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el portal del Caribe |
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Musica
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Mariella Moresco Fornasier
Contestata, spostata, soppressa. Questo è stato il triste epilogo della seconda edizione del premio destinato ad artisti e tecnici della musica latina.
La prima edizione, vinta dalla cantante di origine cubana Celia Cruz con l'album Siempre viviré, si era tenuta lo scorso anno a Los Angeles. Quest'anno la scelta della sede era caduta su Miami, considerata "la capital mundial de la musica latina", una vera e propria Puerta de América per la confluenza della cultura latina e di quella anglosassone, che caratterizza la città.
Miami, dove risiedono artisti famosi come Ricky Martin, Julio Iglesias e Gloria Estefan e dove hanno la propria sede, tra gli altri, gli uffici della Sony Music e della emittente televisiva musicale Mtv, aveva già perso lo scorso anno la possibilità di essere la sede della cerimonia a causa della politica anticubana delle autorità, che avevano proibito ogni tipo di rapporto commerciale con qualunque impresa avesse legami con Cuba.
Jorge Mas Santos, presidente della Fundación Nacional Cubano Americana, riferendosi agli esiliati cubani aveva dichiarato alla stampa che "esta es una comunidad de victimas de un régimen represivo. Pero más que todo lo que esta comunidad representa es la libertad de expresión".
I fatti gli hanno dato torto e la comunità anticastrista si è distinta per una rozza intolleranza nei confronti degli artisti che nel corso dell'anno avevano ottenuto ingaggi nella città. Già nel febbraio 2000 il gruppo Buena Vista Social Club aveva dovuto rinunciare a un concerto a Miami Beach, a causa delle proteste sollevate dalla presenza, alcuni mesi prima, del noto gruppo Los Van Van, accolti con insulti e lanci di bottiglie. I dimostranti avevano affermato in quell'occasione che gli artisti cubani che si presentano negli Stati Uniti "fanno il gioco" di Fidel Castro. In occasione dell'organizzazione della cerimonia di consegna del Grammy Latino, la comunità cubana di Miami aveva già iniziato una serie di proteste, che avevano indotto gli organizzatori a cercare una sede più decentrata rispetto alla American Airlines Arena, scelta in un primo tempo.
A fine agosto dopo che altri gruppi, quali i Cubanismo e gli Irakere, avevano visto cancellate le loro tournée a causa delle proteste degli anticastristi, l'impossibilità di garantire la sicurezza di artisti e invitati aveva indotto l'Accademia Statunitense di Arti e Scienze Discografiche e l'Accademia Latina di Arti e Scienze Discografiche, organizzatrici dell'evento, a ripiegare nuovamente su Los Angeles, dopo aver saputo che i manifestanti avevano programmato di infiltrarsi tra il pubblico per interrompere la ripresa televisiva in diretta. La decisione ha significato un duro colpo per le autorità locali, che si erano battute per ottenere la sede della manifestazione, eliminando anche la clausola delle sanzioni per i rapporti commerciali con Cuba.
Uno smacco pesante per la città di Miami, alla quale gli anticastristi hanno arrecato un danno economico valutato intorno ai 35 milioni di dollari e un danno di immagine difficilmente valutabile, facendo perdere alla città credibilità e prestigio. Sono ormai pochi gli organizzatori di spettacoli a livello internazionale che si arrischiano a sfidare l'intransigenza dell'esilio "radicale", per evitare il ripetersi di episodi come il lancio di insulti che ha interrotto il concerto del jazzista Gonzalo Rubalcaba.
Benché numericamente ridotto rispetto al milione di cubani residenti a Miami, il gruppo più oltranzista è ancora molto influente, annoverando tra i suoi membri diverse personalità di potere a livello cittadino, tanto da indurre i più moderati a non esporre apertamente le proprie idee. Lo stesso Jorge Mas Santos, figlio di Jorge Mas Canosa, membro della spedizione alla Baia dei Porci e fondatore della Fundación Nacional Cubano Americana nel 1981, è stato duramente contestato per avere appoggiato la candidatura di Miami, accettando implicitamente l'arrivo di artisti cubani, decisione che ha provocato le irate dimissioni di una ventina di membri della Fondazione.
Di fronte a tanta ostilità Celia Cruz, che da anni vive negli Stati Uniti, ha amaramente commentato che il premio è stato oggetto di polemiche fin dalla sua nascita e che, se deve continuare così, "mejor se acabe". Meglio metterci una pietra sopra.
Settembre 2001
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El último 'swing' de Frank Emilio
Mauricio
Vicent
Il jazz latino ha perdido a uno de sus grandes pianistas y
fundadores, el
cubano Frank Emilio Flyn, autor de melodías memorables del género y pionero en
la introducción y fusión de los ritmos
populares cubanos y la percusión en el jazz. Frank Emilio, que ha sido considerado por
pianistas de la talla de Chucho Valdés como su maestro, falleció la semana pasada en La Habana a la edad
de 80 años a causa de un infarto. Sería, sin embargo, un error recordarle sólo como un simple
músico de jazz. Pese a ser ciego desde los 13 años, Frank Emilio era un pianista de sólida formación
académica y un destacado intérprete
de los clásicos. Esta versatilidad y su genio al componer e improvisar lo sitúan entre
los grandes de la música cubana.
En la década de los
cincuenta, Frank Emilio compartió escenario con
destacados
músicos norteamericanos que visitaban la isla para tocar en los clubes
habaneros. Actuó entonces con los integrantes del trío de Sarah Vaughan y con Zoot
Sims,
entre otros, y en la última etapa de su vida fue redescubierto en Estados
Unidos gracias a Wynton Marsalis, quien después de conocerle en 1998 en La Habana le invitó
a tocar en el Lincoln Center de
Nueva York por dos años consecutivos.
Hasta su muerte compaginó las descargas en locales de tradición jazzística como
La zorra y el cuervo con la grabación de discos de diversos géneros:
danzones, piezas
pianísticas de Lecuona y un álbum magistral de jazz latino, Reflejos ancestrales, hecho para
Blue Note. Frank Emilio fue fundador del Quinteto de Música Moderna, en
el que participaron Israel López, Cachao, Guillermo Barreto, Tata Güines y
otros grandes de la música cubana. El grupo revolucionó el panorama musical de la isla y fue la
semilla de otra agrupación, Los Amigos, en la cual Frank Emilio
experimentó la fusión del chachachá, el danzón, el mambo y otros ritmos
populares cubanos.
Por esa misma época se vinculó al movimiento del feeling,
que unió bolero
y blues de la mano de intérpretes como Omara Portuondo, César Portillo de la Luz y José Antonio
Méndez, a quienes Frank Emilio acompañó durante la desenfrenada bohemia
prerrevolucionaria.
Compuso el
famoso tema de jazz latino Mondongo, sandunga y gandinga,
equiparable
al Manteca de Chano Pozo, con el que han improvisado generaciones de
jazzistas cubanos. Otras de sus composiciones famosas
son Midnight theme y Zapateo cubano. También es autor de danzones y obras
de piano clásico.
Uno de los hitos en su carrera fue la interpretación del
Concierto en fa, de Gershwin, con la Orquesta Sinfónica Nacional de
Cuba, para lo
cual otro importante músico cubano, Armando Romeu, aprendió braille para
traducirle las partituras.
Con Frank Emilio desaparece un pianista exquisito. Su visión e interpretación de la música cubana crearon estilo.
www.pais.es - Madrid, 27 agosto 2001
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Cosas de negros
www.clarin.com - Buenos Aires, 29 luglio 2001
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Ballando sotto la pioggia
m.m.f.
Il tango, si sa, fa sognare sotto ogni latitudine e non bastano i lunghi inverni del Nord a spegnere i sogni e le passioni (non solo amorose, ma anche la passione dei ricordi e dei rimpianti). Lo conferma il recente Festival del Tango tenutosi a fine luglio in Finlandia, dove il famoso ballo conta decine di migliaia di appassionati.
A Seinajoki quarantacinquemila ballerini hanno partecipato alla diciassettesima edizione della manifestazione che quest'anno si è tenuta sotto la pioggia, obbligando le coppie a volteggiare avvolte in impermeabili e reggendo gli ombrelli aperti.
L'ambasciatore argentino in Finlandia ha commentato: "Non c'è un modello unico di tango e la variante finlandese, più lenta e simile a una marcia tedesca (!) è una delle varianti, anch'essa valida".
Luglio 2001
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Mariella Moresco Fornasier
L'11 maggio 1981 moriva il "leone della Giamaica", un grande musicista, ma rimaneva il suo mito ineguagliato nel mondo della musica per fascino e attualità. Come gli eroi della classicità, Bob Marley muore giovane, a soli trentasei anni, di cancro.
La vita nel ghetto, il clima di speranza che vive l'intero paese all'indomani dell'indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1962, le influenze musicali del jazz e dello swing, che giungevano dagli Stati Uniti e venivano innestati con la vitalità e il colore locali (e che daranno vita allo ska) e il richiamo a una vagheggiata eredità africana concorrono a rendere particolarmente ricche e stimolanti le espressioni musicali dei giovani che cercavano nella musica un mezzo di riscatto sociale.
T"renchtown è un centro di forza spirituale", diceva Bob Marley e proprio da quel ghetto ebbe inizio il suo iter, inizialmente influenzato dalle molteplici suggestioni, non solo musicali, della cultura subalterna che successivamente esprimerà magistralmente nel reggae, dove darà voce a un altro potente fattore del riscatto giamaicano: la religione Rastafari.
A vent'anni dalla morte la sua musica continua a girare per il mondo.
Per celebrare l'anniversario la sua casa discografica ha deciso l'uscita di una serie di dischi che ripercorreranno la carriera di un artista che, partendo da un ghetto, ha saputo cogliere nella cultura emarginata della sua terra la forza necessaria a trasformare le aspirazioni di una povera isola dei Caraibi in un messaggio universale.
Su Bob Marley si può consultare il sito ufficiale http://www.bobmarley.com
Maggio 2001
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Fernando García
Nació sin
padre y realmente pobre en Jamaica. De allí se fue exiliado para
regresar famoso, pero sin perder nunca su orilla rebelde y aventurera.
Murió joven, dejando el legado musical de un
Una de las
primeras noticias sobre uno de los discos más esperados de 2001 descansa
sobre la figura de Bob Marley. Es así: Manu Chao tiene grabado un tema
nuevo que se llama Mr Bobby. La invocación de uno de los faros del rock latino es, a esta altura de los acontecimientos, una afirmación definitiva de la sustancia sobre la que Chao construyó su celebrado perfil artístico. Es decir: Bob Marley como símbolo de lo clandestino (por su militancia en la cultura de la marihuana) pero también como poster itinerante del tercer mundo y voz de las minorías. La más genuina estrella pop del tercer mundo, como lo ponía semanas atrás la revista inglesa Uncut, y explicitaba: "Usted encontrará chicos aborígenes viviendo en medio del desierto australiano que nunca escucharon nada sobre Nelson Mandela pero cuya posesión más valiosa es una remera de Rastaman Vibration (el quinto álbum de Marley)." Y Bob Marley, también, como referencia del cruce entre la tecnología y la pobreza. Si se abraza Clandestino como ejemplo de tecno de emergencia, habrá que desempolvar las orejas y revisar el uso del estudio de grabación y los sintetizadores que el león de Jamaica hacía en su reggae de los setenta. Para el standard del rock de la época, Marley era modernísimo y sofisticado. Absorbió las técnicas del dub directamente de su paisano Lee Perry, quien hacía magia con la vieja máquina generadora de ecos. La flamante reedición del disco Catch a Fire, por ejemplo, incluye las sesiones jamaiquinas comandadas por Perry. Allí está la base de sustentación de la espacialidad diferente del reggae. Un cuadro donde los objetos sonoros flotan por gracia del eco que lleva, trae y juega con la percepción del sonido. A veces parece olvidarse que Marley, en su ascención a la popularidad, llevó también estas ideas revolucionarias a la radio de todos los días. La música de Marley, también, usaba los sintetizadores con identidad propia y no para emular instrumentos. Escuche otra vez Who the cap fit (1975): esa caspa del espacio que baña las estrofas es un certero ejemplo de lo que Bob Marley & The Wailers hacían con la tecnología disponible.
La invocación de Chao se completa,
claro, con el aura de leyenda
aventurera
que surca la vida y obra de Bob Marley. Nació sin padre y realmente
pobre en 1945 en las montañas de Jamaica; fue un cantante de ska
pendenciero primero y después abrazó la religión de la secta rastafari,
cuyo mayor objetivo sigue siendo la repatriación de los descendientes de
los esclavos negros a Africa.
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(testo di canzone di Bob Marley)
Exodus, movement of Jah
people
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