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Cultura, Società e Il Mondo dei Caraibi  

Società

 

di Mariella Moresco Fornasier

 

 

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Maratona all'Antartide   (22 gennaio 2002)

Cuba: Si consultano gli oracoli per il nuovo anno    (gennaio 2002)

Si arricchisce il Patrimonio dell'Umanità  (22 gennaio 2002)

Festeggiata Belém, danneggiata  Goiás   (22 gennaio 2002)

Come cambia una città:  Buenos Aires in tempo di crisi  (22 gennaio 2002)

El Gandhi argentino  (14 gennaio 2002)

 

 

 

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Maratona all'Antartide

 

E' stata di un irlandese di 35 anni la vittoria della prima Maratona disputata nell'Antartide cilena. Il campione della nuova specialità è riuscito nell'impresa percorrendo i 42 chilometri del percorso in in 8 ore e 52 minuti. 

Al via  cinque concorrenti, tra i quali una tedesca, ma all'arrivo sono arrivati solo in  tre. Gli altri due hanno rinunciato subito all'impresa, accontentandosi di correre solo per gli ultimi 10 chilometri. 

 

La singolare gara è stata organizzata da una agenzia di turismo dì avventura ed ogni concorrente ha versato 25.000 dollari per poter partecipare alla maratona, seguita da aerei e mezzi per il trasporto sulla neve. Le prove erano state disputate  a temperature tra i 25 ed i 39 gradi sotto lo zero. 
Inizialmente prevista fra una decina di giorni, la gara è stata anticipata per le condizioni climatiche, che minacciano di peggiorare.

 

[m.m.f]

22 gennaio 2002

Si arricchisce il Patrimonio dell'Umanità

 

Cuba, con il parco nazionale Alejandro de Humboldt, il Brasile e l' Ecuador sono i tre paesi latinoamericani che hanno visto riconoscere dall'Unesco alcune loro riserve naturalistiche e zone monumentali quali Patrimonio dell'Umanità, il cui elenco, a livello mondiale,  ora comprende 554 zone culturali, 144 naturali e 23 di tipo misto.

Particolare soddisfazione è stata espressa dall'Ecuador per il riconoscimento della riserva marina delle  Isole Galapagos, dove vivono specie animali e vegetali uniche al mondo, in un  ecosistema molto  complesso e delicato. 

Fu contemplando la natura delle Galapagos che Charles Darwin elaborò la sua teoria dell'evoluzione della specie.

Le Islas encantadas, come sono anche conosciute, sono ubicate ad un migliaio di chilometri dalla costa dell'Ecuador e sono considerate Patrimonio dell'Umanità dal 1978.  La recente decisione dell'Unesco estende la designazione al parco marino che circonda le isole. Il governo dell'Ecuador spera che grazie a questo riconoscimento, possano arrivare ulteriori finanziamenti dall'Italia, dal Giappone e dal  Banco Interamericano de Desarrollo per completare l'opera di bonifica delle acque, inquinate due anni or sono da 540.000 litri di carburante fuoriusciti da una nave cisterna, che misero in pericolo la sopravvivenza di alcune specie animali, allarmando la comunità internazionale.

Anche il Brasile ha visto riconoscere  l'importanza di due ambienti marini, l'arcipelago Fernando de Noronha e l'Atol das Rocas, conosciuti come  Ilhas Atlânticas Brasileiras, al largo del litorale dello Stato di Pernambuco, che ospitano specie animali endemiche  di particolare importanza naturalistica, oltre ai parchi nazionali  di Chapada dos Veadeiros e di Emas.

In passato erano state inserite nell'elenco dell'Unesco  altre cinque meraviglie dell' ambiente naturale brasiliano: la Costa do Descobrimento, nello Stato di Bahia, la Floresta Atlântica nel sudest, il Pantanal Mato-grossense, la Reserva de Jaú, nella regione amazzonica e le cascate di Foz do Iguaçu.

Per i siti monumentali, l'Unesco ha scelto  il centro storico della città di Goiás in Brasile, cantata dalla poetessa Cora Coralina (v. Voci: Cora Coralina) e recentemente inondata dalle acque del Rio Vermelho (v: Società:  Festeggiata Belém, danneggiato Goiás).

[Mariella Moresco Fornasier] 

                                                                      22 gennaio 2002

Nella foto: le isole Fernando de Noronha

Festeggiata Belém, danneggiata Goiás

 

Numerose manifestazioni celebreranno fino alla fine del mese i 386 anni di vita della città di Belém, capitale dello Stato del Pará. Sono previsti eventi artistici, spettacoli e restauri di 14 strade, scelte dalla popolazione in assemblee pubbliche,  e di luoghi pubblici quali il Centro de Complexo do Ver-o-Peso, la Feira do AçaíMarquês de PombalPraça do Relógio
Per l'occasione saranno inaugurati il Centro Atenção à Saúde da Mulher, e la Casa Mulher, oltre ad eventi quali il Festival da Juventude ed il Fórum Social Pan-Amazônico

Ben diverso il destino di un altro centro storico, recentemente incluso dall'Unesco tra i monumenti Patrimonio dell'Umanità: la città di Goiás Velho.

"Abbandono. Silenzio. Disordine, Assenza, sopra tutto"

I versi della poetessa brasiliana Cora Coralina suonano drammaticamente profetici per la sua città. Le alluvioni, che dalla fine di dicembre  hanno colpito il centro del Brasile, con un saldo di 70 morti, hanno seriamente danneggiato anche il patrimonio architettonico e culturale della città di Goiás Velho, antica capitale dello Stato di Goiás, fondata nel 1727.

Le acque del  Rio Vermelho, ingrossate dalle piogge,  hanno provocato i più gravi danni dal 1839, colpendo il centro storico, di straordinario valore storico e architettonico e sommergendo nel fango foto, libri e  manoscritti della poetessa Cora Coralina.(v. Voci: Cora Coralina)

[m.m.f]                                                                                                        

22 gennaio 2002

Come  cambia una città: Buenos Aires in tempo di crisi

 

La capitale argentina, nota per la sua vivace vita culturale, sta cambiando ritmi ed abitudini sotto i colpi della tremenda crisi  che ha colpito il paese, dopo quattro anni  di incertezza economica. 

Famosi caffè letterari sono stati costretti a chiudere o a sopravvivere stentatamente, facendo ogni sera il magro bilancio della giornata. La gente non ha più le possibilità economiche di un tempo e le spese per i divertimenti e la cultura sono le prime a venire tagliate. 

Il Bar Español aveva la gentile consuetudine di offrire la consumazione agli antichi clienti caduti in ristrettezza. Ora il padrone, un ex immigrato spagnolo, ha preferito cedere il locale e l'albergo annesso ai dipendenti che hanno lavorato con lui per oltre vent'anni.

"Hemos pasado por muchas cosas. En el sentido político, la dictadura, la represión, el miedo. Pero nunca hemos pasado por una situación de estar sin dinero y con esta incertidumbre", commenta sconsolatamente una dipendente del famoso caffè letterario Clásica y Moderna, che riesce a mantenere la sua programmazione di presentazioni musicali e di letture letterarie.

Con il 45% della popolazione argentina che vive in stato di povertà ed il 18,3 % di disoccupati, secondo recenti statistiche, non c'è da stupirsi che le sale dei locali si presentino sconsolatamente vuote, come quelle di  El Globo, un ristorante storico, attivo da oltre 100 anni, che ha visto calare la propria clientela del 60% in pochissime settimane.

Anche l'aumento degli episodi di criminalità ha contribuito a rendere deserto il cuore di una città famosa per la sua vita mondana e culturale oltre che per la sicurezza di cui poteva godere, incomparabile con la situazione di altre città latinoamericane.

In tanta desolazione, una piccola buona notizia. 

Nei locali sotto la famosa libreria Liberarte de Corrientes, fondata alcuni decenni fa dal partito comunista e caratterizzata da un' offerta di testi altamente specializzati (ed ora costretta a proporre prevalentemente edizioni economiche), funziona una sala di teatro alternativo. Contrariamente ai locali tradizionali, che hanno perso sia i finanziamenti che  il loro pubblico, i teatri indipendenti, gestiti con pochissimi risorse, hanno addirittura aumentato le presenze. 

Il teatro Liberarte riesce addirittura ad offrire uno spettacolo gratuito al sabato: La pluma que araña el corazón de la vida". Secondo la presentazione, lo spettacolo  è: "una sórdida visión, irónica y desesperada sobre las instituciones y el accionar político".

 

Un forma molto particolare di protesta l'ha messa in atto un famoso ristorante, molto popolare tra i politici di un'altra città argentina, Mendoza.

Fernando Barbera, proprietario di  "La Marchigiana", di chiara ispirazione alla cucina italiana, ha deciso con tutto il personale del suo locale di non servire più politici e funzionari pubblici fino a quando non torneranno a erogare i sussidi alle mense popolari: "Como se está recaudando poco, han priorizado otros gastos, han pagado asesores que hoy no podemos tener, pero no han pagado los comedores donde  comen niños".

   

                                                 

[Mariella Moresco Fornasier]                                                                                          22 gennaio 2002

"El Gandhi argentino"

por Claudio Bertonatti 

 

 

 

E' stato commemorato in gennaio il dottor Esteban Laureano Maradona, medico e naturalista che dedicò la sua vita alla cura delle popolazioni indigene e fu due volte candidato al Premio Nobel per la Pace. Pubblichiamo il ricordo che di lui ha tracciato Claudio Bertonatti, della Fundación Vida Silvestre de Argentina. 

 

Esteban Laureano Maradona nació el 4 de julio de 1895, en Esperanza (Provincia de Santa Fe). Cursó sus estudios superiores en la Universidad de Buenos Aires, donde se graduó de médico con diploma de honor, tras haber sido alumno de grandes maestros de la medicina argentina, como Bernardo Houssay, Pedro de Elizalde, Eliseo Segura, Braun Menéndez, José Arce y Gregorio Aráoz Alfaro, entre otros.

Por 1930, dejó Buenos Aires para radicarse en Resistencia (Provincia del Chaco). En 1932, la guerra del Petróleo en el Chaco Boreal lo lleva a Asunción del Paraguay, para alistarse como camillero voluntario en el Hospital Naval de esa ciudad. Al terminar el conflicto ya era Teniente Primero Médico y Director del Hospital Naval de Paraguay. Durante su gestión donó todos sus salarios a los soldados paraguayos. Fue en medio de la guerra, donde se enamoró de una jovencita de 20 años: Aurora Evalí, sobrina del presidente paraguayo. Pero la fiebre tifoidea se la arrancó de las manos en los últimos minutos del 31 de diciembre de 1934. No volvió a enamorarse. Tal vez por éso, y una vez terminada la guerra, se va del Paraguay.

En viaje de Formosa a Tucumán, tuvo que detenerse en Estanislao del Campo (en esa época, se llamaba Guaycurri, que no era más que una villa sin luz, agua corriente ni teléfonos), para atender a una mujer por parir y con riesgo de muerte (doña Mercedes Almirón de Rodríguez). Perdió su tren y allí se quedó, casi para siempre, conviviendo con los indios tobas, wichí y pilagás. Diría, más tarde: "... me lastimó ver a nuestros indios que estaban rastrosos, semisalvajes, bravos, desnutridos, enfermos, agresivos... hasta me han querido matar alguna vez..."

Su labor se centró, fundamentalmente, en atender la salud de los aborígenes, estudiar sus costumbres, como así también la naturaleza de los ecosistemas chaqueños. El mismo lo cuenta: "...en 1935 arribé a Estanislao del Campo... fui el primer médico y actué desechando cargos oficiales...El pueblo era una ranchada..." Maradona permaneció 55 años en ese pueblo, ubicados a unos 250 Km al oeste de la ciudad de Formosa. Vivió solo, en una precaria choza de barro de dos ambientes, sin luz eléctrica, ni agua de red. Nunca cobró por sus consultas. Recibía –como recompensa- frutas, panes de mandioca, gallinas o pescado. Distribuía gratuitamente las medicinas que recibía, y cedió sus ahorros para construir la Colonia de Leprosos de la Isla del Cerrito (Provincia del Chaco). Se levantaba al amanecer y se acostaba con el crepúsculo, para aprovechar las horas de luz natural. Desprovisto de infraestructura médica (ni siquiera, la básica), logró erradicar de ese olvidado rincón del país los flagelos de la lepra, el mal de Chagas, la tuberculosis, el cólera, el paludismo y hasta la sífilis, que él entendía como el mal aportado por la civilización, a la que por eso llamaba “sifilización”.

Aprendió el idioma de los aborígenes para enseñarles a leer y escribir en castellano, a construir sus casas con ladrillos y a cumplir normas elementales de higiene y profilaxis. Vivió curando y educando indios con escasos bienes materiales, fundando la primera escuela bilingüe para aborígenes del país en Formosa. Ganó su aprecio y motivó en ellos una verdadera revolución cultural. Pero fue un "ida y vuelta", porque dijo "... yo aprendí mucho, y así se me ha pasado la vida, cursando la Universidad de los indios." Como resultado de ello, le cambiaron el desconfiado tilde inicial de "brujo" por el de "Plognack" (que significa "Dr. Dios"). Durante toda su vida, le decían "Doctorcito Dios", "Doctor Cataplasma", "Doctorcito Esteban" o "el médico de los pobres", sus mejores reconocimientos. También se lo llamó, "El médico de la selva" o "El hombre que perdió el tren" (como tituló un documental sobre su vida el célebre programa “Historias de la Argentina Secreta”).

Su capacidad como dibujante y su meticulosidad para efectuar observaciones y descripciones sobre la naturaleza, produjo, como consecuencia, una magnífica obra literaria, donde se destaca "A través de la selva”, donde plasma sus pasiones: la denuncia de la injusticia, el amor a la naturaleza y la defensa del indio. Ello, sumado a su inquieta personalidad lo llevó a explorar los ríos Pilcomayo y Bermejo y los montes del Chaco, Formosa y Salta; a estudiar etnografía y las parcialidades indígenas, la fauna, la flora y el clima de sus regiones, comportándose así como un auténtico naturalista, a la manera de Félix de Azara y de Amado Bonpland. A este Maradona, particularmente, la Fundación Vida Silvestre lo recuerda con gratitud, sin, desde luego, olvidar sus demás rasgos y obras humanitarias.

“Nunca pude entender quién inventó esas macanas de que yo era como Gandhi o de que era el Albert Schweitzer de la Argentina —comentaba—, eso no me causa gracia porque yo odio el exhibicionismo en cualquiera de sus manifestaciones. Schweitzer sí era un hombre ilustre, él sabía música; era un eximio organista, más allá de su gigantesca obra en Africa. Y cómo pueden compararme con Gandhi, justamente con él, que con la no violencia salvó a todo el pueblo. Y a mí, sólo por haber cumplido con mi deber, me quieren hacer fama, justamente a mí, que siempre me creí el más inútil de los 14 hermanos. Cómo voy a ser un hombre ilustre si de chico fui retraído, taciturno; fui mal alumno, desordenado, rebelde, solitario y de carácter fuerte. Era medio desobediente y a veces prefería quedarme pintando abajo de un ombú antes que leer libros”.

Vivió en su enclave formoseño hasta 1985, oportunidad en que su cuerpo, ya con 91 años, dijo "basta". Al decir de Rodríguez Bornett: "... cuando la ancianidad quebró su físico, y la pobreza, junto a la soledad lo acompañaron a cerrar esa etapa de su vida, la selva enmudeció, para que se abriera esa maravillosa y melancólica historia de amor que el mismo encarnó..." Sus últimos años transcurrieron en Rosario, en la casa que le brindó su sobrino nieto -José Ignacio Maradona- junto a sus diez hijos, que cubrieron con su cariño a este venerable, lúcido y memorioso anciano, que seguía practicando una vida ordenada, austera y modesta. Recibió allí numerosos homenajes de instituciones nacionales y extranjeras. Reprochaba al periodista que lo había “descubierto”: "Por culpa de usted que apareció, perdone, como esos galgos que olfatean la alimaña, dejé de ser un ilustre desconocido". Entre los numerosos premios, medallas, placas y otros reconocimientos merecen destacarse el Premio al Médico Rural que le concedió en 1980 la Asociación Médica Argentina y la Revista Iberoamericana de Infectopatología y el galardón internacional Estrella de Medicina para la Paz, que le otorgó en 1987 la Organización de las Naciones Unidas. [...]

En atención a las extraordinarias virtudes de altruismo, sacrifico, desinterés y solidaridad hacia sus semejantes -entre otras muchas- de las que hizo gala el doctor Maradona durante toda una larga vida dedicada al servicio de sus semejantes, mereció esos homenajes tardíos, pero también la calificación de "héroe cívico del siglo XX", con la que lo encuadró el Congreso de la Nación, que a voluntad del Poder Ejecutivo, lo había postulado en dos ocasiones como candidato argentino a recibir el Premio Nobel de la Paz, aunque este premio no se le dio.

Falleció descansando en su cama, acariciando el siglo de vida, el 14 de enero de 1995, en Rosario.

 

14 gennaio 2002

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