Latinoamerica-online

Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi

Chiese e religioni

 

di Mariella Moresco Fornasier

 

 

"lo real es lo que no se ve"

 

 

 

Altre pagine di Chiese e religioni

Altre pagine della cultura

 

Nanã, Signora della Vita e della Morte   (22 aprile 2003)

Oxóssi, cacciatore solitario e sognatore   (15 aprile 2003)

Vodou is fully recognised as a religion in Haiti   (15 aprile 2003)

 

 

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Nanã, Signora della Vita e della Morte

 

 

testo di Marco Pisani dipinto di Guido Boletti 

 

 

Nanã è la più antica tra gli orixás, la madre. I suoi elementi sono la pioggia, il fango, l'acqua stagnante... Messa così, si potrebbe pensare si tratti di una divinità inquietante: infatti lo è, e non poco. Però la terra secca in genere è sterile, deve essere fecondata dall'acqua e diventare appunto fango per dare origine alla vita. E infatti Nanã è all'origine di tutto: non per niente il suo nome significa "radice". Ma al termine della vita tutto deve tornare a lei, nel seno della terra, perché il ciclo possa ricominciare: per questo Nanã viene chiamata "Signora della vita e della morte". Insomma, Nanã merita un grande rispetto… e lo esige. È molto orgogliosa: quella volta in cui gli orixás si riunirono e dichiarando che il più importante tra loro era Ogum essendo il signore dei metalli indispensabili a tutte le attività che garantiscono il sostentamento degli uomini nonché i sacrifici (senza i quali gli orixás non esisterebbero), fu proprio Nanã l'unica a rifiutarsi di riconoscere la sua supremazia, sostenendo che di lui si potrebbe benissimo fare a meno. E da allora non accettò più un'offerta che non fosse legata in qualche modo a un oggetto di metallo: gli animali a lei sacrificati vengono infatti uccisi solo con strumenti fatti di legno. Un tempo, Nanã aveva il compito di giudicare gli uomini, e ancora oggi la terra viene chiamata a testimone durante la stipula di ogni patto, perché in caso di mancato rispetto toccherà a lei fare giustizia. Quando una donna veniva da lei a lamentarsi del comportamento del proprio marito, Nanã trascinava "l'imputato" nel suo giardino, lo legava a un albero e chiamava gli egun (spiriti dei defunti) perché lo spaventassero. Un giorno però Oxalufã (il quale sarebbe Oxalá da vecchio: perché questo orixá si manifesta anche come un giovane guerriero e allora prende il nome di Oxaguiã) si recò da lei, le fece bere del succo di igbin e, quando l'effetto soporifero cominciò a manifestarsi, si travestì da donna e imitando Nanã chiamò gli egun ordinando loro di lasciare il giardino. 

Da quel momento in poi il giudice divenne lui, ma quando Nanã si accorse che aveva preso il sopravvento in quel modo, gli lanciò una maledizione: da allora in poi avrebbe sempre vestito abiti femminili e avrebbe portato il viso coperto da un velo come le orixá femmine. Nanã viene rappresentata come una vecchia maestosa e venerabile: lei e i suoi figli sono esseri tranquilli, saggi e posati... finché non perdono la pazienza. E in questo caso l'ira di Nanã è incontenibile.


 

Caratteristiche

 

- Saluto: Salubá

- Colore: Bianco - Azzurro

- Dominio: Pioggia, acqua stagnante, fango

- Axé: Fecondità, ciclo vitale

- Sincretizzazione: S. Anna

- Giorno della settimana: Lunedì

- Strumento: Ibirim (bastone incrostato di conchiglie - simbolo di fertilità)
- Animale sacrificato: Gallina

- Cibo (offerta): Sarapatel (sanguinaccio di maiale con fegato, polmoni, cuore, condito con cipolla, prezzemolo e sale)

- Minerale: Alluminio

 

www.musibrasil.net.   -  16 aprile 2003

Oxóssi, cacciatore solitario e sognatore

 

testo di Marco Pisani dipinto di Guido Boletti 

 

 

Si racconta che un giorno nella città di Ifé, al tempo del raccolto, si celebrasse una grande festa in

onore del primo igname, alla quale partecipavano il re, la sua famiglia e tutti i sudditi. Tutti fuorché

le Iya-mi Oxorongá, tre “streghe” molto potenti che non erano state invitate. Sentendosi molto offese per questo sgarbo, le Oxorongá mandarono un uccello gigantesco a rovinare la festa. Secondo alcuni fu addirittura una di loro a trasformarsi nel volatile, ma non è questo l’importante: fatto sta che l’uccello, dopo avere volteggiato minacciosamente per un po’ terrorizzando tutti col suo aspetto orribile, andò a posarsi sul tetto del palazzo reale. Allora il re, per liberare la città da quella presenza inquietante mandò a chiamare Oxotogún, “il cacciatore dalle venti frecce”, il quale le scagliò tutte senza riuscire ad uccidere l’uccello: o perché lo mancava, o perché le frecce rimbalzavano sul suo corpo. Neppure Oxotogí (“il cacciatore dalle quaranta frecce”) e Oxotadotá (“il cacciatore dalle cinquanta frecce”), che provarono dopo di lui, ebbero miglior fortuna. A questo punto, come ultima speranza, venne mandato a chiamare Oxotokanxoxô, “il cacciatore da una freccia sola”. La madre di quest’ultimo, in apprensione per il figlio come ogni madre che si rispetti, andò a consultare un babalão (cioè un indovino), il quale le disse che Oxotokanxoxô era a un passo dalla morte ma che se avesse fatto un’offerta alle Oxorongá, la morte si sarebbe trasformata in ricchezza. La donna corse immediatamente a sacrificare una gallina e mentre apriva il petto dell’animale, ripetè per tre volte la seguente frase: “Che il petto dell’uccello riceva questa offerta”. Le streghe evidentemente accettarono il dono perché in quello stesso momento Oxotokanxoxô scagliò la sua unica freccia che andò a conficcarsi proprio nel petto dell’uccello gigantesco. Accortosi di ciò, il popolo in festa cominciò a danzare gridando “Oxowussi! Oxowussi!” (che significa: Oxó è diventato famoso!), esclamazione che da allora divenne il suo nome, contratto poi col tempo in Oxóssi. Non solo il popolo fu ad essere felice, però, ma anche il re che donò ad Oxóssi metà delle sue ricchezze e secondo alcuni anche la città di Ketu. Per altri invece questa città gli fu donata da Oxum (orixá di cui parleremo presto e alla quale abbiamo già accennato a proposito di Ogum), della quale si era innamorato perdutamente una volta che la vide bagnarsi nelle acque di un fiume.

Anche sul modo in cui Oxóssi divenne un orixá, le opinioni sono diverse. Per i più le cose andarono così: un giorno uscì a cacciare nonostante sua moglie cercasse in tutti i modi di distoglierlo da questo proposito, dato che quello era un giorno tabù per la caccia. Nel mezzo della foresta si imbatté in un grande serpente, la cui pelle risplendeva di ogni colore, come un arcobaleno… ma non si trattava di un serpente qualsiasi, bensì di Oxumaré, l’orixá che vive per sei mesi sulla terra sotto forma di serpente e per gli altri sei in cielo come arcobaleno. Oxóssi invece non lo riconobbe e nonostante l’orixá-serpente lo avesse avvertito: “Attento, non sono un animale che tu possa uccidere!”, lo uccise facendolo a pezzi e se lo portò a casa, dove lo cucinò (da solo perché sua moglie scappò terrorizzata non appena lo vide tornare con una preda cacciata in un giorno proibito) e infine se lo mangiò. Risultato: quando la donna il giorno dopo tornò a casa vide Oxóssi disteso sul pavimento, morto, e la traccia lasciata dal serpente ritornato strisciando nella foresta. Le grida di disperazione della moglie di Oxóssi furono però udite da Orunmilá, “colui che conosce il destino”, il quale, commosso, lo fece rinascere come orixá.

Secondo altri, però, la faccenda andò in maniera diversa: un giorno Olodumaré, il creatore dell’universo, ordinò a Orunmilá di portargli una codorna (uccello brasiliano grosso modo corrispondente alla quaglia, ndr), uccello molto difficile da cacciare. Il padre di Exú (ricordate?) dopo aver vagato per la terra per molto tempo senza successo, incontrò Oxóssi e affidò la missione a lui, che promise di cacciare l’uccello quella notte stessa. Quando però la mattina dopo Orunmilá tornò da Oxóssi, lo trovò infuriato perché qualcuno gli aveva rubato la codorna che aveva cacciato. Tutto comunque si risolse per il meglio perché Oxóssi naturalmente riuscì a prenderne un’altra e salì in cielo per portarla a Olodumaré. Quando Oxóssi consegnò la preda al Signore del Mondo, questi, compiaciuto, allungò la mano verso di lui e gli trasmise l’axé (l’energia, il potere). A quel punto Oxóssi, divenuto un orixá, scagliò una freccia a caso, dichiarando che avrebbe colpito chi gli aveva rubato la prima codorna. Quando tornò sulla terra, giunto a casa trovò sua madre morta con una freccia conficcata nel petto… 

Come si sarà capito, Oxóssi è l’orixá della caccia, ma dato che da questa si procurava il cibo che garantiva la sopravvivenza di tutta la comunità, la caccia simboleggia tutto ciò che riguarda l’alimentazione; perciò questo orixá ha un ruolo tanto importante anche nei riti legati al raccolto e alla fertilità della terra. Difende i cacciatori, ma solo se lo scopo della caccia è l’alimentazione; non tollera che qualcuno uccida un animale se non per nutrirsi. I cacciatori, allontanandosi dal villaggio in cerca di preda erano anche coloro che scoprivano i luoghi più adatti ai nuovi insediamenti: quindi Oxóssi rappresenta anche la spinta verso il cambiamento, la ricerca del nuovo. Lui e i suoi figli sono tipi indipendenti, pieni di iniziativa, molto spesso solitari, sognatori, ma anche estroversi, avendo bisogno di un gruppo su cui potere esercitare le loro qualità di leader, in ogni caso sempre sinceri e diretti.

Caratteristiche 

- Saluto: Okê Aró
- Dominio: Foresta, notte (il tempo più propizio alla caccia), luna
- Axé: Caccia, alimentazione, rinnovamento
- Sincretizzazione: S. Giorgio
- Giorno della settimana: Giovedì
- Colore: Azzurro, verde
- Strumento: Arco e freccia, erukerê (oggetto rituale fatto con una coda di bue, dotato di poteri magici)
- Animale sacrificato: Maiale, gallo
- Cibo (offerta): Mais cotto con miele
- Minerale: Smeraldo    

 

 

www.musibrasil.net.   -  14 aprile 2003

Vodou is fully recognised as a religion in Haiti



Port-au-Prince - Vodou is henceforth to be fully recognised as a religion, empowered to fulfil its mission throughout the country consistent with the constitution and the laws of the Republic, pending the adoption of a law relating to its legal status.

The presidential decree dated April 4, 2003 relating to this decision indicates that all Vodou chiefs, temple officials, officials at a sacred site, as well as all Vodou organisations or associations are empowered to file a request for recognition by the Ministry of Culture and Religious Affairs.

According to the decree, the recognition granted by the Ministry of Culture and Religious Affairs will have the specific effect of enlisting assistance and protection from any constituted authority. The temples, sacred sites, and Vodou organisations or associations, endowed with the rights and prerogatives associated with their functioning, may obtain qualified support from the State, the decree indicates. Vodou chiefs and temple or sacred site officials are invited to take an oath before the presiding judge of the appropriate civil tribunal. Once they have taken the oath, the Vodou chiefs can be empowered to officiate at baptisms, marriages and funerals.

This decision by the government is based on a set of articles in the constitution and the laws of the Republic. The presidential decree considers that Vodou is an ancestral religion, an essential element of national identity. The authorities consider that it is the duty of the State to protect the cultural heritage of the nation, especially considering that Vodou practitioners, who represent a considerable portion of the Haitian population, have demonstrated through their efforts their desire to structure their institutions, and considering also the participation by Vodou practitioners in the social, political and moral development of the Haitian people.

Vodou leaders greeted the decision by the governmental authorities with satisfaction. According to one Vodou leader, Evrony Auguste, this decree puts an end to 500 years of exclusion and discrimination to which Vodou practitioners have been subjected.

"This is good news for practitioners of Vodou who for centuries have been marginalized ", Mme. Auguste observed. She sees President Aristide as the new black Spartacus who has understood, she said, the need to place all religions on an equal footing. "Like Toussaint Louverture, President Aristide advocates equality among all Haitians", she emphasised. Evrony Auguste also invited the Vodou community to unify itself in order to better defend its newest gains, fearing that other sectors may try to put sticks in the spokes of their wheels following the president's decree.

She recalled, for example, that tens of thousands of Vodou practitioners were killed or persecuted following the downfall of the Duvalier regime in 1986 by people who she said wanted to finish off this religion. The intellectual authors of this massacre and their henchmen, though known to the public, were never arrested, or punished under Haiti's system of justice, she remembered.

Hundreds of thousands, indeed millions of Haitians practice Vodou even when they are officially recognised as devout Catholics or Protestants. For a long time (and perhaps today as well) and for various reasons a great number of Haitians have tried to conceal the fact that they consulted Vodou priests and priestesses. Known practitioners of Vodou have at times found themselves barred from, for example, receiving baptism, first communion, marriage, or funeral rites. Children of practitioners have also found that they might not be admitted into certain Catholic or Protestant schools.


April 5, 2003

www.haitisupport.gn.apc.org

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Ass. Cult. IMAGO MUNDI 

Direttore Mariella Moresco Fornasier

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 768 del 1/12/2000 

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