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el portal del Caribe |
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Maria Lionza, la regina delle acque
La cultura indigena della costa caraibica del Venezuela ha lasciato una sua impronta nella religiosità popolare: il culto di Maria Lionza. Tra i più diffusi nella regione che attualmente include gli stati di Falcón, Yaracuy, Lara e Cojedes, trae le sue origini nelle culture delle etnie che in epoca preispanica popolavano questi territori nella parte occidentale del paese. Il mito parla di una regina che abitava in un palazzo sotto le acque ed incantava gli uomini per renderli poi suoi schiavi. Il suo abitare sotto le acque ne fa la loro protrettrice oltre che degli altri elementi della natura: la flora, la fauna ed i metalli. Con la colonizzazione europea ed il successivo inserimento di mano d’opera schiava, di provenienza africana, il mito non scompare ma integra nuovi elementi, facendo divenire Maria Lionza una entità sovrannaturale con poteri non solo curativi, cui si rivolgono i fedeli in cerca di soluzioni a situazioni altrimenti irrisolvibili. Come sottolineato da Joel James, fondatore e direttore della Casa del Caribe, l’istituzione di Santiago di Cuba che da decenni promuove la ricerca sulla cultura dell’intera regione caraibica, “il culto di Maria Lionza è forse l’elemento più eloquente della simbiosi culturale che si sia realizzata in maniera cosciente nella regione continentale dei Caraibi e, forse, anche sul resto del continente. In Maria Lionza si uniscono gli elementi della sessualità presente nella Santeria cubana e nella Regla de Palo Monte uniti alla trascendenza del culto cattolico alla Vergine Maria”. Lo studioso aggiunge a questi elementi fondativi anche la devozione che nella cultura medioevale veniva riservata alla donna, commentando con humor che Freud troverebbe interessanti conferme alla sua teoria sul complesso di Edipo, dato che Maria Lionza è l’incarnazione delle qualità specificamente attribuite alle donne: la bellezza, il fascino ma anche l’accoglienza e l’attenzione ai problemi di chi le si rivolge. Un atteggiamento di protezione e di sollecitudine verso ogni richiesta legittimamente fondata, di speranza e di sollecitudine: “una mujer dotada de facultades de la esperanza y del horizonte. Del horizonte que por mas que nos acerquemos a él, se nos aleja. Pero no deja nunca de ser la esperanza. Una mujer que es la síntesis de toda la belleza y todo el amor del universo y la vida. Porque la belleza radica en el amor…” (una donna dotata delle facoltà della speranza e dell’orizzonte. Dell’orizzonte che per quanto ci avviciniamo si allontana, però non smette mai di essere la speranza. Una donna che è la sintesi di tutta la bellezza e di tutto l’amore dell’universo e della vita. Perché la bellezza ha radici nell’amore…). Giugno 2005
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