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Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi

Chiese e religioni

 

di Mariella Moresco Fornasier

 

 

"lo real es lo que no se ve"

 

 

 

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Conferencia sobre el Cristianismo en América Latina y El Caribe    (13 maggio 2003)

Un albero chiamato Irokó    (13 maggio 2003)

 

 

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Conferencia sobre el Cristianismo

en América Latina y El Caribe



Del 28 de julio al 1ero. de agosto de este año, teólogos, científicos de las religiones, científicos sociales e investigadores de estas áreas se encontrarán en la Pontificia Universidad Católica, PUC de São Paulo, para una Conferencia sobre el Cristianismo en América Latina y El Caribe.

La Conferencia fue pensada como un espacio multidisciplinar donde se puede hacer un análisis de la situación socio-económica, política, cultural y religiosa de América Latina y El Caribe con vistas a ofrecer un balance crítico de la caminada del cristianismo en el Continente en los últimos años. Ese trabajo deberá tomar en cuenta el escenario de mundialización de la economía y presentar los principales desafíos a la teología y a la pastoral de las iglesias latinoamericanas y caribeñas en los diversos contextos socio-culturales.

En una reciente entrevista a ADITAL, Wagner Lopes Sánchez, Coordinador General de la Conferencia, recordó que "la idea partió de Amerindia, una asociación de teólogos de América Latina. Ese grupo, posteriormente, buscó otras instituciones que se transformaron en promotoras del evento". Eso ocurrió en 2001 -recuerda Wagner Lopes- y a partir de ese momento se desató el proceso para la elaboración del proyecto de la Conferencia".

Preguntado sobre el carácter de la Conferencia y sus participantes, el Coordinador afirmó que: "existe un carácter ecuménico en la Conferencia y será fuerte la presencia de académicos porque queremos escuchar también las voces desde fuera de la iglesia. Habrá una presencia masiva de personas de toda América Latina y de El Caribe. Esperamos más de 500 personas de todo el Continente". Wagner Lopes destaca que en los debates y charlas se hará presente la preocupación con el futuro: "El último día de la Conferencia será dedicado a pensar prospectivas teológico-pastorales para el Cristianismo dentro de las realidades concretas y de la coyuntura que cada país está viviendo".

La idea de este gran encuentro surgió del hecho de que América Latina y El Caribe participan de las grandes transformaciones por las que pasa el mundo hoy, con sus avances tecnológicos, cambios sociales y de costumbres, revoluciones de sentido y significados que afectan las formas de vida y sus valores más fundamentales. Mientras tanto se produce un vigoroso renacimiento de pueblos y culturas indígenas, de luchas por la preservación del medio ambiente y de la vida, de búsqueda de mayor justicia para superar las desigualdades y obstáculos ante la paz.

En medio al creciente pluralismo cultural y religioso, el Continente continúa marcado por una fuerte tradición cristiana. Pero, ¿de qué manera el cristianismo ha ayudado y cómo puede contribuir en este importante momento de crisis? En una visión analítica y prospectiva, ¿qué tareas de transformación y solidaridad social puede y debe cumplir prioritariamente para ser coherente con la fe que profesa?

Eso es lo que ha sido buscado, en estas últimas décadas, con gran provecho para el cristianismo en el Continente, en las Conferencias de Medellín (1968), Puebla (1979) y Santo Domingo (1992) en el campo católico; y en las Conferencias de Oaxtepec (1968), Huampani (1982), Indaiatuba (1988), Concepción (1995) y Barranquilla (2001) en el ámbito evangélico.

La Conferencia es abierta a participantes con intereses académicos y con compromisos en el campo social, político y pastoral, dispuestos a compartir sus investigaciones y experiencias y a profundizar diferentes ejes temáticos de estudio y discusión.

Para más informaciones y para hacer la inscripción: www.cesep.org.br/conferencia

 

Adital, 8 de mayo de 2003   www.adital.org.br

Un albero chiamato Irokó

 

 

testo di Marco Pisani dipinto di Guido Boletti

 

 

L'irokó è l’albero più maestoso tra quanti se ne trovano nella terra di origine degli yorubá (che coincide grossomodo con l’attuale Benin): nel più vecchio di questi alberi abitava Irokó, per questo motivo chiamato spesso “l’orixá-albero”. 

 

Onorare questa divinità significa tenere in considerazione la tradizione, gli avi, il proprio sangue, insomma; mancargli di rispetto invece significa incorrere in guai molto seri! Un pai de santo racconta che nel momento esatto in cui tagliò l’albero consacrato a Irokó che si trovava nel cortile del suo terriero, perché le sue radici minacciavano una delle case, sua madre morì improvvisamente. 

Secondo altri, se si taglia un ramo a un albero sacro, questo comincia a sanguinare e l’autore del sacrilegio viene fulminato all’istante. 

 

In effetti si raccontano numerose leggende sul carattere vendicativo di Irokó, come la seguente. 

In un villaggio in cui da tempo non nasceva neppure un bambino, le donne decisero di rivolgersi a Irokó: si unirono in cerchio attorno all’albero sacro voltando le spalle al tronco (dato che chiunque osasse guardare in faccia l’orixá impazziva e moriva) e implorarono la divinità di concedere loro un figlio, promettendogli in cambio, se fossero state esaudite, chi una capra, chi del mais, chi della frutta e così via. Una di loro, Olurombi, essendo moglie dell’intagliatore e non avendo quindi niente di tutto ciò da offrire, promise a Irokó il primo figlio che le fosse nato. Dopo nove mesi il villaggio si riempì di bambini e così le madri felici andarono tutte a deporre tra le radici dell’albero sacro le offerte promesse… tutte meno Olurumbi. Infatti lei e suo marito amavano troppo il bambino e non se la sentivano proprio di donarlo all’orixá. Per questo motivo la ragazza evitava prudentemente di passare vicino al grande albero. Un giorno però, distratta, tornando dal mercato passò proprio di lì, e subito lo spirito di Irokó le si parò davanti dicendole: “Tu mi promettesti il bambino, ma non hai rispettato la promessa!”, trasformandola in un uccello. 

Non vedendola tornare, il marito si preoccupò molto e cominciò a cercarla dappertutto e a chiedere se qualcuno l’avesse vista, ma sempre senza risultato. Venne tuttavia a sapere che tutti quelli che passavano vicino all’albero di Irokó udivano un uccello che cantava elencando tutte le offerte che erano state fatte dalle madri, e aggiungendo che solo colei che aveva promesso il bambino aveva mancato… L’uomo capì subito che l’uccello non poteva essere che sua moglie e perciò si mise a pensare come potesse fare per salvarla senza però sacrificare il bambino, che amava troppo. A forza di pensare, ebbe finalmente un’idea: andò nella foresta, scelse il legno più bello che riuscì a trovare e vi intagliò una copia perfetta del figlio; lo vestì con gli abiti più belli e lo portò a Irokó, il quale accolse con gioia il bambino che sorrideva sempre allegramente e soprattutto non si spaventava come tutti gli altri quando i loro occhi si incrociavano. Prese in braccio il bambino e, cullandolo, si mise a cantare e a ballare felice. Dopodiché, ritenendo finalmente rispettata la promessa, liberò dall’incantesimo Olurombi che finalmente poté rientrare a casa, tornata nuovamente donna. 

 

Come si può facilmente dedurre da questo e altri miti che lo riguardano, Irokó è strettamente associato alla fertilità; del suo identificarsi con l’ancestralità si è già detto, ma questo orixá rappresenta anche il legame tra Orun e Aiyé, il cielo e la terra: si racconta anche che quando cielo e terra litigando dettero origine a una terribile siccità, l’unico albero che fu risparmiato fu proprio Irokó che con la sua maestosità era l’unico elemento che univa i due mondi. Nonostante tutto quello che si è detto, il culto di Irokó non è molto diffuso in Brasile e i suoi figli (persone dotate di profonda intelligenza e senso di giustizia, che si appassionano facilmente, amici fedeli e generosi, ma nemici terribili) sono molto rari. Anche se nei terreiros si può spesso notare un albero con avvolto intorno al tronco, o tra i rami, un nastro bianco e con varie offerte deposte tra le radici, che rappresenta Irokó. 

Caratteristiche

Saluto: Irokó issô!
Dominio: grandi alberi, foreste
Axé: Ancestralità, clima
Giorno della settimana: martedì
Colore: bianco
Simbolo: gameleira (ficus religiosa)

 

www.musibrasil.net.   - maggio 2003

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