|
Latinoamerica-online Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi |
|
Feste e tradizioni
di Mariella Moresco Fornasier
Fiesta de San Juan (2 luglio 2002) Leggende cilene della Notte di San Giovanni (2 luglio 2002) Junkanoo Festival (18 giugno 2002) La Semana Santa in Guatemala (31 marzo 2002) El guerrero de La Paz se va con honores (17 marzo 2002)
|
|
|
|
Junkanoo Festival
A Miami, tra gli altri, si volge il Goombay festival, che ripropone musiche, danze, festeggiamenti tipici dello Junkanoo e che viene sostenuto sia finanziariamente che per la sua organizzazione dal governo delle Bahamas.
Festa nazionale delle Bahamas, lo Junkanoo Festival fa parte della cultura del paese tanto profondamente che nella capitale gli è stato dedicato un museo, che raccoglie costumi, strumenti musicali ed oggetti correlati con le tradizionali sfilate invernali ed estive. Non
è sicura l’origine ed il significato della parola Junkanoo. Alcuni
studiosi la fanno risalire al francese “inconnu”, riferito
all’anonimato dei parteciparti al corteo, che portavano vistose
maschere, od anche ad espressioni scozzesi od al nome del primo capo
africano che ottenne il permesso di celebrare la festa nelle Indie
Occidentali, dove era stato tradotto in schiavitù. Pare che i primi festeggiamenti, da cui si sviluppò successivamente il Junkanoo Festival, siano da far risalire al XVI e XVII secolo, quando agli schiavi era concessa una breve vacanza in occasione delle feste di Natale, che celebravano con canti, danze e musiche africane, imitando in forma paradossale gli abiti dei padroni, fino a trasformarli negli attuali sontuosi e barocchi costumi carnevaleschi. Dopo
l’abolizione della schiavitù, è rimasta
la tradizione di festeggiare il Natale ed il Capodanno e,
successivamente, il Giorno
dell’Indipendenza (10 luglio), organizzando
sfilate carnevalesche
Ogni gruppo partecipante al corteo sceglie un tema, al quale si ispireranno i costumi, adattati alla cultura attuale, che sfileranno accompagnati dal suono di corni, conchiglie, fischietti e trombe da bicicletta. I balli ed i canti iniziano alle due di notte per proseguire fino a notte inoltrata.
Il goombay è la musica tradizionale delle Bahamas, risultato della fusione della musica tradizionale dell'Africa con l'influenza sonora europea. Il termine "goombay" in lingua bantu significa "ritmo" ma indica anche il tamburo, coperto di pelle di capra, usato per produrre il tipico ritmo di questa musica. Fin dai tempi della colonia fu suonato dagli schiavi con mezzi di fortuna, spesso strumenti di lavoro usati come strumenti musicali, che era loro proibito fabbricare. I suonatori utilizzavano barili costruiti con pelle di maiale e di capra, che percuotevano ad imitazione dei tamburi, seghe da carpentiere sfregate con fili di metallo, maracas, bastoncini e violini costruiti artigianalmente con i materiali che avevano a disposizione.
Il goombay accompagna tradizionalmente la Bahamian Quadrille e la Heel and Toe Polka, esempi di come le musiche africane ed europee abbiano trovato una nuova forma espressiva nell'incontro avvenuto ai Caraibi. Gli attuali gruppi di goombay si sono arricchiti con strumenti moderni, quali la chitarra elettrica, sassofoni ed altri, che integrano, ma non sostituiscono quelli della tradizione, di cui viene rispettata anche il ritmo.
Quest'ultima è un'espressone di danza allo stesso tempo individuale e corale. Un singolo ballerino danza all'interno di un cerchio di persone, che ne accompagnano i movimenti con il battito delle mani, con il canto ed a volte con il battere ritmico dei tamburi. Il danzatore balla per alcuni minuti per poi scegliere tra i presenti il suo successore, generalmente del sesso opposto, che ne prenderà il posto, continuando la danza.
[Mariella Moresco Fornasier] 18 giugno 2002
foto: Junkanoo Spirit Pro-motion |
LaSemana Santa in GuatemalaI riti della Settimana Santa sono sempre stati molti sentiti e partecipati con grande sentimento religioso. Ogni paese ha sviluppato le proprie tradizioni, a volte simili, a volte molto diverse da quelle che in altre località esprimono la stessa pietas popolare. In Guatemala in ogni città si tramandano riti, musiche, manifestazioni particolari. Molte però sono comuni a tutta la cultura guatemalteca ed uniscono il ricordo delle tradizioni europee e gli apporti delle culture autoctone. Abbiamo scelto di presentare la consuetudine delle Marce Funebri del Venerdì Santo, la vestizione delle immagini e le processioni dei penitenti per terminare con una molto gentile e che ritroviamo anche nelle nostre tradizioni pasquali: le infiorate. I testi sono di Celso Lara, pubblicati insieme alle immagini sul sito Guía a la Semana Santa
Vía Sacra Musical
Una de las tradiciones más antiguas en Guatemala es la de vestir regiamente a las imágenes que son sacadas en procesión durante la Semana Santa, con lo que se expresa el respeto de los fieles a la divinidad del Nazareno.
El traje talar utilizado por los cucuruchos en Guatemala tiene una larga trayectoria. Su origen se remonta a los primeros trajes de peregrinos utilizados en Europa, hacia el siglo IX, cuando recorrían los lugares sagrados del centro europeo y, sobre todo, a partir del siglo XI, cuando
En la Guatemala hispánica los franciscanos, que tuvieron a su cargo la mayor parte de la evangelización en Guatemala, mantuvieron la tendencia a favorecer la religiosidad popular. 31 marzo 2002 |
|
El guerrero de La Paz se va con honores
Così
titolava un quotidiano della capitale boliviana, con riferimento alla
rimozione di una grande statua di pietra dal locale museo di Miraflores
verso il sito archeologico di Tiwanaku. Feste e cerimonie celebrate da amautas (saggi) e yatiris (stregoni) aymara hanno accompagnato il ritorno del "dio gigante", che dopo molti anni ha fatto ritorno al natio lago Titicaca.
Anche il sindaco di La Paz, Juan del Granado, ha preso solennemente congedo dall’antichissimo monumento, con queste parole: “Hasta luego, monolito, hermano mayor de La Paz, no te olvides que el Illimani te estará mirando desde la altura”. Alla cerimonia di addio, svoltasi nella notte, hanno partecipato gli anziani ed i sapienti delle comunità aymara. L’Illimani è la più alta delle montagne che circondano la capitale boliviana, situata su un altipiano di 3.600 metri di altitudine.
Il
monolito, del peso di circa 20 tonnellate e 7,15 metri di altezza, era
finora conservato in un apposito spazio semisotterraneo di La Paz, denominato
“el templete”. Decine
Dopo una permanenza di 69 anni nella capitale boliviana, che l’ha trattato con rispetto ma anche con timore, il monumento è stato rimosso non senza rimpianti da parte della popolazione del quartiere che l’aveva ospitato e che ha preteso che venisse rimpiazzato da una copia entro i prossimi 4 mesi. Il vice ministro della cultura, Antonio Eguino ha dovuto rassicurare personalmente la popolazione di Miraflores, il quartiere dove era custodito il monolito e che aveva minacciato blocchi stradali per impedirne la rimozione. Prima di giungere nella capitale nel 1933, il monumento aveva “viaggiato” per altre città boliviane, fino a quando l’archeologo austriaco Arthur Posnansky aveva ideato la sede sotterranea di Miraflores (che ricorda la ubicazione originaria, in un tempio a cielo aperto, il templete, posto a oltre 2 metri sotto il livello del suolo) per esporlo insieme ad altri pezzi della cultura tiwanakota, dieci dei quali, tra cui la famosa “Porta del Sole”, hanno seguito la “divinità” che faceva ritorno tra i suoi fedeli nella “città sacra” di una delle più antiche civiltà d’America, risalente a 2000-3000 anni avanti Cristo.
Fino
ad oggi la civiltà di Tiwanaku continua a conservare molti misteri ed
intorno ad essa sono fiorite molte leggende. Neppure
il suo nome ha un’origine certa né è stato decifrato con sicurezza.
C’è chi gli attribuisce una provenienza aymara e chi una quechua. Molti
sono i tentativi di traduzione: pietra del mezzo, ciò che proviene dal
Creatore. Secondo
le leggende indigene, la creazione della “città sacra” ha
un’origine divina ed è collegata al mito di Viracocha, il Dio Supremo.
Nella mitologia andina Viracocha rappresenta una divinità benevola, che
ha posto fine ad un periodo primogenio di tenebre e terrore. Correlata
all’attuale timore e rispetto delle popolazioni indigene verso il
“gigante di pietra”, è la credenza che Viracocha abbia creato delle
creature, i Wari-Wirakocha, che per
le loro azioni malvage furono castigate, venendo trasformate in pietre.
Anche i primi uomini, creati successivamente, furono plasmati nella pietra
e dotati della forza necessaria a trasportare le
grandi pietre utilizzate
nella costruzione della “città sacra”.
Il
monolito e fu scoperto nel 1932 dall’archeologo statunitense Wendell C.
Bennett. Era
collocato al centro del templete seminterrato e raffigura un personaggio
dal volto coperto da una maschera cerimoniale. Nelle mani tiene elementi
rituali, tra cui una
conchiglia utilizzata come strumento
musicale. Sulla schiena e sulla cintura riporta complessi simboli, forse
parte di un calendario. E’ fatto risalire a circa 1.700 anni fa, durante la Quarta Epoca di Tiwanaku, distrutta da un cataclisma prima della nascita dell’impero incaico.
[Mariella Moresco Fornasier] 17
marzo 2002 |
|
www.Latinoamerica-online.info Ass. Cult. IMAGO MUNDI Direttore Mariella Moresco Fornasier Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 768 del 1/12/2000 Tutti i diritti riservati |