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In difesa della cultura: la Carta de São Paulo
Stella de Fanzago
Il cantante Gilberto Gil e Carmen Calvo, rispettivamente ministri della cultura di Brasile e Spagna, sono stati i protagonisti del primo Forum Mondiale della Cultura, incentrato sul concetto della rivitalizzazione della cultura come fattore di sviluppo umano, tenutosi a São Paulo, la capitale economica del gigante sudamericano. A loro va indubbiamente ascritto il merito dell’approvazione della cosiddetta Carta de São Paulo, il documento che, sottoscritto anche da Austria, Messico, Algeria e Malí, pone le basi per una futura politica culturale mondiale e che la ministra spagnola ha definito un "documento llamado a crear historia" (un documento destinato a fare storia). Una delle premesse fondanti del documento è che, se il diritto alla cultura è formalmente riconosciuto in ogni dichiarazione di difesa dei diritti umani, allora è giunto il momento, non più procrastinabile, di porsi l’obiettivo della difesa del "color cultural del planeta", partendo dal presupposto della necessità di escludere dalle ferree regole del mercato (nel documento si parla di “liberalizzazione commerciale in corso nella Organizzazione Mondiale del Commercio”) i prodotti culturali, dato che, secondo la colorita espressione della ministra spagnola, "No es lo mismo vender camisas que música" (non è la stessa cosa vendere camicie piuttosto che musica). Un punto della dichiarazione che sicuramente avrà ripercussioni non trascurabili, dato che i ministri si sono impegnati a “lottare per la creazione di spazi istituzionali che garantiscano che gli spazi culturali si realizzino secondo regole adeguate alla natura materiale e immateriale dei beni e prodotti culturali [...]secondo il principio della identità della diversità culturale e delle conoscenze tradizionali dei paesi”. Gilberto Gil ha difeso la forza e l’importanza della “industria creativa” sia come fattore di sviluppo economico che di rafforzamento della democrazia, concetto rafforzato dalla dichiarazione di Carmen Clavo, che a sua volta ha detto che "defender la identidad cultural de cada pueblo es una obligación política si queremos que el mundo siga siendo lo que es, múltiple y diverso, es decir, humano" (difendere l’identità culturale di ogni popolo è un obbligo politico, se vogliamo che il mondo continui ad essere quello che è, multiplo e diverso, cioè umano), vincolando la difesa della pace la con la difesa del rispetto delle differenze. Continuando sulla via della difesa e della valorizzazione della cultura, in particolar modo con riferimento ai paesi di lingua e cultura iberica, la ministra spagnola ha caldeggiato il progetto di una futura Carta de la cultura iberoamericana, che dovrebbe sancire i forti vincoli culturali che uniscono la Spagna ai paesi latinoamericani, qualificati come "sus regiones naturales". Luglio 2004
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