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Arte e cultura

 

 

 

 
 

Suor Juana Inés de la Cruz

 


Mariella Moresco Fornasier

 

 

Questa straordinaria figura femminile, la maggiore poetessa dell’epoca barocca messicana e tra i più grandi letterati di tutta la letteratura ispanoamericana,  ad oltre tre secoli dalla sua morte continua a suscitare un interesse duraturo dovuto, oltre che  alla sua produzione poetica di altissimo livello, alle vicende della sua vita, contrassegnata da un forte temperamento, da una personalità complessa e da doti intellettuali non comuni.

Qualità queste che le permisero in un primo tempo di sfuggire alle rigide regole imposte alla vita delle donne dell’epoca, ma che successivamente costituirono il  maggiore ostacolo alla realizzazione della sua più grande aspirazione, una vita interamente dedicata agli studi (prerogativa che all’epoca veniva riconosciuta solo agli uomini) e che le attirarono sospetti e censure fino all’imposizione del sacrificio supremo: la rinuncia  totale agli studi ed alla poesia. 

Una situazione dolorosa in cui si rivelò la grandezza di carattere di suor Juana, che trasformò la condanna al silenzio in una scelta volontaria della solitudine.

 

Juana de Asbaje y Ramiréz de Santillana nacque nel 1648 in un piccolo paese vicino a Città del Messico, da una madre che non si sposò mai, nonostante i 6 figli avuti da uomini diversi. Dotata di una intelligenza precocissima, a soli tre anni imparò a leggere, continuando poi, nonostante i rimproveri ed i castighi, ad apprendere  molte discipline sui testi della biblioteca del nonno materno.

Lei stessa raccontò che, ancora bambina, avendo deciso di imparare il latino, si tagliò i capelli e si impose di mantenerli corti fino a quando non lo avesse imparato.

La fama della sua intelligenza e della sua bellezza raggiunse ben presto la capitale dove il vicere spagnolo la chiamò a corte, a soli 13 anni, come dama d’onore della moglie.

Nonostante il grande successo mondano, a soli 16 anni decise di entrare in convento, forse ritenuto il luogo più adatto per potere coltivare la sua passione per gli studi, in particolare per la poesia.

All’epoca non era infatti concesso ad una donna di poter vivere una vita indipendente e di scegliere alternative diverse dal matrimonio e dalla vita religiosa.  Per Juana, figlia illegittima, nonostante le sue grandi doti ed attrattive, era assolutamente impossibile contrarre un matrimonio che le permettesse di rimanere nella cerchia intellettuale della corte. Per contro,  i monasteri costituivano all’epoca gli unici luoghi dove fosse garantita alle donne una certa libertà ed indipendenza e spesso costituivano dei veri e propri luoghi di incontro mondano ed intellettuale, dove si riuniva il meglio della società coloniale.

 

Ciò nonostante, anche in convento la sua passione smisurata per lo studio e per le lettere suscitò molti sospetti, nonostante la sua vita religiosamente impeccabile e l’interesse mostrato per le questioni religiose pubblicando, tra altre sue opere,  un testo sulle manifestazioni  d’amore di Dio per le creature, poesie filosofiche e religiose.

Il pesante intervento del vescovo a censura della sua attività intellettuale, pur riconoscendole una vita integerrima, e la continua incomprensione delle consorelle provocarono in lei una profonda crisi, che si concluse con il piegarsi all’obbedienza dopo avere scritto una appassionata autodifesa. A partire da allora non scriverà più nulla, ad eccezione di una “Petición de perdono” a Dio per i propri peccati, un “Voto” alla Purissima Concezione ed una “Protesta” di fede e d’amore a Dio, che firmerà con il proprio sangue.

Isolata e incompresa, suor Juana scelse la solitudine e la penitenza. Vendette  tutti i suoi libri, distribuendo il ricavato tra i poveri, e condusse una vita di mortificazione e di dedizione agli altri, suscitando nel suo confessore il commento che : “Juana Inés non corre nella virtù, ma vola”.

Morì nel 1695, curando le consorelle colpite dalla peste.

 

La sua opera poetica, che è solo un aspetto della sua intensa vita intellettuale che comprese studi scientifici e la produzione di opere di prosa e di teatro, è quella  che le ha guadagnato un posto d’onore nella letteratura ispanica e comprende poesie d’amore, poesie di circostanza e poesie filosofico-religiose.

Le poesie d’amore (ricordiamo che erano il pretesto per la descrizione non di effettivi episodi amorosi ma di sentimenti quali la malinconia,  la solitudine dovuta all’abbandono ed all’incomprensione) sono le  opere nelle quali  i critici riscontrano la sua “freschezza appassionata”, dove è possibile ammirare il suo preziosismo della forma, le splendide metafore, le colte allusioni mitologiche.

Un linguaggio raffinato per elaborare il vero tema della sua ispirazione: la fugacità delle cose temporali, la disillusione per la caducità di tutte  le cose, la fuga dalla ricerca dei beni terreni per rifugiarsi nei puri piaceri dell’intelligenza, che così crudelmente le verranno poi negati.

 

Il rifiuto delle futili preoccupazioni terrene, il disincanto verso gli artifici con cui l’uomo si illude di fermare il tempo, sono espressi in alcuni versi composti a significare il suo rifiuto di un ritratto nel quale era stata dipinta con un aspetto eccessivamente giovanile :

 

“Questo, che vedi, inganno colorito, / che dell’arte ostentando le bellezze, / con falsi sillogismi di colori/ è falso inganno dei sensi

[...]

questo in cui la lusinga ha preteso / evitare degli anni gli orrori, / e vincendo del tempo i rigori / trionfare della vecchiaia e dell’oblio, / è un vano artificio della cura, / è un fiore al vento delicato, / è protezione inutile contro il fato, / è una stolta preoccupazione errata, / è un affanno caduco e, a ben guardare, / è cadavere, è polvere, è ombra, è nulla”.

 

L’illusione indotta dai piaceri terreni è già l’annuncio del tema del sogno, trattato magistralmente in “Primero sueño”, un’opera di 975 versi che, a detta di alcuni critici, basterebbe da sola a darle un posto eminentissimo nella letteratura ispanoamericana. Suor Juana finge di assistere all’addormentarsi del corpo umano, dopo la cena. Mentre il corpo scivola nella progressiva perdita della coscienza, mentre i sensi si intorpidiscono, l’intelligenza inizia il suo viaggio di conoscenza dei segreti dell’universo. All’alba si assiste al percorso inverso: il risveglio dei sensi coincide con la sconfitta dell’intelligenza.

Octavio Paz ha definito “poema dell’intelligenza” quest’opera in cui compaiono tutti gli elementi dell’inquietudine scientifica ed intellettuale di suor Juana, espressi in uno stile che permette di godere pienamente  della bellezza dell’ispirazione e che conduce attraverso momenti di grande poesia: l’avanzare delle ombre notturne, il distendersi del silenzio sulla notte che dà tregua agli affanni quotidiani,  il diffondersi della prima luce dell’alba fino allo splendore del sole.

Bellissimi sono i versi che descrivono il diffondersi delle tenebre e, più oltre nel poema, la vittoria sfolgorante del sole sulle ombre della notte :

 

“Piramidale, funesta ombra nata / dalla terra, al cielo dirigeva / di vani obelischi punta altera, / pretendendo scalare le Stelle

[...]

Giunse, in effetti, il Sole chiudendo il giro / che scolpì d’oro sopra azzurro zeffiro: / di mille moltiplicati / mille volte punti, flussi mille dorati / linea, dico, di luce chiara, uscivano / dalla sua circonferenza luminosa, / punteggiando al Cielo la cerulea superficie; / e quella che prima fu tiranna / del suo impero, aggruppate investivano: / che senza concerto fuggendo frettolosa / nei suoi stessi orrori inciampando /

la sua ombra andava calpestando, / e giungere all ‘Occaso pretendeva / con il  (senz’ordine ormai) sbaragliato /  esercito di ombre, incalzato / dalla luce che dietro lo seguiva...

 

Dario Puccini, uno dei suoi studiosi più appassionati,  titolò il libro a lei dedicato: ”Una donna in solitudine” (ediz. Cosmopoli, 1996).

Quella solitudine che suor Juana rivendicò nella sua autobiografia finale, con la quale pose definitivamente fine al suo lavoro intellettuale, e nella quale rivendicò il diritto delle donne allo studio, alla conoscenza, all’insegnamento, alla libertà intellettuale ed alla poesia.

 

Gennaio 2005

 

 

Latinoamerica-online

Ass. Cult. Imago Mundi - Direttore responsabile Mariella Moresco Fornasier

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