Latinoamerica-online

Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi

Feste e tradizioni

 

di Mariella Moresco Fornasier

 

Ricordando i Caraibi  (agosto 2001)

Notte di nostalgia  (24 agosto 2001)

Ogni paese un Carnevale  ( febbraio 2001)  

A La Paz la Fiera delle Alasitas  (23 gennaio 2001)

 

 

Ricordando i Caraibi

 

Mezzo milione di persone si sono riversate nelle strade per partecipare al carnevale nel quartiere londinese di Notting Hill Gate. 

La manifestazione, nata nel 1964 dalla nostalgia degli immigrati neri dai paesi dei Caraibi, è diventata la più partecipata festa popolare londinese ed uno dei simboli più famosi della realtà multiculturale della Gran Bretagna. Centinaia di carri e costumi fantasiosi e sgargianti hanno 'colorato' per due giorni d'agosto la vita della capitale britannica, sorvegliata da diecimila agenti di polizia decisi a non permettere il ripetersi degli scoppi di violenza che negli scorsi anni causarono diverse vittime.

 

Anche nel quartiere di Brooklyn, a New York, gli immigrati dai paesi dei Caraibi hanno festeggiato il loro carnevale di fine agosto. L'iniziativa e l'organizzazione sono rimaste per anni all'interno del gruppo degli oriundi di Trinidad e Tobago, ma negli ultimi tempi si è fatta più significativa la presenza nelle sfilate degli immigrati giamaicani e di altre isole caraibiche.

Quello di Brooklyn è il più conosciuto dei tredici carnevali caraibici che si svolgono ogni estate da Toronto a Miami. Ogni isola dei Caraibi ha storie ed identità specifiche e si distingue dalle altre per tradizioni culinarie e feste popolari, ma il carnevale estivo nei luoghi di immigrazione unifica tutte le nostalgie di chi afferma "I don't want to be Americanized. I like the American money, but I don't want to be Americanized", sottolineando con decisione il proprio rifiuto di venire assimilato.  

 

[m.m.f]

agosto 2001

Notte di nostalgia

 

 

Si è celebrata quest'anno la ventiquattresima edizione dell'evento più conosciuto e seguito dell'Uruguay. 

La Noche de la Nostalgia è stata ideata nel 1978 come festa di un programma radiofonico, sul tema della rivisitazione di vecchie musiche rock e pop, ma con il passare del tempo si è trasformata in un evento a livello nazionale, seguito da migliaia di persone ogni vigilia del 25 agosto, anniversario della Dichiarazione di Indipendenza. 

Secondo  il suo ideatore, Pablo Lecueder, si tratta della notte in cui la gente esce maggiormente di casa ed i dati divulgati dalla stampa locale indicano come, in un paese di tre milioni e trecentomila abitanti, siano oltre sessantamila le persone che partecipano alla festa.  

 

24 agosto 2001

Ogni paese un Carnevale

 

Particolare per la commistione di modernità e di rievocazione di antichi riti della popolazione indigena taino, il Carneval Mabó di Guayanabo, a Porto Rico, è caratterizzato dal Festival de la Patita de Cerdo Guisá e dall’Entierro de la Sardina.

Dopo i primi due giorni di musiche e spettacoli, durante il Festival de la Patita viene preparato un grande pranzo a base di zampe di maiale, riso e lardo in una gara tra i migliori cuochi. L’ultimo evento, il funerale della Sardina, è un momento al tempo stesso comico e triste, perché preannuncia la fine imminente del carnevale e l’avvicinarsi della quaresima. Il rituale, che risale alla cultura taino ed è molto sentito a livello popolare, consiste nell’accompagnare il pesce al fiume e la sua sepoltura simbolizza la spoliazione dai propri lati negativi, ma anche la fine  della festa e dei divertimenti.

 

Tutti gli anni, nel sud del continente, durante il carnevale Montevideo ritrova la sua quasi scomparsa anima africana. Nella capitale uruguayana, uno dei mercati di smistamento degli schiavi in epoca coloniale, restano ormai pochi sedimenti della cultura africana: tra questi forse il più noto è la festa delle llamadas

Nata come partecipazione degli schiavi alle feste carnevalesche, ne è oggi la principale attrattiva, tanto da attirare ogni anno un numero sempre maggiore di persone della media e dell’alta società, che si integrano nelle numerose comparsas, gruppi formati da suonatori di tamburo, danzatori e figuranti che sfilano per le strade della città interpretando le divinità africane. L’origine del ritmo del candombe, tipico della festa, è controverso, essendoci diverse interpretazioni sul suo utilizzo originario da parte degli schiavi, che l’avrebbero suonato per comunicare tra loro o come invocazione agli orixás, gli spiriti delle religioni che avevano portato dall’Africa. Ancora oggi i festeggiamenti hanno inizio in quartieri della città un tempo situati fuori dal centro urbano, dove era concesso agli schiavi di celebrare i propri riti religiosi.

 

Differente in ogni regione del Brasile, il carnevale unisce il paese dall’estremo nord amazzonico alle pampas del sud, ma è a Rio de Janeiro che assume un’importanza vitale specie per la popolazione più povera. L’allestimento dei carri, la preparazione degli spettacoli e dei costumi, la partecipazione dei figuranti alle sfilate generano circa 500.000 occasioni di lavoro temporaneo, con un giro di affari che sfiora i 250 milioni di dollari l’anno. 

Gli artigiani lavorano con il tempo contato per realizzare le loro creazioni, che faranno parte delle scenografie dei carri, e le sarte impiegano molti mesi per preparare i costumi dei ballerini che saranno ammirati per mezz’ora nel Sambodromo. Ogni scuola di samba ha a disposizione circa ottanta minuti per presentare le proprie danze e coreografie, ma ognuno dei numerosi ballerini, che da agosto provano incessantemente insieme ai musicisti, rimane in scena per non più di mezz’ora.

 

Recife ha dato il via con anticipo ai famosi carnevali brasiliani. La capitale dello Stato di Pernambuco ha anticipato i festeggiamenti per celebrare il Dia do Fevro, la musica e danza più popolare del Nordest, creata 94 anni fa e che è diventato il ritmo pernambucano per eccellenza. Circa diecimila persone hanno assistito quest’anno agli spettacoli offerti dalle orchestre di frevo nel centro della città. La tradizione vuole che durante le danze vengano scelti la regina e il re del carnevale. Quest’ultimo, il Rey Momo, viene nominato dopo la selezione tra i concorrenti più grassi. Condizione indispensabile per candidarsi è, infatti, pesare almeno 120 kg. La grande festa di Recife è continuata con il Galo da Madrugada, la domenica successiva ad Olinda, che ha la fama di essere la più creativa tra le capitali brasiliani del carnevale.

 

Anche San Paolo, il più importante centro economico del paese, si è lasciata coinvolgere nel turbinio del carnevale e ha fatto scendere in strada le sue scuole di samba, che hanno sfilato per tutta la notte del sabato grasso fino alle prime luci dell’alba della domenica. Nené de Vila Matilde è stato l’ultimo gruppo di una festa bagnata da una forte pioggia, che può essere stata la causa della rottura di alcuni carri, incidenti che hanno penalizzato il punteggio delle scuole che li presentavano. Doppiamente penalizzato il gruppo Gaviões da Fiel per aver fatto apparire una modella nuda sul carro che ha poi rotto l’asse. Acclamata protagonista della festa la scuola Vai-Vai, i cui 4.500 componenti hanno offerto al pubblico del Sambodromo uno spettacolo incentrato sul tema della Pace Universale. 

 

La seconda capitale del carnevale, Salvador de Bahia, ha mantenuto fede alla sua fama  di città libera, spontanea e passionale. Mentre nel più famoso carnevale di Rio de Janeiro le scuole di samba si esibiscono davanti alle telecamere di tutto il mondo, la festa della capitale bahiana conserva il suo sapore genuinamente popolare. Una festa quasi ininterrotta dal 2 febbraio, giorno in cui si rende culto a Iemanjá, spirito delle acque del mare. I trios elétricos, chiamati a Salvador  trios da pipoca, grandi camion decorati che diffondono musica a tutto volume, precedono un’immensa folla danzante per le strade. La più grande e spontanea sfilata del Brasile si snoda per le vie della città per una settimana di sfrenata allegria che non conosce soste né di giorno, né di notte.

 

Però neppure il carnevale, momentanea sovversione delle regole sociali, può abbattere la più resistente delle separazioni: quella per razza e possibilità economiche. Ben distinguibili tra la folla danzante vi sono due tipi di partecipanti. Al centro dei cortei coloro che hanno pagato per sfilare con uno dei gruppi musicali si distinguono per le magliette dai diversi colori e per la pelle bianca. Ai lati e al fondo, molto più numerosi e accalcati, gli altri, quasi tutti neri e mulatti. La polizia cerca di riportare un po’ d’ordine con colpi di manganello e qualche arresto nel secondo gruppo e di mantenere un cordone di sicurezza, quasi la delimitazione di una immaginaria pista da ballo, per il gruppo dalle magliette colorate, che hanno pagato l’equivalente di quattro salari minimi per poter sfilare con i gruppi più ambiti. 

Gli altri, i neri di Bahia, il 90% dei poveri della città che è il simbolo della cultura afro del Brasile, hanno accesso solo a pochi gruppi musicali, che si richiamano specificamente alle tradizioni afro e ne rivendicano la dignità, come il famoso bloco Ilé Aiyé. Nei gruppi dei bianchi la loro domanda di ammissione non verrebbe certo rifiutata. Rimarrebbe solo in lista d’attesa a tempo indeterminato.

 

Temi impegnativi sono stati presentati anche al carnevale di Rio de Janeiro, dove quasi la metà delle scuole di samba ha scelto il tema della pace e del rifiuto della violenza, caratterizzando il carnevale del 2001 come il Carnevale della pace, che ha emozionato gli spettatori con la samba ballata magistralmente dal famoso cantante Jemeiaõ, che si è esibito nonostante i suoi 88 anni. Molte scenografie erano ispirate a fatti di cronaca o a personaggi di famosi romanzi, come L’uomo dalla maschera di ferro. Rappresentate anche alcune personalità brasiliane, impresari o uomini di spettacolo ed episodi e personaggi della storia del paese, con particolare riferimento al periodo schiavista.

 

La scuola di São Cristóvão, la zona portuale di Rio, rivendicando la storia dell’ ”altro” Brasile, ha presentato una scenografia incentrata sui quilombos, i villaggi degli schiavi fuggitivi, che resistettero a lungo agli assalti dell’esercito brasiliano, mentre A saga de Agotime – Maria Mineira Naê, storia di una regina africana catturata e venduta schiava in Brasile, è stata presentata da Beija-Flor, la scuola che ha ottenuto il maggior consenso del pubblico e ha guadagnato il premio del giornale O Globo come migliore  scuola dell’anno, anche se la giuria del Carnevale le ha preferito, per il primo premio, la scuola Imperatriz Leopoldinense, al suo terzo trionfo consecutivo. Inusuale per il clima carnevalesco è stata la coreografia ispirata ai testi di Sant’Agostino e di San Tomaso d’Aquino. Presente inoltre  il tema ambientale, proposto da una delle più importanti scuole carioca, che con i suoi 5.500 componenti ha descritto la storia e la natura del Pantanal, dei suoi originari abitanti indigeni e del suo prezioso e delicato sistema ecologico.

 

Una curiosità dei festeggiamenti di quest’anno è stato il Carnaval de Jesus, celebrato in un centro commerciale di San Paolo, dove il sacerdote cattolico Marcelo Rossi ha dato prova delle sue capacità di cantante. Dopo una messa  alla presenza del vescovo dell’arcidiocesi di Santo Amaro il sacerdote, malvisto dai settori più conservatori del clero brasiliano e criticato da quelli più progressisti, ha confermato il suo carisma di padre das multidões, riunendo circa 85.000 persone.

 

[Mariella Moresco Fornasier]

 febbraio 2001

A La Paz la Fiera delle Alasitas

 

 

Si è aperta il 23 gennaio nella capitale boliviana la fiera delle Alasitas, una delle più grandi feste del popolo aymara. Pare che le sue origini risalgano al tempo della colonia. 

Per una ventina di giorni gli espositori di tutto il paese porranno in vendita miniature in cuoio, gesso, ceramica e legno che gli acquirenti compreranno per poter realizzare i propri desideri, simbolizzati dal minuscolo oggetto. Saranno in vendita riproduzioni di case, automobili, elettrodomestici, biglietti di banca, valigie e passaporti (per chi desidera viaggiare). Due anni fa si potevano già trovare miniature dell’Euro. 

 

La manifestazione si svolge sotto la protezione dell’Ekeko, un personaggio mitico, bonario e dispensatore di abbondanza. La tradizione vuole che Ekeko abbia salvato dalla fame la capitale boliviana, posta sotto assedio per nove mesi dal capo indigeno Tupac Catari nel 1780. La manifestazione è stata aperta da una cerimonia di ringraziamento alle divinità indigene e dall’offerta di una grande quantità di dollari (in miniatura) fatta dal sindaco della città all’ambasciatore statunitense, come pagamento simbolico del debito estero del paese.  

 

[m.m.f]

23 gennaio 2001

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Direttore Mariella Moresco Fornasier

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