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Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi

Chiese e religioni

 

di Mariella Moresco Fornasier

 

 

"lo real es lo que no se ve"

 

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Altre pagine della cultura

 

 

 

Indigeni santi e beatificati   (6 agosto 2002) 

Martiri o delatori? L'opinione indigena   (6 agosto 2002)

Il Papa in Guatemala per l'Hermano Pedro   (6 agosto 2002)

Brasil: "Mutirao" Nacional contra el Hambre   (9 luglio 2002)

 

 

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Indigeni santi e beatificati

 

 

Durante la sua quinta visita pastorale in Messico, il Papa Giovanni Paolo II ha dapprima  dichiarato beati due indigeni di Oaxaca e successivamente, durante a cerimonia più attesa del suo viaggio, proclamato santo Juan Diego, l'indigeno cui, secondo la tradizione, apparve la "Morenita", la Virgen de Guadalupe, patrona dell'America Latina.

 

Tutta la visita papale è stata caratterizzata da uno spiccato stile indigeno nel rendere omaggio al Pontefice.

Durante la cerimonia di beatificazione, svoltasi nella Basílica de Santa María de Guadalupe,  dei due indigeni Juan Bautista e Jacinto de los Ángeles, martirizzati dallo loro stessa comunità, sono state recitate preghiere in sette lingue indigene: zapoteco, mixteco, náhuatl, mazateco, mixe, maya e purépecha e tutta la cerimonia si è svolta secondo un rituale autoctono.

Offerte di fumo di copal sono state lanciate ai quattro punti cardinali da donne zapoteche, come atto di purificazione prima dell'inizio della cerimonia e lo stesso Pontefice, che portava una stola con decorazioni di gusto indigeno, è stato purificato con foglie e fumo di copal.

 

"Mientras sufrían el tormento al proponerles renunciar a la fe católica y salvarse contestaron con valentía: 'Una vez que hemos profesado el bautismo, seguiremos siempre la religión verdadera'. Hermoso ejemplo de cómo no se debe anteponer nada, ni siquiera la propia vida al compromiso 
bautismal como hacían los primeros cristianos"
ha detto il Papa nel suo discorso. Le sue parole sono state interpretate come un richiamo a mantenersi fedeli alla fede cattolica di fronte all'avanzata delle sette protestanti, che reclutano nuovi adepti sopratutto nelle comunità indigene, la cui popolazione rappresenta il 10% dei 102 milioni di abitanti del Messico. 

Il Papa ha raccomandato di  "apoyar a los indígenas en su legítima aspiración, respetando y defendiendo los auténticos valores de cada grupo étnico".

 

I due nuovi beati indigeni erano due convertiti, vissuti nel '700, che furono martirizzati dagli abitanti della propria comunità dopo che li avevano denunciati ai sacerdoti cattolici, perché ancora dediti ai culti tradizionali. Per questo motivo sono ancora oggi considerati dei "delatori" e non dei futuri santi, da molti indigeni.

 

L'evento più atteso è stata la canonizzazione, avvenuta giovedì 1 agosto, di Juan Diego 
Cuauhtlatoatzin, il primo santo indigeno di tutta l'America Latina.

"Lo inscribimos en el catálogo de los santos y establecemos que en todas la iglesia sea devotamente honrado entre los santos". Questa la formula rituale pronunciata da Giovanni Paolo II, al quale il cardinale Norberto Rivera, arcivescovo primate del Messico, ha indirettamente risposto commentando che "todas las etnias indígenas centenariamente olvidadas y marginadas le agradecen este gesto histórico". 

Contrariamente a quanto creduto comunemente, Juan Diego, un indigeno chichimeca,  non è stato proclamato santo perché gli sarebbe apparsa la Vergine, ma per la sua vita esemplare e la sua grande fede. Nel dicembre del 1531, solo pochi anni dopo la conquista del Messico da parte degli spagnoli,  la  Virgen de Guadalupe, una "Virgen mestiza", gli sarebbe apparsa più volte, quale segno di benevolenza verso gli indigeni. Dopo questi fatti ritenuti miracolosi, circa 8 milioni di indigeni aztechi si convertirono al cattolicesimo. Questo episodio è considerato da alcuni come un espediente per evangelizzare, e sottomettere ideologicamente, le popolazioni da poco conquistate militarmente.

 

"México necesita a sus indígenas y los indígenas necesitan a México" ha detto il Papa rivolgendosi ai numerosi indigeni che nella basilica di Guadalupe assistevano alla cerimonia.

Ha anche soggiunto, con le stese parole rivolte agli indigeni in Guatemala, "Al ensalzar hoy la figura de Juan Diego deseo expresarles la cercanía de la iglesia y del Papa hacia todos ustedes, abrazandolos con amor y ayudandolos a superar con esperanza la difícil situación que atraviesan" ed ha aggiunto che "al acoger el mensaje cristiano sin renunciar a su identidad indígena .... facilitó el encuentro fecundo de dos mundos y se convirtió en protagonista de la nueva identidad mexicana, íntimamente unida a la Virgen de Guadalupe." 

 

Le cerimonie si sono concluse il 1 agosto con la Danza de la Pluma, con danzatori vestiti di bianco ed  al suono di conchiglie ed altri strumenti preispanici.  Prima della conquista era un rituale per celebrare la vittoria sui nemici, successivamente divenuto un'espressione di adesione all'evangelizzazione e che il Papa ha mostrato di gradire, tanto da seguire con la mano il ritmo della danza.


Si calcola che circa 43 milioni di messicani abbiano fatto ala al Papa nel suo tragitto verso la Basilica della Virgen de Guadalupe, durante il quale centinaia di mariachis hanno suonato musiche tradizionali, comprese Las Golondrinas e Las Mañanitas, quest'ultime particolarmente apprezzate dal Papa  durante il suo primo viaggio in Messico.


Secondo il sociologo della religione Bernardo Barranco, la beatificazione dei martiri indigeni e la canonizzazione di Juan Diego sono il sintomo di un senso di colpa della Chiesa cattolica nei confronti delle popolazioni indigene americane, non sufficientemente difese dal feroce sfruttamento e dallo sterminio seguiti alla conquista.
"La iglesia católica en este caso debió defender más a éstos indios, incluso tiene una especie como de cargo de conciencia frente a este hecho histórico". 

 

 

[Mariella Moresco Fornasier]

6 agosto 2002

Martiri o delatori? L'opinione indigena

 

Tra le tante interviste rilasciate in occasione del viaggio papale in Guatemala e Messico, caratterizzato da una particolare attenzione alle condizioni di vita ed alle culture indigene, una in particolare  merita una lettura più attenta. E' infatti indicativa di come continui ad esistere una distanza  significativa tra il punto di vista più interno alla cultura indigena e quello più apparentemente disponibile a valorizzarla, peccando però di un atteggiamento  incapace di mettere in discussione il punto di vista della cultura egemone.

Richiesto di dare un'opinione su come giudicare i due nuovi beati messicani, un esponente indigeno ha dato la risposta che riportiamo.

"Lo que nosotros sabemos es que ellos sirvieron a los frailes dominicos en esa época y que ...  la Iglesia católica los utilizó para fiscalizar la moralidad de los habitantes de la región y del pueblo de San Francisco Cajonos, de donde son originarios. 

Por haber sido indígenas y haber denunciado a sus hermanos por las prácticas que califican de idólatras, pensamos que efectivamente podrían ser considerados traidores.

Creemos que Juan Bautista y Jacinto de los Ángeles no hicieron lo correcto.

Nosotros no estamos orgullosos de lo que ellos hicieron. 

Cuando hay desesperación o los hermanos indígenas necesitan ayuda, no nos encomendamos a ellos, no les pedimos ayuda.

[...] 

A mucha gente ni le va ni les viene que haya santos indígenas, es decir, ni les beneficia ni les perjudica. Ellos siguen con sus prácticas, y dicen "hay un ser supremo, hay un creador y al Él nos vamos a dirigir".

[...]

Nosotros respetamos a todos aquellos hermanos a los que les fue impuesta la religión católica pero seguimos conservando nuestras costumbres: le rendimos homenaje a la tierra, le pedimos perdón a la tierra por lo que le hacemos, por lo que vamos a hacer y por lo que le hemos hecho y también para que nos dé suerte y para que produzca lo que sembramos para autoconsumo.

Respetamos a la gente que profesa cualquier tipo de religión, en lo que no estamos de acuerdo es en que otras sectas provoquen la división y la violencia en nuestras comunidades."

6 agosto 2002

Il Papa in Guatemala per l'Hermano Pedro

 

Lungo i 5 chilometri che separano l'aeroporto internazionale La Aurora dalla sede della nunziatura, un enorme tappeto di fiori ha accolto a fine luglio  il Pontefice nella sua terza visita in Guatemala, dopo quelle effettuate nel 1983 e nel 1996. Gruppi di cattolici hanno disegnato e colorato con petali di fiori  e rami di pino numerosissimi ed enormi "quadri" a soggetto religioso che, senza soluzione di continuità, hanno costituito un unico bellissimo tappeto.

In Guatemala, dove il 60% della popolazione vive in povertà, molti fedeli si stanno avvicinando ad altri culti, in particolare alle sette evangeliche e pentecostali, considerate meno rigide e conservatrici della confessione cattolica e più aperte a sincretismi con le antiche credenze maya.

L'occasione di questo viaggio papale è costituita dalla beatificazione dell'Hermano Pedro, uno spagnolo che  nel  1658 fondò la "Casa Nuestra Senora de Belen", centro di assistenza infermieristica, ospizio, oratorio e soprattutto prima scuola gratuita del Centroamerica.

Nel 1985 è stata attribuita alla sua intercessione la guarigione di un giovane delle Canarie, di dove era originario anche il nuovo santo, affetto da un linfoma addominale.

Adalberto Gonzales, il giovane miracolato che oggi ha 22 anni, ha partecipato alla cerimonia di santificazione del suo protettore.

 

Benedicendo tutti gli abitanti del Guatemala, il Papa ha espressamente fatto riferimento a “los pobres, indigenas y campesinos”.

Tra le piaghe sociali per alleviare le quali si adoperò l'Hermano Pedro, nel Centroamerica di oggi vi sono i  "niños canguros”, i bambini canguro, chiamati così perché costretti a "saltare" da un paese all'altro per svolgere piccoli lavori e piccoli commerci per riuscire a sopravvivere ed aiutare  la famiglia. Molti genitori di questi bambini, particolarmente bisognosi di protezione (e di una speciale benedizione, come tutti i bambini di strada) sono giunti in Guatemala per presenziare la cerimonia di santificazione di un uomo che ebbe sempre un particolare attenzione ai problemi dell'infanzia meno fortunata.

 

(sulla vita dell'Hermano Pedro vedi Un museo per hermano Pedro, il primo santo del Centroamerica e La leggenda del Cristo dell'Hermano Pedro)

 

[Mariella Moresco Fornasier]

6 agosto 2002

Brasil: "Mutirao" Nacional contra el Hambre

por  Frei Betto

Los cincuenta años de la Conferencia Nacional de los Obispos de Brasil, CNBB, están siendo conmemorados con una nueva campaña contra la indigencia en que viven 44 millones de brasileños. El 24.4% de los que trabajan sobrevive con menos de un salario mínimo por mes, y el 51.9% no gana más de dos salarios mínimos. (Instituto Brasileño de Geografía y Estadística, IBGE, Censo 2000).

La asamblea episcopal lanzó en abril el documento "Exigencias evangélicas y éticas de superación de la miseria y del hambre". En él, los obispos renuevan "la opción evangélica preferencial por los pobres" y proponen realizar "un mutirao (trabajo colectivo) movilizando a las diócesis, comunidades, movimientos y pastorales" para la conquista del derecho al alimento y a la nutrición.

Para el episcopado, la causa del hambre es la mala distribución de bienes y renta, agravada por la práctica generalizada del desperdicio. La serie de reportajes exhibidos meses atrás en el Jornal Nacional, reveló que en Brasil cerca del 35% de la producción agrícola va a la basura. Un lujo en un país con tantos hambrientos.

Según la CNBB, no se justifica el que haya hambre en un país en donde la productividad agrícola es superior al crecimiento de la población. Eso se debe a la lógica del mercado que despoja al Estado su función social y política; y a los frecuentes cortes en los recursos presupuestarios para generar un superávit destinado a los servicios de la deuda pública.

Los profetas del Antiguo Testamento acentuaban el vínculo entre el culto a Dios y la práctica de la justicia, en defensa de los oprimidos (Isaías 1,17; Jeremías 7,3-7). Para la Iglesia católica, el derecho a la vida exige justicia distributiva y se coloca por encima de los criterios del mercado. De ahí la importancia de que todos tengan acceso a las fuentes de vida - tierra, agua, semillas, tecnología, etc.

El documento de la CNBB enfatiza la urgencia de la reforma agraria y de una política agrícola, "el control de la especulación financiera, que emplea capitales en los mercados futuros, negociando mercaderías meramente virtuales en lugar de emplearlos en la producción de bienes reales. Esa especulación agrava los efectos nocivos de la globalización, pues incluso los mismos capitales de los países pobres fueron atraídos por la ronda financiera mundial".

La exigencia ética del respeto a la vida requiere que el poder público atienda a quien pasa hambre y vive en la miseria, "aunque para eso venga a alterar o reducir el pago de sus deudas, pues el hambre no espera y la vida está por encima de la deuda".

La CNBB propone que se formen en todo el país grupos pro- "Mutirao" Nacional para la Superación de la Miseria y del Hambre. Tales grupos tendrían como tareas: 1)Identificar las necesidades de la población del municipio; 2) Seguir críticamente la actuación de los Consejos Paritarios y de Derechos (salud; niños y adolescentes; educación; asistencia social, etc.); 3) Priorizar el seguimiento nutricional de los infantes y de los niños hasta los 6 años de edad, y exigir el efectivo funcionamiento del Sistema de Vigilancia Alimentaria Nutricional; 4) Entrenar a personas y líderes para la función de multiplicadores.

El trabajo de "Mutirao" Nacional priorizará la campaña por la construcción de 1 millón de cisternas en el semi-desierto brasileño, la campaña nacional por el límite máximo de la propiedad de la tierra, la aprobación de los Estatutos de los Pueblos Indígenas, la participación consciente en las elecciones de este año, y la creación de comités de la ley 9840 contra la corrupción electoral.

Como Buen Samaritano, la CNBB continúa atenta a la realidad social del país y ahora, al proceso electoral, denunciando el terrorismo de aquellos que hablan de democracia, pero que no admiten el cambio de rumbo en la política económica del país. Por eso, procuran asustar a los electores evocando el fracaso argentino y el retiro de los inversionistas extranjeros. Cabe recordar que tanto Argentina como los inversionistas tienen un solo maestro y señor: el FMI. Tal vez sea hora de que los brasileños tomen en cuenta a la propia capacidad de administrar este país y no a aquellos que llevaron a Argentina a la quiebra.

Servicio Informativo alai-amlatina 

junio de  2002

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Ass. Cult. IMAGO MUNDI 

Direttore Mariella Moresco Fornasier

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