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Uruguay  -  Rivoluzionaria scoperta archeologica

 

 

Stella de Fanzago

 

 

L’archeologia e la storia uruguaiane concordavano, fino ad oggi, sul carattere

nomade delle popolazioni che abitavano il territorio nelle epoche primitive. Popoli ad uno stadio evolutivo primitivo,  che si spostavano cacciando e raccogliendo quanto la natura procurava spontaneamente.

 

La rivista Nature ha pubblicato un articolo che smentisce questa immagine, dando notizia della scoperta, nel dipartimento orientale a circa cento chilometri da Rocha, di piccole elevazioni di non oltre due metri d’altezza e sparse in una zona di dodici ettari, che pare siano i resti di villaggi di agricoltori sedentari. Dai primi rilevamenti a Cerrito de Indios e El Fondo de Los  Ajos si  potrebbe arguire la presenza di capanne poste in circolo intorno ad una piazza centrale e risalenti ad oltre 4.000 anni or sono. José  Iriarte, ricercatore uruguaiano e membro dell’ Area de Investigación del  Instituto  Smithsoniano de Panamá, è sicuro che occorra cambiare radicalmente la visione della preistoria nazionale e che forme sociali organizzate in modo sedentario siano state presenti da almeno 4.800 anni sugli 11.200 durante i quali si hanno tracce della presenza umana in Uruguay.

 

Il motivo che ha indotto la storiografia ad attribuire agli indigeni uruguaiani un carattere prevalentemente nomade è, a detta del ricercatore, il fatto che i primi cronisti spagnoli si imbatterono in popolazioni già in fase di decadenza culturale e disgregate socialmente, a causa dell’essere già entrate in contatto con gli europei ed essere state falcidiate dalle nuove malattie arrivate dall’Europa e dalla caccia agli schiavi condotta dai conquistatori. “Creo que la cambia totalmente, pues los indígenas que  conocieron los  primeros cronistas españoles ya estaban  transformados por las nuevas  enfermedades que redujeron  sus poblaciones, por la caza de esclavos y  también las  campañas de exterminio de los conquistadores'.

 

Questa immagine di una popolazione ancora primitiva, composta da gruppi dispersi, che non conoscevano l’agricoltura e quindi non stanziali, fu successivamente estesa retroattivamente a tutta la preistoria.

Le recenti scoperte ribaltano completamente questa visione, e mostrano che nella zona i villaggi agricoli erano situati in modo da formare una rete estesa su un territorio di circa 60 ettari, molto presumibilmente per facilitare i contatti tra gli insediamenti e popolata da un considerevole numero di persone, molte di più di quanto fosse attribuito ad una zona finora considerata marginale nella preistoria del Sudamerica.

Tra i resti rinvenuti alcuni manufatti di legno, di cuoio (per conservare acqua ed alimenti) e di ceramica dimostrano un elevato grado di civilizzazione, che comprendeva il culto dei morti, sepolti sotto tumuli sopraelevati.

 

 

Gennaio 2005

 

Latinoamerica-online

Ass. Cult. Imago Mundi - Direttore responsabile Mariella Moresco Fornasier

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