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Chiese e religioni
di Mariella Moresco Fornasier
"lo real es lo que no se ve"
Altre pagine di Chiese e religioni
Obaluaiê, rimedio e fonte di malattie (3 giugno 2003) Geloso... come un'Obá (3 giugno 2003)
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Obaluaiê, rimedio e fonte di malattietesto di Marco Pisani - dipinto di Guido Boletti
E non a torto, dato che Obaluaiê esercita il proprio potere attraverso le malattie: in particolare quelle della pelle, come la lebbra e il vaiolo, ma anche tutte le altre, comprese quelle dello spirito. Naturalmente usa questo suo potere in tutti e due i sensi: da una parte infatti si serve delle malattie come mezzo per punire chi si è macchiato di qualche colpa o anche semplicemente per liberare il mondo da ciò che è superfluo o dannoso, permettendo così il rinnovamento necessario alla vita. Dall'altra è proprio lui quello a cui ci si rivolge affinché curi le malattie stesse. Questo spiega il suo ruolo fondamentale nei rituali che hanno lo scopo di allontanare le influenze malefiche da un individuo o dalla comunità e che infatti terminano sempre con un ebó (offerta, sacrificio) a lui destinato.
Nel corso di questi riti, Obaluaiê discende su uno dei suoi adepti e danza appoggiandosi a un bastone come un vecchio, curvo e sofferente a causa delle piaghe, agitando lo xaxará, una specie di scettro fatto con strisce di legno ricavate dalle nervature di foglie di palma e impreziosito da conchiglie, per mezzo del quale allontana le influenze malefiche che sono causa delle malattie. Il ritmo che accompagna Obaluaiê nella danza si chiama opanijé, parola il cui significato è «uccide e divora chiunque», chiaro riferimento al suo forte legame con la morte, cosa che lo accomuna a sua madre Nanã. Obaluaiê è infatti figlio di costei e di Oxalá, quest'ultimo unitosi con lei per via di un incantesimo, secondo alcuni, o semplicemente dopo essersi fatto ubriacare, secondo altri.
In ambedue i casi, comunque, l'autrice dell'inganno fu la stessa Nanã che per questo motivo venne punita: il bambino che nacque da questa unione infatti venne al mondo con il corpo completamente coperto di piaghe. La madre, disgustata, lo abbandonò in riva al mare, perché venisse portato via dai flutti: ma Iemanjá, divinità marina e madre per eccellenza («colei che protegge anche i figli non suoi») lo salvò, lo guarì e lo educò come se fosse figlio suo. Un giorno Ogun (secondo altri, Iemanjá stessa) mosso da compassione per Obaluaiê, che se ne stava sempre in disparte vergognandosi delle cicatrici mai scomparse del tutto, andò nella foresta e fece per lui una specie di tunica di paglia, sufficientemente lunga per coprire interamente il suo corpo. E anche un cappuccio, sempre di paglia, indossando i quali l’orixá potesse nascondere le sue piaghe.
Fu
da quel momento che Obaluaiê cominciò a mostrarsi in giro ed è per
questo motivo che viene sempre rappresentato in una così strana foggia.
Le persone dominate da Obaluaiê amano mettere in mostra le proprie
sofferenze, spesso anche esagerandole: sembra proprio che traggano da
questo atteggiamento un piacere masochistico. Nonostante ciò, o forse
proprio a causa di questa loro tendenza, spesso tra di esse si possono
trovare persone capaci di consacrarsi agli altri, dimenticando
completamente se stesse. Caratteristiche Saluto:
Atotô!
www.musibrasil.net - maggio 2003 |
Geloso... come un'Obá
testo di Marco Pisani - dipinto di Guido Boletti
www.musibrasil.net - maggio 2003 |
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