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Feste e tradizioni

 

 

 

 

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Il Carnevale scoppia a Bahia 

Susanna Barbára           oiasusanna@virgilio.it


“Atrás do trio eletrico só não vai quem já moreu”.
“Dietro al trio elettrico non va solo chi é già morto”.

Caetano Veloso


Sono parole del famoso cantante Caetano Veloso. Èd è proprio così. È impossibile non ballare dietro al trio elettrico o dietro ai gruppi afro: Ilé Aiyé in testa a tutti.
Si´ perchè, anche se alla televisione mostrano il Carnevale di Rio, in realtà in tutto il Brasile la gente partecipa per le strade della cittá alla Folia. A Salvador di Bahia in particolare il carnevale ha mantenuto delle caratteristiche popolari. Non bisogna essere belli, alti con gambe ben tornite, ma basta avere voglia di brincar, di giocare, come dicono i baiani. 

Il carnevale in Brasile fu portato daí portoghesi, é infatti una festa europea medioevale, ma fu ampliamente ri-inventato dalla popolazione di colore che lo ha utilizzato per riproporre le loro antiche tradizioni africane. L´uso della musica, la danza, il corpo, la partecipazione entusiasta e effervescente del popolo fanno parte della cultura africana. Non dimentichiamoci che a Bahia l´80% della popolazione è discendente degli antichi schiavi africani, per questo durante il carnevale la popolazione negra ( in Brasile non si usa l´espressione "di colore" per denominare la popolazione di origine africana, ma negro o negra, parola scelta dai vari movimenti politici negri) si organizza in gruppi, chiamati afoxé, suonano musica sacra, o blocos afro dove ri-propone ritmi musicali più attualizzati, il famoso samba-reggae. 


Quest’anno carnevale inizia dopo l’altra grande festa: quella di Yemaná, la divinità yoruba del mare, la grande madre. Per tutto il giorno il 2 di febbraio la città si ferma e va a donare fiori, bambole, profumi a Rio Vermelho, là dove i pescatori le hanno costruito una casa-cappella.

Dal giovedì grasso sono consegnate le chiavi della città a Re Momo, il Re del Carnevale, un signore panciuto e bonario che diventerà per 7 giorni il padrone assoluto della città. L’unico imperativo per una settimana é divertirsi e pular, pular, pular, saltare.....
 

La città si ferma completamente dal venerdì pomeriggio fino al mercoledì seguente, il giorno delle Ceneri. Non funziona più niente incluso internet. Venerdì é ancora una giornata più o meno tranquilla: cominciano di giorno a sfilare i primi blocos (un grande bloco arriva ad avere 3000 partecipanti): Pimenta, Beijos, Netinho, Chiclete com Banana, Daniela Mercury, Ivete Sangallo, sono i blocos di musica axé a cui la borghesia bianca o mulatta partecipa più numerosa. (Axé é una parola yoruba, che vuol dire energia vitale. È l'energia che le religioni afro-brasiliane distribuiscono durante il rito del candomblé. Ma dicono che tutta la città di Bahia ne sia fornita e quindi si usa anche per denominare la musica tipica della città che dal 1987 è scoppiata con successo in Brasile e poi anche all’estero). Su grandi camion i cantanti accompagnati dalle loro band suonano. È il trio elettrico, inventato nel 1950 da Dodô e Osmar che hanno portato il carnevale per le strade, infatti la popolazione, prima, assisteva solo alla sfilata del carnevale. 

In quegli stessi anni, nel 1949, fu creato dai lavoratori del porto il bloco Afoxé Filhos de Gandhi. E “ quem não viu nunca os Filhos de Gandhy desfilar, meu filho nunca viu nada!!” ( chi non ha mai visto i Filhos de Gandhy sfilare, mio figlio, non ha mai visto niente!!!). E, scusate l´entusiasmo, ma vedere quell´onda bianca formata da quasi 10.000 uomini fra cui per lo meno 1500 bambini vestiti di bianco e azzurro sfilare per l´Avenida 7, una delle arterie principali della città, al ritmo igexá, (l´igexá é uno dei ritmi sacri del candomblé) è un´esperienza única. 

Gilberto Gil in una sua canzone dice che: “Omolu, Ogum, Oxum, Oxumaré. Todo o pessoal manda descer pra ver Filhos de Gandhy”. (Omolu, Ogum, Oxum, Oxumaré. Tutti scendono per vedere i Filhos de Gandhy).


Omolu, Ogum, Oxum e Oxumaré sono orixás, le divinitá africane che gli schiavi portarono con sè dall´Africa. L´Afoxé Filhos de Gandhy ripropone, come dicono loro, un Candomblé di Rua e cioè il gruppo suona solo uno dei molti ritmi sacri del candomblé: l’ igexá, intonando canti della tradizione religiosa che possono essere divulgati all’esterno. Spesso chi suona fa parte del candomblé. ( Il candomblé è una delle religioni afro-brasiliane sopravvisuta in questo paese. È essenzialmente una religione africana. E cioè si basa sull´incontro con il divino mediante il fenomeno della possessione. Esiste una divinitá principale Olodumaré o Olorum e varie altre divinitá chiamate orixá che fanno da tramite fra il dio principale e gli uomini. Si tratta di una religione che è stata ri-strutturata in Brasile). 

 

I Filhos de Gandhy si rifanno all´ideologia del Mahatma, infatti i lavoratori del porto si ispirarono al suo pensiero e ai suoi ideali di pace per opporsi e criticare la dittatura brasiliana di quell´epoca. All´inizio, come mi ha raccontato uno dei cantanti principali, sfilarono pochi coraggiosi, ma dal secondo giorno, sempre più uomini si fecero coraggio e scesero per le strade. Indossano una fantasia, vestito, che ricorda l´abito indiano che indossava Gandhy, bianco e azzurro. Questi sono i colori di Oxaguian, un´altro orixá, il guerriero di pace. Infatti i Filhos de Gandhy sono considerati gli angeli del Carnevale. Dove passano portano la calma, spruzzando alfazema, una colonia di lavanda, simbolo di pace e calma, su tutte le persone. 


La domenica verso le 16.30 escono dalla loro sede nel Pelourinho. Dopo aver despachado, fatto un omaggio a Exu, l´orixá della comunicazione e delle possibilità, con un rito che avviene nella piazza del Pelourinho davanti alla Fondazione George Amado, si preparano a sfilare. Aprono il corteo, per ricordare l´India, due grandi elefanti di cartapesta sui quali troneggiano due bambini. Segue poi una parte del corteo e i carri dove i cantanti intonano i canti religiosi, il più grande è stato pai Zequinha, che con voce possente trascinava le folle, e dietro la grande massa dei partecipanti al bloco che balla e canta per gli orixá.


L´ altra grande anima del carnevale bahiano è il bloco dell´Ilé Aiyé, ne esistono anche altri: Olodum, Muzenza, Malé de Balé, Timbalada, etc.
L´Ilê Aiyé, quest’anno omaggia il Mozambico, fu fondato nel 1974, nella Liberdade, il quartiere con più grande predominanza di popolazione nera o meticcia dell’America Latina. Il nome in yoruba (una delle etnie che fu deportata in Brasile), vuol dire Casa della Terra, vi possono partecipare solo i discendenti di africani. Il sabato grasso di notte, avviene la famosa saida, uscita dell´Ilê dalla Curuzu, la strada che attraversa il del quartiere e che spesso è ricordata nelle loro canzoni. Dalle 21.00 comincia ad arrivare gente che aspetta bevendo birra e chiacchierando fuori dalla porta di Mãe Hilda, la Mãe-de-santo. (questo è il nome con cui si identificano le leader religiose del candomblé). Sempre più persone vanno ad ingrossare la folla che aspetta pazientemente sulla ladeira, salita, di fronte alla casa. Finalmente verso le 24.00 Mãe Hilda esce dalla casa e getta sulla strada e i presenti, miglio bianco e lancia in volo dei colombi bianchi. 

 

È uma obrigação branca, un rito per pacificare le energie e far si che la sfilata proceda senza incidenti. Poi dopo alcuni momenti di silenzio e di raccoglimento la folla si sistema e in processione risale la salita. Dietro alla batteria dell´Ilê, formata da grossi tamburi di latta, le persone sono strette una vicino all´altra: grandi e piccoli, uomini e donne, vecchi e donne incinte, con calma sfilano quasi 4000 persone seguendo il ritmo lento delle percussioni che omaggia e ricorda gli antichi schiavi. La notte stellata, il rullo dei tamburi, i visi delle persone, i bambini, fanno parte di un tutto che non è un semplice spettacolo, ma un’unica anima che si muove. È qualcosa in cui tutti i partecipanti comunicano senza bisogno di parlare.
Alla fine della Curuzu l´Ilê con le sue fantasie colorate e i suoi turbanti all´africana si dirige verso l´Avenida 7(è una delle arterie principali del centro della cittá) e sfilare in Campo Grande dove sono stati costruiti i palchi da cui le autoritá e il pubblico assiste alla sfilata.
E quando l´Ilê passa è veramente uno spettacolo. I partecipanti formano un corteo africano. Davanti i capi con i tradizionali e colorati ombrelli, simbolo di regalità dietro ai quali sfila l´ala di danza.


E poi ce n´é ancora per tutti gusti: I Masquarados di Margarete Menezes e l’Espresso 2222 di Gilberto Gil e poi il Corteo Afro che quest’anno sfila in bianco e nero e poi il carnevale di Itapoa con una grande balena di cartapesta e poi gli Apaches del Tororo che si rifanno agli indios, la Mudança do Garcia, un gruppo organizzato dagli abitanti di quel quartiere che ironizzano sulla politica sociale e economica del paese, sfilando con asini, cani, etc., e poi gruppi di amici, gente de pipoca (cioé non sfilano in nessun gruppo, ma seguono ballando per la strada). Fino ad arrivare all´incontro di Trios nella Piazza Castro Alves. Verso le 4-5.00 del mattino quando i trios principali si incontrano qui. Poi, all'improvviso il chiasso frenetico della musica axé cessa e una voce sottile femminile intona l´Ave Maria di Gounot. Si fa silenzio, ognuno si raccoglie in se stesso per scatenarsi nuovamente al cambio di musica. Questa volta con nuova energia, più intensa. Quello infatti che non molti conoscono è che Bahia è una terra mistica, magica, che dietro alle danze più sfrenate esiste una cultura e tradizioni antiche. 


Quello che stupisce noi europei é che il sacro partecipa del quotidiano, così anche al carnevale è normale passare dall´Ave Maria alle note sfrenate di Daniela Mercury o di Margarethe Menezes o di Caetano e Gil, come comunemente i baiani chiamano i loro cantanti con affetto e molta intimità. E il mercoledì delle ceneri è arrivato con l´arrastão, la sfilata, organizzata da Carlinhos Brow che trascina entusiasticamente la moltitudine dal Farol da Barra fino a Ondina per concludere il carnevale. 

 

Ma per fortuna l'anno prossimo si ricomincia!!


Febbraio 2005

 

 

Latinoamerica-online 

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