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Arti e cultura 

 

L’arte indigena argentina

 

 

Alfo

 

 

 

L’arte indigena dei territori del Nuovo Mondo ebbe destini diversi a seconda della sua provenienza. Mentre conquistatori ed artisti europei di chiara fama, quale il grande Dűhrer, rimanevano affascinati di fronte ai capolavori dell’arte orafa degli imperi americani, altre forme artistiche provenienti dalle regioni periferiche non venenro riconosciute come arte se non molto tempo dopo che i popoli che le avevano prodotte erano stati sottomessi e culturalmente distrutti od addirittura sterminati fisicamente. E’ il caso dei territori oggi appartenenti allo stato argentino, abitati da  millenni da popolazioni in gran parte nomadi o seminomadi e definitivamente “pacificati” solo agli inizi del ventesimo secolo. Proprio per le loro caratteristiche storiche e sociali  queste popolazioni non svilupparono la scrittura, ma la storia della loro cultura può essere scritta studiando le forme grafiche espresse in pittogrammi, disegni astratti molto sofisticati e rappresentazioni figurative.

 

Uno studio di particolare interesse su questi mezzi comunicativi è quello condotto dall’antropologo Carlos Modo, specialista di artigianato indigeno, che nel suo libro La herencia olvidada, arte indígena en la Argentina si propone di tracciare un percorso storico-culturale che attraversi l’ampio panorama temporale e geografico  delle culture originarie dei territori argentini.  Il suo libro può a buona ragione venire considerato uno tra i più esaustivi lavori sull’argomento.

Articolato in tre sezioni, nella prima prende in considerazione il vasto arco temporale che va dal primo popolamento (circa 12.000 anni or sono) fino alla conquista europea nel sedicesimo secolo, che portò una immancabile influenza ddell’arte spagnolo sulla produzione artistica, valutata nella seconda sezione.

 

La terza parte si stacca dalla saggistica storica per acquisire un grande interesse anche antropologico: lo studio dell’arte indigena argentina contemporanea, cui l’autore si è dedicato da decenni, sotto la guida di maestri indigeni. Uno studio condotto secondo gli insegnamenti del grande antropologo Clifford Geertz e che lo porta a considerare l’arte indigena dal punto di vista del suo significato simbolico e dell’importanza rivestita per i suoi produttori. Un approccio non esclusivo della cultura moderna se è vero che anche tra i primi europei che entrarono in contatto con questa simbologia, vi fu chi, come alcuni sacerdoti al seguito delle truppe, seppe riconoscere il valore culturale di quest’arte e la sua importanza per  il gruppo sociale che l’aveva espressa. Fu proprio questa sua caratteristica a decretarne la fine, dato che furono distrutti tutti i segni e disegni grafici che potevano essere interpretati come un linguaggio il cui significato, non comprensibile dagli europei, assumeva per essi un valore minaccioso, comparabile alle “falsità del demonio”, come ebbe a scrivere, in tutt’altro contesto geografico ma assolutamente simile culturalmente, il frate Pedro de Landa, nelle sue Relación de las cosas de Yucatán.


 

Aprile  2004  

 

Latinoamerica-online  

Ass. Cult. Imago Mundi - Direttore  responsabile Mariella Moresco Fornasier

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