Latinoamerica-online

Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi

Cinema 

 

di Mariella Moresco Fornasier

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il cinema haitiano: povero ma bello   (6 agosto 2002)

Tutto pronto per Frida   (6 agosto 2002)

El mismo amor, la misma lluvia   (6 agosto 2002)

Fernando Trueba y el jazz latino  (9 luglio 2002)

 

Il cinema haitiano: povero ma bello

 

 

La scarsità di risorse non è un ostacolo per la creatività della cinematografia haitiana.
"Gli haitiani non vogliono essere invisibili. Il nostro cinema è allo stato embrionale, ma è pieno di potenzialità", dice il regista Arnold Antonin. "Gli haitiani vogliono vedere sé stessi ed i loro problemi narrati nei film".

Sarà per questo desiderio di realismo, che ad Haiti i film nazionali hanno più successo di pellicole  ai vertici degli incassi a livello internazionale,  come "Harry Potter".

Il film più noto di Antonin è "Coraggio di donne", un documentario del 2000, in cui viene narrata con affettuosa partecipazione  la dura vita  di due sorelle che per mantenere la famiglia, compresi i maschi disoccupati, spaccano pietre per venderle ai costruttori. Il documentario ed il suo regista sono stati premiati al Festival di Cannes nello scorso mese di maggio. 

Lo storico dell'arte Michel-Philippe Lerebours. commenta entusiasticamente le potenzialità del cinema haitiano, sottolineando come possa produrre film di qualità anche con pochissimi mezzi.

 

Il primo film di produzione haitiana fu girato nel 1962. Si trattava di un documentario, "But I am Beautiful", di  Ricardo Widmeier e Edouard Guilbaud. Quindici anni più tardi Bob Lemoine diresse il primo lungometraggio interamente prodotto sull'isola, tratto dal romanzo "Olivia", storia d'amore di una giovane ragazza di campagna che si innamora di uno scapestrato di città.
Durante la dittatura dei Duvalier il cinema haitiano h prodotto molto poco. 

Arnold Antoni ritornò in patria, dopo un esilio di 23 anni in Europa ed in Venezuela, nel 1986. Da allora ha girato diversi documentari di tema politico. Mancavano i mezzi tecnici, in un paese poverissimo, per produrre lungometraggi ed ai Caraibi non esistono facilitazioni per lo sviluppo della cinematografia, per la produzione e la distribuzione di pellicole prodotte localmente.

Così i registi hanno dovuto girare solo film per la televisione, che costano meno. Negli ultimi 15 anni sono stati prodotti 20 lavori per il video, per lo più drammoni sentimentali, storie di infelicità domestica ed amorosa.


Dopo aver  diretto 4 documentari sulla vita di artisti haitiani,  quando ha voluto dedicarsi ai lungometraggi Antonin ha dovuto affrontare serie difficoltà. Il centro culturale dove si giravano le riprese è stato scassinato, il materiale tecnico, raccolto  nel corso di 10 anni, rubato. 

Il film comunque è stato prodotto. Autofinanziato, è costato circa 25.000 dollari e gli attori, così come i tecnici, hanno lavorato gratuitamente. Girato in due settimane, sono occorsi 3 mesi per il montaggio, a causa dei continui blackout di energia elettrica. Ma tanta fatica ha avuto la sua ricompensa. 

A febbraio, un pubblico di 350 persone ha preferito vedere il suo "Piwoli et le Gangster"  piuttosto che il più prestigioso "Il pianeta delle scimmie", proiettato contemporaneamente in un'altra sala, con  soli 50 spettatori..

Nell'arco di due mesi, il film di Antonin è stato visto da oltre 30.000 persone, contro le 10.000 di "Harry Potter".

 

Si tratta della storia, comica, di un ex soldato, Piwoli, che ha raggiunto un relativo benessere, con una bella auto ed una moglie insoddisfatta dalla sua mancanza di entusiasmo per la vita. Il marito non la comprende: le lascia perfino guidare la sua bella auto, cosa vuole di più? Un giorno un rapinatore mascherato la blocca mentre è al volante dell'auto e gliela ruba, lasciandola innamorata dei suoi begli occhi, visti attraverso la maschera. Addolorato per la perdita della sua amata automobile ed offeso per la freddezza della moglie nei suoi confronti, Piwoli, con un annuncio sul giornale, lancia una sfida al suo avversario: venga a rubare anche sua moglie! 

Il ladro, vestito elegantemente e parlando un perfetto francese, spacciandosi per un addetto dell'ambasciata statunitense, si fa ricevere dalla coppia. Versato un sonnifero nelle bibite ed addormentata la coppia, lega il marito e si porta via, caricata come un sacco sulle spalle, la moglie.

"Mi ha fatto ridere, facendomi passare lo stress. E' lo specchio delle debolezze haitiane", ha detto uno spettatore entusiasta, che ha visto il film ben 10 volte.

Nella cittadina di St. Marc, sulla costa occidentale, la reazione del pubblico è stata diversa. Estremamente partecipi della vicenda, gli spettatori hanno protestato violentemente per "l'umiliazione inaccettabile" inflitta a Piwoli ed hanno minacciato di boicottare i film di Antonin se non fosse stata data un'opportunità di rivincita al marito umiliato.

Dopo questo episodio, alla parole "fine" è stato aggiunto "continua ..."

 

[Mariella Moresco Fornasier]

6 agosto 2002

 Tutto pronto per Frida

 

 

 

Hollywood rende omaggio alla famosa pittrice messicana, moglie dell'altrettanto famoso muralista Diego Rivera, con una pellicola che porta il suo nome, "Fida".  Salma Hayek intepreterà il personaggio dell'artista. Alfred Molina  sarò Diego Rivera e Antonio Banderas il suo grande rivale artistico, David Alfaro Siqueiros. Le riprese verranno girate negli Stati Uniti a partire da ottobre-novembre.

 

Il film vuole raccontare la relazione amorosa, intensa e dolorosa, tra Frida Kahlo ed il marito. Una passione vicendevole che durò 25 anni tra slanci e tradimenti e che la portò sull'orlo del suicidio, ma che fu per entrambi una inestinguibile fonte di ispirazione artistica. 

La vicenda sarà narrata con gli occhi della società messicana del tempo e darà spazio anche alla  narrazione della grande rivalità che contrappose Rivera ad altri grandi muralisti, primo tra tutti Siqueiros.


La personalità di Frida è stata descritta in maniera contraddittoria. Per alcuni era una donna innamorata, ingenua, che lottava contro la prepotenza ed i tradimenti del marito. Per altri si trattava di una donna fredda, cinica, calcolatrice, vendicativa. Il pittore messicano Arturo García, amico della coppia, disse che la stessa Frida diceva di sé di essere contemporaneamente tutto ciò che la gente diceva di lei.

Frida Kahlo, la cui vita fu funestata anche da una dolorosa situazione fisica, procuratale da un terribile incidente, morì a Città del Messico nel 1954.

[Stella de Fanzago]

6 agosto 2002

El mismo amor, la misma lluvia

'En esta película reflejo miedos y actitudes contra las que he luchado toda mi vida'.


por Elsa Fernández Santos     



                                          Juan José Campanella y Eduardo Blanco (foto:Luis Magán)


El mismo amor, la misma lluvia nació en 1983 como una idea para una serie de televisión. 

El proyecto no cuajó y la serie no se rodó. 
Juan José Campanella se trasladó entonces de Buenos Aires a Nueva York para estudiar cine (allí realizó El niño que gritó puta) y el proyecto quedó entre papeles. En 1999, el director regresó a Argentina y, junto a su guionista, Fernando Castets, decidió retomar la historia de un amor que perdura a través de los años y a pesar de su protagonista.


Los cambios políticos de Argentina en las dos últimas décadas y su cristalización en la rutina de la pequeña redacción de una revista de actualidad le sirven al director como telón de fondo y como escaparate de complejas relaciones humanas. 

La película -que oscila entre la comedia romántica y el dramón- se gestó, según explica  Campanella, pensando en un rostro: el del actor Ricardo Darín. 
'Nadie como él puede lograr tanta complejidad interpretativa', afirma el director.
Campanella asegura casi sin titubeos que prefiere El mismo amor, la misma lluvia a su ya famosa El hijo de la novia, una película que -todavía en cartel un año después de su estreno- ha logrado sólo en España más de un millón de espectadores y una recaudación de más de ocho millones de euros, convirtiéndose en un imprevisible fenómeno cinematográfico. 

 

'El peso de El hijo de la novia no existe para mí, porque esta película es anterior; si fuera posterior, probablemente lo vería de otra manera'. 'Si se estrena más tarde es por problemas de distribución que se me escapan'. 
'El hijo de la novia', continúa Campanella, 'es una película mucho más personal, más autobiográfica, mi familia está presente en ella. 
En esta película, sin embargo, hay otras cosas, reflejo más miedos, más actitudes contra las que he intentado luchar toda mi vida. La película habla de la independencia, de la individualidad, de los propios objetivos frente a lo que esperan los demás de nosotros. Y todo eso con algo añadido, algo imprevisto: el personaje de Laura, una mujer de la que yo me enamoro cada vez que la miro y cada vez que la escucho'. 'Su claridad es revolucionaria', afirma en las notas de producción de la película Ricardo Darín.


Darín interpreta el personaje principal de la película, un escritor que sobrevive en una revista publicando sus cuentos y que acaba aislado y corrompido por su hipocresía ('por su miedo a las pequeñas cosas', dice el director). Un personaje que sólo 'tocando fondo tiene la posibilidad de cambiar'. La dictadura, la democracia, la guerra de las Malvinas, la llegada de Carlos Menem al poder, forman el contexto de una historia de amor 'a lo Frank Capra'. 'La lluvia', añade Campanella, 'es un homenaje al cine de Capra, a su romanticismo'.


'El mismo amor, la misma lluvia tiene un tono similar a El hijo de la novia', añade el director argentino. 'Está dirigida y escrita por los mismos y eso se transmite, es nuestra forma de hacer. Somos incapaces de escribir una escena totalmente dramática o totalmente graciosa'.
Campanella, que no quiere hablar de lo que hoy ocurre en Argentina ('demasiado complejo, no quiero caer en simplificaciones o lugares comunes, es muy grave lo que ocurre, pero creo en la capacidad de reacción de la gente'), asegura que su cine no pretende ser ni un retrato social ni político de Argentina. 'Me gustan las historias de individuos y las relaciones que entre ellos se establecen, pero el contexto histórico es sólo contexto. Es necesario, su importancia es grande, pero no es el centro de la historia, al menos no lo es en mis películas'.


El País - 19 de julio de 2002

Fernando Trueba y el jazz latino
 
 
Paquito D´Rivera, Tito Puente, Chucho Valdés, Eliane Elías... así hasta 12 grandes artistas del jazz latino se dan cita bajo la batuta del Director español Fernando Trueba en Calle 54, la nueva película de este ganador del Oscar.
No hay duda que para Trueba, fue esa pasión infrenable por el Jazz, lo que le llevó a hacer Calle 54, y allí, esa misma pasión ha quedado plasmada en una creación documental, nostálgica, vital y única. Una hora y 45 minutos donde la música está siempre en primer plano, reina sobre la misma  imagen y las estrellas indiscutibles del film son los reyes del jazz son ellos los  protagonistas.
¿Cuándo comenzó el idilio entre Fernando Trueba y el jazz?
Desde muy joven me empezó a gustar Dave Brubeck y Art Tatum, y según iba creciendo, fui añadiendo nombres y discos a mi colección particular... Uno no puede amar el jazz en general, hay cosas que adoro pero otras que también detesto.

¿Cómo sienta dirigir a grandes artistas como Paquito D´Rivera,Tito Puente o
Gato Barbieri que no son profesionales de la gran pantalla?
Yo no les dirigía como si fueran actores, les dejaba vivir y tocar. Mi papel era el de captar el sentimiento que ellos transmitían. No tengo la sensación de haberles dirigido tal y como lo haces con un actor. Podría decir que casi me dirigían ellos a mí.

Deseamos saber si en esta película que es un homenaje a los grandes interpretes y creadores del Jazz, están están todos los que son o son todos los que están?
Ni mucho menos están todos lo que son. Claro que hay muchos más pero éstos son los que yo más oigo, los que más conozco. La selección ya estaba hecha. Sólo hay que mirar entre mis discos para adivinar mis gustos musicales. Es una música llena de vitalidad y energía. Tiene el efecto de una inyección de vitaminas. En el cine me gustan las cosas que transmiten ganas de vivir porque este mundo es bastante jodido y lo que tiene que proliferar son las cosas bellas.

Al final, Trueba confiesa... “En Calle 54 no están todos los que son, pero sí los autores que yo más quiero y oigo”

Una pregunta invade los pensamientos de los amantes del cine...
¿Qué diferencia su documental- musical de cualquier otro que hayamos visto?
Ésta es otra manera de hacer una película. Es como ir al mercado, comprar los ingredientes más maravillosos y cocinar a tus amigos la mejor cena que seas capaz de hacer. Es intentar transmitir algo que a ti te llega y te toca y te gusta hacerlo para que los demás lo capten.
Para algunos, el cine de Trueba no es para la masa, es un cine de elites... 
¿No cree que este tipo de cine aún sigue siendo minoritario?
Es posible que todavía cueste entrar en el cine para ver un film como Calle 54. Para mí, el éxito de esta película no radica en que vaya la gente a verla y se acabara todo, sino que además le despertara un interés por este género. Esta música carece de etiquetas. Va desde lo clásico a la música más tradicional, música muy abierta, sin fronteras...
Y sobre el genero de películas o documentales musicales se expresa...
“El hecho de que Buenavista Social Club funcionara tan bien ha hecho que las distribuidoras se interesaran por este tipo de películas”

O sea... ¿La buena acogida que tuvo Buenavista Social Club ha sido un gran precedente, y una motivación para emprender este gran reto de Calle 54?    
El hecho de que Buenavista Social Club funcionara tan bien ha hecho que las distribuidoras se interesaran por este tipo de películas. Yo me he beneficiado de ese buen momento. Pero Buenavista parte del éxito de un disco previo, es el producto de ese éxito discográfico, mientras que en Calle 54 se trata de músicos de culto, minoritarios..
Es Calle 54 la décima película de Trueba  ¿cuál es la diferencia fundamental entre el Fernando Trueba de Ópera prima, su primer film y el actual?
Pues la diferencia principal son las canas en el pelo, dificultades a la hora de levantarme de la cama, la memoria empieza a fallarme... (risas) pero a grandes rasgos todavía guardo algunas similitudes con aquel personaje de entonces.
Cómo ve Trueba las posibilidades del Cine Español...
“Cualquier película española que se presente en Hollywood puede tener posibilidades de ganar un Óscar”
¿Cabe la posibilidad de que Calle 54 repitiese el éxito de Belle Epoque en los Oscars de Hollywood?
Todo es posible, cualquier película española que se presente puede tener posibilidades. La película tiene un distribuidor americano y la presentarán como un documental en esa categoría. Es algo remoto. Cuando haces algo corres el riesgo de que te den un premio (risas).
Trueba nos habla, o más bien nos da un abre-boca de su nuevo proyecto...
Mi próxima película está basada en la novela de Juan Marsé, El embrujo de Shangai. El guión está escrito pero todo lo demás está todavía por hacer. El único actor que lo ha leído y está de acuerdo con participar en la película es Ariadna Gil.
* Calle 54 corresponde a la dirección del estudio de Sony en Nueva York donde se rodó parte de la película. Además, muy cerca de allí está la Calle 52, donde se ubican los mejores clubs de música jazz, todo un símbolo de este género musical.


                                                  

 

 

Fonte: Mujeres del Tercer Milenio

giugno 2002

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Direttore Mariella Moresco Fornasier

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