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Società

 

 

 

 

Infanzia: una riflessione sul decennio perduto in Centroamerica

Stella de Fanzago



Abitualmente un bambino nasce in una famiglia, ma in Centroamerica molto spesso nasce solo da una madre (quasi il 40% delle donne con figli sono capofamiglia, vivono senza un compagno stabile e sono le uniche responsabili del mantenimento dei figli).

 

La decade degli anni '80 ha costituito un periodo di grave impoverimento per tutti i paesi dell'America Latina.

Mentre gli indicatori di sviluppo macroeconomico in Centroamerica hanno registrato un certo dinamismo per i decenni degli anni '60 e '70, a partire dal 1978 l'evoluzione economica entra in un lungo periodo di rallentamento e durante gli anni '80 tutti i paesi della regione hanno registrato tassi negativi del livello del reddito pro capite, dovuti alla diminuzione della produzione ed  all'alto indice di crescita demografica.

 

Le cause che vengono addotte più comunemente per spiegare la crisi economica sono riconducibili alla riduzione dei prezzi dei prodotti tradizionali destinate all'esportazione sui mercati internazionali, la crescita dei prezzi dei prodotti di importazione ed il fallimento del modello di sostituzione delle importazioni del Mercato Comune Centroamericano.

Fenomeni che indicano che si è esaurito il modello di sviluppo adottato nei decenni precedenti, che non ha tenuto nel debito conto il  raggiungimento del limite della "frontiera agricola" e la debolezza strutturale del settore industriale, mentre l'alto ritmo di urbanizzazione non è stato accompagnato da un’adeguata offerta occupazionale, causando l’incremento del settore informale.

 

Il panorama dello sviluppo sociale in Centroamerica dimostra un accelerato processo di deterioramento durante gli anni ‘80, reso evidente dalla gravità della povertà, della disoccupazione e della denutrizione della popolazione.

La percentuale delle famiglie povere è aumentata dal 63% del 1980 ad oltre il 72% del 1985 e circa la metà della popolazione poteva considerarsi  in uno stato di povertà estrema, passando nello stesso periodo, nel settore rurale, dal 72% all'83%.

Allo stesso modo gli indici di denutrizione e di mortalità infantile dimostrano una crescita allarmante, specialmente nelle aree rurali. Nelle città l'aumento della povertà si spiega anche con la diminuita offerta di lavoro e la conseguente diminuzione delle entrate e del potere di acquisto delle famiglie, che spesso sopravvivono con i proventi del lavoro minorile (in Salvador  lavora il 13,6% dei bambini sotto i 14 anni, in Nicaragua il 16,5%, in Messico il 18% e in Guatemala il 18,3%, mentre in Costa Rica la percentuale scende al 7,2%, e ad Haiti sale al 28%).

 

I fenomeni collegati con la fine del modello economico si riflettono anche in un crescente grado di polarizzazione sociale. Nel contesto rurale si  nota una riduzione delle dimensioni medie delle piccole proprietà fino ad arrivare a dimensioni sub-familiari, insufficienti per garantire la sopravvivenza.

Le riforme agrarie dei decenni precedenti hanno lasciato un settore cooperativo che dispone di una limitata capacità di rafforzamento imprenditoriale, mentre molte sono le famiglie contadine senza terra a sufficienza. D'altra parte la modernizzazione agricola e l'estensione dell'allevamento si traducono in una minore possibilità di creare impieghi stabili dato che si ricorre sempre di più al lavoro di braccianti  giornalieri.

Si è di fronte ad un crescente deficit sociale, che per vasti settori della popolazione centroamericana si manifesta con una elevata precarietà lavorativa ed una diminuzione della sicurezza alimentare, con un conseguente deterioramento generalizzato degli  indici di povertà, di disoccupazione, di emarginazione sociale.

 

Tra il 1980 ed il 1992, la popolazione in Nicaragua è cresciuta del 51,8%, mentre il prodotto interno lordo è diminuito del 16%.

Su 4.100.000 abitanti, 800.000 sono disoccupati (dati 1993) e il 68,5% degli abitanti soffre di forti carenze nutrizionali, dovute al fatto che il 70% della popolazione riceve solo il 36,7% del reddito nazionale contro il 34,7% del 10% più ricco ed il potere d'acquisto dei salari è calato, nello stesso periodo, di oltre l' 87%.

In Guatemala su 9 milioni di abitanti, più di 7 milioni (l' 84%) vivono in condizioni di povertà, l' 80% della popolazione non ha accesso ad alcun servizio medico, il 70% è analfabeta, il 41% della forza lavoro è disoccupata ed il 34% è sottoccupata mentre il salario minimo orario, che varia da 10 a 17 quetzales a seconda del settore economico (circa 10 - 15 centesimi di Eur), non sempre viene corrisposto.

Gli indici maggiori di povertà, analfabetismo e mancanza di strutture sociali si riscontrano nelle zone ad alta densità di popolazione indigena.

 

Paradossalmente, la fine dei conflitti armati ha creato nuovi problemi.

Il reinserimento di migliaia di ex combattenti ha provocato ulteriori squilibri sociali in una economia già estremamente precaria. In questo contesto, la struttura familiare  si deteriora con più facilità (quasi il 40% delle donne con figli sono capofamiglia, vivono senza un compagno stabile e sono le uniche responsabili del mantenimento dei figli) ed aumenta il numero di bambini di strada e di bambini nella strada.

 

La differenza tra queste due denominazioni consiste nel tipo di rapporto che il minore mantiene con la famiglia d'origine: se vi rientra, più o meno regolarmente, in genere per trascorrervi la notte o se ha del tutto interrotto i legami familiari.

In entrambi i casi la strada è per questi bambini il luogo dove trascorrere la vita, dove cercare una possibilità di sopravvivenza, unendosi in gruppo, drogandosi sniffando solventi o utilizzando sostanze stupefacenti di basso costo per attutire i morsi della fame e quelli della solitudine e dell'angoscia.

I bambini di strada vivono di elemosina e di furti mentre quelli più fortunati, i bambini nella strada, hanno un lavoro di tipo domestico,nelle attività rurali ed informali (secondo dati Unicef in Salvador erano 250.000 nel periodo preso in esame, ma è lecito pensare ad un numero più alto data l’impossibilità di un censimento sicuro) .

Notevolmente aumentato il numero di bambini lavavetri, lustrascarpe, venditori di giornali, di sigarette, di fiori, di biglietti della lotteria e costretti a prostituirsi.

 

In Centroamerica è stato denunciato da diverse fonti un intenso traffico di minori, tenuti per qualche tempo nelle cosiddette "case da ingrasso", per renderli  "più presentabili" per i futuri genitori adottivi, ai quali vengono ceduti per cifre che vanno dai 10.000 ai 30.000 $.

Da anni i In Guatemala sono aumentati i casi di  bambini molto piccoli, specialmente neonati, rapiti per essere venduti a coppie nordamericane ed europee alle quali vengono spesso destinati anche i bambini "volontariamente" venduti da famiglie poverissime, quando non destinati ad un traffico ancora più turpe: rifornire di organi gli ospedali dei paesi ricchi, come denunciato in varie sedi scientifiche.

 

In un congresso tenutosi nel dicembre 1993, il giudice Di Marco ha dichiarato che ai giudici italiani si sono "aperti gli occhi su certi comportamenti abbietti. Ci sono molti elementi che mi fanno pensare che anche in Italia, forse, non abbiamo le mani del tutto pulite riguardo al commercio di organi infantili".

 

In Centroamerica, come in tutti i paesi del Terzo Mondo, per i bambini poveri nascere è il peggiore dei destini .

 

Marzo 2004

 

 

Latinoamerica-online 

Ass. Cult. Imago Mundi - Direttore  responsabile Mariella Moresco Fornasier

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