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Arte e cultura

 

 

 

 
 
La immigrazione cinese in Nicaragua

 

Alberto Fornasier

 

Il secolo XIX vide una massiccia immigrazione cinese, specialmente dalla provincia di Canton, in America.

Per quanto riguarda la zona caraibica ed il Peru, che costituirono le più importanti mete di questa immigrazione, dati certi sul numero di cinesi residenti sono disponibili a partire dalla metà del secolo, mentre per il Nicaragua la prima fonte sicura è costituita dal censimento del 1920, quando vennero registrate 400 presenze, anche se è certo che già da molto tempo, addirittura prima che nelle altre zone citate, nella zona costiera atlantica risiedevano molti più immigrati cinesi di quanto furono poi censiti nel 1920. 

La Región  Autónoma del Atlántico Norte è sempre stata una zona di numerosi insediamenti stranieri, dando origine ad una popolazione  estremamente meticciata, che ne costituisce ancora oggi la caratteristica più interessante. Fin dal secolo XIX infatti, oltre ai miskitos, anch’essi frutto dell’incrocio tra schiavi neri e popolazioni indigene locali, risiedevano stabilmente sulla cosa atlantica, in particolare a Puerto Cabezas, giamaicani, tedeschi, inglesi e statunitensi.

All’epoca non era facile raggiungere questa zona, rimasta isolata dal reso del paese fino a pochi anni or sono grazie alla zona montagnosa e praticamente disabitata, costituita dalla Cordillera isabella a nord e  dalla Chontaleña a sud,  che la divide dalla fascia costiera del Pacifico. Il lungo viaggio iniziava a  San Juan del Norte, dove ci si imbarcava per navigare il fiume San Juan, attraversare il lago Cocibolca  (conosciuto anche come Lago Nicaragua) ed infine risalire via terra la costa dell’Atlantico. 

Molti immigrati cinesi, nonostante all’epoca vigessero delle restrizioni per l’entrata nel paese di cittadini asiatici, riuscirono ad arrivare e ad insediarsi stabilmente nelle cittadine di  Bluefields, La Cruz de Río Grande, Puerto Cabezas, Waspam, Laguna de Perlas, El Rama, dove iniziarono dei commerci o piccole imprese nel campo alimentare, dell’abbigliamento e dei servizi e, grazie alla loro laboriosità, quasi tutti riuscirono a conquistarsi un soddisfacene tenore di vita.  Un numero minore trovò lavoro nelle attività minerarie, all’epoca fiorenti  nel cosiddetto Triángulo Minero de Rosita, Bonanza e Siuna. I loro commerci ebbero tanta fortuna che già alla fine del secolo XIX la loro attività si era estesa con successo nelle città della costa del Pacifico, quali León, Granada, Masaya e Carazo, riuscendo ad installarsi e a costituire una presenza economicamente influente  perfino nella capitale Managua.

La quasi totalità era costituita da uomini, che in un secondo tempo si fecero raggiungere dalle mogli, mentre una parte, scapoli o ammogliati che preferirono ricostruirsi una vita, trovarono compagne tra le donne del posto e diedero vita ad una nuova forma di meticciato,  tra i molti della regione.

Ancora al giorno d’oggi è possibile risalire alla genealogia di molte famiglie, individuandone l’ascendenza cinese dal cognome. Non resta infatti molto altro che faccia individuare la comunità dei discendenti degli immigrati cinesi, che pare non hanno conservato propri elementi culturali, contrariamente a quanto accade, per esempio, a Cuba nella cui  capitale vi è tuttora un Barrio Chino e dove elementi della cultura e della religiosità cinese si sono fusi nella cultura popolare.

 

Novembre 2005

 

 

Latinoamerica-online

Ass. Cult. Imago Mundi - Direttore responsabile Mariella Moresco Fornasier

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