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Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi

Chiese e religioni

 

di Mariella Moresco Fornasier

 

 

"lo real es lo que no se ve"

 

 

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Xangô, giudice e guerriero   (17 giugno 2003)

La Grande Madre Iemanjá   (17 giugno 2003)

 

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Xangô, giudice e guerriero

 

 

 

testo di Marco Pisani dipinto di Guido Boletti

 

 

Xangô è figlio di Oranian, re di Oyó, e guerriero double-face: è infatti famoso per avere il lato destro del corpo di colore nero e quello sinistro bianco. 

 

Crebbe nella terra di Tapá, da dove proveniva sua madre Torosi, e fin da piccolo dimostrò un carattere molto forte. Anzi, decisamente autoritario, visto che diventò capo incontrastato dei bambini del villaggio, che conduceva a rubare la frutta dagli alberi e ad altre imprese analoghe. Stancatosi presto del teppismo da periferia, si dedicò ad avventure più gloriose: decise di partire da solo, portando con sé soltanto un oxé (scure a doppia lama, che è anche il suo simbolo), un sacchetto di cuoio contenente una sostanza che una volta inghiottita gli permetteva di sputare fuoco, e alcune piccole pietre chiamate edun ará (le pietre del fulmine, dalla forma simile a quella dell’Oxé) che lanciava contro le case dei suoi nemici per incendiarle. 

 

Gli abitanti di Kossô, la prima città in cui giunse, gli riservarono un’accoglienza tutt’altro che amichevole: difatti cercarono subito di scacciarlo temendo che con il suo carattere prepotente portasse disordine e violenza. Ma bastò che Xangô li minacciasse con la sua scure e che incendiasse qualche casa con le sue pietre, perché la popolazione si riducesse a più miti consigli acclamandolo addirittura re. Preso il potere, dimostrò inaspettatamente di possedere tutte le doti che si addicono a un buon sovrano: amministrava con equità la giustizia e spesso intraprendeva opere utili alla comunità. 

 

Ben presto però quella vita così tranquilla gli venne a noia e riprese il suo girovagare. Fu così che finalmente giunse a Oyó che come si è detto era stato il regno di suo padre e che in quel periodo era governato dal suo fratellastro Dadá-Ajaká, un uomo tranquillo e pacifico che amava molto i bambini e le arti. All’inizio tra i due fratelli filava un perfetto accordo, con Xangô che combatteva al posto di Dadá-Ajaká, ma trascorso un po' di tempo e non riuscendo più a dominare il suo bisogno di comandare, Xangô detronizzò il fratello. 

 

Anche questa volta si dimostrò un ottimo re, abilissimo sia in guerra, sia nell’amministrazione della giustizia: si dice addirittura che ogni volta che si verificava un furto, il sovrano col suo occhio infallibile riuscisse immediatamente a scovare il colpevole in qualsiasi posto si nascondesse. In breve il regno divenne grande e prospero,al punto che Xangô fece costruire un grande palazzo con cento colonne di bronzo nel quale andò a vivere circondato dalle sue tre mogli (Iansã, Obá e Oxum) e dai suoi figli. 

 

Il suo regno tuttavia durò solo sette anni: un giorno, infatti, salì sulla collina che dominava il suo palazzo per provare una nuova magia che gli avrebbe permesso di lanciare fulmini più potenti. Disgraziatamente l’esperimento riuscì fin troppo: il primo fulmine ridusse in cenere tutto il palazzo, o secondo alcuni (forse un po' esagerati) addirittura tutta la città, uccidendo tutti coloro che in quel momento vi si trovavano. Resosi conto del disastro, Xangô cominciò a vagare in preda alla disperazione, e una volta giunto a Kossô, non reggendo al grande dolore, batté un piede al suolo con forza cosicché la terra si aprì e lo inghiottì. 

Da questo breve profilo si può capire molto della figura di questo orixá assai venerato in Brasile. Intanto che è l’orixá del fulmine, o come si dice più spesso, del tuono: quando una persona viene colpita da un fulmine si ritiene che abbia fatto qualcosa per suscitare l’ira di Xangô, che è anche l’orixá della giustizia: per questo motivo tale morte è considerata particolarmente disonorevole. Quando a essere colpita è invece una casa, bisogna scavare nel punto in cui il fulmine si è scaricato a terra finché non si trova un edun ará che verrà posto sopra l’altare di Xangô.

 

Un’altra singolare caratteristica di questo orixá è quella di lasciare (a Obaluaiê, l’orixá delle malattie contagiose, che ha una relazione molto stretta con Xangô, tanto che alcuni li ritengono fratelli) la “testa” dei suoi figli sette mesi prima della loro morte… ma ciò non per paura, come qualcuno sostiene (calunniosamente): solo perché essendo il suo elemento il fuoco vitale, non sopporta il contatto con un corpo che si sta raffreddando per l’approssimarsi della morte. 

I figli di questo orixá sono molto coscienti della propria importanza che a volte tendono ad esagerare, hanno un carattere molto autoritario e mal sopportano di essere contraddetti o contrastati; cosa che spesso è causa di violenti attacchi di collera durante i quali assumono atteggiamenti che contrastano col profondo senso di giustizia che di solito li contraddistingue. Ma nonostante ciò sono considerate persone molto sensibili… anche al fascino dell’altro sesso, cosa in cui generalmente sono ricambiati.

 

Caratteristiche

Saluto: Kaó-Kabesilé
Dominio: Fuoco, fulmini, pietre
Axé: Giustizia
Sincretizzazione: S. Gerolamo 
Giorno della settimana: Mercoledì
Colore: Bianco e rosso
Strumento: Oxé
Animale sacrificato: Montone
Cibo (offerta): Amalá (coda di bue e quiabo a pezzetti, cotti nell’acqua)

 

 

www.musibrasil.net  -  giugno  2003

La Grande Madre Iemanjá

 

 

testo di Marco Pisani dipinto di Guido Boletti

 

 

Iemanjá, «madre i cui figli sono pesci» (Yeyé omo ejá) è la regina del mare e la madre per eccellenza (non per niente è sincretizzata con la Madonna o, più precisamente, con “Nossa Senhora da Conceição”), dato che come da sempre è noto, l’acqua è l’origine della vita. 

 

Per questo motivo viene sempre rappresentata con seni enormi, con i quali si dice allatti tutti i figli, anche quelli non suoi… ed è vero, come abbiamo già visto nelle schede precedenti.Secondo una leggenda, la più diffusa fra quante la riguardano, Iemanjá avrebbe accettato di diventare la moglie di Olofi, re di Ifé, solo dopo avergli fatto promettere che non avrebbe mai fatto alcuna allusione ai suoi grandi seni. 

Una sera però lui, dopo essersi ubriacato, cominciò a fare battute su di essi e la suscettibile regina, senza pensarci troppo, se ne andò. Subito pentitosi, Olofi le corse dietro, ma Iemanjá prima di sposarsi aveva ricevuto in dono da sua madre Olokum, dea dell’oceano, una bottiglia contenente un liquido magico che avrebbe dovuto rompere quando si fosse trovata in pericolo. Così, vedendosi inseguita, frantumò l’ampolla e dal liquido in essa contenuto si formò un fiume che la trascinò via. Non rassegnato a perderla, Olofi si trasformò allora in una collina e le sbarrò la strada: se lei cercava di passare a sinistra, lui si spostava dalla stessa parte e altrettanto quando tentava di passare a destra. A quel punto Iemanjá invocò Xangô, suo figlio prediletto, il quale dopo aver riunito tutte le nubi scagliò un fulmine che divise in due parti la collina permettendo così a sua madre di passare in mezzo e ricongiungersi ad Olokum: da quel momento Iemanjá si sarebbe sempre rifiutata di tornare sulla terra. 

 

Oltre a essere madre naturale o adottiva di quasi tutti gli orixás, Iemanjá è anche colei che protegge la testa di tutti gli esseri viventi, pertanto in un certo senso è anche l’orixá per antonomasia (dato che il termine orixá significa appunto “energia della testa”). Ecco come lo è diventata. 

 

Quando Olodumaré, dopo aver creato il mondo concesse un dominio ad ognuno degli orixá, attribuì a Iemanjá la cura della casa di Oxalá (il suo marito per così dire principale): ovvero l’educazione dei figli e le faccende domestiche. Vedendosi costretta a lavorare come una schiava mentre gli altri orixás ricevevano continuamente omaggi e offerte, lei prese a lamentarsi di tale ingiustizia con il marito, che dopo un po’, subissato dalle lamentele e non riuscendo più a sopportare la situazione, impazzì. 

 

A quel punto Iemanjá, rendendosi conto di ciò che aveva fatto, preparò dei medicamenti utilizzando piante e frutti vari, e si mise a curarlo. Lo fece tanto bene che Oxalá in pochi giorni guarì e, grato, andò da Olodumaré convincendolo a concedere a Iemanjá il dominio su tutte le teste. Da quel momento anche a lei fu reso omaggio quanto e più che agli altri orixás.  

Considerato quanto si è detto finora, ma anche l'influsso a dir poco fondamentale che possiede il mare nella vita della gente di Bahia, si può ben intuire la grande importanza che essi attribuiscono alla «Rainha do Mar». E infatti la festa a lei dedicata, che si celebra il 2 febbraio, è la più importante tra le ricorrenze legate al candomblé: in quel giorno una folla innumerevole, composta da bianchi e neri, ricchi e poveri, si riunisce alla Casa do peso, nel quartiere di Rio Vermelho, a São Salvado, recando doni per la grande Mãe das Águas. 

 

Con questi doni, che consistono in cibo, fiori, bamboline, nastri, stoffe, saponette, pettini, profumi, orecchini, specchietti (perché Iemanjá è molto vanitosa, anche se non tanto quanto Oxum, naturalmente), assieme a biglietti recanti le suppliche, vengono riempite ceste di vimini successivamente caricate su pescherecci, barche e jangadas dai quali, una volta al largo, vengono gettate in mare: se i doni, invece di affondare tornano a riva è segno che la dea non li ha graditi, ma questo non succede mai… e così la festa si conclude sempre gioiosamente tra canti e danze al ritmo degli atabaques.  

Le figlie di Iemanjá hanno uno spiccatissimo senso della famiglia e sono molto altruiste, protettive, sensibili, ma spesso possono anche diventare aggressive, soprattutto quando sono chiamate a difendere i propri figli. Sono spesso un po’ troppo rigide, e in loro è molto forte il senso della gerarchia. Infine sono molto vanitose, amano il lusso e non sopportano la solitudine.

   

Caratteristiche

Saluto: Odó Iyá

Dominio: Mare

Axé: Fertilità, maternità, la testa di tutti gli esseri viventi

Sincretizzazione: Nossa Senhora da Conceição

Giorno della settimana: Sabato

Colore: Argento, azzurro, verde acqua

Strumento: Abebê (specchietto)

Animale sacrificato: Gallina bianca  

Cibo (offerta): Mais bianco  

Minerale: Acquamarina  

 

 

www.musibrasil.net  -  giugno  2003

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