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Latinoamerica-online Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi |
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Chiese e religioni
di Mariella Moresco Fornasier
Teologia della Liberazione in Bolivia
(26 marzo 2003)
Altre pagine di Chiese e religioni |
Primo di 5 reportages di AditalLa Chiesa della Liberazione in 5 paesi andini
Bolivia, Ecuador, Colombia, Venezuela e Perú che
usciranno in contemporanea in italiano su www.latinoamerica-online.it/culture.html ed
in spagnolo su www.adital.org.br
L’iniziativa
è frutto della proficua collaborazione recentemente
instauratasi tra la nostra testata ed Adital, Agência
de Informação Frei Tito para a América Latina, sorta per iniziativa di
singoli e di gruppi che fanno riferimento alla Chiesa Cattolica brasiliana
e la cui azione si ispira a “la
práctica liberadora de los movimientos populares y de centros de derechos
humanos; de todos los que, a partir de su reflexión y práctica, buscan
construir una sociedad basada en el bien común”.
La
traduzione è di Valeria Maglioni (tanita@hotmail.com),
traduttrice giurata, che ha collaborato gratuitamente, e che ringraziamo
sentitamente.
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Il teologo e militante della Chiesa della
Liberazione in Bolivia è capace di sacrificare la sua vita per il
prossimo come Luis Espinal, di diffondere la voce dello Spirito Santo
attraverso il microfono di una radio come Roberto Durette, di
marciare insieme al popolo contro l’ALCA come Gregorio Iriarte, e di fare
la comunione ogni giorno davanti al volto indigeno di Dio come
Xavier Albó.
Cristo de la Comunidad- Paroquia Santa Rita- Sur de Quito (Ecuador)
1. Un manuale di fede e di cambiamento La Bolivia é un paese fondamentalmente
cristiano, nel quale non tutti si sentono soddisfatti solo partecipando al culto religioso. Molti sono impegnati
nel cambiamento
sociale e rendono possibili i mutamenti storici. Sono questi i cristiani
che danno vita alla Teologia della Liberazione. Ciò spiega la partecipazione di settori della Chiesa nei processi di
cambiamento sociale a favore dei poveri. Non ha realizzato un’identificazione superficiale,
bensì un’adesione ai poveri, per
mezzo dell’azione, testimoniata dal martirio imposto dai regimi
militari a sacerdoti e laici impegnati. Dopo la fine dei
governi dittatoriali, che schiacciarono coscienze e libertà, la Chiesa
boliviana, sensibile ai segni dei tempi, inizia un periodo di rinascita
spirituale. Il governo di Hernán Siles Suazo (1982-1985), politicamente tendente a sinistra, si
scioglie in anticipo,
un anno prima di concludere la
sua gestione, e chi gli subentra non ci pensa due volte a
dettare radicali misure di emergenza contro la crisi che provocava caos bancario, fuga di capitali e
scarsità di pane nelle strade. Con il Decreto Supremo 21060 del Regolamento Strutturale, il Presidente
Victor Paz Estenssoro inaugura in Bolivia l’epoca neoliberale. Riesce a
fermare l’iperinflazione, ma a un costo sociale troppo alto. Chiude
fabbriche e provoca l’esodo di trentamila operai del settore minerario
nazionalizzato verso i sobborghi delle città e le inesplorate pianure
tropicali di Cochabamba. Nemmeno i dirigenti sindacali della storica ed
irriducibile miniera Siglo XX rimangono per affondare con la nave. Tutti abbandonano le miniere. Restano soltanto gli oblati della radio della miniera Pio XII, tra questi il
padre Roberto Durette, che spiega gli avvenimenti con una frase: “Il
governo portò a termine la sua missione perché quelli che erano impegnati ora non ci sono più”. I “ricollocati”,
così sono chiamati tutti quelli che
se ne andarono, sparsero il lievito della loro formazione rivoluzionaria nei
luoghi di destinazione e si organizzarono in comunità di vita, molte di esse
apertamente orientate verso la Teologia della
Liberazione. Religiosi impegnati si uniscono a questo pellegrinaggio. Secondo il
sacerdote minatore Guillermo Siles, “la Chiesa é stata la prima
istituzione ad opporsi a questa nuova politica neoliberale perché erano
prevedibili le ripercussioni che ora deploriamo”. Agenti della pastorale e
sacerdoti di base dettero il loro aiuto affinché il cambiamento di vita non fosse
eccessivamente radicale e, insieme ai "ricollocati", cercarono di
inserire la Chiesa nella nuova realtà nazionale. Questo fatto viene definito
dal teologo Gregorio Iriarte come "Analisi Critica della Realtà
Boliviana": un manuale di fede che mette in discussione le ingiustizie e le
esigenze della società boliviana a partire dal vedere-giudicare-attuare delle
persone. É una nuova maniera di fare teologia, chiamata Teologia della
Prassi. Prassi ed etica cristiana Si succedono i regimi democratici che, come durante le dittature,
affamano e reprimono il
popolo e lasciano le finanze dello Stato sull’orlo del collasso
finanziario, dovuto fondamentalmente ad una cattiva distribuzione delle risorse pubbliche ed
alle malversazioni perpetrate all'interno del Palacio Quemado e del Congreso Nacional; fatti che
pongono la Bolivia
tra i paesi più corrotti al mondo. Si
susseguono progetti e riforme ed aumenta incessantemente il numero dei disoccupati, dei poveri e
degli indigenti. Solidali con il dolore della gente, i
sacerdoti che hanno scelto di vivere in povertà e le comunità ecclesiastiche di base si uniscono al
popolo in una decisa campagna contro l’idolatria della globalizzazione e
del neoliberalismo. E, sebbene i cambiamenti nella società non siano
diretti né dagli intellettuali,
né dal clero ma dal popolo stesso, spinto
dalla situazione d’ingiustizia ed estrema povertà nella quale deve
vivere, alcuni membri della Chiesa attuale come Xavier Albó,
Gregorio Iriarte e Roberto Durette partecipano attivamente a questi
mutamenti attraverso il loro attivismo cristiano e di di divulgatori. Spronati dall’impegno dei sacerdoti di base, anche i vescovi della
Bolivia si pronunciano contro le false divinità dell’economia. Il cambio di rotta della Chiesa
in Bolivia, ispirato dalla Teologia della Liberazione, lasciò
sconcertati tutti coloro che
ancora credevano nella possibilità di negoziare con la Chiesa per
occultare il feticismo del potere. A partire dalla "ricollocazione" e dalle
successive giornate di lotta sociale come la Guerra dell’Acqua a Cochabamba (aprile 2000), le mobilitazioni “dell’altra Bolivia”
sull' altipiano di La Paz (settembre 2000) e le sempre maggiori esigenze di giustizia e dignità reclamate dal popolo
ridotto in miseria,
si ottiene che la chiesa della conciliazione, (quella che "mette le
pezze per
ammorbidire le asprezze di questa società di classe, la Chiesa
istituzionale e burocratica” Luis Espinal Camps, 1979), si arrenda alla
Chiesa della rottura. Davanti al clericalismo conservatore, la Chiesa rivoluzionaria inalbera come scapolare di
lotta la fame del popolo e la
sua sete di giustizia sociale. Non é quindi strano che, se 30 anni fa soltanto la sociologia si
occupava dei poveri, nella situazione attuale lo
faccia anche la teologia che ha assunto come propri i temi che prima erano combattuti dalla gerarchia ecclesiastica perché
considerati marxisti e comunisti: come le critiche al capitalismo, al
neoliberalismo, al debito estero e, in questi ultimi tempi, all’ALCA. Le comunità di base ed i sacerdoti che condividono la Teologia della
Liberazione, lottano apertamente contro l’ALCA perché sono convinti che
l’economia dominante del continente é tutto l'opposto del riconoscimento
della dignità dei
poveri come protagonisti della loro storia. La marcia dei sacerdoti di base a Santa Cruz contro l’ALCA (ottobre
2002), é segno che, a dispetto del potere governativo, la Chiesa della
Liberazione in Bolivia sta facendo la propria strada. (Scheda n. 1) Ma, sebbene la Chiesa come istituzione sia stata costretta ad una
trasformazione, cambiamento che si esprime fondamentalmente nel contenuto
delle lettere pastorali e nelle omelie, le sue azioni dimostrano di
venire limitate dal suo stretto vincolo con il potere, come viene denunciato da gruppi di cristiani insieme a settori contadini e
sindacali. Forum Giubileo e dialogo nazionaleL’azione della Chiesa della Liberazione in Bolivia è diretta anche contro il debito
estero. Un problema continentale sul quale la Chiesa
Latinoamericana si è espressa abbastanza. Con l'arrivo del 2000
l’intero popolo boliviano si pone
seriamente il problema di questo debito contratto con i paesi sviluppati,
analizzandolo sotto un aspetto diverso: lo considera una lotta contro
l’imperialismo e a favore dei poveri. Tra il 24 e il 28 aprile del 2000 si riunirono nella città di La Paz
diversi gruppi della società civile boliviana e membri della Chiesa che
costituivano il Forum Nazionale Giubileo 2000 per analizzare, insieme ad altri
punti, l’iniziativa del condono parziale del debito estero dei paesi poveri
fortemente indebitati. Secondo questa iniziativa viene parzialmente condonato
il debito dei paesi poveri, e le risorse che
dovevano venire trasferite ai creditori stranieri, per ammortizzare
il capitale e pagare gli interessi, vengono destinate ad investimenti
sociali interni: salute, educazione ed infrastrutture di base. Ciò
nonostante, ci si rese conto che i fondi liberati - 1300 milioni di
dollari -
non erano nemmeno minimamente sufficienti per dare soluzione al problema della
miseria strutturale e che, paradossalmente, quello che si perdeva a
causa dei prezzi delle materie prime risultava
molto maggiore di quanto condonato. Il Forum Giubileo 2000 fu un’iniziativa dei vescovi della Bolivia, che
riunì
21 organizzazioni ed istituzioni nazionali impegnate a rendere coerente il
Piano della Lotta contro la Povertà, proposto dal governo di allora
come base del proprio programma. Vangelo d'azione Il teologo e militante della Chiesa della Liberazione in Bolivia pratica
un vangelo d’azione e centra la sua spiritualità nella sofferenza di un
popolo che è la reincarnazione di Cristo crocifisso e che , come lui, si
oppone a qualunque idolatria. E' capace di sacrificare la sua vita per il prossimo come Luis Espinal,
di diffondere la voce dello Spirito Santo attraverso il microfono di una
radio come Roberto Durette, di marciare insieme al popolo contro l’ALCA come Gregorio Iriarte, e di fare la comunione ogni
giorno davanti al volto indigeno di Dio come Xavier Albó. Gregorio Iriarte, oblato, devoto del Cristo del Presepe, povero e senza
privilegi, è un critico implacabile di ogni sistema di sfruttamento e
repressione. Giunse in Bolivia, come Roberto Durette ed altri religiosi
del suo ordine, per catechizzare i
comunisti della miniera Siglo XX e finì catechizzato dalla verità. E lo riconosce apertamente:
“In effetti sono stati i lavoratori ed i sindacalisti che ci hanno
insegnato a leggere il Vangelo in un modo diverso, e a partire da questo
cambiamento la parrocchia di Siglo XX e le altre parrocchie delle miniere
diventarono rapidamente l'avanguardia della Chiesa progressista
boliviana.” Gregorio associa la sua attività pastorale al suo contributo intellettuale. Libri come
"Analisi Critica della Realtà", "Debito Estero ed
Etica Cristiana", fra gli altri, sviscerano la situazione
conflittuale della società boliviana per rileggerla alla luce della Teologia della
Liberazione. Ma il suo contributo più importante alla Chiesa liberatríce è il suo
lavoro con le Comunità Ecclesiali di Base (CEBs) che – come spiega
lui stesso - sono per la maggior parte composte da gente povera e perciò si sviluppano nei quartieri poveri o
marginali, anche se c'è gente che non appartiene a questa classe sociale
ma che si è impegnata con essa. Perciò le CEBs boliviane sono comunità in
azione ed il loro cammino è indirizzato
all’impegno concreto, sui posti di lavoro e nella società. Xavier Albó, coordinatore latinoamericano della pastorale indigena, abita
in una comunità rurale, vive con la gente del posto e rivive la
figura di Cristo sul volto anonimo di oltre 4 milioni di indigeni
boliviani, che non hanno spazio né partecipazione al governo.”Volti
indigeni di
Dio” e “Il viso contadino della nostra storia”, sono libri che spiegano ampliamente
la partecipazione dell’abitante della campagna nell’opera di salvezza di
Dio, in quanto coinvolgimento con i processi di cambiamento qui ed ora. 2.
40 anni con i poveri La storia dell’immagine e somiglianza di Dio in queste terre indigene
è sempre stata marchiata dalla frusta: a causa del saccheggio, delle ingiustizie, dell’oppressione, della
povertà e “dei calci in faccia” della dittatura. I teologi della Liberazione hanno camminato e lottato per questo
cuore crocifisso del continente “con
Dio nella vita e a partire dalla vita”, a piedi, con la croce e la
bandiera del clamore popolare. L’insostenibile situazione di povertà del popolo boliviano ha
condizionato lo sviluppo della teologia, dirigendola verso un processo di
metamorfosi: dalla teoria alla pratica, dal peccato come responsabilità
individuale alla riflessione sulle responsabilità negli avvenimenti
storici e collettivi. Nasce cosi, in Bolivia, la Chiesa della
Liberazione. I sacerdoti lasciano le chiese per accompagnare il popolo
nella sua lotta per la dignità ed i diritti e per cercare il cambiamento di
questa società. La Teologia della Liberazione è una nuova forma di fare teologia nel
continente. La "Chiesa e Società in America Latina" (ISAL), un movimento
di sacerdoti nato e sviluppatosi negli anni ‘60 e ‘70, é il suo più
importante momento di svolta ed é costituito dalla convergenza di azione
di teologi e
pensatori che lavorano per trasformare la società. In Bolivia, la Chiesa della Liberazione comincia a svilupparsi agli inizi
degli anni ‘60, poco prima del Concilio Vaticano II (1962-65), quando
viene organizzata la Gioventù Cattolica e la Lega dei Lavoratori
Cattolici. A partire da queste organizzazioni, alcuni sacerdoti iniziano
ad agire in base alle idee di liberazione e d’impegno con il popolo e con i
più
poveri. Questa filosofia viene divulgata nelle strade con la creazione della
Pastorale Sociale, l’altra pietra basilare della Chiesa dei poveri in
questo paese andino. Si occupa di denunciare e giudicare pubblicamente,
tramite i mezzi di comunicazione, le situazioni d’ingiustizia,
repressione e parzialità che vive il popolo boliviano. La chiesa boliviana attraversa una trasformazione profonda,
che si afferma nella proclamazione dei vescovi latinoamericani
riuniti a Medellin: “Incoraggiare e rafforzare tutti gli sforzi del
popolo per crescere e sviluppare le proprie organizzazioni di base, per la
rivendicazione ed il consolidamento dei suoi diritti ed
alla
ricerca di una vera giustizia”. Allo stesso tempo, nella società
boliviana cominciano a manifestarsi movimenti radicali di sinistra, che
arrivano anche ad affermare la necessità della lotta armata. Indipendentemente della Chiesa e dei suoi settori progressisti, uno di
questi gruppi, composto di giovani cristiani seguaci della Teologia
della Liberazione, sceglie di unirsi alla guerriglia e cerca di conciliare la lotta
armata con il Vangelo. Questi 70 giovani cristiani muoiono, tra il luglio ed il settembre del 1970,
nella guerriglia di Teoponte. L’irruzione della guerriglia, con
l’antecedente del sequestro di due tedeschi ed altre azioni armate, discredita, secondo quanto ricorda il sacerdote Gregorio Iriarte, il
lavoro della Pastorale Sociale, “vincolata indirettamente con i
guerriglieri”. A causa di questa esperienza, e nonostante non ci sia
un vincolo diretto con il gruppo guerrigliero, vengono imprigionati vari
sacerdoti, tra essi, Pedro Negre, José Prats, Federico Aguiló e Mauricio
Lefebvre, liberati dopo il colpo di stato di Juan José Torres.
Nel "crogiuolo" della dittatura Questo gruppo di sacerdoti si disperde
virtualmente dopo il colpo di stato di
Hugo Banzer Suárez, nel 1971. Mauricio Lefebvre, uno dei principali
attivisti della chiesa dei poveri viene ucciso. Questo nuovo capitolo di
persecuzioni, arresti, condanne all'esilio, omicidi e proibizioni di
svolgere lavoro
teologico, provoca il dolore del padre Gregorio Iriarte, che lamenta il
fatto che alcuni sacerdoti scappino cercando asilo nelle ambasciate per
lasciare il paese: ”abbandonano i lavoratori e trionfa lo scoraggiamento
e la frustrazione tra i seguaci della Teologia della Liberazione”, ricorda. Iriarte é sicuro che se “negli anni '70 non fosse stato ripreso il
senso della Liberazione, il Vangelo avrebbe perso ogni senso”. Cosicché,
mentre alcuni disertano, altri decidono di rischiare la vita per il
prossimo e fondano Giustizia e Pace che, in piena dittatura, lavora
denunciando le violazioni dei diritti umani ed economici del regime di Banzer.
Difende i dirigenti operai e lavora nella clandestinità con una
idea semplice, ma profondamente sovversiva:
bisogna
soltanto pensare che cosa avrebbe fatto Gesù Cristo se fosse stato qui, in
queste circostanze. Il massacro di centinaia di contadini nell’alta valle di Cochabamba (Tolata
e Epizana, 1974) é denunciato da Giustizia e Pace a livello nazionale ed
internazionale. Le conseguenze sono immediate. L’arresto e l'espulsione
dei sacerdoti che lavorano in Giustizia e Pace. Per evitare maggiori rappresaglie, la gerarchia della Chiesa dissolve
questa organizzazione. I lavoratori ed i perseguitati restano abbandonati, anche
se per un breve periodo. I sacerdoti della Chiesa della Liberazione ed
altre istituzioni creano nel 1976 l’Assemblea Permanente dei Diritti
Umani (APDH) (ora emarginata dalla gerarchia della Chiesa). Il “banzerato”(il governo di Banzer) perquisì 31 chiese, case
parrocchiali, conventi, scuole e stazioni radiofoniche della chiesa,
arrestò, torturò e/o esiliò 39 religiosi, monache e sacerdoti. Jorge
Mansilla Torres, uno dei giornalisti esiliati in quegli anni, ricorda che
“in nome di Dio e del cristianesimo la Chiesa progressista venne aggredita e repressa
come mai in precedenza.”
Comunione nello sciopero di migliaia In quell’epoca, le azioni in difesa dei poveri e degli sfruttati sono
concrete e visibili.
Alla fine di 1977, l’APDH dirige uno sciopero della fame di
massa, iniziato
da quattro donne delle miniere e da sacerdoti terzomondisti (Luis Espinal e Xavier
Albó)
per ottenere
dalla dittatura del generale Hugo Banzer il rientro di centinaia di
esiliati politici, la liberazione dei prigionieri politici ed il ritorno
della democrazia. Il sacerdote Julio Tumiri, fondatore della APDH della Bolivia, racconta nelle sue memorie che “quest’ultimo punto non fu gradito a Banzer. Per questa ragione lasciò passare 17 giorni prima di rispondere alla proposta, tempo durante il quale noi ed oltre mille persone facevamo uno sciopero della fame”. L’azione commuove tutti.
“La Chiesa stessa prese posizione, attraverso
monsignore Jorge Manrique, che diede l’ordine di chiudere tutte
le chiese per piegare la volontà di Banzer”, racconta P. Tumiri. Per la
sua ampiezza, i suoi risultati, e
per la comunione tra sacerdoti e il popolo sofferente, questo sciopero é
un evento importante nella storia della
Bolivia e del continente. Riconquistata la democrazia, sempre sotto la minaccia di tentativi di colpi
militari e della violenza statale, l’Assemblea e la Chiesa della Liberazione
guadagnano maggiore credibilità ed autorità. Nel 1979, il gesuita Luis Espinal
fondò il settimanale “Qui”, con una grande influenza tra i lavoratori,
gli studenti ed i settori di sinistra. Le sue denuncie dei crimini della
dittatura e sul rischio che restino impuniti coloro che seminarono
il dolore ed il lutto nei sette anni del governo Banzer vengono pagati con
il sangue.
Espinal fu crudelmente assassinato nel marzo del 1980. (Scheda n. 2) Verso la fine degli anni ‘70 e l'inizio degli anni ‘80, la Bolivia vive una profonda
instabilità politica e sociale. La democrazia respira a fatica in mezzo
ai colpi di stato militari ed alle sanguinose dittature che si susseguivano una
dopo l’altra (Alberto Natush, Luis García Meza). La morte, la
prigionia e la tortura diventano compagne di strada dei sacerdoti e dei laici vincolati ai settori del lavoro e della sinistra. “Sempre ho detto che é un privilegio di Dio essere stato in prigione,
avere sofferto insieme ai contadini, operai, politici e tanti altri
cittadini, essere stato accanto a tutti loro. Sebbene abbia sofferto, è stato un
impegno gioioso - quello di un sacerdote con il popolo che soffre - essere
partecipe dei loro problemi” Tumiri, ricordato ed ammirato per il suo profondo coinvolgimento con i poveri
ed
imprigionato due volte per la coerenza tra le sue idee e le sue azioni,
diceva che
“i diritti umani si trovano nel Vangelo, lì si trovano le loro
radici. Perciò compiamo il nostro dovere lottando per la difesa dell'
uomo, per la dignità umana. Chi viola i diritti dell'uomo, viola i
diritti di Dio. Chi offendo l'uomo, sta offendendo Cristo. Questa convinzione m’incoraggiò
a lottare per i diritti
umani.”
La delusione Lungo la breve ma sanguinosa dittatura di Luis García Meza (1980-1982)
varie decine di religiosi vengono imprigionati, inviati al confino e torturati. Il racconto di Iriarte descrive che durante il governo di Banzer “in tutte le
regioni del paese vi furono irruzioni nelle chiese e nelle case parrocchiali,
così come nei conventi dove
alcuni perseguitati cercarono asilo e protezione.” “La Nunziatura Apostolica é servita di rifugio ad una ventina di
sacerdoti e religiose. La maggior parte di essi dovettero scegliere
l’esilio, non avendo ottenuto dai colpisti il permesso di residenza nel
paese.” Le forze repressive controllavano le chiese, schedando ed imprigionando i
sacerdoti che s’azzardavano a leggere e commentare la Lettera Pastorale dei
Vescovi, che condannava gli eccessi ed i crimini del regime
di García
Meza. L’orrore continuò per due anni e la dittatura cadde di fronte alla
resistenza ed alla pressione dei settori sociali. La democrazia ritornò
nell'ottobre del 1982. In questo drammatico periodo di dittature, come concordano i sacerdoti Gregorio
Iriarte, Guillermo Siles ed altri che sono stati protagonisti di questa storia, la Chiesa della Liberazione in
Bolivia si diffonde, approfondisce le proprie riflessioni e si rinforza, ma non
cresce nel periodo democratico, che arriva nel paese con
l’Unidad
Democrática y Popular (UDP) ed altri tre partiti di sinistra
alleati alla Central
Obrera Boliviana (COB). Le illusioni destate dalla fine delle dittature militari non durano a lungo e la delusione é enorme quando si comincia a capire che il nuovo regime “é affamatore come quello dei militari”. L’aggravamento della crisi economica, con livelli d’iperinflazione
mai visti nella storia boliviana, fecero
crollare la fiducia dei boliviani nella
democrazia. Lo scoraggiamento e la frustrazione s’impadroniscono dei sindacati e
delle organizzazioni popolari. Molti, dimenticando gli orrori militari,
appoggiano i partiti di destra e provocano la vittoria elettorale di
partiti con passati dittatoriali. In 1985, il neoliberalismo prende il controllo del paese ed impone una
repressione militare e poliziesca contro le forze operaie. La debolezza dei sindacati, la confusione ideologica seguita alla
caduta del muro di Berlino, la frustrazione generata dalla UPD e le
sconfitte sindacali generano un ambiente poco propizio per il lavoro della
Chiesa della Liberazione, limitata ad azioni di denuncia e ad altre di
minore importanza. I 17 anni del neoliberalismo che vive la Bolivia e di una democrazia che solo favorisce i ricchi e potenti costringono un’altra volta il popolo e i settori sociali a nuove lotte per l'occupazione, migliori stipendi, dignità ed il ricupero delle risorse naturali e della patria. La Chiesa della Liberazione comincia a rivivere e ritorna sulle strade con volti nuovi ma con gli obiettivi di sempre. 3. Una teologia a partire dalla diversitàAlla luce della Teologia della Liberazione, la Chiesa della Bolivia si è
liberata da una secolare sottomissione al potere mondano, eredità
della Colonia. Al finire del ventesimo secolo pone le sue radici nella Buona
Novella
di martiri che lottarono per la liberazione del paese in tempo di dittatura. Quella
Chiesa marcia - qui ed ora - insieme al popolo per
rendere dignità alla democrazia ed é maggiormente impegnata a lavorare
con umanità/umiltà. La Chiesa della Liberazione in Bolivia sebbene abbia compiuto
progressi nella lotta
contro il sistema economico, testimoniata da un’opposizione militante
contro il modello neoliberale, l’ALCA e il debito estero, non ha
attaccato con decisione altri aspetti, come quello culturale e sociale;
la questione della discriminazione di genere o della via crucis degli
immigranti, ad esempio. Il caso della migrazione é biblico. Gli immigranti si instaurano nella
nuova Israele che - perseguitata dalle banche e dal capitale finanziario - cammina nel mezzo
del deserto della disoccupazione e della miseria alla ricerca di un
destino migliore. Si calcola che siano tra un milione e mezzo e due milioni i boliviani (500 mila di essi sono
illegali) che vivono in Argentina. Vale a dire che la quarta parte della
popolazione attuale della Bolivia é emigrata in questo paese alla
ricerca di migliori condizioni di vita. La migrazione interna é ugualmente enorme. Migliaia di contadini della
zona settentrionale di Potosí costituiscono attualmente le cinture di povertà
dei capoluoghi di provincia boliviani. Quando si parla di contadini
della zona di Potosí - l’elemento più visibile della crescita della povertà in
Bolivia - è facile associare questo fenomeno sociale, ancora recente, ad una
teologia
che parta dalla realtà indigena. Una Teologia Indigena ancora in fasce. José Luis Aguirre, direttore del Servicio
de Capacitación en Radio y Televisión para el Desarrollo
(SECRAD), che dipende dall’Università
Cattolica Boliviana, considera che non si tratta esattamente di una
teologia
a partire dall'essere indigeno, ma a partire dall'essere
"altro". Vale a dire che qualsiasi alterità che si riscontra nella società ha bisogno di
un nuovo modo di fare teologia: la Teologia della Liberazione alla luce
degli oppressi, per dirlo senza mezzi termini. I portatori di queste differenze sono: donne, minorati, immigranti ed
altre componenti della società emarginate e marginali che convivono in una stessa epoca ed
in una stessa realtà, in un determinato contesto.
Nuovi protagonisti Questi settori sociali, oltre a quelli considerati
tradizionali, sono stati fotografati insieme - a partire dal 6 agosto
di 2002 - nel nuovo parlamento boliviano, in un varietà di abiti e
ponchos che suggerisce la diversità e il cambiamento. Ma i portavoce dei
poveri non possono rimanere solo un elemento folcloristico. La differenza non consiste nel fatto che uno
venga
in parlamento con il poncho e un altro con un completo, dice
Aguirre. “La vera possibilità di comprensione e costruzione democratica
appare quando i settori che si confrontano sono disposti ad ascoltarsi a
vicenda”. Oggi nel parlamento boliviano i soliti esclusi, indigeni e contadini,
costituiscono una folta presenza ed hanno maggiori possibilità di essere ascoltati. La
quarta parte dei parlamentari (41) sono rappresentanti del Movimento Al
Socialismo (MAS) e del Movimiento
Indígena
Pachacuti (MIP), guidati da due
importanti leader contadini. Uno di essi, Evo Morales, è stato candidato a
Presidente della Repubblica l’agosto scorso. La forte presenza contadina ed indigena nel Congresso nazionale segna l'elevato e crescente livello di organizzazione e di coscienza di questi
settori, nei quali la Chiesa della Liberazione ha lavorato per rinforzare il
loro senso di dignità, in difesa dei loro diritti e dei loro sogni di
autodeterminazione. Contadini ed indigeni stanno facendo progressi anche se
hanno ancora molta strada da fare per realizzare le proprie aspirazioni. In questo contesto, la partecipazione dei laici non ha la rilevanza
desiderata e nemmeno
trova gli spazi necessari per far conoscere i suoi punti di vista,
nonostante che negli ultimi anni, a partire dalla Teologia della
Liberazione, tanto in Bolivia come nel resto dell' America Latina molti di
loro si siano compromessi fino al punto di sacrificare la propria vita, dalle
fila delle comunità di base, dei
movimenti guerriglieri, dei movimenti di liberazione. L’attività del movimento laico in Bolivia è attualmente molto
dispersa. Adalid Contreras, ex segretario esecutivo dell’Unión
Católica Latinoamericana de la Prensa, UCLAP (1998-2000), esprime
l'analisi che i
laici hanno perso propri spazi di riferimento, di riflessione e dove
possano proporre iniziative ed attività. “Con la chiusura del giornale cattolico Presencia (1953-2001)
credo che si sia perso un riferimento molto importante”. Perciò
Aguirre considera importante recuperare questi spazi, tanto a livello
delle comunità ecclesiastiche di base come a livello professionale. La maggior difficoltà é che “i movimenti dei laici sono più legati al
funzionamento della Chiesa, a differenza di altri paesi dove il mondo
laico si muove senza la Chiesa. In Bolivia esiste uno stretto vincolo e la
dinamica della Chiesa influisce molto nelle loro azioni.”
Nuove strade e nuove sfide La pressione sociale del popolo e la partecipazione della Chiesa hanno
determinato il ritorno della Bolivia alla democrazia e dei militari nelle
caserme. É un passo verso la libertà. Nel presente scenario - democratico e neoliberale - dove di nuovo é in
atto un sistematico mettere a tacere la giustizia, la verità e la
libertà, alla Chiesa della Liberazione in Bolivia si pongono alcune sfide
immediate:
un maggior lavoro pastorale con le donne ed una solida integrazione
ecumenica. Inoltre, il teologo José Subirats pensa che si debba
privilegiare la dignità delle persone di fronte all’influenza idolatrica della
globalizzazione. Con questi obiettivi della "Teologia a partire dalla diversità" che
propone Aguirre,
bisognerebbe dedurre che occorre tendere a questa alternativa come ad un
fertile campo di esplorazione per questo nuovo secolo. Specialmente per
la sua novità di mostrarsi disposta a capire le differenze presenti nelle
culture dell’America Latina. In questo modo, casalinghe, handicappati, immigrati, venditori
ambulanti, bambini di strada, donne che esercitano la prostituzione e che,
in definitiva, costituiscono il gruppo sociale con il quale Cristo conviveva,
in aperto disaccordo con il puritanesimo e l'emarginazione imposti dai
farisei, sadducei e maestri della legge, non rimarranno invisibili per molto tempo
ancora. “Se prescindiamo da questa nuova pratica della fede (la alterità)
saremo privi di strumenti. Dobbiamo sviluppare una cultura della comprensione e
valorizzazione delle diversità, come una qualità intrinseca dei soggetti.
Se non mutiamo la nozione di una teologia assolutamente deduttiva,
continueremo a ripetere un’azione paternalistica che non assume le differenze. L'accettazione della alterità, allora, si unisce alla speranza. È una pratica teologica distinta, nella quale bisogna assumere la differenza. Differenza non per mescolare, ma piuttosto per “credere” che abbiamo il diritto di pensare in maniera diversa, che abbiamo origini diverse e, anche, altri modi di fare e finalità e, ciò nonostante, possiamo avere relazioni fraterne. Giornalisti: Alonso Contreras Baspineiro, Gabriel Tabera Soliz e Vania
Solares
Maymura dell’agenzia Econoticias, La Paz (Bolivia): econews@ceibo.entelnet.bo Analisi e Riflessioni dei ricercatori José Luis Aguirre e Ronald Grebe e
dei sacerdoti Gregorio Iriarte, Guillermo Siles e José Subirats.
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