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Afroamerica

 

 

bandiera ideata nel 1917 da Marcus Garvey

per il rientro nella "nuova patria" africana dei neri americani 

 
Sei negro? Non sei argentino !

 

Mariella Moresco Fornasier

 

"No te creen que sos argentino", dice Melisa Lamadrid.  "Sos brasileño, sos uruguayo" le ribattono quando afferma di essere argentina. "Es verdad", conferma Alejandro Noroña "Sos de cualquier otro lado menos argentino y nada más que por tener el color negro en la piel".

La Fondazione Africa Vive, con la collaborazione di altri organismi di difesa dei diritti umani, ha condotto un censimento in Argentina per verificare il numero di persone discendenti dagli schiavi africani, tuttora abitanti in un paese che ne ha completamente rimosso il ricordo.

Partendo dalla Capitale, il censimento ha potuto quantificare il numero di argentini della quinta o sesta generazione, oltre ad altre persone trasferitesi di recente nel paese, che discendono dagli schiavi trasportati dall'Africa  durante il l periodo coloniale María Magdalena Delamadrid, fondatrice di Africa Vive, sintetizza così il sentimento diffuso nel suo paese: "El único problema es que no existíamos. Habíamos muerto todos en la Guerra contra Paraguay. Pero yo, de una bala no nací".

Due milioni di cittadini argentini devono quotidianamente combattere contro il pregiudizio comune che li vuole inesistenti."En la Argentina no hay población negra". Una convinzione talmente radicata da rendere perlomeno difficile la vita quotidiana di chi, invece, esiste e vuole vivere nel proprio paese senza sentirsi "straniero" o, peggio ancora, un "truffatore" accusato, come è capitato a più di uno, di avere falsificato i documenti di identità perché, appunto, in Argentina non ci sono negri e, se ci sono, vuole dire che mentono sulla loro nazionalità. "No puede haber negras argentinas" ha ribattuto un funzionario di frontiera a María Magdalena Delamadrid, nel corso di uno dei suoi viaggi. "Lo presenté [el pasaporte], y la chica de Migraciones que lo vio gritó: '¡Es trucho (falso)!', y me detuvieron". 

L'idea del censimento nacque quando alcuni ricercatori degli Stati Uniti si recarono in Uruguay per studiare i discendenti degli schiavi africani e scopersero che ve ne erano anche in Argentina. Invitata all'Università di Howard, nello Stato di Washington, María Magdalena Delamadrid smentì con la sua stessa presenza la dichiarazione del presidente Menem che solo pochi giorni prima aveva dichiarato che "en Argentina no existen los negros; ese problema lo tiene Brasil" e poté rispondergli  "Acá estamos, señor presidente, los negros que usted no encuentra en la Argentina".

Ritornata in Argentina dette vita alla Fondazione Africa Vive, una organizzazione con lo scopo di riscattare i valori della comunità afroargentina, ottenendo prestiti dal Banco Interamericano de Desarrollo ed aiuti dalla Fondazione Kellogs, con i quali finanzia microimprese per aiutare gli afroargentini ad uscire dalla povertà e disoccupazione.

Il censimento non è stato facile: molti non volevano ammettere di avere sangue africano (molti hanno ormai la pelle chiara a causa dei molti incroci) e si limitavano ad indicare lontani parenti come appartenenti alla razza negra."Los censistas recibieron el silencio como respuesta: el mito que escondió a los negros durante años, también parece que los calló".  Delamadrid racconta che un giorno un uomo le disse: "Sos igual a mi abuela, pero la teníamos escondida en un cuarto para que no la vieran".

Il trisnonno di María Magdalena era un liberto che lavorava con il generale Delamadrid e che, innamoratosi di una schiava, la riscattò per poi sposarla. I loro figli nacquero dopo la promulgazione della legge che nel 1813 dichiarò liberi i figli degli schiavi. Le interviste fatte nel corso del censimento hanno aiutato a ricostruire una parte importante della storia argentina e della comunità nera, che nel 1810 costituiva oltre il 30% della popolazione di Buenos Aires. "En Washington me di cuenta que la situación era la misma, pero que acá yo gritaba sola. Además de no existir, el problema es que estamos en la periferia". 

Non fu  la Guerra del Paraguay (1861/1870) né  la epidemia di febbre gialla che devastò Buenos Aires nel 1871  a cancellare il ricordo della popolazione nera, ma la povertà. Spostati sempre più lontano in provincia, con il passare delle generazioni divennero sempre più poveri ed impossibilitati a lasciare le zone isolate dove erano stati cacciati."Perón nos sacó de los conventillos de San Telmo para mandarnos a unas casillas en Villa Soldati. De ahí los militares nos trasladaron a Ciudad Evita". Più tardi, sotto la dittatura militare, "Los primeros desaparecidos fuimos nosotros. Nos taparon".

Jorge Luis Borges  ricorda in un suo scritto che fino al 1910 - 1912  a Buenos Aires vi erano interi caseggiati abitati da neri "cuando yo era chico eran muy comunes". E non poteva essere diversamente in una città che fu il principale porto di ingresso degli schiavi verso i paesi del Sudamerica.

A seguito della partecipazione di Africa Vive al Summit africano contro la discriminazione razziale dello scorso anno, è nata l'idea di organizzare il Primer Encuentro de Jóvenes Afroargentinos."Entonces lo primero que vimos es que cada uno tenía que autoexaminar las actitudes discriminatorias que recibió y cuáles tuvo hacia el resto de las personas. Un trabajo muy pequeño pero que, continuado en el tiempo, podía empezar a cambiar la realidad. Veíamos que nuestro objetivo era cambiar el mundo, pero el mundo no se cambia ni con un foro ni con una conferencia mundial: es un proyecto que es de las personas". "Las primeras veces que pensábamos en nuestros antepasados esclavos sentíamos rabia. Nos imaginabamos la serie Raíces. Pero inmediatamente nos dimos cuenta que no podíamos vivir del rencor. Teníamos que luchar. Porque ahora la esclavitud pasa por otra parte: al no dejarte progresar, al no poder estudiar y sólo vivir en la pobreza. Cambiar esto es el objetivo. No desde el rencor. Los blancos no son nuestros enemigos, simplemente son personas que tienen que aprender". 

8 ottobre 2002

 

 

I dati del censimento sugli afroargentini

 

m.m.f.

 

I primi dati del censimento sulla popolazione afroargentina riguardano la capitale. Promosso dalla Fundación Africa Vive (Corrientes 4006, 1° 4; 4862-2445), sotto la supervisione di funzionari del settore Derechos Humanos de la Defensoría del Pueblo de la Ciudad de Buenos Aires, nella capitale il censimento  si è svolto nel corso di diversi mesi  attraverso 196 interviste.

Dai dati raccolti risulta che il 56% della comunità afroargentina è composta da uomini, con una età  tra i 31 ed i 45 anni per il 47% degli intervistati. 

Il 39% è nato in Argentina, il 28% in Africa e la stessa percentuale proviene da altri paesi americani (di cui un 17% dall'Uruguay).

Il 49% degli argentini ha completato gli studi elementari, il 39% è sposato e tra questi il 44% ha figli piccoli tra 1 e 3 anni.

La disoccupazione tocca il 24% degli intervistati.

8 ottobre 2002

 

 

Latinoamerica-online 

Ass. Cult. Imago Mundi - Direttore  responsabile Mariella Moresco Fornasier

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