|
Latinoamerica-online Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi |
|
Chiese e religioni
di Mariella Moresco Fornasier
"lo real es lo que no se ve"
Altre pagine di Chiese e religioni
Conferencia sobre el Cristianismo en América Latina y El Caribe (13 maggio 2003) Un albero chiamato Irokó (13 maggio 2003)
|
Conferencia sobre el Cristianismoen América Latina y El Caribe
Adital, 8 de mayo de 2003 www.adital.org.br |
Un albero chiamato Irokó
testo di Marco Pisani - dipinto di Guido Boletti
L'irokó è l’albero più maestoso tra quanti se ne trovano nella terra di origine degli yorubá (che coincide grossomodo con l’attuale Benin): nel più vecchio di questi alberi abitava Irokó, per questo motivo chiamato spesso “l’orixá-albero”.
Onorare questa divinità significa tenere in considerazione la tradizione, gli avi, il proprio sangue, insomma; mancargli di rispetto invece significa incorrere in guai molto seri! Un pai de santo racconta che nel momento esatto in cui tagliò l’albero consacrato a Irokó che si trovava nel cortile del suo terriero, perché le sue radici minacciavano una delle case, sua madre morì improvvisamente. Secondo altri, se si taglia un ramo a un albero sacro, questo comincia a sanguinare e l’autore del sacrilegio viene fulminato all’istante.
In un villaggio in cui da tempo non nasceva neppure un bambino, le donne decisero di rivolgersi a Irokó: si unirono in cerchio attorno all’albero sacro voltando le spalle al tronco (dato che chiunque osasse guardare in faccia l’orixá impazziva e moriva) e implorarono la divinità di concedere loro un figlio, promettendogli in cambio, se fossero state esaudite, chi una capra, chi del mais, chi della frutta e così via. Una di loro, Olurombi, essendo moglie dell’intagliatore e non avendo quindi niente di tutto ciò da offrire, promise a Irokó il primo figlio che le fosse nato. Dopo nove mesi il villaggio si riempì di bambini e così le madri felici andarono tutte a deporre tra le radici dell’albero sacro le offerte promesse… tutte meno Olurumbi. Infatti lei e suo marito amavano troppo il bambino e non se la sentivano proprio di donarlo all’orixá. Per questo motivo la ragazza evitava prudentemente di passare vicino al grande albero. Un giorno però, distratta, tornando dal mercato passò proprio di lì, e subito lo spirito di Irokó le si parò davanti dicendole: “Tu mi promettesti il bambino, ma non hai rispettato la promessa!”, trasformandola in un uccello. Non vedendola tornare, il marito si preoccupò molto e cominciò a cercarla dappertutto e a chiedere se qualcuno l’avesse vista, ma sempre senza risultato. Venne tuttavia a sapere che tutti quelli che passavano vicino all’albero di Irokó udivano un uccello che cantava elencando tutte le offerte che erano state fatte dalle madri, e aggiungendo che solo colei che aveva promesso il bambino aveva mancato… L’uomo capì subito che l’uccello non poteva essere che sua moglie e perciò si mise a pensare come potesse fare per salvarla senza però sacrificare il bambino, che amava troppo. A forza di pensare, ebbe finalmente un’idea: andò nella foresta, scelse il legno più bello che riuscì a trovare e vi intagliò una copia perfetta del figlio; lo vestì con gli abiti più belli e lo portò a Irokó, il quale accolse con gioia il bambino che sorrideva sempre allegramente e soprattutto non si spaventava come tutti gli altri quando i loro occhi si incrociavano. Prese in braccio il bambino e, cullandolo, si mise a cantare e a ballare felice. Dopodiché, ritenendo finalmente rispettata la promessa, liberò dall’incantesimo Olurombi che finalmente poté rientrare a casa, tornata nuovamente donna.
Come
si può facilmente dedurre da questo e altri miti che lo riguardano, Irokó
è strettamente associato alla fertilità; del suo identificarsi con l’ancestralità
si è già detto, ma questo orixá rappresenta anche il legame tra Orun e
Aiyé, il cielo e la terra: si racconta anche che quando cielo e terra
litigando dettero origine a una terribile siccità, l’unico albero che
fu risparmiato fu proprio Irokó che con la sua maestosità era l’unico
elemento che univa i due mondi. Nonostante tutto quello che si è detto,
il culto di Irokó non è molto diffuso in Brasile e i suoi figli (persone
dotate di profonda intelligenza e senso di giustizia, che si appassionano
facilmente, amici fedeli e generosi, ma nemici terribili) sono molto rari.
Anche se nei terreiros si può spesso notare un albero con avvolto
intorno al tronco, o tra i rami, un nastro bianco e con varie offerte
deposte tra le radici, che rappresenta Irokó. Caratteristiche Saluto:
Irokó issô!
www.musibrasil.net. - maggio 2003 |
|
Latinoamerica-online - Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi Ass. Cult. IMAGO MUNDI Direttore Mariella Moresco Fornasier Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 768 del 1/12/2000 Tutti i diritti riservati |