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Latinoamerica-online Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi |
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Società
di Mariella Moresco Fornasier
Letture lascive (giugno 2001) Plan Colombia: guerra alla droga o ai civili? (marzo 2001) La carta de los intelectuales colombianos (19 marzo 2001) Aids e abusi sui minori: allarme per il Carnevale brasiliano (17 febbraio 2001)
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Saccheggiati i reperti archeologici
Il saccheggio del patrimonio archeologico, in particolare dei reperti precolombiani, è purtroppo un fenomeno comune in tanti paesi latinoamericani. Le notizie che qui riportiamo riguardano nazioni diverse, accomunate però dal medesimo problema.
In Brasile siti archeologici a rischio Almeno centottanta siti archeologici precolombiani della regione compresa tra Brasile, Bolivia e Paraguay rischiano di scomparire a causa della costruzione dell'idrovia Paraguai-Paraná. L'Istituto del patrimonio storico e artistico nazionale sta effettuando un monitoraggio al fine di verificare lo stato di conservazione dei siti e ricuperare il maggior numero possibile di reperti. L'ultima scoperta fatta nella regione riguarda un cimitero con resti di indios xaraiés, un gruppo ormai estinto, conservati in urne di terracotta e risalenti a circa ottocento anni fa.
Recuperati reperti salvadoregni Il Salvador, con soli ventimila chilometri quadrati, ha cinquemila siti archeologici, testimonianza dei popoli maya, lenca, pokomane e chortí che abitarono la regione. Secondo l'opinione degli esperti, le ricerche effettuate coprono solo una ridotta minoranza dei siti e solo in venti di essi si sono svolti scavi sistematici. La mancata classificazione del patrimonio archeologico sta danneggiando gravemente il paese, dato che molti pezzi vengono trafugati e venduti clandestinamente all'estero. Nel 1995 il Salvador e gli Stati Uniti hanno firmato una convenzione per la protezione del patrimonio culturale salvadoregno, sottoposto a un costante saccheggio. Nel mese di giugno, per la prima volta, è stato possibile recuperare quarantadue oggetti (vasi, piatti, sculture, incensieri), ritrovati in California e ora conservati al museo nazionale David J. Guzmán. Parte del loro valore storico è però andato perduto, a causa dell'impossibilità di conoscere il luogo dal quale sono stati trafugati.
Buone notizie per il Guatemala Una maschera di giada e alcuni gioielli, appartenenti alla cultura maya e venduti all'estero illegalmente, sono stati rintracciati in Spagna. Gli esperti li hanno riconosciuti tra i pezzi esposti in una mostra allestita al museo della Fondazione Barbier Mueller, a Barcellona. Informata del fatto Blanca Niño, funzionaria del Ministero della Cultura, ha avviato l'iter burocratico per la restituzione dei pezzi, le cui immagini erano già state inserite, insieme a quelle di altri reperti scomparsi dal paese, in un sito Internet per facilitare il loro ritrovamento. La signora Niño ha specificato che la maschera di giada reca incise, nella parte posteriore, iscrizioni caratteristiche del sito archeologico di Río Azul, nel Petén.
[Mariella Moresco Fornasier] giugno 2001 |
Letture lascive
Un gruppo di genitori messicani, tra i quali il ministro del Lavoro Carlos Abascal, scandalizzati dalle letture eccessivamente "spinte" proposte alle studentesse quindicenni, hanno fatto sospendere l'insegnante di letteratura. Il fatto è accaduto al collegio religioso femminile Félix de Jesús Rougier, dove l'insegnante aveva avuto l'ardire di presentare Doce cuentos peregrinos di Gabriel García Márquez e Aura di Carlos Fuentes.
Il più indignato è apparso proprio Carlos Abascal, che ha denunciato il fatto allegando copia del passo maggiormente incriminato, evidenziato in giallo e che a suo dire costituirebbe per le fanciulle un "pericoloso incitamento alla lascivia". Il brano è tratto dall'opera di Fuentes e descrive l'incontro di due innamorati: "Felipe cae sobre el cuerpo desnudo de Aura, sobre sus brazos abiertos, extendidos de un extremo al otro de la cama, igual que el Cristo Negro que cuelga del muro...". Tuonando contro tanta vergogna e dando prova di profonda cultura e vaste letture, Abascal ha lamentato che alle studentesse non vengano proposti (incredibilmente posti allo stesso livello) Cicerone, Giulio Verne, Goethe e Fanz Kafra (!).
Dopo una risata fatta con l'amico Márquez, la reazione di Carlos Fuentes è stata la generosa offerta di un suggerimento: "Il ministro Abascal dovrebbe leggere Cicerone per imparare la retorica. E' lui quello che ha bisogno di istruirsi".
[m.m.f.] giugno 2001 |
Plan Colombia: guerra alla droga o ai civili? In Colombia, paese segnato dalla
violenza di un conflitto armato lungo quarant’anni, anche il tentativo del
presidente Pastrana di avviare un processo di pace è destinato a causare
una ulteriore violenza, di cui la principale vittima è la popolazione
civile. Per facilitare l’avvio dei colloqui di pace con le Farc (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia), la formazione guerrigliera più antica dell’America Latina, colloqui iniziati nel gennaio del 1999 e finora senza riscontri concreti, il presidente Pastrana ha ceduto nel 1998 ai ribelli il controllo territoriale di una zona grande il doppio di El Salvador.
Il disegno presidenziale di ripetere l’operazione, cedendo altri 4.000 kmq. all’Eln (Ejército de Liberación Nacional), gruppo filocubano cui aderiscono 5.000 combattenti, ha suscitato una forte opposizione da parte di migliaia di campesinos e dei paramilitari, capeggiati da Carlos Castaño, una ex guida dell’esercito colombiano. L’Auc (Autodefensas Unidas de Colombia), gruppo finanziato da industriali, commercianti e narcotrafficanti e che gode dell’appoggio di settori delle Forze Armate, ha inviato un minaccioso messaggio al presidente Pastrana, avvisandolo che “Las Autodenfensas Unidas de Colombia estamos en alerta total y nuestras tropas dispuestas a morir o vencer, enfrentando la subversión o a quien sea, con tal de impedir una nueva zona de despeje en nuestro país. ... Su problema en Colombia, señor presidente, ya no es la falta de credibilidad sino de autoridad. Es por ello que millones de colombianos sienten que ya no tiene la autoridad para ceder otro territorio a la subversión, y menos cuando le restan pocos meses como gobernante”. Il termine del mandato presidenziale è fissato per il 7 agosto 2002 e sarà difficile per Pastrana giungervi con la sigla dell’accordo di pace con le forze guerrigliere e con un paese meno travagliato da drammatici problemi, tra i quali due milioni di sfollati interni e oltre frontiera. Una situazione in costante aumento e che ha fatto dichiarare lo stato d’allerta alle frontiere dei paesi confinanti, in particolare Brasile, Ecuador e Panama, dove è stato introdotto il coprifuoco sul litorale. Trincee sono state scavate sulle colline vicino al confine tra i due paesi mentre la zona portuaria di Puerto Obaldo, nella provincia indigena di Kuna Yala, viene costantemente sorvegliata da truppe con armi pesanti.
Dal 1994 si sono avute oltre trenta
incursioni armate dei paramilitari e della guerriglia colombiani in
territorio Kuna. Anche i civili sconfinano per sfuggire ai combattimenti
e, più di recente, spinti dalla necessità di trovare mezzi di sussistenza,
dopo la distruzione delle coltivazioni di coca. Mentre l’esodo degli sfollati verso Panama è costituito da piccoli gruppi, il cui numero è difficile quantificare, l’afflusso verso il Venezuela è più consistente e ha toccato l’apice nel 1999, quando gli abitanti di interi villaggi del nord della Colombia sono fuggiti di fronte alle incursioni dei paramilitari.
Elevato anche il numero dei rifugiati in
Ecuador, dove dallo scorso settembre tra le 10 e le 12.000 persone si sono
aggiunte ai profughi già stanziati in territorio ecuadoriano. L’applicazione del Plan Colombia è destinata ad aggravare la situazione dei civili delle zone rurali, come evidenziato agli inizi di febbraio dal Parlamento Europeo, che a larghissima maggioranza (474 voti contro 1 solo contrario e 33 astenuti) ha rifiutato di appoggiarlo in quanto “La intervención de la UE debe seguir una estrategia propia y no militarista”. Nella stessa sede è stato rilevato come il conflitto colombiano non è solo di tipo armato, ma ha una dimensione politica e sociale, causata dall’esclusione economica, politica, culturale e sociale.
Inoltre è stato
evidenziato come la distruzione forzata delle coltivazioni di coca
provochi drammi quali l’esodo delle popolazioni contadine e sposti il
problema senza risolverlo, spingendo civili e armati oltre le frontiere e
facendo dilagare il conflitto nei paesi confinanti. Il Plan Colombia e i suoi effetti sulla popolazione civile sono stati criticati anche da molti settori della società colombiana, da esponenti della cultura internazionale e dal segretario dell’Onu. Il World Council Churches (Wcc), l’organismo rappresentativo delle chiese protestanti, riunitosi in Germania a fine gennaio, ha denunciato il continuo aumento di morti, desaparecidos, mutilati e sfollati, sottolineando come la maggioranza delle vittime appartenga alle comunità afrocolombiane e indigene.
[Mariella
Moresco Fornasier] marzo 2001 |
La carta de los intelectuales colombianosal presidente del gobierno español, Aznar
Un gruppo di intellettuali colombiani ha scritto il 19 marzo al premier spagnolo Aznar, protestando contro la decisione di introdurre l'obbligo di visto per l'ingresso dei colombiani nel paese. La misura riguarda anche altri paesi dell'Unione Europea, ma i firmatari sono particolarmente interessati ai rapporti con la Spagna, alla quale chiedono di mostrarsi come "Madre Patria" e non come una "madrastra despiadada".
Señor presidente:
La solidaridad cultural de las naciones hispanas y americanas no puede ser simplemente un asunto retórico. Nosotros queremos poder entrar a España no digamos como Pedro por su casa, pero sí como los hijos viajeros que de vez en cuando vuelven a deshacer sus pasos por los caminos de unos antepasados reales o inventados. Los hispanoamericanos no podemos ser tratados por España como unos forasteros más. Aquí hay brazos y cerebros que ustedes necesitan. Somos hijos, o si no hijos, al menos nietos o biznietos de España. Y cuando no nos une un nexo de sangre, nos une una deuda de servicio: somos los hijos o los nietos de los esclavos y los siervos injustamente sometidos por España. No se nos puede sumar a la hora de resaltar la importancia de nuestra lengua y de nuestra cultura, para luego restarnos cuando en Europa les conviene. Explíquenles a sus socios europeos que ustedes tienen con nosotros una obligación y un compromiso históricos a los que no pueden dar la espalda. La rueda de la riqueza de las naciones se parece a la rueda de la fortuna; no es conveniente que en los días de opulencia se les cierre en las narices la puerta a los parientes pobres. Quizá un día nosotros (en ese riquísimo territorio donde ustedes y nosotros hemos trabajado, sufrido y gozado) tengamos también que abrirles a los hijos de España las puertas, como tantas otras veces ha ocurrido en el pasado.
Mucho se habla en España y en todo
el primer mundo de las bondades de la globalización. Pero si ésta no
quiere ser una mera estratagema para ampliar los mercados, la
globalización no podrá ser un proceso unidireccional e injusto por el cual
los bancos y las grandes compañías tecnológicas o de alimentos atraviesan
las fronteras como el viento, mientras a las personas se les ponen más
trabas, cuarentenas y cuotas que a los apestados medievales. Señor
presidente: en sus manos está una decisión de unión o desunión con los
pueblos hispanoamericanos. La Madre Patria podrá portarse como tal, y no
darnos la espalda en uno de los momentos más duros de nuestra historia, o
podrá también portarse como una madrastra despiadada. Con la dignidad que
aprendimos de España, no volveremos a ella mientras se nos someta a la
humillación de presentar un permiso para poder visitar lo que nunca hemos
considerado ajeno.
Gabriel García Márquez, Fernando Botero, Álvaro Mutis, Fernando Vallejo, William Ospina, Darío Jaramillo Agudelo y Héctor Abad Faciolince.
19 marzo 2001 |
Aids e abusi sui minori: allarme per il Carnevale brasiliano
Il Carnevale, arrivato in anticipo a
Recife che ha voluto commemorare la nascita, avvenuta 94 anni fa, del
frevo, la danza più popolare della regione del Nordest, è motivo di
preoccupazione per le autorità brasiliane, che si stanno preparando a far
fronte al grande afflusso di turisti, il 40% di tutte le presenze annue.
Le vendite di pacchetti
turistici quest’anno sono
aumentate del 30% e si prevede l’arrivo di almeno 350.000 stranieri, il
15% dei quali con destinazione Rio de Janeiro, che non si limiteranno a
godere della musica e degli spettacoli preparati dalle numerose scuole di
samba che accompagneranno la sfilata dei carri.
“Não deixe a Aids entrar na dança” è lo slogan della campagna del Ministero della Sanità per cercare di arginare l’espandersi del contagio, di cui si teme un forte incremento nei quattro giorni di scatenata festa collettiva che inizieranno il 24 febbraio. Nel paese si calcola vi siano tra le 537.000 e le 580.000 persone sieropositive e altre 190.000 con Aids conclamato. Il rapporto è di due uomini contagiati per ogni donna, con un continuo aumento del numero di casalinghe. Ogni anno si registrano 21.000 nuovi casi, la più alta percentuale dei quali negli Stati di San Paolo, Rio de Janeiro e Santa Catarina. Ventidue milioni di preservativi verranno
distribuiti durante il periodo del Carnevale nel tentativo di arginare il
contagio, ma la campagna per la camisinha de Vênus, pubblicizzata
sui media da un angelo e da un diavolo che la propongono, ha suscitato
molte polemiche per la chiara allusione al suo uso durante i rapporti
omosessuali.
Un’altra grave emergenza, quasi incontrollabile per il massiccio afflusso di turisti, riguarda gli abusi sessuali sui minori. Cartelli scritti in quattro lingue verranno esposti negli aeroporti e negli alberghi per ricordare che i rapporti con minori costituiscono un reato grave, punito con la detenzione da due a dieci anni. Nello scorso mese di
luglio è stata istituita una linea telefonica per raccogliere segnalazioni
e denunce (già 575 nel solo Stato di Rio de Janeiro) e sono state lanciate
raccomandazioni alla popolazione affinché collabori nella vigilanza.
Nelle grandi città è in corso la repressione di un’altra forma di sfruttamento minorile: l’avvio forzato all’accattonaggio. Nella sua organizzazione sono implicati diversi cittadini dell’Est europeo, undici dei quali sono stati arrestati nei giorni scorsi in un albergo di Rio.
[Mariella Moresco Fornasier] 17 febbraio 2001 |
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