Latinoamerica-online

Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi

Letteratura e lingua

 

di Mariella Moresco Fornasier

 

 

 

 

 

 

 

 

Un treno di poesia ricordando Neruda  (settembre 2001)

Ancora valida la letteratura latinoamericana?  (settembre 2001)

Scrittore di vagabondi e prostitute  (13 agosto 2001)  

El intérprete del pueblo brasileño  (8 agosto 2001)

 

 

Un treno di poesia ricordando Neruda

 

 

Trent'anni fa il più grande poeta cileno riceveva il Premio Nobel per la letteratura, mentre si trovava in Francia come ambasciatore del governo di Salvador Allende. 

In occasione dell'anniversario della sua morte, Pablo Neruda (il cui vero nome era Neftalí Reyes) è stato ricordato con commosse manifestazioni sia in patria che all'estero.

In Cile il Tren de la poesía ha percorso il centro e il sud del paese da Parral, città natale del poeta, fino a Temuco, dove passò la sua infanzia. Il convoglio ha raccolto strada facendo numerosi giovani poeti che hanno recitato versi "sulle rotaie", in omaggio a Neruda, il cui padre era ferroviere.

 

Fu lo stesso poeta a disegnare quello che sarebbe diventato il più emblematico museo alla sua memoria: la sua casa sulla spiaggia di Isla Negra, una costruzione a forma di nave, della quale si era autonominato "marinero en tierra"

Il curatore del museo ha ricordato che  "él era el capitán de este barco y cuando devisaba otro en el horizonte hacía repicar las campanas".

Quest'anno un coro di bambini danesi ha cantato nella sua casa di fronte al mare delle trasposizioni musicali di 100 sonetos de amor, un omaggio particolare per il poeta che aveva conservato un animo da fanciullo, tanto da fargli confessare che tutti i piccoli e grandi oggetti che aveva raccolto nella sua "barca" sulla spiaggia (conchiglie, bottiglie e pezzi di imbarcazioni) erano per lui come dei giocattoli. "En mi casa he reunido juguetes pequeños y grandes sin los cuales no podría vivir"

L'amore per il mare gli aveva fatto raccogliere  anche polene dalle forme femminili, che un tempo avevano scrutato l'oceano dalle navi le cui prue avevano adornato. Ed altre navi, su quello stesso mare, venivano salutate dalle campane suonate al loro passaggio nel giardino della casa del poeta.

 

Il canto ha accompagnato i versi di Neruda anche ad Atene, dove Maria Faranduri ha prestato la sua voce per la messa in scena del Canto General, musicato da Mikis Theodorakis, vecchio amico del poeta, e presentato al pubblico dalla cantautrice argentina Mercedes Sosa.

Esattamente trent' anni fa l'allora giovane musicista greco, affascinato dai versi di Neruda ascoltati a Valparaiso, decise di mettere in musica il suo capolavoro. Il risultato fu un oratorio per voci soliste, coro e orchestra. Dopo avere assistito a Parigi, nel 1972, alle prove generali dell'opera (che sarebbe stata terminata nell'inverno 1973-1974), Neruda chiese a Theodorakis di musicare altre sue poesie.  Vennero scelte A Emiliano Zapata, Láutaro e Sandino, quale tributo del musicista greco alla lotta per la democrazia, in quegli anni violata in Grecia e che pochi mesi dopo sarebbe stata soffocata anche in Cile con il violento colpo di stato dell'11 settembre 1973.

Neruda sarebbe morto poco dopo.

 

In quell'occasione Theodorakis, che non aveva più potuto rivedere l'amico, gli dedicò questi versi:  

Neruda Requiem Eternam / Lágrima para los vivos / América esclava / esclavos todos los pueblos / lacrimosa / eras el último sol / ahora gobiernan enanos / y la tierra se ha quedado huérfana / Neruda Requiem Eternam. 

 

[Mariella Moresco Fornasier]

 

settembre 2001

Ancora valida la letteratura latinoamericana?

 

 

Rafael Gutiérrez Girardot, scrittore e critico colombiano specialista in letteratura spagnola e ispanoamericana, oltre che docente da trent'anni presso l'università di Bonn, ha vinto il Premio Alfonso Reyes, tra i più prestigiosi in America Latina, intitolato ad uno dei più importanti saggisti messicani e già assegnato ad autori quali Jorge Luis Borges, Alejo Carpentier, Octavio Paz e Jorge Guillén.

 

Nel suo discorso, pronunciato alla consegna del premio concesso dalla Fundación Alfonso Reyes e dall'Instituto de Bellas Artes de México, Rafael Gutiérrez Girardot ha espresso il suo punto di vista sulla crisi che la letteratura latinoamericana sta attraversando dopo il cosiddetto boom. "La novela ha perdido su fundamento intelectual. El problema fundamental es la comercialización", che obbliga gli autori a rimanere in sintonia con i gusti del mercato, ha assicurato il critico, denunciando la mancanza di organizzazione che "perpetúa la incomunicación cultural entre los latinoamericanos", obbligati a farsi pubblicare in Spagna, se vogliono essere conosciuti nei propri paesi. 

 

La propria idea sulla letteratura che "no tiene que ser una fotocopia de la realidad, es otra realidad", l'ha espressa anche un altro premiato,  Hugo Burel, lo scrittore uruguayano che ha vinto in Spagna il VII Premio Lengua de Trapo di narrativa, al quale hanno concorso duecentododici opere. 

 

Parlando del suo lavoro, El guerrero del crepúscolo, Burel ha evidenziato la normalità di ciò che accade al suo personaggio, facendo però notare come tra le righe vi sia "una specie di frattura, di gioco letterario con la temporalità", che non permette al lettore di sapere con esattezza se quanto sta leggendo accade veramente, sia pure nella finzione letteraria, o se si tratti di pure immagini oniriche. 

 

La critica ha elogiato in particolar modo la struttura narrativa di indubbia efficacia dell'opera di questo scrittore, che ha già al suo attivo cinque libri di racconti e cinque romanzi.  

 

[Mariella Moresco Fornasier]

settembre 2001

Axé, Jorge Amado

 

E' morto il 6 agosto, qualche giorno prima di compiere ottantanove anni, il celebre scrittore brasiliano Jorge Amado. Di recente era stato ricoverato in ospedale per collasso glicemico. La sua opera ha contribuito a far conoscere e amare il Brasile e soprattutto la sua città, la Bahia, come è affettuosamente chiamata dai suoi abitanti. Una città che ha ricambiato il suo amore partecipando commossa e in massa alle sue esequie. Lo scrittore ha voluto essere cremato affinché le sue ceneri venissero sparse ai piedi nell'albero preferito nel giardino della sua casa, di fronte alla più bella spiaggia di Bahia.

 

 

Scrittore di vagabondi e prostitute

Così si definiva Jorge Amado, ma non solo da loro era amato. Tremila persone hanno voluto dargli un saluto durante la veglia funebre tenuta nel Palácio da Aclamaçao, a Salvador de Bahia. La sua città lo ha amato, ricambiata, visceralmente ma anche oltre i confini del suo Brasile i suoi ammiratori erano innumerevoli, come dimostrano le traduzioni dei suoi libri, in una quarantina di lingue.

 

Nato il 10 agosto del 1912 in una piantagione, dove “si negoziavano, indifferentemente, animali, armi e vite umane”, conosce le durezze di quella vita, che riaffioreranno nei suoi racconti come il frutto di un’esperienza, necessaria per continuare a vivere, fatta “camminando fianco a fianco con la morte”.
A quindici anni inizia a lavorare nella cronaca nera nel Diário di Bahia. A soli diciannove pubblica il suo primo romanzo O país do Carnaval, sorprendendo il pubblico e i critici per l’acutezza della sua analisi politica. 

Molti anni più tardi, quando compirà ottant’anni, il ‘paese del carnevale’ gli renderà omaggio con una grandiosa festa, un immenso carnevale nel vecchio quartiere bahiano del Pelourinho, tante volte descritto dal ‘bahiano più bahiano di Bahia’.

 

La sua opera letteraria, conosciuta all’estero soprattutto per le descrizioni di situazioni, vite, profumi e sensualità della sua città, ha inizio su tutt’altro tono e coincide, nella sua prima parte, con la sua militanza politica. Durante il governo di Getúlio Vargas, il periodo del cosiddetto Estado Novo (1930-1945), Amado conosce il carcere e i suoi libri vengono sequestrati dalla polizia.  

Fondatore e direttore di riviste, nel 1942 scrive O Cavaleiro da Esperança, una biografia del dirigente comunista Luiz Carlos Prestes. Eletto deputato del Partito Comunista nel 1945, due anni più tardi, con l’ascesa alla presidenza di Enrico Gaspar Dutra, deve prendere la via dell’esilio. Indesiderato in Francia, ripara in Cecoslovacchia, dove scrive Os Subterrâneos da Libertade, un romanzo di denuncia del periodo dell’Estado Novo con le sue persecuzioni politiche, gli arresti e le torture degli oppositori. Nel 1952 i suoi libri vengono proibiti negli Stati Uniti.

Il 1956 segna una volta nella sua vita e nella sua produzione letteraria, con l’uscita dal Partito Comunista Brasiliano per dissensi sugli sviluppi del comunismo in Unione Sovietica. 

Due anni più tardi, nel 1958, pubblica Gabriela, Cravo e Canela (Gabriella, garofano e cannella), che segna la svolta verso una nuova fase letteraria e che è rimasto uno dei suoi libri più famosi, tradotto in trentatre lingue e dal quale, nel 1979, è stata tratta una telenovela interpretata da Sonia Braga che, nel 1984, sarà la protagonista insieme a  Marcello Mastroianni di una pellicola ispirata al romanzo. Grande successo ebbe anche la trasposizione cinematografica di un altro suo famosissimo romanzo, Dona Flor e Seus Dois Maridos.

 

Amava dire: “Scrivo solo per essere letto dalla gente, non per ricevere premi”. E di premi ne ha ricevuti numerosi, tra cui lauree honoris causa di importanti università, compresa quella di Padova. 

E’ stato eletto all’unanimità membro della Academia Brasileña de Letras, scenario di quelle feroci lotte per divenirne membro, da lui raccontate con ironia in Uniforme, casaca camisón.

 

Più che amico della gente comune, dei frequentatori del porto, dei pescatori, dei personaggi delle notti bahiane, dei danzatori di capoeira e dei fedeli del candomblé, Jorge Amado fu “uno di loro”. Uno che amava i piaceri della vita, le donne, il cibo, le canzoni e il mare.
Sognava un futuro in cui tutti avessero diritto alla felicità e all’amore. A chi gli ribatteva che si trattava di un sogno, rispondeva: “Non abbiamo un diritto più grande e inalienabile del diritto al sogno”. E lui il suo diritto lo ha difeso e attuato per tutta la vita.

 

Con queste parole ha tracciato il suo, invidiabilissimo, bilancio finale:”Ho combattuto per la buona causa, quella per la dignità dell’uomo, per il pane e per la libertà, mi sono battuto contro i pregiudizi, ho fatto cose illecite, ho percorso strade proibite, sono stato il bastian contrario, il viceversa, il no, mi sono consumato, ho pianto e riso, ho sofferto, ho amato e mi sono divertito”.   

 

[Mariella Moresco Fornasier] 

                                                          13 agosto 2001

Bibliografia di Jorge Amado                 

O País do Carnaval,1931

Cacau, 1933

Suor, 1934 

Jubiabá, 1935

Mar Morto, 1936 

Capitães de Areia, 1937 

ABC de Castro Alves, 1941 

O Cavaleiro da Esperança, 1942

Terras do Sem Fim, 1943 

São Jorge dos Ilhéus, 1944 

Bahia de Todos os Santos, 1945 

Seara Vermelha, 1946 

O Amor do Soldado, 1947 

O Mundo da Paz, 1951 

Os Subterrâneos da Liberdade (Trilogia: Os Ásperos Tempos, A Agonia da Noite e A Luz no Túnel), 1954

Gabriela, Cravo e Canela, 1958

A Morte e a Morte de Quincas Berro Dágua; Os Velhos Marinheiros ou O Capitão de Longo Curso, 1961 

Os Pastores da Noite, 1964 

Dona Flor e Seus Dois Maridos, 1966 

Tenda dos Milagres, 1969 

Tereza Batista Cansada de Guerra, 1972 

O Gato Malhado e a Andorinha Sinhá, 1976

Tieta do Agreste, 1977  

Farda, Fardão, Camisola de Dormir, 1979 

O Menino Grapiúna, 1981

A Bola e o Goleiro; Tocaia Grande: a Face Obscura, 1984

O Sumiço da Santa, 1988

Navegação de Cabotagem, 1992 

A Descoberta da América pelos Turcos, 1994 

O Compadre de Ogun, 1995 

O Milagre dos Pássaros, 1997           

Romanzi incompiuti: Bóris, o vermelho e A apostasia universal de Água Brusca. 

Su Amado è stato prodotto il cd-rom Jorge Amado: Vida e Obra, 1995 

El intérprete del pueblo brasileño 

por Eric Nepomuceno 


Hay un cierto equívoco en afirmar que Jorge Amado era el escritor más popular de Brasil. Lo era, pero iba más allá: en su caso, el fácil y burdo juego de palabras se hace inevitable. Jorge era un hombre amado en Salvador de Bahía, el escritor más leído por los brasileños en todos los tiempos, una figura entrañable en la vida del país. Más que enseñar a Brasil personajes e imágenes de Bahía y del noreste, lo que Jorge Amado ha hecho es enseñarles a los brasileños lo que efectivamente son o podrían ser. Admitía, con cierta candura melancólica, que siempre quiso transformar al mundo: 'A todos los hombres les gustaría cambiar el mundo. ¿Por qué a los escritores no? Desde luego, no lo he logrado, pero seguiré intentándolo'. Sus libros tampoco sirvieron para cambiar el mundo, pero lograron cambiar la vida de muchos, enseñándoles lo que podrían haber sido, lo que quizá fuesen.


Mientras la crítica brasileña trató su obra con ciertas restricciones -en algunos casos, con restricciones severas-, entre los lectores, lo que vale decir también entre sus compañeros de 
oficio, la receptividad era seguramente otra. 'Jamás pretendí ser un gran escritor', decía Jorge Amado, 'lo que siempre quise fue escribir para ser leído y estimado'. Ese logro nadie se lo podrá negar jamás. Desde sus primeros libros, de fuerte crítica social y un rigor estructural bastante apreciable, hasta los de una supuesta 'segunda etapa' (que él siempre rechazó), nacida luego de su alejamiento del Partido Comunista, en 1956, los lectores se identificaron de inmediato con sus tramas, escenarios y personajes. 


Su popularidad rompió mundos a partir del marco divisor de su obra, Gabriela, clavo y canela, de 1958. Pero el más vendido de sus libros -alrededor de seis millones de ejemplares solamente en Brasil- es el duro y contundente Los capitanes de la arena, de 1937, tiempos de su plena militancia en el PC, relato crudo de la vida de los niños callejeros de Salvador de Bahía. Jorge Amado se popularizó a partir de figuras extraídas de un universo sensual y de cierta manera 
idealizado de Bahía. Pero la más popular de sus obras es precisamente la que refleja el cotidiano crudo y perverso de la niñez abandonada.


En su monumental Historia concisa de la literatura brasileña, Alfredo Bosi, uno de los baluartes de la crítica de este país, ha sido durísimo con el autor de Gabriela: luego de tildarlo de claro 
ejemplo de 'populismo literario', Bosi dictaminó que en ese caso 'bastó con el paso del tiempo para que el engaño se deshiciera'. El compositor Antonio Carlos Jobim solía decir que, en Brasil, el éxito individual es considerado ofensa personal por todos los demás. La verdad es que parte importante de la crítica brasileña jamás le perdonó a Jorge Amado que se hubiese tornado tan popular, haber logrado un proceso de inmediata y profunda identificación entre el público y sus personajes. Más acertado estuvo Antonio Cándido, gran icono de la crítica literaria en Brasil, al registrar que Jorge Amado logró 'penetrar en la poesía del pueblo, estilizarla, transformarla en creación propia, traer al proletario y al trabajador rural, al negro y al blanco, para su experienciaartística, pues siempre quiso y supo vivir la de ellos'. Éste habrá sido su mayor logro, ésta será el origen de su condena por los críticos académicos: Jorge Amado permitió que el pueblo brasileño invadiera su literatura. Desde sus primeras obras de fuerte crítica social, hasta las últimas, plenas de poesía y cariño por figuras populares, Jorge Amado jamás dejó de ser un militante en el sentido más amplio de la palabra. Era un militante de la vida.


Los amigos y los que han convivido con él se llevarán para siempre la memoria de su inmensa y sensible generosidad. El pueblo de Brasil lo recordará como uno de los suyos, como su intérprete más cercano, más sencillo. En los terreros de santos de Bahía existen 10 obás elegidas por los dioses, los hombres blancos protectores del pueblo, los sabios amigos de los abandonados. Jorge Amado ha sido obá a lo largo de más de treinta años. Ése ha sido su mejor reconocimiento.

da El País - Madrid, 8 agosto 2001

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