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Latinoamerica-online
Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi |
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di Mariella Moresco Fornasier
Altre pagine sui popoli indigeni
Negati i diritti, la Banca Mondiale riconosce la povertà (26 novembre 2002) Gli Ayoreo del Paraguay: non vogliamo perdere la nostra terra (26 novembre 2002) Suonata per piano nella foresta (26 novembre 2002)
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Negati i diritti, la Banca Mondiale riconosce la povertàStanchi di promesse formali, 6.000 persone appartenenti alle 20 etnie indigene del Guatemala hanno marciato nel centro della capitale, esigendo l'applicazione degli accordi di Pace stipulati nel 1996, che riconoscevano espressamente il diritto delle comunità indigene (circa il 60% della popolazione) alla difesa della propria cultura e delle proprie consuetudini. Gli articoli riguardanti i diritti indigeni sono molti avanzati ma questa parte degli Accordi, che posero fine ad una guerra di 36 anni nella quale persero la vita oltre 200.000 guatemaltechi, non venne mai applicata, anche se più volte il governo si è impegnato a dare l'avvio alle procedure legislative per tradurre il testo degli Accodi in leggi dello Stato. La popolazione indigena del Guatemala vive in estrema povertà, con un 70% di persone che dispongono di un reddito inferiore ai 2 dollari al giorno. Una situazione condivisa anche dagli altri gruppi indigeni del continente. Consci di questa oramai insostenibile situazione, le autorità della Banca Mondiale stanno progettando uno specifico intervento finanziario per combattere la povertà indigena in quattro paesi dell'area andina. Il presidente della Banca Mondiale, James Wolfensohn, nel corso di una riunione tenuta nella valle peruviana dell' Urubamba con i capi indigeni di Colombia, Bolivia, Ecuador e Perú, ha preannunciato un possibile finanziamento per 250 milioni di dollari da investire in progetti destinati esclusivamente agli indigeni. "En muchos países existe una gran discriminación contra los pueblos indígenas.
Sería imposible pensar en el futuro del Perú, si no tomamos en cuenta la historia de sus comunidades nativas.
[...] Wolfensohn si è detto conscio
che non si tratta di un problema di finanziamenti ma di cambiamenti
sociali e che non sarà possibile raggiungere la pace mondiale "a menos que nos unamos. No es una cuestión de dinero, o de cuánto pueda dar el Banco Mundial, es una cuestión de cambio social". [Mariella Moresco Fornasier] 26 novembre 2002 |
Gli Ayoreo del Paraguay: non vogliamo perdere la nostra terra
Da quando il loro ultimo rifugi è stato definitivamente violato, non è rimasto loro altro luogo in cui nascondersi. Se il governo del Paraguay intervenisse, però, gli indiani potrebbero continuare a vivere sulla loro terra ed evitare le malattie che minacciano di decimarli.
Gli indiani appartengono alla tribù Ayoreo (circa 5.000 persone) che in passato occupavano quasi tutto il Paraguay settentrionale e il sud-est della Bolivia. La regione è parte del Chaco, una zona ricoperta di praterie, paludi e foreste a vegetazione bassa. Gli Ayoreo sono cacciatori-raccoglitori e vivono delle generose risorse della loro terra; cacciano maiali selvatici e armadilli, raccolgono miele e, durante la stagione delle piogge, coltivano zucchine, grano e fagioli.
Nel corso dell'ultimo secolo, gli stranieri hanno occupato la maggior parte della terra degli Ayoreo. Gli allevatori di bestiame hanno tagliato il prezioso legname della foresta e impiantato vasti allevamenti. A partire dagli anni '20, migliaia di mennoniti europei sono penetrati nel Chaco fondando innumerevoli colonie; i loro ranch e i loro caseifici hanno richiamato gli speculatori edilizi, alle cui società appartiene oggi gran parte del territorio indiano.
Gli ultimi ad arrivare sono stati i missionari fondamentalisti statunitensi della Missione delle Nuove Tribù (Ntm). La Ntm ha tentato di convertire molti Ayoreo e ha fondato una colonia in un luogo chiamato Campo Loro.
Nel 1979 e nel 1986, alcuni indiani "evangelizzati", sostenuti dalla Ntm, furono spinti nella foresta alla ricerca degli Totobiegosode ("gente della regione dei maiali selvatici"), un gruppo di Ayoreo incontattati che i missionari volevano catturare e sedentarizzare. Gli indiani tentarono di difendersi e uccisero almeno cinque Ayoreo. Molti di coloro che furono deportati a Campo loro morirono subito di malattie contratte sul posto. Solo la vigorosa campagna lanciata da Survival e dal altre organizzazioni permise di porre fine a questa tragica "caccia all'uomo".
Nella foresta vive ancora un numero imprecisato di Ayoreo-Totobiegosode, che si oppongono fermamente al contatto con i forestieri. Dalle improtne e dalle capanne abbandonate si può dedurre che ci siano molti gruppi familiari distinti che vivono isolati in una regione molto estesa.
Nel 1993, gli indiani sopravvissuti alla deportazione hanno presentato una richiesta territoriale al governo a nome dei loro parenti isolati. Con l'aiuto di una Ong locale (Gruppo di sostegno ai Totobiegosode), gli indiani hanno chiesto l'assegnazione, o almeno la protezione, di 550.000 ettari del loro territorio (meno di un quinto della erra ancestrale, estesa 2,8 milioni di ettari).
Da allora, il governo ha assegnato agli indiani 67.400 ettari, e ne ha promessi altri 116.000. Ha anche emanato disposizioni speciali sull'intera area rivendicata, al fine di prevenire altri disboscamenti e costruzioni. Nonostante ciò, recentemente si è verificata una allarmante escalation di incursioni che ha causato la fuga dei Totobiegosode in zone ancora più remote della foresta.
In giugno, per accedere al "palo santo", un prezioso legname duro, i bulldozer hanno aperto delle strade dentro la foresta, a sud-est del territorio indiano, sui terreni delle compagnie Veragilma e Falabella. Contemporaneamente, il governo regionale dell'Alto Paraguay sta incoraggiando nuove colonizzazioni nell'area. Una grande via d'accesso è stata aperta dai coloni menonniti in un possedimento chiamato Yvy Pora, costringendo i Totobiegosode alla fuga. Altre piste sono state infine spianate presso gli allevamenti Nieto e Gorostiaga, nella parte sud ed ovest del territorio Ayoreo.
Gli indiani, costretti da decenni a fuggire a causa delle invasioni della loro terra, hanno manifestato la chiara volontà di evitare i contatti: nel 1994 e nel 1998 i bulldozer furono attaccati da frecce e dardi. Il disboscamento è illegale e, se continuerà, metterà gli Ayoreo isolati nel grave pericolo di conflitti o di morte per malattie verso cui non hanno difese immunitarie.
"Non vogliamo perdere la nostra terra perché i nostri antenati hanno vissuto qui" (Gabide, leader Totobiegosode).
Fonte: Azione, bollettino bimestrale di Survival International - Italia
Survival International ha in corso una campagna d'azione urgente a favore dei Totobiegosode. Chi fosse interessato, magari solo per inviare delle lettere alle autorità paraguayane, può mettersi in contatto con
Survival International via Morigi, 8 20123 Milano tel. 02 8900671 fax 02 8900674 e.mail info@survival.it |
Suonata per piano nella foresta
Nel cuore della foresta amazzonica della Guayana c'è un pianoforte a coda, suonato dagli indigeni della tribù Wai Wai. Mantenendo una singolare promessa fatta agli indigeni, l'esploratore britannico col. John Blashford-Snell fece trasportare due anni fa il delicato strumento, che ora ha bisogno di essere accordato. Per questo motivo il colonnello si è rimesso di nuovo in cammino con un gruppo di esperti accordatori.
Raccontando
come è nata questa singolare situazione, il colonnello ha rivelato che fu
Elijah, il capo tribù, a dirgli di avere visto la fotografia di un piano
a coda e di volerne uno. Passato il primo momento di stupore,
l'esploratore cercò di convincere Elijah che era quasi impossibile far
arrivare uno strumento così ingombrante e delicato in mezzo alla foresta
e poi, come lo avrebbero suonato? "Somos gente muy musical y los designios de Dios son
inexcrutables", rispose tranquillo il capo tribù, per nulla
preoccupato per le difficoltà. Ora gli accordatori, che hanno trovato il piano in buone condizioni nonostante l'umidità del luogo, sperano di poterlo sistemare in modo da garantire altri anni di piacevole musica agli abitanti di questo angolo di Amazzonia.
[Stella de Fanzago] 26
novembre 2002 |
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