu ripreso  da un tango di Francisco Canaro e da allora  è anche il nome di una marca di mate, la bevanda tipica del Cono Sur, ancora oggi in commercio. All’inizio dell'epoca del  parlato ne fu fatta una copia sonora, con la registrazione su disco della voce della protagonista del film, la celebre Orfilia Rico.

La versione vista  quest’anno dagli appassionati è stata  proiettata con musica dal vivo, come era usanza dell’epoca del muto. 

Il motivo della scelta di restaurare "Nobleza gaucha"? 

"Quizás no sea la gran película pero representa un sentimiento, el sentimiento de lo que significaba las contradicciones entre el campo y la ciudad".

Una figura imprescindibile della cultura nazionale argentina, quello del gaucho. Per questo motivo lo scrittore José González Castillo, incaricato di riscrivere le parti mancanti, si è avvalso dei classici della letteratura nazionale, quali "Santos Vega" di Rafael Obligado e "Fausto" di Estanislao del Campo. Non poteva certo mancare l’apporto di  "Martín Fierro" di José Hernández per  quello che, più che uno spettacolo, è stato  un omaggio all’identità nazionale argentina.

 

[Stella de Fanzago]

23 maggio 2002

In difficoltà il cinema latinoamericano

 

Nonostante i successi ottenuti ai più importanti festival internazionali, la cinematografia latinoamericana si trova in una difficile situazione economica.

 

In lizza per i primi premi  a tutti i più significativi appuntamenti della cinematografia mondiale, quest'anno il cinema latinoamericano ha visto, per la prima volta nella storia degli Oscar, un film uruguaiano che si è qualificato tra i favoriti nel contendersi la mitica statuetta, quale miglior film straniero. Si tratta di En la puta vida della regista Beatriz Flores Silva, che ha voluto raccontare la storia di una donna che, per superare le sue difficoltà economiche ed una situazione senza futuro, finisce per cadere nel giro della prostituzione. 

Una storia amara, purtroppo vera. Nel 1992 scoppiò in Uruguay lo scandalo della tratta delle bianche, ricostruita allora in un libro che raccolse decine di testimonianze di altrettante vittime di una vita senza prospettive (v.I festival del cinema in America Latina).

I temi sociali sono comuni anche ai film brasiliani che hanno partecipato al Festival di Berlino, per citare solo il più importante tra quelli più recenti.

 

A fronte di molte soddisfazioni i registi latinoamericani devono però scontrarsi spesso con la frustrante situazione di non potere ultimare le loro opere per una cronica scarsità di mezzi.

Se ne è avuta la conferma nel corso della manifestazione Rencontres cinémas d'Amérique latine di Tolosa, tenutasi quest'anno dal 15 al 24 marzo, alla quale vengono presentate opere in fase di realizzazione. Presso la sala di proiezione dell'Istituto Cervantes si sono sentite le storie, del tutto simili fra loro, di registi  che lamentavano di avere "nel cassetto" opere già girate, ma che non potevano montare  o trasferire su pellicola da 35 mm per mancanza di fondi, a volte solo poche decine di migliaia di dollari.   

 

Gli organizzatori di questa 14° edizione dei Rencontres raccontano di avere ricevuto una cinquantina di cassette con opere che, forse, non verranno mai presentate al pubblico.

La manifestazione di Tolosa è abbinata al festival  spagnolo di San Sebastian, che si terrà a settembre. Le opere che riusciranno ad esser completate per quella data parteciperanno al Festival, altrimenti verranno ripresentate solo ad un pubblico ristretto di addetti ai lavori.

 

Il paese più rappresentato ai Rencontres di Tolosa è stato l'Argentina, il cui cinema vive un momento di grande vivacità creativa, minacciata però a brevissimo termine dalla crisi economica che ha sconvolto il paese.

Carlos Sorin, Leone d'Argento a Venezia nel 1986 per La Pelicula del Rey, racconta di avere girato lo scorso anno in Patagonia Historias Minimas. A dicembre avrebbe dovuto ricevere un finanziamento di 50.000 pesos dall'Istituto del Cinema per terminare il montaggio.

Si era ai tempi della parità dollaro-peso. "Cinque presidenti più tardi", come ha scherzosamente

detto Sorin, i 50.000 pesos sono diventati 15.000 dollari, che con molta probabilità non riuscirà mai a vedere. Il suo lavoro è molto piaciuto a Tolosa, per cui c'è da sperare che la sua sia una storia a lieto fine. Per altri non sarà così.

 

La cinematografia latinoamericana ha comunque dimostrato la sua qualità. Nonostante le 4 buone pellicole argentine presentate ai Rencontres, è stato il Brasile a vincere il Grand Prix con Domésticas, o filme, una commedia sulla vita delle domestiche di San Paolo.

Grande successo anche per Caja negra, girato in DVD a costo di poche decine di migliaia di dollari dal giovanissimo regista argentino Luis Ortega, di appena 21 anni.

 

[Stella de Fanzago]

9 aprile 2002

La scomparsa di un mito

 

E' morta nel sonno all'età di 88 anni la leggendaria attrice messicana María Félix.
La sua carriera cominciò nel 1942 con un ruolo già di primo piano in El peón de las ánimas. I suoi erano personaggi caratterizzati da un carattere forte. Nel film che la rese famosa, La Generala, interpretava una leader della rivoluzione messicana. Nel corso della sua carriera interpretò 47 film con artisti famosi, anche italiani, quali Rossano Brazzi, Vittorio Gassman, Yves Montand, Gerard Philipe e molti altri. 

Anche il presidente Fox, appresa la notizia durante una visita nel nord del paese, ha espresso
il suo cordoglio, evidenziando la singolarità della sua figura: "ha habido pocas de su talla y de su calidad, la verdad es que en lo personal, la admiraba yo mucho y pues, simple y sencillamente, México tiene una gran pérdida, la tenemos todos los mexicanos"

Il feretro è stato trasportato al Palacio de Bellas Artes, dove ha ricevuto l'omaggio di una numerosissima folla, che ha fatto ala al corteo che trasportava il corpo dell'attrice dalla sua
casa alla camera ardente, ornata con migliaia di fiori rossi e bianchi in omaggia a La Doña, come era conosciuta in tutto il paese. Anche il presidente Fox, di ritorno alla capitale, si è recato a renderle omaggio al Palacio de Bellas Artes, dove sono state intonate le tradizionali Mañanitas, canzoni suonate durante i compleanni. E proprio martedì Maria Féliz avrebbe compiuto i suoi 88 anni.

Il corteo funebre era aperto da un centinaio di granatieri, mentre molti musicisti intonavano 
spontaneamente dei boleri, quali Pienso en ti e María Bonita, la canzone scritta per lei dal suo 
ex marito e famoso compositore messicano Agustín Lara.


Figlia di un indio messicano e di una spagnola, ebbe una intensa vita sentimentale con uomini anch'essi di grande talento, come i suoi cinque mariti ed i suoi più famosi amanti: il muralista messicano Diego Rivera, il filosofo francese Jean Paul Sartre, il torero spagnolo Luis Miguel Dominguín e re Faruk d'Egitto, del quale si dice che le avrebbe regalato il  diadema di Nefertari in cambio di una notte d'amore. Negli ultimi anni, durante i quali trascorreva 6 mesi in Messico e 6 mesi a Parigi  era stata la compagna del  pittore francese Antoine Tzapoff.


Nella prefazione di un libro di fotografie sulla sua vita, realizzato dal suo unico figlio Enrique Álvarez Félix, scomparso nel 1996, il grande scrittore messicano Octavio Paz scrisse che "María 
nació dos veces: sus padres la engendraron y ella, después, se inventó a sí misma".
         

[Stella de Fanzago]

6 aprile 2002   

                                                         

I festival del cinema in America Latina

 

 

Anno ricco di soddisfazioni per il cinema latinoamericano. In tutte le rassegne internazionali di maggior rilievo le pellicole di registi ispanoamericani hanno ricevuto riconoscimenti importanti e successo di pubblico.

 

Molti sono i paesi latinoamericani che organizzano un proprio festival, spesso specificamente dedicato alle novità della cinematografia ispanoamericana o esclusivamente latinoamericana. Dal XVI Festival Internacional de Mar del Plata di Buenos Aires, svoltosi nell'aprile scorso, al Festival Internacional del Nuevo Cine Latinoamericano dell'Avana, uno dei più importanti del continente, iniziato il 3 dicembre, i film latinoamericani si sono distinti per il numero di premi e le menzioni speciali ricevute. 

 

Il Festival del Cinema di Montreal, svoltosi a settembre, ha visto il trionfo dell'argentino El Hijo de la Novia, di Juan José Campanella, che ha vinto il Premio Speciale della Giuria per il miglior film latinoamericano, raccontando con grazia e humour una toccante storia di amore e malattia, ispirata alla vita dei suoi genitori. Sempre a settembre la cinematografia brasiliana ha fatto la parte del leone, alla dodicesima edizione del Festival Latinoamericano del Cinema di Londra, presentando ben 11 pellicole.

 

A New York, dove hanno riscosso un buon successo le pellicole messicane, tra la quali Y tu mamá también, di Alfonso Cuarón, che aveva vinto a Venezia il premio per la migliore sceneggiatura e due premi per giovani attori, il giovanissimo regista argentino Lisandro Alonso, solo ventiseienne, si è distinto con La Libertad. Altro successo argentino La Ciénaga, di Lucrecia Martel, metafora della decadenza di una classe borghese incapace di confrontarsi con una società in mutamento.

 

Anche a San Sebastian il primo premio è andato ad un film latinoamericano, il cileno Taxi para tres, di Orlando Lübbert.

 

Partecipare ad un festival è evidentemente un'avventura degna di essere raccontata, se il regista messicano Gabriel Retes ha deciso di girare dal vivo, durante lo svolgimento di diversi festival,  le scene per il suo lungometraggio Festival.ron, un racconto da “dietro le quinte” delle gioie e dei dolori dei registi che partecipano ai vari appuntamenti cinematografici. Retes lavora con cognizione di causa, dato che ha partecipato a ben ottanta festival, vincendo lo scorso anno il primo premio del Festival Internacional de Cine de Cartagena con Un dulce olor a muerte.

L'empatia tra la cinematografia latinoamericana e l'Italia è un fenomeno consolidato da alcuni anni. Nella stagione in corso alcune pellicole quali La Ciénaga, Amores Perros, Y tu mamá también hanno avuto un buon successo di pubblico nelle sale italiane. Interessante anche la produzione di pellicole ispirate alla storia recente dell'Argentina, indagata da Marco Bechis con Garage Olimpo e Figli-Hijos, entrambi incentrati sul dramma dei desaparecidos

 

Un feeling emerso anche al Festival dell'Avana, cui partecipa La stanza del figlio di Nanni Moretti, dove le quasi 5000 persone presenti alla serata di inaugurazione presso il teatro Karl Marx, hanno assistito ad un concerto con il compositore e pianista italiano Nicola Piovani, che nel 1999 ha vinto l'Oscar per la colonna sonora del film di Benigni La vita è bella

Un omaggio particolare è stato reso a Gian Maria Volonté, alla cui memoria  è stata dedicata una rassegna di dodici film.

 

I rapporti tra il cinema italiano e quello cubano datano ormai da molti anni. Ricordiamo che il regista argentino Fernando Birri, che iniziò a lavorare in Italia dove fu autore di documentari quali il famoso La Sicilia di Birri, realizzato nel 1951 con Mario Verdone, divenne successivamente direttore della Escuela de Cine de los Tres Mundos di Cuba. Anche il regista cubano Julio García Espinosa, presidente del Festival Internazionale del Nuovo Cinema dell'Avana, fu studente del Centro sperimentale di cinematografia di Roma negli anni in cui nasceva il neorealismo, da cui  fu influenzato prima di trovare il proprio stile espressivo e di fondare, nel 1986, la Escuela de Cinema di San Antonio de los Baños .

 

Vitale e con una gran voglia di crescere ancora, la cinematografia latinoamericana ha trovato un recente punto di confluenza organizzativa nella creazione della Asociación de Festivales de Cine Iberoamericano (Afci). Il nuovo organismo ha lo scopo di favorire lo scambio di esperienze e di dare maggior impulso alla divulgazione della produzione latinoamericana nel mondo, oltre a semplificare dal punto di vista organizzativo sia la gestione dei vari festival del continente che la ricerca di sponsorizzazioni.

 

L'atto di nascita della nuova associazione è stato ratificato da 14 festival del cinema  latinoamericano, i cileni di Valdivia e di Viña del Mar, gli uruguayani Festival Internacional e  Festival di Punta del Este, il Festival Internacional di Santo Domingo , il Festival brasiliano di Gramado, quelli del Cine Hispano di Miami e del Cine Latino di Chicago, nonché i festival  europei di Londra, Lione,Tolosa, Troia (Portogallo) e Huesca (Spagna). Il festival spagnolo di  Huelva, recentemente conclusosi, è stato l'anfitrione e l'organizzatore delle fasi preliminari della creazione dell'Afci. 

Il 27° Festival de Cine Iberoamericano di Huelva (17 - 24  novembre), che ha offerto una 
completa prospettiva dell'attuale produzione ispanoamericana, ha visto il trionfo della pellicola uruguayana En la puta vida, di Beatriz Flores Silva. Coprodotto da Uruguay, Belgio e Spagna, il film descrive la tratta delle bianche dall'Uruguay all'Europa attraverso la storia di Elisa, donna povera con due bambini da crescere, il cui sogno è quello di aprire un negozio di parrucchiera a Montevideo e che finirà come prostituta a Barcellona. La storia è tratta da un'indagine giornalistica di María Urruzola, pubblicata nel libro El huevo de la serpiente. Beatriz Flores Silva aveva già diretto Los pecados capitales e il telefilm La historia casi verdadera de Pepita la pistolera


Di particolare interesse due sezioni del Festival di Huelva: Testimonio e La memoria agitada: El cine de la represión en Chile y Argentina. Nella prima sono stati presentati due documentari di grande valore sociologico e politico: Crónica palestina. Los caminos de la ira di Miguel Littin, quasi un diario di viaggio "annotato" con una cinepresa digitale, e Yocavil di Eduardo Abel Sahar, un commovente "ritratto" sugli ultimi eredi della cultura Diaguita-Calchaquí, nella valle di Yocavil, la cui vita scorre tra il retaggio del passato e le sollecitazioni del presente.

 

La memoria agitada: El cine de la represión en Chile y Argentina ha riproposto la tragedia delle feroci repressioni, con il loro corredo di torture e sparizioni forzate, messe in atto dalle dittature militari. Presentate pellicole già premiate in precedenti festival, quali Garage Olimpo di Bechis, La Historia Oficial di Luis Puenzo e Acta General de Chile di Miguel Littín, ma anche nuovi lavori come i lungometraggi cileni Amnesia di Gonzalo Justiniano e La frontera di Ricardo Larrain e gli argentini Un muro de silencio di Lita Stantic, Los chicos de la guerra, di Bebe Kamín, sulla disastrosa  guerra delle Malvinas e il documentario di Miguel Pérez La República perdida II

 

Il coordinatore della sezione, Francisco Javier Millán, giornalista e profondo conoscitore della realtà latinoamericana, ha sottolineato l'importanza di un cinema di testimonianza, che riveste un fondamentale ruolo politico. Il Guatemala, ha spiegato Millán, ha sofferto una repressione tanto feroce quanto quella di Cile e Argentina, senza però che le sue sofferenze avessero la stessa ripercussione internazionale, proprio perché privo di una propria cinematografia.

 

[Mariella Moresco Fornasier]

dicembre 2001

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Direttore Mariella Moresco Fornasier

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