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Pedro Páramo compie 50 anni
Alfo
Per Borges, "Pedro Páramo es una de las mejores novelas de la literatura de lengua hispánica, y aún de la literatura" . Per i cinquant'anni di un'opera tanto significativa, capolavoro del messicano Juan Rulfo, l' Instituto Nacional de Bellas Artes (INBA) e la Fundación Juan Rulfo hanno organizzato numerose iniziative, tra le quali l'edizione di una voluminosa opera di analisi e riflessione sulla genesi di questo capolavoro, La recepción inicial de Pedro Páramo. Il suo autore, il ricercatore Jorge Zepeda, ripercorre la "storia" del romanzo, partendo dalla revisione e dall'analisi di testi contemporanei alla sua prima edizione. Si può dire che si tratta di una "biografia" di questo libro che a mezzo secolo dalla sua prima stampa (comparve in Messico il 19 marzo 1955 nella collana Letras Mexicanas del Fondo de Cultura Económica) è diventato quasi una leggenda anche per il carattere di Rulfo, che in vita pubblicò solo tre romanzi, tra i quali questo capolavoro della letteratura ispanica. Nonostante il suo indubbio valore non mancarono i detrattori, che arrivarono a giudicare negativamente l'opera partendo dal carattere solitario e schivo del suo autore. Zepeda ricorda queste critiche prive di fondamento ma che circolarono numerose all'epoca della pubblicazione: "Se hablaba de que como Rulfo era un ser oscuro, solitario y silencioso, Pedro Páramo no podía dejar de ser reflejo de esa personalidad. Son reacciones que a la distancia no pueden comprenderse, porque uno como lector actual lo que tiene más cerca es el texto y en él lo que encontramos es profundidad sicológica, complejidad y consistencia estética". Frutto di molti anni di ricerca, La recepción inicial de Pedro Páramo prende forma attraverso l'analisi di documenti pubblicati all'epoca che hanno influenzato la sua immagine presso il pubblico: recensioni, articoli, saggi letterari, interviste all'autore e testimonianze pubblicate sia in Messico che in altri paesi. Zepeda sottolinea la caratteristica universale di questo romanzo, che tratta magistralmente di temi universali quali "morte, amore e solitudine" e per questo motivo ha avuto un grandissimo successo in paesi tanti diversi: "Lo que posee Rulfo es esta gran capacidad de llamar la atención de lectores extranjeros con respecto de la muerte, el amor y la soledad, que son los grandes temas de la literatura; por eso es un autor tan leído y tan traducido".
L'influenza di Juan Rulfo è già presente negli scrittori protagonisti del grande successo avuto dalla narrativa latinoamericana nella seconda metà del secolo ventesimo, pur avendo egli pubblicato solo El llano en llamas (1953), Pedro Páramo (1955, Premio Xavier Villaurrutia) e El gallo de oro (1980), tutti con numerose traduzioni all'estero.
Pedro Páramo ebbe una lunga gestazione. Già nel 1947, in alcune lettere indirizzate alla fidanzata, Rulfo parla di quest'opera, all'epoca diversamente titolata, che poté concludere solo tra il 1953 ed il 1954, grazie ad un finanziamento del Centro Mexicano de Escritores. Anticipaizoni del romanzo appaiono in tre riviste messicane, provocando da un lato un certo sconcerto da parte dei lettori, ancora abituati agli schemi narrativi ottocenteschi, dall'altro suscitando grande interesse presso i critici che si rendono conto di trovarsi di fronte ad un capolavoro. Questo unanime riconoscimento, anche fuori dal Messico, è stato evidenziato dalla ricerca di Zepeda, che ne sottolineato il carattere ininterrotto e sempre in ascesa con il passare degli anni.
La fama (quasi la nascita di una vera e propria leggenda) di cui gode quest'opera è arricchita da aneddoti che dimostrano come il suo autore non pensasse affatto di avere scritto delle opere magistrali. Nel 1985, un anno prima della sua morte, a proposito di Pedro Páramo e di El llano en llamas Rulfo scrisse che: Nunca me imaginé el destino de esos libros. Los hice para que los leyeran dos o tres amigos, o más bien por necesidad (...) En mayo de 1954 compré un cuaderno escolar y apunté el primer capítulo de una novela que durante muchos años había ido tomando forma en mi cabeza. Sentí por fin haber encontrado el tono y la atmósfera tan buscada para el libro que pensé tanto tiempo. Ignoro todavía de dónde salieron las intuiciones a las que debo «Pedro Páramo». Fue como si alguien me lo dictara. De pronto, a media calle, se me ocurría una idea y la anotaba en papelitos verdes y azules (...) No tengo nada que reprocharles a mis críticos. Era difícil aceptar una novela que se presentaba con apariencia realista, como la historia de un cacique, y en verdad es el relato de un pueblo: una aldea muerta en donde todos están muertos (...)"
Gennaio 2005 |
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