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Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi

Chiese e religioni

 

di Mariella Moresco Fornasier

 

 

"lo real es lo que no se ve"

 

Altre pagine di Chiese e religioni

 

Altre pagine della cultura

 

 

La Semana Santa in Guatemala  (31 marzo 2002)

Presto canonizzata la prima santa del Brasile  (21 marzo 2002)

Isaiás Duarte Cancino: nuovo martire della chiesa colombiana    (17 marzo 2002)

Argentina: La crisis - Documento de los obispos  (26 febbraio 2002)

Carta del obispo Monseñor Hesayne al presidente Duhalde (22 febbraio 2002)

Haiti: sconfiggere l'Aids con il Vudù   (29 gennaio 2002)

Cuba: Si consultano gli oracoli per il nuovo anno    (gennaio 2002)

 

 

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Presto canonizzata la prima santa del Brasile

 

E' stato accolto con grande entusiasmo l'annuncio ufficiale che entro l'anno verrà canonizzata la prima santa brasiliana.  

Si tratta di Amabile Visintainer, conosciuta come Madre Paulina do Coração Agonizante de Jesus, nata in Italia nel 1865 ed emigrata in Brasile all'età di dieci anni e fondatrice  a Nova Trento, nello Stato di Santa Catarina,della  Congregação  das Irmãzinhas da Imaculada Conceição. La futura santa morì nel 1942. La sua congregazione sta preparando grandi festeggiamenti nei luoghi dove Madre Paulina visse e iniziò la sua vita religiosa, a Nova Trento, presso la sede generale della congregazione, a San Paolo ed infine a Bragança Paulista, dove fondò una casa della congregazione all'inizio del secolo scorso.

Il processo di canonizzazione, iniziato nel 1965, è supportato dal riconoscimento di due miracoli attribuiti a Madre Paulina ed avvenuti entrambi nello Stato di Santa Catarina.

Il primo fu riconosciuto dal Vaticano  nel 1989 e riguarda la guarigione di  Rosa de Souza, una giovane di 24 anni di Imbituba. Già madre di quattro figli, al termine di una infelice gravidanza conclusasi con la morte del bambino prima della nascita, la giovane, a causa di forti emorragie ed arresti cardiaci,  entrò in un coma irreversibile, secondo la diagnosi dei medici che l'avevano operata e che esclusero ogni possibilità di ripresa. Nonostante non ci fossero speranze, le suore della Imaculada Conceição, che prestavano servizio all'ospedale, fecero un voto alla loro fondatrice, affinché intercedesse per la guarigione della giovane madre. Al mattino seguente, Eluíza uscì dal coma, senza che i medici potessero trovare una spiegazione scientifica.

Il secondo miracolo, avvenuto nel 1992,  ha avuto come testimone  padre Alécio Azevedo, attuale rettore del Santuario di Madre Paulina. Chiamato a battezzare una neonata affetta da idrocefalia e già agonizzante per l'anomalo accumulo di liquido nel cervello, invitò i familiari a rivolgersi con fiducia alla intercessione di Madre Paulina. La piccola, già considerata in punto di morte, si riprese al punto da poter venire operata e crescere normalmente.

 

[Mariella Moresco Fornasier]

21 marzo 2002

Isaiás Duarte Cancino: nuovo martire della chiesa colombiana

 

Dopo mons. Romero, mons. Ocampo e mons. Girardi un altro vescovo si aggiunge alla lista dei martiri della verità, dei pastori che hanno pagato con la vita la loro coraggiosa denuncia della violenza di cui sono vittime le loro comunità. 

Isaias Duarte Cancino, arcivescovo di Cali,  la secondo città colombiana, è stato ucciso sabato 16 marzo subito dopo la celebrazione di un matrimonio, all'uscita dalla chiesa del Buon Pastore nel violento quartiere di Aguablanca. Due uomini armati  gli hanno sparato sei colpi alla testa ed al petto, fuggendo poi in moto. Ricordando l'opera episcopale di  Isaias Duarte Cancino, Il Papa lo ha definito"Pastore generoso e di valore nell'annuncio della buona novella" ed ha detto che "ha pagato con un prezzo così alto la sua energica difesa della vita umana, la sua ferma opposizione a ogni tipo di violenza e la sua dedizione alla promozione sociale sulle tracce del Vangelo". 

Il vescovo aveva più volte denunciato la corruzione politica, il traffico di droga ed il legame tra narcotrafficanti, guerriglia ed alcuni uomini politici, recentemente eletti in Parlamento dopo una campagna elettorale pagata con i proventi del narcotraffico. Duarte Cancino aveva più volte criticato duramente sia i guerriglieri delle formazioni di sinistra che i paramilitari di destra, che fomentano una guerra civile che dura da 38 anni, con uno  spaventoso saldo di morti  che registra una media di 3.500 vittime all'anno, in gran parte civili. 

Heliodoro Alfonso Rea, generale della Policía Metropolitana di Cali,  ha negato che il vescovo avesse ricevuto minacce di morte. Di parere contrario monsignor Alberto Giraldo, responsabile della chiesa cattolica colombiana. Un portavoce della diocesi ha affermato che proprio il giorno dell'assassinio di mons. Duarte, era stata presentata richiesta affinché gli venisse fornita protezione, dopo che alcune persone sospette erano state viste seguire i movimenti del vescovo.

Mons. Isaias Duarte Cancino aveva completato i suoi studi a Roma, dove era stato ordinato sacerdote. Nominato vescovo nel 1985 di Germania de Numidia e di Auxiliar de Bucaramanga, era stato successivamente nominato titolare della diocesi di Apartadó fino al 1995, quando divenne arcivescovo di Cali.

Nel 1999, a seguito di un sequestro di massa di  164 fedeli che assistevano ad una funzione religiosa in una chiesa della città, ad opera dell'Eln (Ejercito de Liberación Nacional), il secondo gruppo guerrigliero del paese, mons. Duarte Cantino non aveva esitato a  scomunicare i responsabili del sequestro. L'anno successivo aveva pubblicato un editoriale nel quale esprimeva dure critiche sia all'Eln che alle Farc (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia), il più vecchio e numeroso gruppo guerrigliero colombiano, che al governo, accusato di incapacità nel trovare una soluzione alla lunghissima guerra civile. Convinto assertore della necessità di giungere al più presto ad una cessazione della violenza, aveva pubblicamente sostenuto i colloqui di pace tra governo e guerriglia, senza però mitigare la sua ferma posizione contro ogni tipo di violenza commessa  dalle parti in conflitto.  Lo scorso settembre, durante una celebrazione con i parenti delle 80 vittime di un altro sequestro collettivo, durante il quale morirono 3 persone,  aveva duramente richiamato i  sequestratori alle loro responsabilità, definendo il loro gesto "uno de los hechos más criminales que registra la historia reciente de nuestra patria".

La relazione tra la situazione di estrema violenza e le gravi carenze sociali del paese non sfuggiva all'analisi di mons. Duarte, che a dicembre aveva preannunciato una proposta della Chiesa colombiana per l'attuazione di una tregua di almeno 5 anni per permettere, tra l'altro, una ripresa economica  che fosse il  presupposto di un miglioramento delle condizioni sociali delle classi più disagiate. In quell'occasione aveva posto l'accento sulla responsabilità di ognuno nei confronti, in  modo particolare, delle migliaia di giovani privi di qualsiasi istruzione. "Todos los colombianos tendrían que  asumir el compromiso de aportar, en la  medida de sus posibilidades, para educar a  todos los niños y capacitar a por lo menos el  50 por ciento de los jóvenes que no han  estudiado".

[Mariella Moresco Fornasier]

17 marzo 2002

La crisis: documento de los obispos que integran la mesa de dialogo

por Sergio Rubín

Pobreza: un fuerte reclamo a los que más ganaron 

La Iglesia planteó que es necesario aumentar sin demora el presupuesto social. Y que los sectores más beneficiados deben aportar. También demanda recortar los gastos de la Nación y las provincias. 

La Iglesia pidió "contribuciones excepcionales" a los grupos y sectores que más se beneficiaron en los últimos años con el modelo económico e "inmediatas reducciones" de los gastos burocráticos de la Nación y las provincias para, con esos recursos, "ampliar 
urgentemente" los subsidios a los desocupados y la ayuda alimentaria. La solicitud fue hecha no sólo ante los inéditos niveles de pobreza que se acaban de conocer, sino también frente al 
temor de que se produzcan mayores convulsiones sociales y que éstas terminen arrastrando al gobierno de transición de Eduardo Duhalde.

La demanda —hecha por los tres obispos que participan, junto con el Gobierno y las Naciones Unidas, de la Mesa de Diálogo que busca consensos en torno a medidas que permitan sortear la crisis— fue, además, un modo de decirle a la dirigencia que no debe seguir esperando un improbable aporte inmediato de los organismos financieros para aumentar la ayuda social. "Es necesario que todos estemos dispuestos a hacer un esfuerzo excepcional: el Gobierno 
nacional, los provinciales, los bancos, los empresarios, las organizaciones sociales, en suma, la dirigencia toda", se afirma.

Los obispos Jorge Casaretto, Juan Carlos Maccarone y Artemio Staffolani hicieron la apelación en un comunicado de una carilla y media, difundido en el colegio porteño de Jesús María, donde sesiona la Mesa de Diálogo. Tal como una fuente eclesiástica se lo habían anticipado a Clarín el martes, el pronunciamiento eclesiástico deja en claro que el gesto que se pide podría evitar la amenaza a la estabilidad del Gobierno: "Este gesto inédito debe ser ejemplar y fundacional para afianzar la transición hacia un tiempo nuevo con la participación de todos".

El comunicado se conoció 24 horas después de que el INDEC revelara que 4 de cada 10 habitantes del gran Buenos Aires es pobre, según datos de octubre último. Incluso, en los distritos más populosos —Almirante Brown, La Matanza, Florencio Varela, Merlo o Moreno—, el 
porcentaje de pobres llega al 51,7 %. Y sería aún superior en provincias del nordeste. Si se toma la Capital Federal y el conurbano, el índice es de 35,4 %. Esto implica que, con respecto al 
2000, hay 830.000 nuevos pobres. El INDEC admitió que habría 16 millones de pobres en todo el país.

Duhalde tomó nota inmediatamente de los datos sobre la pobreza y la preocupación de los obispos. El Presidente admitió que los índices "son superiores a lo que habíamos creído" al asumir, por lo que anunció que el Gobierno estudia la posibilidad de "duplicar los planes sociales". Hasta ensayó —a tono con la actitud que vienen pidiendo los obispos— una autocrítica. "Hemos hecho mal el cálculo, cuando creíamos que con 750 u 800 mil planes de trabajo íbamos a resolver ese tema", reconoció Duhalde en declaraciones radiales. 

¿Cuánto dinero es necesario reunir para ampliar la asistencia social a los niveles que pretende la Iglesia? Un vocero religioso dijo que hacen falta 2.500 millones de pesos. Con todo, aclaró enfáticamente que los obispos de la Mesa de Diálogo "no impulsan un nuevo impuestazo", sino que pretenden que los políticos dejen de lado sus prebendas y bajen el gasto. Y que los grupos empresarios que se beneficiaron con el modelo o la devaluación (por caso, los exportadores que no sufrieron retenciones a sus envíos al exterior) "tengan realmente un gesto". 

Los obispos precisan su propuesta —fruto del consenso alcanzado en la Mesa de Diálogo— de la siguiente manera:

· "Ampliar urgentemente los programas de subsidio a los desempleados dando prioridad a las jefas y jefes de hogar e integrado con la ayuda alimentaria, realizado con total transparencia y adecuado control social, sin clientelismos de ninguna naturaleza."

· "Estos programas deben financiarse con contribuciones excepcionales de los grupos o sectores más beneficiados e inmediatas reducciones de los gastos del aparato público nacional y provincial."

· "Los aportes se legislarán en base a principios de equidad en la distribución de los costos de la crisis. El objetivo de la reconstrucción ha de ser el crecimiento de la economía, la reducción 
del desempleo y el combate a la pobreza mediante políticas económicas y sociales permanentes."

La Iglesia enmarca estos gestos "en urgentes e inéditos cambios de conducta y de criterio, que son imprescindibles para recuperar la confianza de los argentinos y de todo el mundo en el futuro del país. Luego de mostrar —agrega— que somos capaces de cubrir (los propios argentinos) la brecha social", debemos abordar las negociaciones externas "con dignidad y en un plano de mayor igualdad".

Por lo demás, subraya que las coincidencias que busca la Mesa están destinadas a "construir la paz social en esta etapa de transición". 
En ese sentido, consideran que "la prioridad es atender urgentemente las situaciones de pobreza y marginación".

Detrás de estas palabras, emerge la preocupación de la Iglesia por la eventualidad de mayores tensiones sociales. Ayer, el ministro del Interior, Rodolfo Gabrielli, dijo, precisamente al visitar la Mesa de Diálogo, que "podría haber estallidos sociales en las provincias", pero aseguró que "se irán controlando".

Finalmente, los obispos deslizan que trabajan en la búsqueda de consenso para lograr cuanto antes medidas concretas y efectivas. "La Mesa de Diálogo trabaja para concretar coincidencias inmediatas (...) y cuenta con el compromiso del Gobierno y de las autoridades parlamentarias de convertirlas en decisiones inmediatas". 

El Clarín,   26 febbraio 2002

Carta del obispo Monseñor Hesayne al presidente Duhalde

Dr. Eduardo Duhalde, de mi cristiana estima: Le escribo como siempre he escrito a gobernantes de nuestro país que se presentan como "cristianos" jurando sobre los Santos Evangelios.

El Evangelio del Señor Jesús no es un manual de política, ni de economía, ni de cultura, ni de orden social y menos de gobernabilidad. Pero, quien jura por el Evangelio, jura por sus valores éticos y se compromete hasta dar la vida personal -dado el caso- en el cumplimiento de las coordenadas esenciales del mensaje cristiano: búsqueda de la verdad, defensa de la libertad, cumplimiento de la justicia desde un real amor solidario. Si falta una de estas cuatro, se viola el juramento.

Sr. Presidente de la Nación, Ud. desde el primer día prometió al pueblo argentino erradicar la corrupción generalizada. Y la corrupción tiene nombre y apellido. Y los corruptos siguen "premiados" con el dinero que han robado al pueblo argentino.

Por eso, su Gobierno no hace la verdad y ni defiende la libertad. La generalidad del pueblo argentino sigue oprimido por el hambre, la falta de medicamentos indispensables y atención médica y de un techo digno mientras los responsables de la "miseria argentina" gozan hasta de un irritante bienestar. No es por venganza sino por elemental justicia que se los ha de juzgar y el pueblo debe saber la verdad. "La verdad los hará libres", enseña Jesús. Su Gobierno tampoco cumple con la justicia, porque persiste la inequidad que se instaló desde noviembre del '76 y se agudizó en forma cruel en la década del '90, no obstante el reclamo hasta en la voz del Papa Juan Pablo II hablando a nuestros Embajadores y al Episcopado Argentino. Por eso, no hay un real amor solidario para con lo más pobres, postergados y excluidos. Con la "caridad limosnera" o "ayuda social" no se cumple con la justicia social. El primer derecho de un hombre o de una mujer es el trabajo dignamente remunerado. Es cierto que al hambriento hay que darle pan pero al mismo tiempo como es persona humana hay que darle, de inmediato, un horizonte de recuperación de su derecho al trabajo. Van a ser 26 años que vengo escuchando la promesa de que, una vez arregladas las grandes finanzas y pagadas las deudas del Estado se va a encarar la solución del problema social en forma digna. Se lo oí al ministro Martínez de Hoz en noviembre de 1976, en al aula episcopal pidiendo -paciencia- a los Obispos. Y ahora se escucha de Ud. y colaboradores que se tenga paciencia. Los realmente pobres y excluidos de la Argentina de hoy siguen esperando engañados y ya muchos desesperanzados son caldo de cultivo de la violencia engendrada por la injusticia social reinante. Y otros muchos ya han tenido la sentencia de muerte prematura que dictan las medidas sin equidad social.

Armese de coraje y coherencia evangélica: opte de verdad por los más pobres y excluidos, exigiendo con todo derecho a los que más poseen todo lo necesario para restablecer la equidad social. Esta coherencia y este coraje se le exige a quien jura por los Santos Evangelios. Si no le es posible renuncie a gobernar o renuncie a ser cristiano. La Iglesia Católica, en la Argentina, está desnaturalizada por culpa de muchos católicos sin compromiso evangélico. Son los del.cumplimiento; con actos piadosos vaciados del contenido del amor solidario que es real cuando pasa por la justicia social y en libertad.

Rogando por Ud. y colaboradores para que escuchen al Señor de la Historia en el clamor de los pobres, presento mis más respetuosos saludos. (Miguel Hesayne, Obispo Emérito de Viedma).

Página 12  -  22 febbraio 2002

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