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Chiese e religioni
di Mariella Moresco Fornasier
"lo real es lo que no se ve"
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L'ira di Ogum (8 aprile 2003) Exú, "il dispettoso” (1 aprile 2003)
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L'ira di Ogum
testo di Marco Pisani - dipinto di Guido Boletti
Ogum è l’orixá del ferro e perciò è il protettore di di tutti coloro che col ferro hanno a che fare: guerrieri, fabbri, agricoltori, cacciatori. E poiché il candomblé affonda sì le sue radici nella notte dei tempi, come si dice, ma è ancora vivo e vegeto, lo è anche dei ferrovieri, dei meccanici, dei camionisti e per qualcuno perfino degli ingegneri, anche se personalmente, appartenendo a quest'ultima categoria, nutro ogni tanto qualche dubbio in proposito… Comunque Ogum viene considerato soprattutto un guerriero, almeno in Brasile: infatti, come cacciatore è stato soppiantato da Oxossí, mentre il suo lato “contadino” è passato molto in secondo piano, cosa che in fondo è più che comprensibile se si pensa che gli africani deportati nelle Americhe si dedicavano parecchio alle attività agricole, ma la buona riuscita del raccolto non era proprio in cima ai loro pensieri, visto che tanto a beneficiarne non erano certo loro… Così non è affatto strano che Ogum si sia affermato soprattutto come guerriero e riparatore di torti subiti: si pensava infatti fosse proprio lui a insinuare negli schiavi i propositi di rivolta.
Come potrete immaginare, questo orixá è di carattere piuttosto violento, o per meglio dire impulsivo: infatti è tipico del suo comportamento infuriarsi per poi pentirsi subito dopo, come narra benissimo la sua leggenda più famosa: una volta Ogum, affamato e assetato, arrivò nella città di Iré che tempo prima aveva già conquistato e il governo della quale aveva lasciato a suo figlio. Ma da quelle parti nessuno lo salutava e neppure rispondeva alle sue richieste, cosa che trovò molto offensiva. Così perse la pazienza e cominciò a tagliare la testa a tutti quelli che gli capitavano a tiro. Per fortuna a calmarlo arrivò subito suo figlio, che gli portò alcuni dei suoi cibi preferiti e del vino di palma. Una volta calmatosi, gli venne spiegato il motivo di quella che gli era sembrata una così grande mancanza di rispetto. Le cose erano andate così: Ogum era arrivato in città durante una cerimonia nel corso della quale a tutti era assolutamente proibito pronunciare anche una sola parola. Appena seppe tutto questo, Ogum si vergognò talmente della strage compiuta che affermò di aver ormai vissuto abbastanza: puntò la sua spada verso il terreno e scomparve inghiottito dalla terra, diventando così un orixá. Prima di “morire”, però, pronunciò alcune parole promettendo che se qualcuno le avesse ripetute in un momento di pericolo o nel mezzo di una battaglia, lui sarebbe immediatamente giunto in soccorso di chi lo aveva invocato. Tali parole sono note solo a pochi, e ciò è forse un bene perché una volta provocata l’ira di Ogum, questa deve essere sfogata. Perciò, in mancanza di un nemico, egli si scaglia contro l’imprudente che lo ha invocato a sproposito.
Oltre che un guerriero, Ogum è stato anche il primo a imparare a forgiare i metalli, lavoro nel quale gli era di molto aiuto sua moglie Oiá, che se la cavava particolarmente bene nel maneggiare il mantice essendo la signora del vento, come vedremo poi. Così un giorno decise di farle un regalo e forgiò per lei una spada uguale alla sua, che aveva il potere di dividere un uomo in sette parti e una donna in nove. Xangó, un altro orixá di cui più avanti parleremo, veniva spesso a osservare Ogum mentre lavorava… anche se in realtà più che Ogum guardava di nascosto sua moglie, che da parte sua ricambiava le occhiate… Insomma: per farla breve, dopo un po’ i due fuggirono insieme. Col
carattere che si ritrovava, Ogum naturalmente non la prese per niente bene
e si lanciò all’inseguimento; andò a finire che Oiá e Ogum si
affrontarono e grazie alle rispettive spade si fecero a pezzettini: sette
pezzi lui, per l'appunto, (ecco perché da allora si manifesta in sette
forme, con sette nomi diversi) nove lei (ragion per cui assunse il nome di
Iansã, da Iya-mésán, “la madre divisa in nove parti”). E già che
siamo in tema di amori e separazioni, la travagliata vita sentimentale di
Ogum continuò anche dopo avere sposato Oxum, orixá delle acque dolci. Ma
anche lei lo lasciò per Oxossí, l’orixá della caccia.
www.musibrasil.net. - 4 aprile 2003 |
Exú, "il dispettoso"
testo di Marco Pisani - dipinto di Guido Boletti
Nel candomblé Exú
è l'orixá che viene sempre salutato per primo, e per questo motivo
anche noi abbiamo deciso di cominciare da lui. Dovete sapere che non
vi è rituale che non inizi con un'offerta a Exú perché
altrimenti, dispettoso com'è, niente potrebbe mai andare per il
verso giusto. Come avrete già capito, si tratta di una divinità
dal carattere tutt'altro che facile, e anche per questo motivo è
stato sincretizzato con il diavolo. A torto, però. Perché Exú è
irascibile, violento, dispettoso, astuto, ma anche allegro, benevolo
e protettivo, se viene onorato adeguatamente; insomma, più umano
che demoniaco direi...
Stando a una leggenda, Exú fu il primo uomo a essere creato da
Oxalá,
che lo teneva presso di sé per farsi aiutare nel lavoro. Un giorno
Orunmilá, "il grande saggio", andò a chiedere un figlio
a Oxalá, dato che lui e sua moglie non riuscivano ad averne, e
nonostante gli sforzi di Oxalá per dissuaderlo, insistette per
avere Exú, dimostrandosi non poi così saggio, nell'occasione.
Infatti appena nato il "bambino" cominciò subito a
parlare (e fino a qui…), ma soprattutto a divorare tutto ciò che
trovava, inclusa sua madre! Quando però si avvicinò a Orunmilá
per mangiarsi anche lui, questi lo affrontò impugnando una spada.
Allora Exú pensò che fosse meglio scappare, ma disgraziatamente
venne raggiunto e spezzettato in duecento e uno blocchetti di
laterite, l'ultimo dei quali però si trasformò di nuovo in Exú e
così l'inseguimento ricominciò da capo: ogni volta che Orunmilá
raggiungeva Exú dividendolo in pezzetti di laterite, lui si
riformava di nuovo. Alla fine i due raggiunsero un accordo: Exú
vomitò tutto quello che aveva mangiato, compresa sua madre, che
tornò sana e salva sulla terra, ma in cambio da allora in poi
sarebbe stato salutato sempre per primo.
Caratteristiche Saluto:
Larôye Exú
www.musibrasil.net. - marzo 2003 |
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