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Chiese e religioni
di Mariella Moresco Fornasier
"lo real es lo que no se ve"
Altre pagine di Chiese e religioni
Fai conto di essere in un romanzo di George Amado... (20 maggio 2003) La sensualità e l'indipendenza di Iansã (20 maggio 2003)
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Fai conto di essere in un romanzo di George Amado...
Lettera di Sandro Gallazzi, della Commissione Pastorale della Terra brasiliana, inviataci da Franco Lacchini.
E'
quello che succede sull'isola di Afuà, al confine tra lo stato del Parà
e dell'Amapà. Qui
Sandro, in Brasile da 30 anni, ha coscientizzato un gruppo di lavoratori che, sul sangue di
un ammazzato, Josè do Carmo detto
Bira, hanno giurato di costituire il sindacato. Poi hanno
fondato una scuola per tutti, al centro dell'isola, dove mandano a turno
per 15 giorni di fila (giorno e notte) i loro figli a studiare (e a
mangiare). In
seguito hanno ammazzato Manoel
Leite detto
Ariramba. L'ottobre
scorso hanno sfregiato, torturato e assassinato Osvaldino
Viana do Almeida detto
Profeta, un vecchio sessantenne, saggio analfabeta che
con la sua presenza garantiva la scuola. Sandro
vede che la situazione si va aggravando, le violenze aumentano, la gente
scappa, le autorità marce e corrotte (pagate dai Patrãons) non si
muovono. Dice che l'unica cosa che si può fare è fare circolare le
notizie. Far sapere loro (alle autorità) che molti conoscono la
situazione. Trasmetto
un piccolo stralcio del messaggio che mi ha mandato, e il testo di
una lettera di protesta che se vorrai potrai mandare - e far mandare -
alle autorità brasiliane competenti.
(…) Afuá:
forse questo é il punto più doloroso delle nostre attività. Varie volte
vi abbiamo scritto con allegria raccontandovi come queste comunità,
sparse su numerose isole della foce del rio Amazzoni e che seguiamo ormai
da più di 20 anni, stanno facendo un cammino di autonomia, assumendo le
loro attività, attraverso il Sindacato, il movimento delle donne, la
Scuola Famiglia. Anche se con difficoltà e errori, ma stavano camminando
a passi sicuri, interagendo col municipio, partecipando dei vari consigli
di gestione, contribuendo con la forza delle loro organizzazioni, perché
i diritti basici fossero un po' alla volta soddisfatti soprattutto nell'interno.
Negli ultimi anni, in varie regioni dell'interno ci sono le scuole medie,
varie comunità hanno persone incaricate della salute, molti ex alunni
della scuola famiglia sono maestri nelle elementari delle comunità dell'interno.
Tutto questo conquistato grazie all'impegno di leaders, che abbiamo
aiutato a formare e che continuiamo ad accompagnare.
[comunicazione ricevuta il 13 maggio 2003] |
La sensualità e l'indipendenza di Iansã
testo di Marco Pisani - dipinto di Guido Boletti
Iansã è l’orixá del fiume Niger, che in lingua yorubá è chiamato Odó Oiá. Narra una leggenda che un giorno il re dei Nupê, temendo che i nemici invadessero la città, andò a consultare un babalaô (indovino, ndr) per scoprire se vi fosse modo di scongiurare il pericolo. La risposta fu positiva, ma a condizione che una vergine avesse strappato un pezzo di stoffa nera in presenza di tutta popolazione. Il re fece allora chiamare sua figlia e appena lei ebbe strappato il panno, le due parti di questo si trasformarono in due corsi di acqua scura che cominciarono a fluire attorno alla città.
Iansã fu, con Oxum e Obá, una delle tre spose di Xangó, l’orixá dei fulmini, l’unica che lo seguiva anche in battaglia. Il rapporto fra i due fu piuttosto tempestoso, dato che Iansã, dotata di una personalità molto indipendente, era sempre piuttosto insofferente alla disciplina che il marito tentava di imporre. Una volta Xangó, avendo saputo che nel vicino regno dei Baribas viveva un sacerdote capace di preparare una pozione che dava il potere di lanciare fiamme dal naso e dalla bocca a chi la consumasse, la incitò a prendere tale pozione, perché diventasse poi in grado di spaventare i nemici. Iansã però, sulla strada del ritorno pensò che non fosse giusto che solo Xangó avesse questo potere e bevve un po’ di quella pozione ottenendo anche lei, con grande dispetto del marito, il potere di emettere fuoco e divenendo così regina dei venti e delle tempeste.
Un’altra leggenda narra che un tempo, fuggendo inseguita sempre da Xangó, Exúla perché lui non la trovasse la trasformò in corallo, che da allora è rimasto uno dei suoi simboli. Nonostante tutto ciò, Iansã ha sempre amato molto Xangó. Al punto che quando lui, disperato, si lasciò inghiottire dalla terra, appena saputolo chiese agli orixás il permesso di lasciare anche lei questa terra e si uccise. Con questo gesto si conquistò l’autorità sul regno dei morti, come regina - o per altri, madre - degli eguns, gli spiriti dei defunti.
Secondo un’altra leggenda invece questo dominio le fu concesso da Obaluaiê: costui si presentò a una festa indossando una veste fatta di paglia, cosicché nessuno lo riconobbe e nessuna delle presenti volle ballare con lui, a parte Iansã, che come al solito per niente timorosa del misterioso sconosciuto, si lanciò con lui in una danza frenetica. I suoi movimenti erano tanto rapidi da creare uno spostamento d'aria che fece sollevare la paglia mostrando il corpo bellissimo di Obaluaiê. Il quale, grato - e anche un po’ innamorato - le concesse il dominio sugli spiriti dei morti.
Iansã è molto venerata in Brasile e le sue figlie sono numerose. Si tratta in genere di donne molto estroverse e dal carattere indipendente. Quasi sempre sono molto affettuose e fedeli, ma essendo anche molto sensuali, a volte capita che una passione le travolga, facendo loro dimenticare tutto.
Caratteristiche Saluto: Êpa Heyi! Dominio: Tempesta, spiriti dei defunti Axé: Vento Sincretizzazione: S. Barbara Giorno della settimana: Mercoledì Colore: Rosso. Marrone Strumento: Spada, iruexim (specie di scacciamosche fatto con una coda di cavallo, con cui spaventa gli eguns) Animale sacrificato: Gallina Cibo (offerta): Acarajé (polpette di fagioli e cipolla fritte nell’azeite de dendê) Minerale: Corallo
www.musibrasil.net - maggio 2003 |
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