Latinoamerica-online

Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi

Popoli indigeni

 

di Mariella Moresco Fornasier

 

 

 

 

 

Altre pagine sui popoli indigeni

 

Altre pagine della cultura

 

Il decennio e le speranze deluse  (10 maggio 2001)

L'Ezln in merito alla legge sui diritti indigeni  (29 aprile 2001)

Il discorso della comandante Esther al Congresso  (28 marzo 2001)

Michoacán declaración del 3er Congreso Nacional Indígena  (4 marzo 2001)

Comunicato dell'Ezln   (12 gennaio 2001)

 

La mappa di tutte le nostre pagine

 

mondocaraibi@yahoo.it

Il decennio e le speranze deluse

   

Il principale tema in discussione alla prima Conferencia Internacional de los Pueblos Aborígenes, convocata a Panama dal 7 all’11 maggio è la valutazione dei primi sette anni del decennio (1994-2004) istituito dall’Onu.

Trecentocinquanta milioni di persone nel mondo vivono una particolare situazione di emarginazione e violenza. Tante sono infatti le persone che appartengono ai Popoli Indigeni. Un’appartenenza che significa, nella quasi totalità dei casi, miseria, spoliazione delle terre ancestrali, privazione dei diritti civili e politici (molto spesso anche la violazione dei diritti umani fondamentali, quali il diritto alla vita) e continua minaccia di estinzione fisica e culturale.

Il riconoscimento dei loro specifici diritti, in quanto popoli, è l’obiettivo che da molti anni i rappresentanti indigeni stanno perseguendo con tenacia, combattendo contro l’indifferenza, le incomprensioni e l’ostilità dei rispettivi governi, che vedono minacciato il loro predominio politico, economico e culturale sulla popolazione indigena.

 

Accogliendo le richieste dei rappresentanti indigeni, che da molti anni vedevano dibattere le tematiche che li riguardavano all’interno di un Gruppo di Lavoro della Commissione sui Diritti Umani (gruppo alle cui riunioni partecipavano senza alcun diritto decisionale), le Nazioni Unite hanno istituito il Decennio dei Popoli Indigeni (1994-2004).

Tra altri importanti obiettivi vi è quello, di grandissimo rilievo politico e culturale, dell’inserimento nel diritto internazionale dei principi del diritto e delle concezioni filosofiche indigeni. Un riconoscimento di altissimo valore dell’importanza di queste culture e della loro attualità in un mondo sempre più teso alla cancellazione delle differenze.

 

Nel mentre i Popoli Indigeni ottenevano inequivocabili riconoscimenti formali, si evidenziavano con sempre maggior forza i limiti del Gruppo di Lavoro, che non costituiva un valido interlocutore delle istanze e delle denunce dei rappresentanti indigeni circa le gravi e continue violazioni dei loro diritti perpetrate nei rispettivi paesi. Le discriminazioni razziali, la spoliazione spesso violenta dei territori e delle risorse naturali, la mancanza di assistenza sanitaria e di istruzione, le condizioni di lavoro sottopagato e svolto in condizioni degradanti, la forzata integrazione culturale e la conseguente perdita di identità venivano considerati temi non pertinenti e non incontravano, di conseguenza, un ascolto adeguato.

La drammaticità della condizione indigena non riusciva a imporsi all’attenzione degli organismi internazionali. Nacque quindi l’idea di costituire un Forum Permanente, uno spazio che non solo accogliesse le denunce, ma che fosse anche preposto al dibattito e alla ricerca di soluzioni concrete.

 

Nel 1992 la Conferenza Mondiale sui Diritti Umani di Vienna accolse questa idea, per la cui realizzazione le Nazioni Unite organizzarono negli anni seguenti due seminari, a Copenhagen e a Santiago del Cile. Altri incontri furono organizzati dagli indigeni in Cile e a Panama, mentre nel biennio 1999-2000 si riunì a Ginevra uno specifico Gruppo di Lavoro. Il risultato di tanto impegno è stato ufficializzato il 27 luglio 2000, quando il Consiglio Economico e Sociale ha approvato la Risoluzione della Commissione Diritti Umani sulla costituzione del Forum Permanente..

Nonostante alcuni dati positivi, anche in questa occasione è emerso molto chiaramente quanto sia ancora lungo e difficoltoso il cammino dei Popoli Indigeni per vedere concretamente riconosciuti i loro diritti. Negli organismi Onu la forza decisionale dei governi è incomparabilmente maggiore di quella dei rappresentanti indigeni, che si trovano in una condizione contraddittoria e quindi di grande debolezza contrattuale: quella di presentare istanze e richieste di difesa di diritti violati dagli Stati di appartenenza di fronte a un organismo creato in rappresentanza degli stessi Stati.

 

L’inizio dei lavori per la costituzione del Forum Permanente fu salutato con grande entusiasmo e grandi aspettative da parte degli organismi e dei movimenti indigeni.

Entusiasmo e aspettative che si sono notevolmente affievolite nel corso degli anni, fino a giungere a un drastico ridimensionamento al termine dell’iter che ha portato alla sua attuale configurazione.

Il Forum, di cui restano ancora da definire membri e aspetti organizzativi e di reperimento delle risorse, ha fortemente deluso chi sperava in una dimostrazione di sensibilità da parte dell’Onu nei confronti di tanta parte della popolazione mondiale. Il Forum non è, come era stato auspicato, né “dei” né “per” i Popoli  Indigeni, ma solo sui “Temi Indigeni” e i suoi membri sono indicati come “esperti” designati dal Consiglio Economico e Sociale e non come “rappresentanti”. In merito alla loro nomina verranno semplicemente “consultati” senza godere di alcun effettivo potere decisionale.

 

Che il Forum, nella sua costituzione attuale, sia l’espressione dei governi (fortemente contrari all’ipotesi di un organismo forte che vedesse riconosciuta pari rappresentanza a Stati e Popoli Indigeni) risulta evidente facendo il confronto tra la velocità (circa tre anni) con cui è stato istituito e l’esasperante lentezza dell’elaborazione della Dichiarazione dei Diritti dei Popoli Indigeni, non ancora giunta al termine dopo oltre quindici anni di lavoro. Un lavoro sul quale ora incombono ulteriori pericoli di  indebolirne la potenzialità.

Non è un caso che, così come sono stati aggirati altri punti di contrasto tra governi e Indigeni, anche il concetto di “popolo”, che costituisce il fulcro della futuro Dichiarazione, sia stato eliminato dalla terminologia del Forum. Da anni, infatti, i lavori sulla Dichiarazione sono fermi in particolare all’art.3, quello che unisce al concetto di “popolo” il diritto di autodeterminazione, previsto dalle norme internazionali. Un obiettivo ritenuto irrinunciabile dai Popoli Indigeni e altrettanto fortemente rifiutato dai governi, dato che l’autodeterminazione implica l’autonomia nella gestione del proprio territorio, all’interno del quale le comunità indigene avrebbero una distinta organizzazione sociale e un’autonoma gestione delle risorse economiche e ambientali, comprese le differenti specie vegetali e animali, delle quali alcune grandi industrie stanno brevettando il patrimonio genetico, violando quello stesso diritto di proprietà che in altre occasioni viene difeso come il fondamento stesso del sistema capitalista.

 

E’ comprensibile come l’attuale costituzione del Forum, svuotato politicamente e indebolito nella rappresentanza indigena, sia stato ritenuto accettabile dai governi e velocemente approvato nella sua veste di semplice organo “consultivo”.

Gli Indigeni, cui è stato concesso un solo intervento nella seduta di approvazione del nuovo organismo, non solo non hanno più alcun potere di modificarlo, ma vedono fortemente limitata anche la possibilità , nelle future sessioni di lavoro sulla Dichiarazione, di difendere con successo il concetto stesso di “popolo”, per il quale si stanno battendo da oltre quindici anni.

Al di là delle enunciazioni di principio, risulta evidente come gli organismi internazionali e gli Stati da essi rappresentati siano molto lontani dal volersi confrontare in modo paritario e dal garantire i diritti di questi popoli. Popoli portatori di culture che esprimono concezioni filosofiche, stili di vita e modalità di relazioni sociali fortemente in contrasto con il modello dominante, del quale costituiscono, con la loro stessa esistenza, una messa in discussione profonda.

 

[Mariella Moresco Fornasier]

10 maggio 2001

COMITÉ CLANDESTINO REVOLUCIONARIO INDÍGENA - COMANDANCIA GENERAL DEL EJÉRCITO ZAPATISTA DE LIBERACIÓN NACIONAL


MÉXICO


29 DE ABRIL DEL 2001


AL PUEBLO DE MÉXICO:
A LOS PUEBLOS Y GOBIERNOS DEL MUNDO: 

HERMANOS Y HERMANAS: 


EL EZLN HA TOMADO CONOCIMIENTO DE LA REFORMA CONSTITUCIONAL SOBRE DERECHOS Y CULTURA INDÍGENAS RECIENTEMENTE APROBADA EN EL CONGRESO DE LA UNIÓN. ÉSTA ES NUESTRA POSICIÓN: 

PRIMERO.- LA REFORMA CONSTITUCIONAL APROBADA EN EL CONGRESO DE LA UNIÓN NO RESPONDE EN ABSOLUTO A LAS DEMANDAS DE LOS PUEBLOS INDIOS DE MÉXICO, DEL 
CONGRESO NACIONAL INDÍGENA, DEL EZLN, NI DE LA SOCIEDAD CIVIL NACIONAL E 
INTERNACIONAL QUE SE MOVILIZÓ EN FECHAS RECIENTES. 

SEGUNDO.- DICHA REFORMA TRAICIONA LOS ACUERDOS DE SAN ANDRÉS EN LO GENERAL Y, EN LO PARTICULAR, LA LLAMADA "INICIATIVA DE LEY DE LA COCOPA" EN LOS PUNTOS SUSTANCIALES: AUTONOMÍA Y LIBRE DETERMINACIÓN, LOS PUEBLOS INDIOS COMO SUJETOS DE DERECHO PÚBLICO, TIERRAS Y TERRITORIOS, USO Y DISFRUTE DE LOS RECURSOS NATURALES, ELECCIÓN DE AUTORIDADES MUNICIPALES Y DERECHO DE ASOCIACIÓN REGIONAL, ENTRE OTROS. 

TERCERO.- LA REFORMA NO HACE SINO IMPEDIR EL EJERCICIO DE LOS DERECHOS INDÍGENAS, Y REPRESENTA UNA GRAVE OFENSA A LOS PUEBLOS INDIOS, A LA SOCIEDAD CIVIL NACIONAL E INTERNACIONAL, Y A LA OPINIÓN PÚBLICA, PUES DESPRECIA LA MOVILIZACIÓN Y EL CONSENSO SIN PRECEDENTES QUE LA LUCHA INDÍGENA ALCANZÓ EN ESTOS TIEMPOS. 

CUARTO.- EL SEÑOR FOX SALUDÓ LA ACTUAL REFORMA A SABIENDAS QUE NO ES NI LEJANAMENTE PARECIDA A LA QUE PRESENTÓ COMO PROPIA. DE ESTA MANERA SE DEMUESTRA QUE FOX SÓLO SIMULÓ HACER SUYA LA "INICIATIVA DE LA COCOPA" MIENTRAS NEGOCIABA CON LOS SECTORES DUROS DEL CONGRESO UNA REFORMA QUE NO RECONOCE LOS DERECHOS INDÍGENAS. 

QUINTO.- CON ESTA REFORMA, LOS LEGISLADORES FEDERALES Y EL GOBIERNO FOXISTA CIERRAN LA PUERTA DEL DIÁLOGO Y LA PAZ, PUES EVITAN RESOLVER UNA DE LAS CAUSAS QUE ORIGINARON EL ALZAMIENTO ZAPATISTA; DAN RAZÓN DE SER A LOS DIFERENTES GRUPOS ARMADOS EN MÉXICO AL INVALIDAR UN PROCESO DE DIÁLOGO Y NEGOCIACIÓN; ELUDEN EL COMPROMISO HISTÓRICO DE SALDAR UNA CUENTA QUE MÉXICO ARRASTRA EN SUS CASI DOSCIENTOS AÑOS DE VIDA SOBERANA E INDEPENDIENTE; Y PRETENDE FRACCIONAR EL MOVIMIENTO INDÍGENA NACIONAL AL CEDER A LOS CONGRESOS ESTATALES UNA OBLIGACIÓN DEL LEGISLATIVO FEDERAL. 

SEXTO.- EL EZLN FORMALMENTE DESCONOCE ESTA REFORMA CONSTITUCIONAL SOBRE DERECHOS Y CULTURA INDÍGENAS. NO RETOMA EL ESPÍRITU DE LOS ACUERDOS DE SAN ANDRÉS, NO RESPETA LA "INICIATIVA DE LEY DE LA COCOPA", IGNORA POR COMPLETO LA DEMANDA NACIONAL E INTERNACIONAL DE RECONOCIMIENTO DE LOS DERECHOS Y LA CULTURA INDÍGENAS, SABOTEA EL INCIPIENTE PROCESO DE ACERCAMIENTO ENTRE EL GOBIERNO FEDERAL Y EL EZLN, TRAICIONA LAS ESPERANZAS DE UNA SOLUCIÓN NEGOCIADA DE LA GUERRA EN CHIAPAS, Y REVELA EL DIVORCIO TOTAL DE LA CLASE POLÍTICA RESPECTO DE LAS DEMANDAS POPULARES. 

 

SÉPTIMO.- EN CONSECUENCIA, EL EZLN COMUNICA LO SIGUIENTE: 

A).- QUE HA INDICADO AL ARQUITECTO FERNANDO YÁÑEZ MUÑOZ QUE SUSPENDA TOTALMENTE SU TRABAJO DE CORREO ENTRE EL EZLN Y EL EJECUTIVO FEDERAL. NO HABRÁ MÁS CONTACTO ENTRE EL GOBIERNO DE FOX Y EL EZLN. 
B).- QUE EL EZLN NO RETOMARÁ EL CAMINO DEL DIÁLOGO CON EL GOBIERNO FEDERAL HASTA QUE SEAN RECONOCIDOS CONSTITUCIONALMENTE LOS DERECHOS Y LA CULTURA INDÍGENAS DE ACUERDO A LA LLAMADA "INICIATIVA DE LEY DE LA COCOPA" 

C).- QUE LOS ZAPATISTAS SEGUIREMOS EN RESISTENCIA Y EN REBELDÍA. 

 

OCTAVO.- HACEMOS UN LLAMADO A LA SOCIEDAD CIVIL NACIONAL E INTERNACIONAL A QUE E ORGANICE, Y CON MOVILIZACIONES EN MÉXICO Y EN EL MUNDO, JUNTO AL EZLN EXIJA AL GOBIERNO DE MÉXICO DAR MARCHA ATRÁS EN LA BURLA LEGISLATIVA Y CUMPLIR CON EL RECONOCIMIENTO CONSTITUCIONAL DE LOS DERECHOS Y CULTURA INDÍGENAS. 

 

NOVENO.- HACEMOS UN LLAMADO ESPECIAL A LOS HERMANOS Y HERMANAS DEL CONGRESO NACIONAL INDÍGENA PARA QUE SE ORGANICEN Y MANTENGAN FORMAS DE RESISTENCIA CIVIL EN TODO EL TERRITORIO NACIONAL. 

 

¡DEMOCRACIA!
¡LIBERTAD!
¡JUSTICIA! 

Desde las montañas del Sureste Mexicano. 
Por el Comité Clandestino Revolucionario Indígena-Comandancia General
del Ejército Zapatista de Liberación Nacional. 

Subcomandante Insurgente Marcos

Il discorso della comandante Esther al Congresso

 

 

Non è stato dunque il subcomandante Marcos, come qualcuno si sarebbe aspettato, a prendere la parola davanti al Congresso messicano nella storica seduta di mercoledì 28 marzo. Ancora più storica proprio perché a rappresentare l'Ezln c'era una donna indigena. Si è trattato di una scelta di grande rilevanza politica. La presenza di Marcos al posto della comandante Esther avrebbe significato che la difesa del destino indigeno veniva affidata, una volta di più, a un "bianco" davanti a un consesso di bianchi. E' la stessa ragione per cui Marcos non ha risposto all'invito del presidente Fox: questo incontro avrebbe visto due membri dell'élite dominante, sia pure su posizioni opposte, discutere il futuro di dieci milioni di indigeni. Il loro futuro gli indios messicani hanno deciso di riprenderlo nelle proprie mani, senza bisogno di tutori o di avvocati d'ufficio reclutati tra i rivoluzionari acculturati, dallo spagnolo inappuntabile, che pure combattono dalla loro parte.  (ni.m.)

 

 

Queremos ser indígenas y mexicanos



Honorable Congreso de la Unión: 
Legisladoras y legisladores de la Junta de Coordinación Política de la Cámara de Diputados: 
Legisladores y legisladoras de las comisiones unidas de Puntos Constitucionales y de Asuntos Indígenas de la Cámara de Diputados: 
Legisladores y legisladoras de las comisiones de Puntos Constitucionales, de Asuntos Indígenas y de Estudios Legislativos de la Cámara de Senadores: 
Legisladores y legisladoras de la Comisión de Concordia y Pacificación: 
Diputados y diputadas, senadores y senadoras. 
Hermanos y hermanas del Congreso Nacional Indígena: 
Hermanos y hermanas de los todos los pueblos indios de México: 
Hermanos y hermanas de otros países: 
Pueblo de México: 
Por mi voz habla la voz del Ejército Zapatista de Liberación Nacional. La palabra que trae ésta nuestra voz es un clamor. Pero nuestra palabra es de respeto para esta tribuna y para todas y todos los que nos escuchan. No recibirán de nosotros ni insultos ni groserías. No haremos lo mismo que aquel que el día primero de diciembre del año 2000 rompió el respeto a este recinto 
legislativo. 

La palabra que traemos es verdadera. No venimos a humillar a nadie. No venimos a vencer a nadie. No venimos a suplantar a nadie. No venimos a legislar. Venimos a que nos escuchen y a escucharlos. Venimos a dialogar. Sabemos que nuestra presencia en esta tribuna provocó agrias discusiones y enfrentamientos. Hubo quienes apostaron a que usaríamos esta oportunidad para insultar o cobrar cuetas pendientes y que todo era parte de una estrategia para 
ganar popularidad pública. 
Quienes así pensaron no están presentes. Pero hubo quienes apostaron y confiaron en nuestra palabra. Esos nos abrieron esta puerta de diálogo y son los que están presentes. Nosotros somos zapatistas. No traicionaremos la confianza y fe que muchos en este parlamento y en el pueblo de México pusieron en nuestra palabra. Quienes apostaron a prestar oído atento a nuestra palabra respetuosa, ganaron. 
Quienes apostaron a cerrar las puertas al diálogo porque temían una confrontación, perdieron. Porque los zapatistas traemos palabra de verdad y respeto. Algunos habrán pensado que esta tribuna sería ocupada por el sup Marcos y que sería él quien daría el mensaje central de los zapatistas. Ya ven que no es así. 
El subcomandante insurgente Marcos es eso, un subcomandante. Nosotros somos los comandantes, los que mandamos en común, los que mandamos obedeciendo a nuestros pueblos. Al sup y a quien comparte con él esperanzas y anhelos les dimos la misión de traernos a esta tribuna. Ellos, nuestros guerreros y guerreras, han cumplido gracias al apoyo de la movilización popular en México y en el mundo. 
Ahora es nuestra hora. 
El respeto que ofrecemos al Congreso de la Unión es de fondo pero también de forma. No está en esta tribuna el jefe militar de un ejército rebelde. Está quien representa a la parte civil del EZLN, la dirección política y organizativa de un movimiento legít imo, honesto y consecuente, y, además, legal por gracia de la Ley para el Diálogo, la Conciliación y la Paz Digna en Chiapas. 
Así demostramos que no tenemos ningún interés en provocar resentimientos ni resquemores en nadie. Así que aquí estoy yo, una mujer indígena. Nadie tendrá por qué sentirse agredido, humillado o rebajado porque yo ocupe hoy esta tribuna y hable. 
Quienes no están ahora ya saben que se negaron a escuchar lo que una mujer indígena venía a decirles y se negaron a hablar para que yo los escuchara. Mi nombre es Esther, pero eso no importa ahora. Soy zapatista, pero eso tampoco importa en este momento. Soy indígena y soy mujer, y eso es lo único que importa ahora. 
Esta tribuna es un símbolo. Por eso convocó tanta polémica. Por eso queríamos hablar en ella y por eso algunos no querían que aquí estuviéramos. Y es un símbolo también que sea yo, una mujer pobre, indígena y zapatista, quien tome primero la palabra y sea el mío el mensaje central de nuestra palabra como zapatistas. 
Hace unos días, en este recinto legislativo, se dio una discusión muy fuerte y, en una votación muy cerrada, ganó la posición mayoritaria. Quienes pensaron diferente y obraron en consecuencia no fueron a dar a la cárcel, ni se les persigue, ni mucho menos fueron muertos. Aquí, en este Congreso, hay diferencias marcadas, algunas de ellas hasta contradictorias, y hay respeto a esas diferencias. 

Pero aún con estas diferencias, el Congreso no se parte, no se balcaniza, no se fragmenta en muchos congresitos, sino que, precisamente por esas diferencias y por el respeto entre ellas, se construye sus normas. Y, sin perder lo que hace distinto a cada quien, se mantiene la unidad y, con ella, la posibilidad de avanzar de común acuerdo. Ese es el país que queremos los zapatistas. Un país donde se reconozca la diferencia y se respete. Donde el ser y pensar diferente no sea motivo para ir a la cárcel, para ser perseguido o para morir. 
Aquí, en este Palacio Legislativo, hay siete lugares vacíos que corresponden a siete indígenas que no pueden estar presentes. Y no pueden estar aquí con nosotros porque la diferencia que nos hace indígenas a los indígenas, no es reconocida ni respetada. 
De los sietes ausentes, el uno murió en los primeros días de enero de 1994, dos más están presos por oponerse a la tala de árboles, otros dos están en la cárcel por defender la pesca como medio de vida y oponerse a los pescadores piratas, y los dos restantes tienen orden de aprehensión por la misma causa. Como indígenas los siete pelearon por sus derechos y como indígenas encontraron la respuesta de la muerte, la cárcel y la persecución. 
En este Congreso hay varias fuerzas políticas y cada una de ellas se agrupa y trabaja con plena autonomía. Sus modos de tomar acuerdos y las reglas de su convivencia interna pueden ser vistos con aprobación o reprobación, pero son respetados y a nadie se persigue por ser de una u otra fracción parlamentaria, por ser de derecha, de centro o de izquierda. 
En el momento en que es preciso, todos se ponen de acuerdo y se unen para conseguir algo que consideran que es bueno para el país. Si no se ponen de acuerdo todos, entonces la mayoría toma el acuerdo y la minoría acepta y trabaja según el acuerdo de la mayoría. 
Los legisladores son de un partido político, de una cierta orientación ideológica, y son al mismo tiempo legisladores de todos los mexicanos y mexicanas, sin importar a qué partido político pertenezca alguien o qué idea tenga. 
Así es el México que queremos los zapatistas. Uno donde los indígenas seamos indígenas y mexicanos, uno donde el respeto a la diferencia se balancee con el respeto a lo que nos hace iguales. Uno donde la diferencia no sea motivo de muerte, cárcel, persecución, burla, humillación, racismo. Uno donde siempre se tenga presente que, formada por diferencias, la nuestra es una nación soberana e independiente. Y no una colonia donde abunden los saqueos, 
las arbitrariedades y las vergüenzas. Uno donde, en los momentos definitorios de nuestra historia, todas y todos pongamos por encima de nuestras diferencias lo que tenemos en común, es decir, el ser mexicanos. 
El actual es uno de esos momentos históricos. En este Congreso no mandan ni el Ejecutivo federal ni los zapatistas. Tampoco manda en él ningún partido político. El Congreso de la Unión está formado por diferentes, pero todos tienen en común el ser legisladores y la preocupación por el bienestar nacional. Esa diferencia  esa igualdad enfrentan ahora un tiempo que les da la oportunidad de ver muy adelante y en la hora actual vislumbrar la hora venidera. 
Llegó la hora de nosotras y nosotros, los indígenas mexicanos. Estamos pidiendo que se nos reconozcan nuestras diferencias y nuestro ser mexicanos. Afortunadamente para los pueblos indios y para el país, un grupo de legisladores como ustedes, elaboró una iniciativa de reformas constitucionales que cuida tanto el reconocimiento de los indígenas, como el mantener y reforzar, con ese reconocimiento, la soberanía nacional. 
Ésa es la "iniciativa de ley de la Cocopa", llamada así porque fueron los miembros de la Comisión de Concordia y Pacificación del Congreso de la Unión, diputados y senadores, los que la hicieron. No ignoramos que esta iniciativa de ley Cocopa ha recibido algunas críticas. 
Durante cuatro años se dio un debate que ninguna iniciativa de ley ha tenido a lo largo de la historia de la legislatura federal en México. Y en este debate, todas las críticas fueron puntualmente refutadas por la teoría y la práctica. Se acusa a esta propuesta de balcanizar el país, y se olvida que el país ya está dividido. Un México que produce las riquezas, otro que se 
apropia de ellas, y otro que es el que debe tender la mano para recibir la limosna. 
En este país fragmentado vivimos los indígenas condenados a la vergüenza de ser el color que somos, la lengua que hablamos, el vestido que nos cubre, la música y la danza que hablan nuestras tristezas y alegrías, nuestra historia. Se acusa a esta propuesta de crear reservaciones indias, y se olvida que de por sí los indígenas estamos viviendo apartados, separados de los demás mexicanos y, además en peligro de extinción. Se acusa a esta propuesta de promover un sistema legal atrasado, y se olvida que el actual sólo promueve la confrontación, castiga al pobre y le da impunidad al rico, condena nuestro color y convierte en delito nuestra lengua. 
Se acusa a esta propuesta de crear excepciones en el quehacer político, y se olvida que en el actual el que gobierna no gobierna, sino que convierte su puesto público en fuente de riqueza propia y se sabe impune e intocable mientras no acabe su tiempo en el cargo. 
De todo esto y de más cosas hablarán más detalladamente los hermanos y hermanas indígenas que me seguirán en el uso de la palabra. Yo quiero hablar un poco de eso que critican a la ley Cocopa porque legaliza la discriminación y la marginación de la mujer indígena. 
Señores y señoras diputados y diputadas. Senadores y senadoras: 
Quiero explicarles la situación de la mujer indígena que vivimos en nuestras comunidades, hoy que según esto está garantizado en la Constitución el respeto a la mujer. La situación es muy dura. Desde hace muchos años hemos venido sufriendo el dolor, el olvido, el desprecio, la marginación y la opresión. Sufrimos el olvido porque nadie se acuerda de nosotras. Nos mandaron a vivir hasta en el rincón de las montañas del país para que ya no lleguen nadie a 
visitarnos o a ver como vivimos. Mientras no contamos con los servicios de agua potable, luz eléctrica, escuela, vivienda digna, carreteras, clínicas, menos hospitales, mientras muchas de 
nuestras hermanas, mujeres, niños y ancianos mueren de enfermedades curables, desnutrición y de parto, porque no hay clínicas ni hospitales donde se atiendan. 

Solo en la ciudad, donde viven los ricos, sí tienen hospitales con buena atención y tienen todos los servicios. Para nosotras, aunque haya en la ciudad, no nos beneficia para nada, porque no tenemos dinero, no hay manera como trasladar, si lo hay ya no llegamos a la ciudad, en el camino regresamos ya muerto. 
Principalmente las mujeres, son ellas las que sienten el dolor del parto, ellas ven morir sus hijos en sus brazos por desnutrición, por falta de atención, también ven sus hijos descalzos, sin ropa, porque no alcanza el dinero para comprarle porque son ellas que cuidan sus hogares, ven qué le hace falta para su alimentación. 
También cargan su agua de dos a tres horas de camino con cántaro y cargando su hijo y lo hace todo lo que hace dentro de la cocina. Desde muy pequeña empezamos a trabajar cosas sencillas. Ya grande sale a trabajar en el campo, a sembrar, limpiar y cargar su niño, mientras los hombres se van a trabajar en las fincas cafetaleras y cañeras para conseguir un poco de 
dinero para poder sobrevivir con su familia, a veces ya no regresan porque se mueren de enfermedad. No da tiempo para regresar en su casa o si regresan, regresan enfermos, sin dinero, a veces ya muerto. Así queda con más dolor la mujer porque queda sola cuidando sus hijos. También sufrimos el desprecio y la marginación desde que nacimos porque no nos 
cuidan bien. Como somos niñas piensan que nosotros no valemos, no sabemos pensar, ni trabajar, como vivir nuestra vida. Por eso muchas de las mujeres somos analfabetas, porque no tuvimos la oportunidad de ir a la escuela. Ya cuando estamos un poco grande nuestros padres nos obligan a casar a la fuerza, no importa si no queremos, no nos toman consentimiento. Abusan de nuestra decisión, nosotras como mujer nos golpea, nos maltrata por nuestros 
propios esposos o familiares, no podemos decir nada porque nos dicen que no tenemos derecho de defendernos. 
A nosotras las mujeres indígenas, nos burlan los ladinos y los ricos por nuestra forma de vestir, de hablar, nuestra lengua, nuestra forma de rezar y de curar y por nuestro color, que somos el color de la tierra que trabajamos. Siempre en la tierra porque en ella vivimos, también no nos permite nuestra participación en otros trabajos. Nos dicen que somos cochinas, que no nos 
bañamos por ser indígena. 
Nosotras las mujeres indígenas no tenemos las mismas oportunidades que los hombres, los que tienen todo el derecho de decidir de todo. Solo ellos tienen el derecho a la tierra y la mujer no tiene derecho, como que no podemos trabajar también la tierra y como que no somos seres humanos, sufrimos la desigualdad. Toda esta situación los malos gobiernos los enseñaron. 
Las mujeres indígenas no tenemos buena alimentación, no tenemos vivienda digna, no tenemos ni un servicio de salud, ni estudios. 

No tenemos proyecto para trabajar, así sobrevivimos la miseria, esta pobreza es por el abandono del gobierno que nunca nos ha hecho caso como indígena y no nos han tomado en cuenta, nos ha tratado como cualquier cosa. Dice que nos manda apoyo como Progresa pero ellos lo hacen con intención para destruirnos y dividirnos. 
Así es de por sí la vida y la muerte de nosotras las mujeres indígenas. Y nos dicen que la ley Cocopa va a hacer que nos marginen. Es la ley de ahora la que permite que nos marginen y que nos humillen. Por eso nosotras nos decidimos a organizar para luchar como mujer zapatista. Para cambiar la situación porque ya estamos cansadas de tanto sufrimiento sin tener nuestros derechos. 
No les cuento todo esto para que nos tengan lástima o nos vengan a salvar de esos abusos. Nosotras hemos luchado por cambiar eso y lo seguiremos haciendo. Pero necesitamos que se reconozca nuestra lucha en las leyes porque hasta ahora no está reconocida. Sí está pero sólo como mujeres y ni siquiera ahí está cabal. Nosotras además de mujeres somos indígenas y así no estamos reconocidas. Nosotras sabemos cuáles son buenos y cuáles son malos los usos y costumbres. Malas son de pegar y golpear a la mujer, de venta y compra, de casar a la fuerza 
sin que ella quiere, de que no puede participar en asamblea, de que no puede salir en su casa. 
Por eso queremos que se apruebe la ley de derechos y cultura indígena, es muy importante para nosotras las mujeres indígenas de todo México. Va a servir para que seamos reconocidas y respetadas como mujer e indígena que somos. Eso quiere decir que queremos que sea reconocida nuestra forma de vestir, de hablar, de gobernar, de organizar, de rezar, de curar, nuestra forma de trabajar en colectivos, de respetar la tierra y de entender la vida, que es la 
naturaleza que somos parte de ella. 
En esta ley están incluidos nuestros derechos como mujer que ya nadie puede impedir nuestra participación, nuestra dignidad e integridad de cualquier trabajo, igual que los hombres. 
Por eso queremos decirle para todos los diputados y senadores para que cumplan con su deber, sean verdaderos representantes del pueblo. Ustedes dijeron que iban a servir al pueblo que van a hacer leyes para el pueblo. Cumplan sus palabra, lo que se comprometieron al pueblo. Es el momento de aprobar la iniciativa de ley de la Cocopa. 
Los que votaron a favor de ustedes y los que no pero que también son pueblos siguen sediento de paz, de justicia, de hambre. Ya no permitan que nadie ponga en vergüenza nuestra dignidad. Se los pedimos como mujeres, como pobres, como indígenas y como zapatistas. 
Señoras y señores legisladoras y legisladores: 
Ustedes han sido sensibles a un clamor que no es sólo de los zapatistas, ni sólo de los pueblos indios, sino de todo el pueblo de México. No sólo de los que son pobres como nosotros, también de gente que vive con acomodo. 
Su sensibilidad como legisladores permitió que una luz alumbrara la oscura noche n que los indígenas nacemos, crecemos, vivimos y morimos. Esa luz es el diálogo. 
Estamos seguros de que ustedes no confunden la justicia con la limosna. Y que han sabido reconocer en nuestra diferencia la igualdad que como seres humanos y como mexicanos compartimos con ustedes y con todo el pueblo de México. Saludamos que nos escuchen y por eso queremos aprovechar su oído atento para decir algo importante: 
El anuncio de la desocupación militar de Guadalupe Tepeyac, La Garrucha y Río Euseba, y las medidas que se están tomando para cumplir con esto, no pueden pasar desapercibidas para el EZLN. El señor Vicente Fox está respondiendo ya a una de las preguntas que nuestros pueblos le hacían a través de nosotros: él es el comandante supremo del Ejército federal y éste responde a sus órdenes, sea para bien o sea para mal. En este caso, sus órdenes han sido señal de paz y por eso nosotros, los comandantes y las comandantas del EZLN, también daremos órdenes de paz a nuestras fuerzas: 
Primero.- Ordenamos al compañero subcomandante insurgente Marcos que, como mando militar que es de las fuerzas regulares e irregulares del EZLN, disponga lo necesario para que no se realice ningún avance militar de nuestras fuerzas sobre las posiciones que ha desocupado el Ejército federal, y que ordene que nuestras fuerzas se mantengan en sus posiciones actuales de montaña. A una señal de paz no responderemos con una señal de guerra. Las armas zapatistas no suplirán a las armas gubernamentales. La población civil que habita en los lugares desocupados por el Ejército federal tiene nuestra palabra de que nuestra fuerza militar no será empleada para dirimir conflictos o desacuerdos. Invitamos a la sociedad civil nacional e internacional para que instale en esos lugares campamentos de paz y puestos de observación civil y certifique así que no habrá presencia armada de los zapatistas. 
Segundo.- Le estamos dando instrucciones al arquitecto Fernando Yáñez Muñoz para que, a la brevedad posible, se ponga en contacto con la Comisión de Concordia y Pacificación y con el comisionado gubernamental de paz, señor Luis Héctor Alvarez, y les proponga que, juntos, viajen al suroriental estado de Chiapas y certifiquen personalmente que las siete posiciones están libres de toda presencia militar y que se ha cumplido así una de las tres señales demandadas por el EZLN para el reinicio del diálogo. 
Tercero.- Asimismo estamos instruyendo al arquitecto Fernando Yáñez Muñoz para que se acredite ante el gobierno federal que encabeza Vicente Fox, en calidad de correo oficial del EZLN con el comisionado gubernamental de paz, y trabaje coordinadamente para conseguir lo más pronto posible el cumplimiento de las dos señales restantes y se pueda así reiniciar formalmente el diálogo: la liberación de todos los zapatistas presos y el reconocimiento constitucional de los 
derechos y la cultura indígenas de acuerdo a la iniciativa de ley de la Cocopa. El Ejecutivo federal tiene ya, a partir de ahora, un medio seguro, confiable y discreto para avanzar en las condiciones que permitan un diálogo directo del comisionado de paz con el EZLN. Esperamos que haga buen uso de él. 
Cuarto.- Solicitamos respetuosamente al Congreso de la Unión que, en la medida en que es aquí donde la puerta del diálogo y la paz se ha abierto, facilite un lugar dentro de su espacio para que se dé, si así lo acepta el comisionado gubernamental de paz, este primer encuentro entre el gobierno federal y el enlace del EZLN. En caso de negativa del Congreso de la Unión, misma que sabremos entender, se instruye al arquitecto Yáñez para que dicho encuentro se realice donde se considere pertinente, siempre y cuando sea un lugar neutral, y que se informe a la opinión pública de lo que ahí se acuerde. 
Señoras y señores legisladoras y legisladores: 
De esta forma dejamos clara nuestra disposición al diálogo, a la construcción de acuerdos y al logro de la paz. Si ahora se puede ver con optimismo el camino de la paz en Chiapas es gracias a la movilización de mucha gente en México y en el mundo. A ella le agradecemos especialmente. 
También ha sido posible por un grupo de legisladores y legisladoras, que ahora están frente mío, que han sabido abrir el espacio, el oído y el corazón a una palabra que es legítima y justa. 
A una palabra que tiene de su lado a la razón, la historia, la verdad y la justicia y que, sin embargo, no tiene aún de su lado a la ley. Cuando se reconozcan constitucionalmente los derechos y la cultura indígenas de acuerdo a la iniciativa de ley de la Cocopa, la ley empezará a unir su hora a la hora de los pueblos indios. 
Los legisladores que hoy nos abren puerta y corazón tendrán entonces la satisfacción del deber cumplido. Y eso no se mide en cantidad de dinero, pero sí en dignidad. Entonces, ese día, los millones de mexicanos y mexicanas y de otros países sabrán que todos los sufrimientos que han tenido en estos días y en los que vienen no fueron en vano. Y si hoy somos indígenas, después seremos todos los otros y otras que son muertos, perseguidos y encarcelados por razón de su diferencia. 

Señoras y señores legisladoras y legisladores: 
Soy una mujer indígena y zapatista. Por mi voz hablaron no sólo los cientos de miles de zapatistas del sureste mexicano, también hablaron millones de indígenas de todo el país y la mayoría del pueblo mexicano. Mi voz no faltó al respeto a nadie, pero tampoco vino a pedir limosnas. Mi voz vino a pedir justicia, libertad y democracia para los pueblos indios. 
Mi voz demandó y demanda reconocimiento constitucional de nuestros derechos y nuestra cultura. Y voy a terminar mi palabra con un grito con el que todas y todos ustedes, los que están y los que no están, van a estar de acuerdo: 
¡Con los pueblos indios! ¡Viva México!
¡Viva México! ¡Viva México!
¡Democracia! ¡Libertad! ¡Justicia!


Desde el Palacio Legislativo de San Lázaro, Congreso de la Unión. Comité Clandestino Revolucionario Indígena-Comandancia General del Ejército Zapatista de Liberación Nacional. México, marzo 28 del 2001

3er CONGRESO NACIONAL INDÍGENA

 


Comunidad Indígena de Nurío, Michoacán, 2, 3 y 4 de marzo del Año 2001

 

DECLARACIÓN

 

POR EL RECONOCIMIENTO CONSTITUCIONAL
DE NUESTROS DERECHOS COLECTIVOS

Los Delegados y Delegadas representantes de los pueblos indígenas, reunidos en el 3er Congreso Nacional Indígena, celebrado del 2 al 4 de marzo del año 2001 en la comunidad purépecha de Nurío, municipio de Paracho, Michoacán, proclamamos solemnemente la siguiente Declaración:

 

CONSIDERANDO que a lo largo de 509 años de historia hemos padecido en nuestras carnes y en nuestros corazones la explotación y la discriminación que vienen de los poderosos, y que desde entonces se ha tratado de negar a nuestros pueblos la capacidad que tenemos de conducir con sabiduría y dignidad nuestro propio destino.

 

REAFIRMANDO la inteligencia y la resistencia que nuestros pueblos han demostrado dignamente ante los múltiples intentos de exterminio, inmovilización o cooptación gubernamental.

 

OBSERVANDO que aunque todavía hay sectores de la sociedad que aún mantienen sus actitudes racistas y de exclusión hacia nuestros pueblos, sin embargo, otros sectores, cada vez más numerosos, han hecho conciencia de la justeza de nuestros planteamientos y ofrecen una creciente solidaridad hacia nuestras causas y nuestras luchas.

 

DENUNCIANDO: que la respuesta de los diferentes gobiernos a nuestras legítimas demandas ha sido mantener la militarización en nuestras regiones y la persecución a nuestras organizaciones, así como la realización de programas, planes y proyectos que llevan a la privatización de los recursos naturales, bienes y servicios y, como consecuencia, a la exclusión de nuestros pueblos en las decisiones que nos afectan.

 

DECLARAMOS:

Que seguimos vivos, y seguimos honrando en nuestros pueblos la digna memoria de quienes nos nacieron al mundo y, con su sabiduría y amor, nos enseñaron a ser los indios que somos: los que de la tierra venimos; los que del maíz vivimos; los que del color de la esperanza nos vestimos; los que hermanas y hermanos verdaderos somos. Somos los indios que somos.

Que en su nombre y con su palabra, palabra verdadera, sembrada desde antiguo en el fondo de nuestro moreno corazón, con dignidad y respeto decimos que Pueblos somos. Que cuando Pueblos decimos que somos, es porque llevamos en nuestra sangre, en nuestra carne y en nuestra piel toda la historia, toda la esperanza, toda la sabiduría, la cultura, la lengua y la identidad, toda la raíz, la sabia, la rama, la flor y la semilla que nuestros padres y madres nos encomendaron, y en nuestras mentes y corazones quisieron sembrar para que nunca jamás se olvidara o se perdiera. Que no somos una suma de individuos dispersos por el mundo, sino una viva armonía de colores y de voces, un constante latido de deseos y pensamientos que se nacen, se crecen y se fecundan amorosamente en un sólo corazón y voluntad, tejido de esperanza. A esta existencia y forma de pensar armónica y colectiva la llamamos comunalidad.

Que no renunciaremos a ser lo que somos. Que continuaremos defendiendo nuestra autonomía y, al defenderla, defenderemos también la de todos los todos que, como nosotros, quieran vivir con dignidad su diferencia, su color, su canto, su visión propia de la vida y de la libertad.

Que por todo esto:

 

EXIGIMOS:

PRIMERO. El reconocimiento constitucional de los Derechos de los Pueblos Indios, conforme a la iniciativa de reforma constitucional elaborada por la Comisión de Concordia y Pacificación (COCOPA), que nosotros asumimos como nuestra propia iniciativa, por ser esta la que recoge, en su espíritu y su letra, los Acuerdos de San Andrés firmados por el Gobierno Federal y el EZLN el 16 de febrero de 1996, en materia de Derechos y Cultura Indígena.

 

SEGUNDO.- el reconocimiento constitucional de nuestra existencia plena como Pueblos indígenas, para que podamos gozar así de nuestro derecho a establecer libremente nuestra condición política y cuidar, proteger y promover, asimismo, nuestro desarrollo económico, social y cultural.

 

TERCERO. - el reconocimiento constitucional de nuestro inalienable derecho a la libre determinación expresado en la autonomía en el marco del estado Mexicano, y ejercer así nuestra capacidad para decidir nuestro destino en todos los ámbitos de la vida cotidiana, tales como la economía, la política, la procuración y administración de justicia, los asuntos territoriales, la cultura y educación y todos los aspectos sociales, con una identidad y conciencia propia y con la suficiente capacidad de apertura para relacionarnos con los demás ciudadanos del país y del mundo.

 

CUARTO. - el reconocimiento constitucional de nuestros Territorios y tierras ancestrales que representan la totalidad de nuestro hábitat en donde reproducimos nuestra existencia material y espiritual como pueblos, para poder conservarlos íntegramente y mantener la tenencia comunal de nuestras tierras, pues sólo así es posible preservar nuestra cohesión social, conservar las formas de trabajo gratuito y colectivo en beneficio de toda la comunidad y asegurar el patrimonio y el futuro de les próximas generaciones.

Para nosotros, pueblos indios, pueblos verdaderos, nuestra madre tierra es sagrada, así como son sagrados todos los seres que habitan en ella, los animales, las plantas, los ríos, los montes, las cuevas, los valles, los recursos biológicos y el conocimiento que nuestros pueblos tienen sobre ellos. No son una mercancía que se compra o se vende. Por eso no podemos aceptar la destrucción de nuestros territorios por las imposiciones de proyectos y megaproyectos que en diversas regiones indígenas del país están pretendiendo imponer tanto el gobierno federal como los respectivos gobiernos estatales.

No podemos aceptar los planes de desarrollo que impulsan los gobiernos estatales y federal si no se da la participación efectiva de los pueblos indios, ni podemos aceptar las legislaciones que se están efectuando en los estados o en asuntos federales que afectan a los pueblos indígenas sin contar con la aprobación de los pueblos. Exigimos la moratoria a todos los proyectos de prospección (exploración) sobre biodiversidad (recursos biológicos), minería, agua, etc., y a todas las actividades de biopiratería que se realizan en nuestros territorios y en nuestro país, hasta que los pueblos indios hayan discutido en su propio tiempo y condiciones los temas relativos al control de sus recursos.

 

QUINTO.- el reconocimiento de nuestros sistemas normativos indígenas en la construcción de un régimen jurídicamente pluralista que armonice las diversas concepciones y prácticas de regulación del orden social que conforman la sociedad mexicana.

 

SEXTO. - La desmilitarización de todas las regiones indígenas del país.

 

SÉPTIMO.- La liberación de todos los presos indígenas del país que se encuentran privados de su libertad por haber luchado por la defensa de la autonomía y el respeto a nuestros derechos, individuales y colectivos.

Para lograr estos grandes objetivos, llamamos a nuestros hermanos y hermanas indígenas del país, a todos los pueblos, comunidades y organizaciones, a todo el movimiento indígena nacional, a unir nuestros corazones y voces en un sólo corazón y una sola voz: por el reconocimiento constitucional de nuestros derechos colectivos. Primero la reforma constitucional y, posteriormente, la reforma de las leyes y las instituciones.

Llamamos a las organizaciones que trabajan en las regiones indígenas a que iniciemos ya la reconstitución de nuestros pueblos indígenas revisando aquellas prácticas que, más que unirnos, nos dividen y nos dispersan y elaborando líneas de trabajo conjuntas que sean coherentes con los momentos históricos que estamos viviendo. Los llamamos a la creación de espacios regionales y estatales que nos lleven verdaderamente a fortalecer al Congreso Nacional Indígena como el espacio de encuentro para todos.

Llamamos a todos los hermanos y hermanas de la Sociedad Civil a que se manifiesten por el reconocimiento de los derechos de los pueblos indios, acompañando la marcha por la dignidad indígena, encabezada por la delegación zapatista, que viaja hacia la ciudad de México para dialogar con el Congreso de la Unión. A su corazón y pensamiento, hermanos todos, acudimos.

 

NUNCA MAS UN MÉXICO SIN NOSOTROS

POR LA RECONSTITUCIÓN INTEGRAL DE NUESTROS PUEBLOS

POR EL RECONOCIMIENTO CONSTITUCIONAL DE NUESTROS DERECHOS COLECTIVOS

 

Comunidad Indígena de Nurío, Michoacán. 4 de marzo de 2001

Comité Clandestino Revolucionario Indígena

Comandancia General
           
del  Ejército Zapatista de Liberación Nacional

México

 

 

12 DE ENERO DEL 2001.

 

AL PUEBLO DE MÉXICO:

A LOS PUEBLOS Y GOBIERNOS DEL MUNDO:

HERMANOS Y HERMANAS:

 

EL DÍA DE HOY, 12 DE ENERO DEL AÑO 2001, NOS ESTAMOS MANIFESTANDO LOS ZAPATISTAS EN ESTA CIUDAD DE SAN CRISTÓBAL DE LAS CASAS, CHIAPAS.

TZOTZILES, TZELTALES, CHOLES, TOJOLOBALES, ZOQUES, MAMES Y MESTIZOS, TODOS ZAPATISTAS, HEMOS BAJADO DE DISTINTAS PARTES DE LAS MONTAÑAS DEL SURESTE MEXICANO PARA LLEGAR A ESTA CIUDAD Y DECIR NUESTRA PALABRA.

DESDE HACE SIETE AÑOS HEMOS VENIDO LUCHANDO ABIERTAMENTE POR EL RESPETO A LOS PUEBLOS INDIOS DE MÉXICO.

DESDE HACE SIETE AÑOS HEMOS LEVANTADO MUY EN ALTO LA DIGNIDAD DE LOS INDÍGENAS MEXICANOS.

DESDE HACE SIETE AÑOS HEMOS EXIGIDO QUE LOS GOBERNANTES RECONOZCAN LOS DERECHOS Y LA CULTURA DE LOS QUE LE HAN DADO HISTORIA Y HONOR A NUESTRA PATRIA, QUE ES MÉXICO.

DESDE HACE SIETE AÑOS HEMOS SIDO CERCADOS, PERSEGUIDOS, CALUMNIADOS, ENCARCELADOS, TORTURADOS, ASESINADOS.

CON BALAS O CON MENTIRAS O CON LAS DOS COSAS NOS HAN QUERIDO ACABAR Y DEJAR CALLADOS.

Y NOSOTROS, DESDE HACE SIETE AÑOS, HEMOS INSISTIDO EN EL CAMINO DEL DIÁLOGO CON TODOS PARA LLEGAR A LA PAZ.

AHORA QUE EMPIEZA UN NUEVO SIGLO Y UN NUEVO MILENIO, ESTAMOS INSISTIENDO EN EL CAMINO DEL DIÁLOGO PARA TERMINAR LA GUERRA.

DURANTE LOS SIETE AÑOS QUE PASARON, LOS QUE FUERON GOBIERNO USARON EL DIÁLOGO PARA ESCONDER LA GUERRA QUE NOS HACÍAN.

MINTIERON.

HOY NO QUEREMOS MENTIRAS.

NO QUEREMOS ENGAÑOS.

QUEREMOS QUE EL DIÁLOGO SEA VERDADERO PARA QUE ASÍ LA PAZ SEA TAMBIÉN VERDADERA.

HOY SABEMOS QUE HAY UN NUEVO GOBIERNO.

PERO NUESTRA DESCONFIANZA NO ES NUEVA.

VIENE DE MUCHO TIEMPO ATRÁS.

DE MUCHOS AÑOS.

DE SIGLOS ENTEROS.

PERO NO NOS VAMOS A ENCERRAR EN ELLA PARA SIEMPRE.

POR ESO HEMOS SEÑALADO CUÁL ES LA LLAVE PARA ABRIR LA PUERTA DE NUESTRA DESCONFIANZA.

ESA LLAVE ESTÁ FORMADA POR LA LIBERACIÓN DE TODOS LOS PRESOS ZAPATISTAS, LA SALIDA DEL EJÉRCITO DE SIETE POSICIONES Y EL RECONOCIMIENTO CONSTITUCIONAL DE LOS DERECHOS Y LA CULTURA INDÍGENAS.

HOY TENEMOS YA A 17 ZAPATISTAS LIBERADOS DE LAS CÁRCELES DE CHIAPAS.

PERO FALTAN MÁS DE 80 QUE ESTÁN PRESOS EN CHIAPAS, TABASCO Y QUERÉTARO.

HOY EL EJÉRCITO FEDERAL HA SALIDO DE TRES POSICIONES.

PERO FALTAN OTRAS CUATRO.

HOY EL RECONOCIMIENTO CONSTITUCIONAL DE LOS DERECHOS Y LA CULTURA INDÍGENAS SIGUE PENDIENTE.

HAY AVANCES. SÍ.

PERO PARECE COMO QUE ESOS PEQUEÑOS AVANCES SE QUIEREN PRESENTAR CON ENGAÑOS.

COMO SI YA TODO ESTUVIERA LISTO.

COMO SI EL DIÁLOGO Y LA PAZ ESTUVIERAN AQUÍ NOMÁS, MUY CERCA.

COMO SI LA DESCONFIANZA QUE CULTIVARON LAS DECLARACIONES GUBERNAMENTALES SE QUISIERA RESOLVER CON UNAS POCAS ACCIONES Y MUCHAS DECLARACIONES MÁS.

LA SOCIEDAD CIVIL NACIONAL E INTERNACIONAL QUIEREN QUE EN CHIAPAS HAYAN DIÁLOGO Y SE LLEGUE A LA PAZ.

EL GOBIERNO DE MÉXICO TIENE QUE RESPONDER A ESO.

¿O SÓLO QUIERE QUE LA RADIO, LA TELEVISIÓN Y LOS PERIÓDICOS DIGAN QUE EL GOBIERNO QUIERE LA PAZ Y LOS ZAPATISTAS NO LA QUIEREN?

SI EL GOBIERNO QUIERE VERDADERAMENTE LA PAZ, SÓLO TIENE QUE DARNOS 3 SEÑALES.

TODOS PUEDEN DECIR QUE SON PEQUEÑAS.

QUE EL GOBIERNO NO PIERDE NADA.

QUE LOS ZAPATISTAS SÍ TIENEN PALABRA Y QUE NO PEDIRÁN MÁS PARA SENTARSE A DIALOGAR.

PERO SI EL GOBIERNO SÓLO QUIERE QUE LOS MEDIOS DE COMUNICACIÓN DIGAN Y GRITEN QUE ÉL SÍ QUIERE LA PAZ Y NOSOTROS NO PORQUE SOMOS INTRANSIGENTES, PORQUE QUEREMOS TODO O NADA Y OTRAS TONTERÍAS, PUES ENTONCES TAL VEZ EL GOBIERNO CONSIGA LLENAR DE RUIDO A LA GENTE.

EL GOBIERNO TIENE EL DINERO Y EL PODER PARA QUE HAYA MUCHO RUIDO DE PAZ Y EL SONIDO DE LA GUERRA NO SE ESCUCHE.

PERO ASÍ NO HABRÁ DIÁLOGO NI LA PAZ LLEGARÁ.

DURANTE SEMANAS, MESES, TAL VEZ AÑOS, LAS VOCES DEL GOBIERNO SE OIRÁN MUY FUERTE.

PERO NO HABRÁ SOLUCIÓN PACÍFICA.

AL FINAL EL GOBIERNO SÓLO TENDRÁ QUE GASTÓ MUCHOS DINEROS EN HACERLE CREER A LA GENTE QUE QUERÍA LA PAZ.

PERO NO TENDRÁ LA PAZ.

Y SE VA A VER QUE, AL FINAL, LA GENTE VA A DECIR QUE LO QUE QUERÍA ERA LA PAZ.

Y NO UNA CAMPAÑA PUBLICITARIA.

HERMANOS Y HERMANAS:

HOY QUEREMOS HACER UN RECORDATORIO ESPECIAL.

HACE SIETE AÑOS QUE TUVO LUGAR EL OTRO ALZAMIENTO.

EL ALZAMIENTO DE CIENTOS DE MILES DE MEXICANOS DE TODOS LOS COLORES, DE TODOS LOS TAMAÑOS, DE TODOS LOS SEXOS, DE TODAS LAS CLASES SOCIALES Y DE TODO EL PAÍS.

JUNTO CON ELLOS SE ALZARON TAMBIÉN PERSONAS BUENAS DE OTROS PAÍSES QUE ESTÁN LEJOS EN DISTANCIA PERO MUY CERCA EN DIGNIDAD.

ESE OTRO ALZAMIENTO, EL DE LA SOCIEDAD CIVIL, FUE Y ES UNA GRAN LECCIÓN PARA NOSOTROS LOS ZAPATISTAS Y PARA LA HISTORIA DE ESTE PAÍS.

FUERON Y SON MUCHOS.

OBREROS Y CAMPESINOS.

INDÍGENAS DEL NORTE Y DEL SUR, DEL ORIENTE Y DEL OCCIDENTE.

ESTUDIANTES Y MAESTROS.

AMAS DE CASA Y COLONOS.

RELIGIOSOS Y RELIGIOSAS.

INTELECTUALES Y ARTISTAS.

EMPLEADOS Y CHOFERES.

PEQUEÑOS COMERCIANTES Y PROPIETARIOS.

LOCATARIOS DE MERCADO Y PERSONAS DE CLASE ACOMODADA.

HOMOSEXUALES Y LESBIANAS.

DOCTORES Y ENFERMERAS.

PESCADORES Y COMERCIANTES AMBULANTES.

EMPRESARIOS Y DESEMPLEADOS.

TODOS LOS ROSTROS Y NOMBRES QUE TIENE EL PUEBLO.

TODOS DEJARON A UN LADO EL SILENCIO E HICIERON OÍR SU VOZ.

HABLARON CON VOZ FUERTE Y CLARA.

SU PALABRA TRAÍA MENSAJE DE JUSTICIA, DE RESPETO, DE LIBERTAD, DE DEMOCRACIA.

TODOS ESOS NOMBRES NOMBRABAN LA PAZ QUE TODOS QUEREMOS Y NECESITAMOS Y MERECEMOS.

NO FUE EL GOBIERNO EL QUE EMPEZÓ A HABLAR DE PAZ.

TAMPOCO FUIMOS NOSOTROS LOS ZAPATISTAS LOS PRIMEROS.

FUERON TODOS ESOS HOMBRES, MUJERES, NIÑOS Y ANCIANOS QUIENES, EN MÉXICO Y EN EL MUNDO, COMENZARON A EXIGIR QUE LA GUERRA SE DETUVIERA Y QUE FUERAN LAS PALABRAS RAZONADAS LAS QUE LLEVARAN EL CAMINO.

DESDE HACE SIETE AÑOS QUE NOSOTROS LOS ZAPATISTAS ESCUCHAMOS ESA VOZ Y LA ESCUCHAMOS BIEN.

DETUVIMOS NUESTRAS ARMAS Y EMPEZAMOS A LEVANTAR UN PUENTE CON PALABRAS.

NO ERAN NI SON PALABRAS NUEVAS.

SON LAS MISMAS PALABRAS QUE SE VIENEN REPITIENDO DESDE QUE EL HOMBRE ES HOMBRE SOBRE LA TIERRA.

SON LAS MISMAS PALABRAS QUE SE DICEN EN CUALQUIER RINCÓN DE LOS CINCO CONTINENTES.

SON LAS MISMAS PALABRAS QUE TODO HOMBRE Y MUJER HONESTOS DICEN.

ESTAS PALABRAS SON DEMOCRACIA, LIBERTAD Y JUSTICIA.

Y QUEREMOS RECONOCER A TODOS Y TODAS LOS QUE NO SE CONFORMAN CON DECIR ESTAS PALABRAS.

A QUIENES LAS VIVEN Y MUEREN TODOS LOS DÍAS DESDE QUE LA HUMANIDAD EMPEZÓ A CAMINAR EL MUNDO.

HERMANOS Y HERMANAS:

POR HABERNOS DADO LA OPORTUNIDAD DE DECIR Y VIVIR ESTAS PALABRAS.

POR HABERNOS ESCUCHADO.

POR HABER ABIERTO EL CAMINO DEL DIÁLOGO Y HABER CERRADO LA PUERTA DE LA GUERRA.

POR HABERNOS ACOMPAÑADO.

POR TODO ESO Y MÁS, HOY SALUDAMOS A LA SOCIEDAD CIVIL NACIONAL E INTERNACIONAL.

HOY SALUDAMOS A QUIENES HAN SIDO LOS MEJORES MAESTROS Y MAESTRAS DE NOSOTROS LOS ZAPATISTAS.

A LOS HOMBRES, MUJERES, NIÑOS Y ANCIANOS QUE EN MÉXICO Y EN TODAS PARTES DEL MUNDO REPITEN UNA Y OTRA VEZ, PARA QUE NADIE LAS OLVIDE, PARA QUE TODOS LAS LEVANTEN, LAS PALABRAS DE DEMOCRACIA, LIBERTAD Y JUSTICIA.

Y QUEREMOS SALUDAR ESPECIALMENTE A LOS QUE HOY, COMO HACE SIETE AÑOS, SE ESTÁN MOVILIZANDO EN MÉXICO Y EN OTRAS PARTES DEL MUNDO.

 

¡SALUD, HERMANOS Y HERMANAS!

¡VIVA LA SOCIEDAD CIVIL!

¡VIVAN LOS PUEBLOS INDIOS!

¡DEMOCRACIA!
¡LIBERTAD!
¡JUSTICIA!

 

Desde las montañas del Sureste Mexicano.

Por el Comité Clandestino Revolucionario Indígena-Comandancia General del Ejército Zapatista de Liberación Nacional        

                                

                                                                    Subcomandante Marcos

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