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Latinoamerica-online Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi |
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di Mariella Moresco Fornasier
I pinguini dell'Antartide (27 marzo 2002) Deforestazione e corruzione, mali endemici del Chiapas (22 marzo 2002) Commercio di animali selvatici: affare di mafia (11 marzo 2002) Progetto Eucalipto in Brasile (10 marzo 2002) Brasile: Pappagalli e mogano a rischio (2 febbraio 2002) Balene o sicurezza nazionale? (4 gennaio 2002)
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I pinguini dell'Antartide
Di recente l'attenzione degli ambientalisti si è rivolta ad una colonia di pinguini in grave pericolo di estinzione a causa dell'impossibilità di nutrirsi per i cambiamenti avvenuti nel proprio habitat naturale. Gli uccelli si trovavano infatti intrappolati su un blocco di ghiaccio staccatosi dalla massa originaria. Quando si parla di pinguini non tutti sanno che ne esistono ben 16 specie e che non tutte vivono alle stesse latitudini. All'Antartide oltre ai pinguini Adelie, i più numerosi e diffusi in tutto il mondo con una popolazione stimata in 2 milioni di coppie, delle quali oltre 30.000 all'Antartide, si possono ammirare i più grandi esemplari esistenti, gli Emperor penguin (Aptenodytes Forsteri), di cui pare esistano solo 150.00 coppie.
Durante la cova i maschi si prendono cura delle uova, arrivando a perdere circa la metà del loro peso a causa della forzata e prolungata permanenza presso il nido. I pulcini nascono a luglio e da quel momento entrambi i genitori si prendono cura dell'unico pulcino generato, recandosi a turno ogni 2 settimane a procurarsi il cibo in mare. Nonostante il grande senso paterno di questi pinguini, come partners essi si dimostrano come i più "inaffidabili" tra i loro simili. Infatti ben il 78% delle coppie si separa dopo solo un anno. [Mariella Moresco Fornasier] 27
marzo 2002
Le foto sono state scattate da Guillaume DARGAUD |
Deforestazione e corruzione, mali endemici del Chiapas
La deforestazione è considerata uno dei principali problemi per la conservazione della stato di salute del pianeta ed uno dei temi dibattuti nel corso della riunione dei ministri dell'Ambiente riunitisi recentemente a Nuova York.
La Selva costituiva
fino a pochi anni fa un esempio di foresta tropicale pressoché intatta,
nella quale vivevano centinaia di rare specie animali e vegetali. Il vero problema,
secondo le accuse delle organizzazioni di difesa dell'ambiente, sono le Un compito davvero titanico, se si considera che al momento vi sono solo 100 ispettori per controllare 150.000 chilometri quadrati di zona protetta. [Stella de Fanzago] 22 marzo 2002 |
Commercio di animali selvatici: affare di mafiaL'America Latina, grazie alla sua ricchezza di specie animali, è diventata un ambìto obiettivo per gli "affari" dei trafficanti internazionali di animali selvatici. A livello mondiale questo tipo di contrabbando occupa il terzo posto tra i commerci illegali , subito dopo il traffico di droga e di armi. ![]() Una stima dello scorso anno quantificava in 10.000 milioni di dollari il guadagno delle organizzazioni criminali, secondo dati diffusi nel corso della prima Conferencia Sudamericana de Comercio Ilegal de Vida Salvaje, tenutasi lo scorso anno a Brasilia. Il
governo brasiliano ha denunciato che nel suo paese tutte le specie animali
sono
vittime di questo commercio, dai primati agli uccelli ed ai serpenti, dai rettili
agli insetti. Gli uccelli vengono
spesso accecati per non farli cantare mentre alle scimmie, ubriacate di rum, vengono strappati i denti per renderle inoffensive. E' il caso della Bolivia, che nonostante abbia accettato nel 1975
le condizioni della Convención sobre el Comercio Internacional de Especies Amenazadas de Flora y Fauna
Silvestre ed abbia proibito dal 1992 il possesso ed il commercio di animali
selvatici, vanifica l'efficacia delle norme non perseguendo i colpevoli.
[Mariella Moresco Fornasier] 11 marzo 2002 |
Progetto Eucalipto in Brasile
A fine febbraio il presidente Fernando Henrique Cardoso ha inaugurato il progetto di ricerca Rede Brasileira de Pesquisa do Pesquisa do Genoma Eucalyptus. Secondo quanto affermato dalle autorità brasiliane, si tratta della più vasta e complessa organizzazione sperimentale del mondo. Il progetto è costituito da una rete di 12 imprese, 7 università e dalla Empresa Brasileira de Pesquisa Agropecuária (Embrapa), che lavoreranno congiuntamente con l'obiettivo di giungere alla selezione di piante di eucalipto più produttive ed a lavorazioni industriali meno inquinanti. Il progetto di ricerca è finalizzato alla scoperta ed identificazione dei geni delle varie specie dell' albero per aumentarne la resistenza alle malattie e migliorare la qualità della produzione forestale brasiliana. Attualmente la produzione delle industrie che utilizzano l'eucalipto nella fabbricazione di carta, cellulosa e derivati dal legno, rappresenta il 4% del Prodotto Interno Lordo brasiliano, l'8% delle esportazioni e coinvolge circa 150.000 imprese. Il presidente Cardoso ha affermato che l'avvio di questo progetto rappresenta una affermazione della ricerca scientifica brasiliana, che pone il paese tra i primi posti nella lista dei paesi impegnati nella ricerca genetica. A conferma delle sue affermazioni, il presidente ha aggiunto che alcuni produttori di vino della California hanno chiesto l'intervento degli scienziati brasiliani contro le malattie che colpiscono i loro vigneti. [Mariella Moresco Fornasier] 10 marzo 2002
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Brasile: Pappagalli e mogano a rischio L’
Ibama (Instituto Brasileiro do Meio Ambiente e Recursos Naturais Renováveis)
sta rivolgendo i suoi sforzi ad impedire il traffico illegale ed il
conseguente rischio di estinzione di due preziose specie: il mogano ed i
pappagalli arara-azul-de-lear (Annodorhynchus leari). L’Istituto ha infatti lanciato una grande campagna per la salvaguardia delle riserve di mogano, definita dal suo presidente, Hamilton Casara, "verdadeira operação de guerra". L’operazione prevede controlli i porti di imbarco e sulle principali vie d comunicazione utilizzate dai trafficanti. Dallo scorso mese di giugno, quando l’Ibama ha iniziato un censimento del materiale trafugato, si calcola che siano 25.000 i metri cubi del prezioso legname commercializzato illegalmente. Altri 15.000 sarebbe ancora nascosti in depositi clandestini. Il Brasile ha chiesto agli Stati Uniti, con i quali ha costituito l’ Agenda Comum Brasil/EUA para o Meio Ambiente, di rafforzare i controlli per impedire l’importazione illegale del legname, che proviene dalle riserve indigene, molto richiesto sul mercato statunitense. Proprio la qualità del legno, particolarmente adatto alla fabbricazione di mobili di pregio, è causa di una sua possibile estinzione, dati i prezzi elevati ai quali viene venduto. Il governo statunitense non solo ha acconsentito alle richieste brasiliane, ma si è ufficialmente impegnato ad impedire lo sbarco nei suoi porti del legname prelevato illegalmente, con particolare attenzione ai carichi provenienti dall'Amazzonia. Secondo informazioni rilasciate dal coordinatore di Greenpeace per l’Amazzonia, per riuscire ad esportare il mogano si ricorre ad un vero e proprio “riciclaggio del legname”, che consiste nel prelevare il prodotto dalle terre indigene e di accompagnarlo con documenti falsi, che ne attestano una diversa origine. Pagato a basso costo all’origine, un metro cubo del prezioso legname arriva a valere 1.200 dollari ai porti di imbarco, salendo a 1.600 dollari negli Stati Uniti e 1.800 dollari in Inghilterra. Una
buona notizia arriva dal Banco Interamericano de Desenvolvimento (Bid),
che ha garantito al presidente di Ibama un finanziamento di 60 milioni di
dollari (il doppio di quanto richiesto) per la costituzione della
Rede de Escritórios Especializados de Fronteiras (Reef).
Si tratta di un progetto preannunciato da Casara a metà gennaio e volto a
combattere la piaga dell'estrazione illegale del mogano. Per
quanto riguarda la protezione degli arara, l’Ibama ha costituito una
riserva nello Sul mercato internazionale un esemplare di arara azzurro può costare diverse migliaia di dollari. Altri fattori concorrono al rischio di estinzione dei preziosi pappagalli: la distruzione ed il degrado delle aree naturali di riproduzione degli uccelli e la scomparsa degli alberi che forniscono il loro principale nutrimento. L’Ibama
ha comunicato che il governo brasiliano ha iniziato i tramiti per il
rimpatrio di tre decine di arara,
vendute illegalmente sopratutto in Inghilterra ed Arabia Saudita. Lo
scorso anno fu ricuperato un esemplare venduto a Singapore [Mariella Moresco Fornasier] 2 febbraio 2002 |
Balene o sicurezza nazionale?
Contrariamente
a quanto sostenuto in un primo momento, la Marina degli Stati Uniti ha All'epoca navi militari stavano effettuando nella zona dei test antisommergibili con il sonar.
Sedici balene, perso l'orientamento, si diressero verso la spiaggia, dove alcune di loro morirono mentre una decina fu sospinta in mare. Esami compiuti congiuntamente dalla Marina e dal U.S. National Marine Fisheries Service sui corpi di 5 dei mammiferi morti hanno evidenziato tracce di emorragia nella zona auricolare che, pur senza risultare direttamente letale, ha compromesso il senso di orientamento degli animali, provocando la loro morte sulle spiagge. La particolarità del Providence Channel, un punto molto stretto tra le isole Abaco, Grand Bahamas e North Eleuthera ha enfatizzato i danni provocati dai sonar, operanti con una frequenza media tra i 3.000 ed i 7.000 impulsi al secondo e che generano sott'acqua un rumore di circa 230 decibel (è stato calcolato che se Pavarotti cantasse sott'acqua, la sua voce raggiungerebbe i 173 decibel).
Già nel 1996 era stato sollevato il dubbio sulla responsabilità degli esperimenti della Marina Nato nella morte di 12 balene nel mar Ionio, avvenuta in concomitanza di analoghe esercitazioni antisommergibili. Allora non era stato possibile provare un collegamento diretto tra i due eventi, dato lo stato di decomposizione in cui erano stati trovati i corpi degli animali. Alle Bahamas alcune balene si erano arenate sull'isola di Abaco, di fronte alla casa di Ken Balcomb, direttore scientifico del Center of Whale Research, che ha provveduto a far conservare adeguatamente i corpi degli animali per i successivi esami.
Il portavoce della Marina, Patrick McNally ha attribuito il disastro solo alle caratteristiche della topografia subacquea delle Bahamas, dicendosi sicuro che se i test fossero stati effettuati in altro ambiente, non vi sarebbero stati inconvenienti per la fauna ed ha affermato che la Marina cercherà di diminuire il rischio di ulteriori danni letali per i mammiferi, nella misura in cui ciò non danneggi la "sicurezza nazionale". I militari sono sicuri di ricevere il permesso dal governo federale di continuare i test a più basse frequenze, tra i 100 e 500 impulsi al secondo, già a partire dal prossimo anno. I gruppi ambientalisti hanno promesso battaglia.
[Mariella Moresco Fornasier] 4 gennaio 2002 |
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