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Visitando una Ong in Argentina
Stella de Fanzago
A settembre sono stata a Buenos Aires per una vacanza “di lavoro”, come sempre mi capita di fare quando parto per l’America Latina e le vacanze vengono trasformate in occasione di incontri, di nuove conoscenze, di ricerca di materiali per il lavoro che si svilupperà al rientro.
Già lo scorso anno ero andata a trovare Marco Morani, il responsabile della sede Icei argentina, che è anche il punto di riferimento del progetto nell’Amazzonia brasiliana coordinato da Gabriella Petazzoni. La volta scorsa si era trattato solo di una breve visita di pochi minuti, nel corso della quale Marco ed io avevamo scoperto (gli strani casi della vita) di avere in Uruguay un caro amico in comune.
Avendo a disposizione un intero mese da passare a Buenos Aires, ho potuto frequentare con una certa assiduità la nostra sede, ubicata in una bellissima casa a due piani, con una invidiabile terrazza munita di barbecue. Oltre a Marco conoscevo già Monica Luxa, che ci aveva illustrato i progetti Organicos (agricoltura biologica) durante l’incontro tenuto a Milano lo scorso inverno con i referenti dei progetti all’estero, e Valentina Uccello, che aveva partecipato al nostro seminario di Calino nel mese di giugno.
E’ stato molto piacevole, appena arrivata, trovare casualmente in sede, oltre a Gabriella che si trovava a Buenos Aires per un breve periodo insieme al suo compagno Angelo, Diego Di Niglio in vacanza e reduce da un fantastico giro nella riserva naturale della penisola di Valdés, che mi ha raccontato con grande entusiasmo, e Alessio Adanti, impegnato nei progetti Organicos a Misiones, una provincia nel nord del paese con importanti nuclei di popolazione indigena guaraní e confinante con Paraguay e Brasile. Girando a salutare vecchie amicizie, mi sono “imbattuta” anche nel Grande Capo (Franco Borelli), nel suo studio … dipinto di blu !
In Argentina lavorano circa una dozzina di persone, per la maggior parte concentrate a Buenos Aires per seguire i tramiti burocratici ed i rapporti con le autorità, indispensabili per lo svolgimento del lavoro. Ho potuto constatare personalmente (per questioni del tutto private) quanto difficile e snervante sia anche solo ottenere un semplice certificato. E quando si seguono progetti internazionali, dovendo fare da tramite e da mediatori tra istanze e istituzioni che lavorano con mentalità completamente diverse fra loro, quali quella europea (specie dei funzionari dell'Unione Europea) e quella argentina, il tempo e le energie necessarie diventano enormi. Per fortuna ho trovato i “ragazzi” che lavorano in Icei molto determinati e motivati. Al punto che qualche volta mi sono sentita perfino un po’ in imbarazzo nell’andare in sede, quasi mi sembrasse di far perdere del tempo a persone che ho sempre trovato molto impegnate nel proprio lavoro.
Il primo fine settimana siamo stati invitati a partecipare a AvecinArte, un evento organizzato a Patricios, un piccolo paese nella pampa a circa 250 km dalla capitale, da Fundación Pasos /Icei insieme ad altri gruppi che lavorano per lo sviluppo sociale attraverso l’arte. Di buon mattino di sabato, insieme a Valentina, Gabriella ed Angelo, siamo partiti da Buenos Aires su un freddissimo pullman a noleggio (essendo inverno, in quei giorni la temperatura era di poco sopra lo zero e di riscaldamento nel pullman neanche a parlarne) su cui sono saliti, tra gli altri, i componenti del Circo Social del Sur (il cui scopo è quello di aggregare attraverso le arti circensi i bambini di strada o in condizioni di grave disagio sociale), con ingombranti attrezzi di lavoro, bambini, provviste, borse…. Mezzo congelati, dopo quattro ore di viaggio, siamo giunti a Patricios dove, arrivate già da un paio di giorni, ci aspettavano Sabrina Carlini, ideatrice ed organizzatrice dell’incontro insieme alla comunità locale, e Francesca Marconi, che stava lavorando con i bambini in laboratori di video ed effettuava le riprese da cui sono state prese le immagini utilizzate sia per il nuovo sito di Icei che per la campagna di Natale di quest’anno.
Patricios è un paese che può essere il simbolo del risultato drammatico della recessione economica. Nato nel 1907 e sviluppatosi intorno alle officine di riparazione delle ferrovie nazionali lungo la linea che da Buenos Aires attraversava la pampa, giunse ad avere circa 6.000 abitanti. Oggi, dopo la chiusura delle officine e l’abolizione della stessa linea ferroviaria, ne sono rimasti poco più di 600. Al visitatore si presenta quasi come un paese fantasma: case basse e silenziose, strade deserte battute dal vento che fa alzare onde di terra dal fondo sterrato. Per due giorni la vita è ritornata nei vecchi luoghi di aggregazione: il cinema gelido dai vetri rotti dove, infreddoliti fin nelle ossa abbiamo assistito allo spettacolo del Circo Social del Sur, presentato da giovani “artisti”, alcuni ricuperati da una vita di strada; il circolo sportivo che non frequenta più nessuno, dove sono stati presentati i risultati dei laboratori di cinema di una associazione della capitale con i ragazzini del quartiere popolare di Boca (Buenos Aires) e con gli stessi ragazzini di Patricios guidati da Francesca Marconi. Il circolo ricreativo (uno stanzone dove gli uomini del paese arrivavano intabarrati in giacconi e ponchos) ci ha accolti tutti intorno all’enorme camino per ricuperare un po’ di calore prima di affrontare nuovamente il Viento del Sur (che spira dalla Patagonia) per andare a mangiare, protetti da teli di plastica, del cibo che, appena tolto dal fuoco, diventava freddo con una rapidità desolante. Il giorno seguente ci siamo divertiti alle rappresentazioni di uno dei gruppi di teatro di quartiere (dove gli attori sono gli stessi abitanti) di Buenos Aires e del gruppo nato tre anni fa a Patricios, che ha “messo in scena” (nella stazione ora fuori uso e già centro della vita del paese) le aspettative e lo smarrimento di una comunità che insieme al lavoro rischia di perdere la sua stessa identità. Ma anche la sua determinazione a non lasciarsi distruggere come comunità.
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