|
|
|||||
|
mostra fotografica arte e cultura letteratura musica cinema e teatro feste e tradizioni natura e ambiente viaggi
popoli indigeni afroamerica società appuntamenti leggere/ascoltare studi e ricerche
|
el portal del Caribe |
|
|
La genesi della paura dell' "Altro"
Stella de Fanzago
In questi nostri anni, così ricchi di possibilità di incontri con l'Altro (diffusione di notizie ed immagini attraverso i mass-media, l'espandersi del turismo e dell'immigrazione), si verifica un acuirsi dell'intolleranza, una profonda insofferenza per la stessa presenza fisica del diverso, dello straniero. Aumentano le possibilità di incontro e di conoscenza reciproca, di convivenza con la diversità ma non si assiste, a livello di coscienza comune, ad un estendersi né ad un radicarsi della cultura della convivenza tra i diversi modi nei quali si esprime la comune identità umana. Al contrario, si assiste ad un irrigidimento del proprio "particolare", ad una difesa ad oltranza del proprio modo di vivere, di esprimersi, di rapportarsi con gli altri. A maggiori possibilità di conoscenza corrisponde non una maggiore abitudine alla reciproca accettazione, bensì un aumento della diffidenza, dell'aggressività. L'Altro fa ancora paura, suscita reazioni prevalentemente negative, che la vicinanza alimenta anziché dissolvere. Nella maggior parte dei casi, la presenza del diverso (in particolare dello straniero del cosiddetto Terzo Mondo) è vissuta come una ingiusta irruzione nel proprio spazio vitale, una intrusione indesiderata, temuta, dalla quale è lecito difendersi con aggressività, piuttosto che essere percepita come una occasione di crescita vicendevole. Non è sufficiente avere la possibilità di avvicinare l'Altro, di condividerne momenti di vita, per divenire capaci di superare le divisioni ideologiche ed i pregiudizi culturali che proprio la vicinanza talvolta contribuisce a fare emergere dalle profondità del senso comune collettivo. Ai sentimenti prevalentemente negativi che generalmente accompagnano l'incontro ed il confronto tra culture differenti, l'uomo occidentale (erede spirituale dell'europeo del XV-XVI secolo, periodo di espansione dei viaggi e delle scoperte geografiche) ha aggiunto una propria peculiarità: la razionalizzazione e la legittimazione del senso di superiorità del proprio gruppo di appartenenza rispetto agli altri popoli, alle altre razze, alle altre religioni. Ciò che caratterizza la cultura europea non è tanto il suo innato senso di superiorità (comune a quasi tutte le culture), quanto la costruzione concettuale elaborata per la giustificazione dell'espansione economica e della conquista militare del resto del mondo, proprio a partire da questo senso di superiorità; l'imposizione della propria cultura in quanto "cultura" in assoluto e la conseguente indisponibilità a rimettere in discussione i fondamenti ideologici di tale posizione e ad accettare un confronto paritario con altre culture. La nascita dell'Europa moderna (nucleo primigenio dell'Occidente e della sua cultura) coincide con la grande espansione del suo orizzonte cognitivo, economico e politico che seguì le grandi conquiste frutto dello sviluppo della scienza nautica nel XV secolo, le cui tecniche permisero agli europei di circumnavigare l'Africa, attraversare l'Atlantico e "scoprire" l'America, fare il giro del mondo ed arrivare in Australia e in Nuova Zelanda. I concetti fondanti l'attuale cultura europea risalgono a quel periodo tumultuoso ed è ad esso che bisogna fare riferimento per comprendere il loro significato profondo, perché se è vero che i grandi interessi economici e politici hanno il potere di influenzare in modo determinante la mentalità collettiva, nei rapporti quotidiani si agisce seguendo categorie mentali indotte dalla cultura di appartenenza, la cui origine e, di conseguenza, il loro senso più profondo, sfuggono alla consapevolezza, influenzando in modo inconsapevole il sistema dei valori individuali. Riportare alla coscienza l'origine dei pregiudizi, analizzando le condizioni culturali e politiche che li generarono, significa "relativizzarli", dimostrare quanto dipendente da fattori contingenti sia la loro presunta, irrefutabile " verità ", facilitando il percorso da un atteggiamento di difesa esasperata della propria identità ad un riconoscimento dell'identità dell'Altro, superandone ed eliminandone la percezione negativa .
|
|
Latinoamerica-online Ass. Cult. Imago Mundi - Direttore responsabile Mariella Moresco Fornasier Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 768 del 1/12/2000 e n. 258 del 13/04/2004 ISSN 1824-1360 © Tutti i diritti riservati |