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Latinoamerica-online Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi |
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di Mariella Moresco Fornasier
Altre pagine sui popoli indigeni
Il decennio e le speranze deluse (10 maggio 2001) L'Ezln in merito alla legge sui diritti indigeni (29 aprile 2001) Il discorso della comandante Esther al Congresso (28 marzo 2001) Michoacán declaración del 3er Congreso Nacional Indígena (4 marzo 2001) Comunicato dell'Ezln (12 gennaio 2001)
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Il decennio e le speranze deluse Il principale tema in discussione alla prima Conferencia Internacional de los Pueblos Aborígenes, convocata a Panama dal 7 all’11 maggio è la valutazione dei primi sette anni del decennio (1994-2004) istituito dall’Onu. Trecentocinquanta milioni di persone nel mondo vivono una particolare situazione di emarginazione e violenza. Tante sono infatti le persone che appartengono ai Popoli Indigeni. Un’appartenenza che significa, nella quasi totalità dei casi, miseria, spoliazione delle terre ancestrali, privazione dei diritti civili e politici (molto spesso anche la violazione dei diritti umani fondamentali, quali il diritto alla vita) e continua minaccia di estinzione fisica e culturale. Il riconoscimento dei loro specifici diritti, in quanto popoli, è l’obiettivo che da molti anni i rappresentanti indigeni stanno perseguendo con tenacia, combattendo contro l’indifferenza, le incomprensioni e l’ostilità dei rispettivi governi, che vedono minacciato il loro predominio politico, economico e culturale sulla popolazione indigena.
Accogliendo le richieste dei rappresentanti indigeni, che da molti anni vedevano dibattere le tematiche che li riguardavano all’interno di un Gruppo di Lavoro della Commissione sui Diritti Umani (gruppo alle cui riunioni partecipavano senza alcun diritto decisionale), le Nazioni Unite hanno istituito il Decennio dei Popoli Indigeni (1994-2004). Tra altri importanti obiettivi vi è quello, di grandissimo rilievo politico e culturale, dell’inserimento nel diritto internazionale dei principi del diritto e delle concezioni filosofiche indigeni. Un riconoscimento di altissimo valore dell’importanza di queste culture e della loro attualità in un mondo sempre più teso alla cancellazione delle differenze.
Nel mentre i Popoli Indigeni ottenevano inequivocabili riconoscimenti formali, si evidenziavano con sempre maggior forza i limiti del Gruppo di Lavoro, che non costituiva un valido interlocutore delle istanze e delle denunce dei rappresentanti indigeni circa le gravi e continue violazioni dei loro diritti perpetrate nei rispettivi paesi. Le discriminazioni razziali, la spoliazione spesso violenta dei territori e delle risorse naturali, la mancanza di assistenza sanitaria e di istruzione, le condizioni di lavoro sottopagato e svolto in condizioni degradanti, la forzata integrazione culturale e la conseguente perdita di identità venivano considerati temi non pertinenti e non incontravano, di conseguenza, un ascolto adeguato. La drammaticità della condizione indigena non riusciva a imporsi all’attenzione degli organismi internazionali. Nacque quindi l’idea di costituire un Forum Permanente, uno spazio che non solo accogliesse le denunce, ma che fosse anche preposto al dibattito e alla ricerca di soluzioni concrete.
Nel 1992 la Conferenza Mondiale sui Diritti Umani di Vienna accolse questa idea, per la cui realizzazione le Nazioni Unite organizzarono negli anni seguenti due seminari, a Copenhagen e a Santiago del Cile. Altri incontri furono organizzati dagli indigeni in Cile e a Panama, mentre nel biennio 1999-2000 si riunì a Ginevra uno specifico Gruppo di Lavoro. Il risultato di tanto impegno è stato ufficializzato il 27 luglio 2000, quando il Consiglio Economico e Sociale ha approvato la Risoluzione della Commissione Diritti Umani sulla costituzione del Forum Permanente.. Nonostante alcuni dati positivi, anche in questa occasione è emerso molto chiaramente quanto sia ancora lungo e difficoltoso il cammino dei Popoli Indigeni per vedere concretamente riconosciuti i loro diritti. Negli organismi Onu la forza decisionale dei governi è incomparabilmente maggiore di quella dei rappresentanti indigeni, che si trovano in una condizione contraddittoria e quindi di grande debolezza contrattuale: quella di presentare istanze e richieste di difesa di diritti violati dagli Stati di appartenenza di fronte a un organismo creato in rappresentanza degli stessi Stati.
L’inizio dei lavori per la costituzione del Forum Permanente fu salutato con grande entusiasmo e grandi aspettative da parte degli organismi e dei movimenti indigeni. Entusiasmo e aspettative che si sono notevolmente affievolite nel corso degli anni, fino a giungere a un drastico ridimensionamento al termine dell’iter che ha portato alla sua attuale configurazione. Il Forum, di cui restano ancora da definire membri e aspetti organizzativi e di reperimento delle risorse, ha fortemente deluso chi sperava in una dimostrazione di sensibilità da parte dell’Onu nei confronti di tanta parte della popolazione mondiale. Il Forum non è, come era stato auspicato, né “dei” né “per” i Popoli Indigeni, ma solo sui “Temi Indigeni” e i suoi membri sono indicati come “esperti” designati dal Consiglio Economico e Sociale e non come “rappresentanti”. In merito alla loro nomina verranno semplicemente “consultati” senza godere di alcun effettivo potere decisionale.
Che il Forum, nella sua costituzione attuale, sia l’espressione dei governi (fortemente contrari all’ipotesi di un organismo forte che vedesse riconosciuta pari rappresentanza a Stati e Popoli Indigeni) risulta evidente facendo il confronto tra la velocità (circa tre anni) con cui è stato istituito e l’esasperante lentezza dell’elaborazione della Dichiarazione dei Diritti dei Popoli Indigeni, non ancora giunta al termine dopo oltre quindici anni di lavoro. Un lavoro sul quale ora incombono ulteriori pericoli di indebolirne la potenzialità. Non è un caso che, così come sono stati aggirati altri punti di contrasto tra governi e Indigeni, anche il concetto di “popolo”, che costituisce il fulcro della futuro Dichiarazione, sia stato eliminato dalla terminologia del Forum. Da anni, infatti, i lavori sulla Dichiarazione sono fermi in particolare all’art.3, quello che unisce al concetto di “popolo” il diritto di autodeterminazione, previsto dalle norme internazionali. Un obiettivo ritenuto irrinunciabile dai Popoli Indigeni e altrettanto fortemente rifiutato dai governi, dato che l’autodeterminazione implica l’autonomia nella gestione del proprio territorio, all’interno del quale le comunità indigene avrebbero una distinta organizzazione sociale e un’autonoma gestione delle risorse economiche e ambientali, comprese le differenti specie vegetali e animali, delle quali alcune grandi industrie stanno brevettando il patrimonio genetico, violando quello stesso diritto di proprietà che in altre occasioni viene difeso come il fondamento stesso del sistema capitalista.
E’ comprensibile come l’attuale costituzione del Forum, svuotato politicamente e indebolito nella rappresentanza indigena, sia stato ritenuto accettabile dai governi e velocemente approvato nella sua veste di semplice organo “consultivo”. Gli Indigeni, cui è stato concesso un solo intervento nella seduta di approvazione del nuovo organismo, non solo non hanno più alcun potere di modificarlo, ma vedono fortemente limitata anche la possibilità , nelle future sessioni di lavoro sulla Dichiarazione, di difendere con successo il concetto stesso di “popolo”, per il quale si stanno battendo da oltre quindici anni. Al di là delle enunciazioni di principio, risulta evidente come gli organismi internazionali e gli Stati da essi rappresentati siano molto lontani dal volersi confrontare in modo paritario e dal garantire i diritti di questi popoli. Popoli portatori di culture che esprimono concezioni filosofiche, stili di vita e modalità di relazioni sociali fortemente in contrasto con il modello dominante, del quale costituiscono, con la loro stessa esistenza, una messa in discussione profonda.
[Mariella Moresco Fornasier] 10 maggio 2001 |
COMITÉ CLANDESTINO REVOLUCIONARIO INDÍGENA - COMANDANCIA GENERAL DEL EJÉRCITO ZAPATISTA DE LIBERACIÓN NACIONAL
HERMANOS Y HERMANAS:
PRIMERO.- LA REFORMA CONSTITUCIONAL
APROBADA EN EL CONGRESO DE LA UNIÓN NO RESPONDE EN ABSOLUTO A LAS
DEMANDAS DE LOS PUEBLOS INDIOS DE MÉXICO, DEL SEGUNDO.- DICHA REFORMA TRAICIONA
LOS ACUERDOS DE SAN ANDRÉS EN LO GENERAL Y, EN LO PARTICULAR, LA LLAMADA
"INICIATIVA DE LEY DE LA COCOPA" EN LOS PUNTOS SUSTANCIALES: AUTONOMÍA Y
LIBRE DETERMINACIÓN, LOS PUEBLOS INDIOS COMO SUJETOS DE DERECHO PÚBLICO,
TIERRAS Y TERRITORIOS, USO Y DISFRUTE DE LOS RECURSOS NATURALES, ELECCIÓN
DE AUTORIDADES MUNICIPALES Y DERECHO DE ASOCIACIÓN REGIONAL, ENTRE
OTROS. TERCERO.- LA REFORMA NO HACE SINO
IMPEDIR EL EJERCICIO DE LOS DERECHOS INDÍGENAS, Y REPRESENTA UNA GRAVE
OFENSA A LOS PUEBLOS INDIOS, A LA SOCIEDAD CIVIL NACIONAL E INTERNACIONAL,
Y A LA OPINIÓN PÚBLICA, PUES DESPRECIA LA MOVILIZACIÓN Y EL CONSENSO SIN
PRECEDENTES QUE LA LUCHA INDÍGENA ALCANZÓ EN ESTOS
TIEMPOS. CUARTO.- EL SEÑOR FOX SALUDÓ LA
ACTUAL REFORMA A SABIENDAS QUE NO ES NI LEJANAMENTE PARECIDA A LA QUE
PRESENTÓ COMO PROPIA. DE ESTA MANERA SE DEMUESTRA QUE FOX SÓLO SIMULÓ
HACER SUYA LA "INICIATIVA DE LA COCOPA" MIENTRAS NEGOCIABA CON LOS
SECTORES DUROS DEL CONGRESO UNA REFORMA QUE NO RECONOCE LOS DERECHOS
INDÍGENAS. QUINTO.- CON ESTA REFORMA, LOS
LEGISLADORES FEDERALES Y EL GOBIERNO FOXISTA CIERRAN LA PUERTA DEL DIÁLOGO
Y LA PAZ, PUES EVITAN RESOLVER UNA DE LAS CAUSAS QUE ORIGINARON EL
ALZAMIENTO ZAPATISTA; DAN RAZÓN DE SER A LOS DIFERENTES GRUPOS ARMADOS EN
MÉXICO AL INVALIDAR UN PROCESO DE DIÁLOGO Y NEGOCIACIÓN; ELUDEN EL
COMPROMISO HISTÓRICO DE SALDAR UNA CUENTA QUE MÉXICO ARRASTRA EN SUS CASI
DOSCIENTOS AÑOS DE VIDA SOBERANA E INDEPENDIENTE; Y PRETENDE FRACCIONAR EL
MOVIMIENTO INDÍGENA NACIONAL AL CEDER A LOS CONGRESOS ESTATALES UNA
OBLIGACIÓN DEL LEGISLATIVO FEDERAL. SEXTO.- EL EZLN FORMALMENTE DESCONOCE ESTA REFORMA CONSTITUCIONAL SOBRE DERECHOS Y CULTURA INDÍGENAS. NO RETOMA EL ESPÍRITU DE LOS ACUERDOS DE SAN ANDRÉS, NO RESPETA LA "INICIATIVA DE LEY DE LA COCOPA", IGNORA POR COMPLETO LA DEMANDA NACIONAL E INTERNACIONAL DE RECONOCIMIENTO DE LOS DERECHOS Y LA CULTURA INDÍGENAS, SABOTEA EL INCIPIENTE PROCESO DE ACERCAMIENTO ENTRE EL GOBIERNO FEDERAL Y EL EZLN, TRAICIONA LAS ESPERANZAS DE UNA SOLUCIÓN NEGOCIADA DE LA GUERRA EN CHIAPAS, Y REVELA EL DIVORCIO TOTAL DE LA CLASE POLÍTICA RESPECTO DE LAS DEMANDAS POPULARES.
SÉPTIMO.- EN CONSECUENCIA, EL EZLN COMUNICA LO SIGUIENTE: A).- QUE HA INDICADO AL
ARQUITECTO FERNANDO YÁÑEZ MUÑOZ QUE SUSPENDA TOTALMENTE SU TRABAJO DE
CORREO ENTRE EL EZLN Y EL EJECUTIVO FEDERAL. NO HABRÁ MÁS CONTACTO ENTRE
EL GOBIERNO DE FOX Y EL EZLN. C).- QUE LOS ZAPATISTAS SEGUIREMOS EN RESISTENCIA Y EN REBELDÍA.
OCTAVO.- HACEMOS UN LLAMADO A LA SOCIEDAD CIVIL NACIONAL E INTERNACIONAL A QUE E ORGANICE, Y CON MOVILIZACIONES EN MÉXICO Y EN EL MUNDO, JUNTO AL EZLN EXIJA AL GOBIERNO DE MÉXICO DAR MARCHA ATRÁS EN LA BURLA LEGISLATIVA Y CUMPLIR CON EL RECONOCIMIENTO CONSTITUCIONAL DE LOS DERECHOS Y CULTURA INDÍGENAS.
NOVENO.- HACEMOS UN LLAMADO ESPECIAL A LOS HERMANOS Y HERMANAS DEL CONGRESO NACIONAL INDÍGENA PARA QUE SE ORGANICEN Y MANTENGAN FORMAS DE RESISTENCIA CIVIL EN TODO EL TERRITORIO NACIONAL.
¡DEMOCRACIA! Desde las montañas del Sureste
Mexicano. |
Il discorso della comandante Esther al Congresso
Non è stato dunque il subcomandante Marcos, come qualcuno si sarebbe aspettato, a prendere la parola davanti al Congresso messicano nella storica seduta di mercoledì 28 marzo. Ancora più storica proprio perché a rappresentare l'Ezln c'era una donna indigena. Si è trattato di una scelta di grande rilevanza politica. La presenza di Marcos al posto della comandante Esther avrebbe significato che la difesa del destino indigeno veniva affidata, una volta di più, a un "bianco" davanti a un consesso di bianchi. E' la stessa ragione per cui Marcos non ha risposto all'invito del presidente Fox: questo incontro avrebbe visto due membri dell'élite dominante, sia pure su posizioni opposte, discutere il futuro di dieci milioni di indigeni. Il loro futuro gli indios messicani hanno deciso di riprenderlo nelle proprie mani, senza bisogno di tutori o di avvocati d'ufficio reclutati tra i rivoluzionari acculturati, dallo spagnolo inappuntabile, che pure combattono dalla loro parte. (ni.m.)
Queremos ser indígenas y mexicanos
La palabra que traemos es
verdadera. No venimos a humillar a nadie. No venimos a vencer a nadie. No
venimos a suplantar a nadie. No venimos a legislar. Venimos a que nos
escuchen y a escucharlos. Venimos a dialogar. Sabemos que nuestra
presencia en esta tribuna provocó agrias discusiones y enfrentamientos.
Hubo quienes apostaron a que usaríamos esta oportunidad para insultar o
cobrar cuetas pendientes y que todo era parte de una estrategia
para Pero aún con estas diferencias,
el Congreso no se parte, no se balcaniza, no se fragmenta en muchos
congresitos, sino que, precisamente por esas diferencias y por el respeto
entre ellas, se construye sus normas. Y, sin perder lo que hace distinto a
cada quien, se mantiene la unidad y, con ella, la posibilidad de avanzar
de común acuerdo. Ese es el país que queremos los zapatistas. Un país
donde se reconozca la diferencia y se respete. Donde el ser y pensar
diferente no sea motivo para ir a la cárcel, para ser perseguido o para
morir. Solo en la ciudad, donde viven
los ricos, sí tienen hospitales con buena atención y tienen todos los
servicios. Para nosotras, aunque haya en la ciudad, no nos beneficia para
nada, porque no tenemos dinero, no hay manera como trasladar, si lo hay ya
no llegamos a la ciudad, en el camino regresamos ya
muerto. Señoras y señores legisladoras y
legisladores:
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3er CONGRESO NACIONAL INDÍGENA
DECLARACIÓN
POR EL RECONOCIMIENTO
CONSTITUCIONAL Los Delegados y Delegadas representantes de los pueblos indígenas, reunidos en el 3er Congreso Nacional Indígena, celebrado del 2 al 4 de marzo del año 2001 en la comunidad purépecha de Nurío, municipio de Paracho, Michoacán, proclamamos solemnemente la siguiente Declaración:
CONSIDERANDO que a lo largo de 509 años de historia hemos padecido en nuestras carnes y en nuestros corazones la explotación y la discriminación que vienen de los poderosos, y que desde entonces se ha tratado de negar a nuestros pueblos la capacidad que tenemos de conducir con sabiduría y dignidad nuestro propio destino.
REAFIRMANDO la inteligencia y la resistencia que nuestros pueblos han demostrado dignamente ante los múltiples intentos de exterminio, inmovilización o cooptación gubernamental.
OBSERVANDO que aunque todavía hay sectores de la sociedad que aún mantienen sus actitudes racistas y de exclusión hacia nuestros pueblos, sin embargo, otros sectores, cada vez más numerosos, han hecho conciencia de la justeza de nuestros planteamientos y ofrecen una creciente solidaridad hacia nuestras causas y nuestras luchas.
DENUNCIANDO: que la respuesta de los diferentes gobiernos a nuestras legítimas demandas ha sido mantener la militarización en nuestras regiones y la persecución a nuestras organizaciones, así como la realización de programas, planes y proyectos que llevan a la privatización de los recursos naturales, bienes y servicios y, como consecuencia, a la exclusión de nuestros pueblos en las decisiones que nos afectan.
DECLARAMOS: Que seguimos vivos, y seguimos honrando en nuestros pueblos la digna memoria de quienes nos nacieron al mundo y, con su sabiduría y amor, nos enseñaron a ser los indios que somos: los que de la tierra venimos; los que del maíz vivimos; los que del color de la esperanza nos vestimos; los que hermanas y hermanos verdaderos somos. Somos los indios que somos. Que en su nombre y con su palabra, palabra verdadera, sembrada desde antiguo en el fondo de nuestro moreno corazón, con dignidad y respeto decimos que Pueblos somos. Que cuando Pueblos decimos que somos, es porque llevamos en nuestra sangre, en nuestra carne y en nuestra piel toda la historia, toda la esperanza, toda la sabiduría, la cultura, la lengua y la identidad, toda la raíz, la sabia, la rama, la flor y la semilla que nuestros padres y madres nos encomendaron, y en nuestras mentes y corazones quisieron sembrar para que nunca jamás se olvidara o se perdiera. Que no somos una suma de individuos dispersos por el mundo, sino una viva armonía de colores y de voces, un constante latido de deseos y pensamientos que se nacen, se crecen y se fecundan amorosamente en un sólo corazón y voluntad, tejido de esperanza. A esta existencia y forma de pensar armónica y colectiva la llamamos comunalidad. Que no renunciaremos a ser lo que somos. Que continuaremos defendiendo nuestra autonomía y, al defenderla, defenderemos también la de todos los todos que, como nosotros, quieran vivir con dignidad su diferencia, su color, su canto, su visión propia de la vida y de la libertad. Que por todo esto:
EXIGIMOS: PRIMERO. El reconocimiento constitucional de los Derechos de los Pueblos Indios, conforme a la iniciativa de reforma constitucional elaborada por la Comisión de Concordia y Pacificación (COCOPA), que nosotros asumimos como nuestra propia iniciativa, por ser esta la que recoge, en su espíritu y su letra, los Acuerdos de San Andrés firmados por el Gobierno Federal y el EZLN el 16 de febrero de 1996, en materia de Derechos y Cultura Indígena.
SEGUNDO.- el reconocimiento constitucional de nuestra existencia plena como Pueblos indígenas, para que podamos gozar así de nuestro derecho a establecer libremente nuestra condición política y cuidar, proteger y promover, asimismo, nuestro desarrollo económico, social y cultural.
TERCERO. - el reconocimiento constitucional de nuestro inalienable derecho a la libre determinación expresado en la autonomía en el marco del estado Mexicano, y ejercer así nuestra capacidad para decidir nuestro destino en todos los ámbitos de la vida cotidiana, tales como la economía, la política, la procuración y administración de justicia, los asuntos territoriales, la cultura y educación y todos los aspectos sociales, con una identidad y conciencia propia y con la suficiente capacidad de apertura para relacionarnos con los demás ciudadanos del país y del mundo.
CUARTO. - el reconocimiento constitucional de nuestros Territorios y tierras ancestrales que representan la totalidad de nuestro hábitat en donde reproducimos nuestra existencia material y espiritual como pueblos, para poder conservarlos íntegramente y mantener la tenencia comunal de nuestras tierras, pues sólo así es posible preservar nuestra cohesión social, conservar las formas de trabajo gratuito y colectivo en beneficio de toda la comunidad y asegurar el patrimonio y el futuro de les próximas generaciones. Para nosotros, pueblos indios, pueblos verdaderos, nuestra madre tierra es sagrada, así como son sagrados todos los seres que habitan en ella, los animales, las plantas, los ríos, los montes, las cuevas, los valles, los recursos biológicos y el conocimiento que nuestros pueblos tienen sobre ellos. No son una mercancía que se compra o se vende. Por eso no podemos aceptar la destrucción de nuestros territorios por las imposiciones de proyectos y megaproyectos que en diversas regiones indígenas del país están pretendiendo imponer tanto el gobierno federal como los respectivos gobiernos estatales. No podemos aceptar los planes de desarrollo que impulsan los gobiernos estatales y federal si no se da la participación efectiva de los pueblos indios, ni podemos aceptar las legislaciones que se están efectuando en los estados o en asuntos federales que afectan a los pueblos indígenas sin contar con la aprobación de los pueblos. Exigimos la moratoria a todos los proyectos de prospección (exploración) sobre biodiversidad (recursos biológicos), minería, agua, etc., y a todas las actividades de biopiratería que se realizan en nuestros territorios y en nuestro país, hasta que los pueblos indios hayan discutido en su propio tiempo y condiciones los temas relativos al control de sus recursos.
QUINTO.- el reconocimiento de nuestros sistemas normativos indígenas en la construcción de un régimen jurídicamente pluralista que armonice las diversas concepciones y prácticas de regulación del orden social que conforman la sociedad mexicana.
SEXTO. - La desmilitarización de todas las regiones indígenas del país.
SÉPTIMO.- La liberación de todos los presos indígenas del país que se encuentran privados de su libertad por haber luchado por la defensa de la autonomía y el respeto a nuestros derechos, individuales y colectivos. Para lograr estos grandes objetivos, llamamos a nuestros hermanos y hermanas indígenas del país, a todos los pueblos, comunidades y organizaciones, a todo el movimiento indígena nacional, a unir nuestros corazones y voces en un sólo corazón y una sola voz: por el reconocimiento constitucional de nuestros derechos colectivos. Primero la reforma constitucional y, posteriormente, la reforma de las leyes y las instituciones. Llamamos a las organizaciones que trabajan en las regiones indígenas a que iniciemos ya la reconstitución de nuestros pueblos indígenas revisando aquellas prácticas que, más que unirnos, nos dividen y nos dispersan y elaborando líneas de trabajo conjuntas que sean coherentes con los momentos históricos que estamos viviendo. Los llamamos a la creación de espacios regionales y estatales que nos lleven verdaderamente a fortalecer al Congreso Nacional Indígena como el espacio de encuentro para todos. Llamamos a todos los hermanos y hermanas de la Sociedad Civil a que se manifiesten por el reconocimiento de los derechos de los pueblos indios, acompañando la marcha por la dignidad indígena, encabezada por la delegación zapatista, que viaja hacia la ciudad de México para dialogar con el Congreso de la Unión. A su corazón y pensamiento, hermanos todos, acudimos.
NUNCA MAS UN MÉXICO SIN NOSOTROS POR LA RECONSTITUCIÓN INTEGRAL DE NUESTROS PUEBLOS POR EL RECONOCIMIENTO CONSTITUCIONAL DE NUESTROS DERECHOS COLECTIVOS
Comunidad Indígena de Nurío, Michoacán. 4 de marzo de 2001 |
Comité Clandestino Revolucionario Indígena
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