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Società

 

 

 

 

L’infanzia violata dell’America Latina        

 

Stella de Fanzago



In tutto il mondo povero (l'80% della popolazione mondiale) ogni giorno muoiono 40.000 bambini per fame e per malattie facilmente curabili e prevenibili.

E' come se ogni giorno venisse cancellata dalla Terra una città, assediata dalla fame, privata di medicine per l'imposizione di un embargo, colpita da un'epidemia o da un'infermità banale, come può essere, per i nostri bambini, il morbillo.

In America Latina  i bambini al di sotto di 1 anno muoiono prevalentemente di traumi da parto (41%), malattie prevenibili con la vaccinazione (19%), infezioni intestinali (17%).

Da 1 a 4 anni di età le cause prevalenti della mortalità infantile sono le infezioni intestinali (25%), infezioni respiratorie (15%), incidenti (12%).

Circa il 70% dei bambini dei paesi poveri muoiono prima di avere raggiunto i 5 anni (e non è un caso che presso alcune popolazioni indigene latinoamericane si celebri una cerimonia, quasi un battesimo, il definitivo riconoscimento della nascita del bambino, solo al suo 5° compleanno).

 

Le cifre riguardanti l'infanzia in America Latina sono imprecise perché, come spesso ha denunciato l’ Unicef, in molti paesi i dati sull'infanzia non vengono neppure raccolti. E questo disinteresse dice già molto sulla situazione infantile. Si calcola comunque che i bambini costretti a vivere in strada, a cercare la possibilità di sopravvivere proprio là dove più forte si esprime la violenza sociale, siano tra i 15 ed i 30 milioni, tanti quanti l'intera popolazione argentina.

 

I bambini sono i più poveri tra i poveri, perché più indifesi nei confronti della violenza familiare e della violenza sociale. Essi  sono la parte più debole della popolazione e come tale sono la spia impietosa dello stato di salute dell'intera società, perché il grado di civiltà ed anche di benessere di una società si giudica per come tratta i suoi membri più deboli, si misura con le cifre dell'alimentazione, della sanità, dell'istruzione, dell'occupazione e non con le cifre delle statistiche macroeconomiche (prodotto interno lordo, inflazione, tasso di scambio della moneta), elementi questi ultimi che, se disgiunti da una corretta politica sociale, non hanno mai tolto la fame a nessuno né hanno garantito ad un solo bambino il diritto di vivere.

 

Non si possono isolare le situazioni ed i problemi di alcune categorie sociali senza mettere in discussione l'intero sistema di valori sui quali si fonda la società di appartenenza né ci si può limitare alla compassione per le vittime senza risalire alle cause del loro destino; non si può quindi parlare di infanzia negata, bruciata, violata senza la consapevolezza che vi sono cause precise della miseria e della violenza, materiali e spirituali, delle loro vite.

 

 

La colpevolizzazione delle vittime

 

Il rapporto causa/effetto che intercorre tra la situazione sociale e la vita di strada dell'infanzia, viene rovesciato a livello di percezione dell'opinione pubblica e si arriva alla criminalizzazione dei bambini, ritenuti responsabili della situazione di disordine, di disgregazione che sta vivendo la società. I bambini di strada sono inutili ("eccedenti") e fastidiosi, commettono furti. Vengono accettati solo quando servono come manodopera a bassissimo costo, quando non addirittura gratuita, o quando hanno qualcosa da "offrire", come nel caso delle bambine prostitute.

 

Questo ribaltamento tra la causa e l'effetto è solo una delle tante ipocrisie sociali, che permettono di non mettere in discussione l'insieme dell'organizzazione sociale, scaricando sui più deboli tutto il peso e la responsabilità di situazioni delle quali sono le vittime innocenti e che sono individuabili nell'afflusso incontrollato dalle campagne verso i centri urbani, a causa della miseria, della guerra, della repressione; l'iniquo accentramento del reddito, che provoca profonde sperequazioni sociali; l'aumento della disoccupazione; l'assenza di interventi politici e sociali atti alla risoluzione del problema; la disgregazione familiare, con la conseguente carica di violenza nei confronti dei più deboli e l'assenza di forti legami affettivi, che diano sicurezza e sostegno ai minori.

Dato che le conseguenze negative di queste situazioni ricadono prevalentemente sulle classi più povere ed emarginate, al cui interno si genera la delinquenza infantile, l'abbinamento povertà-delinquenza diviene immediatamente recepito come una uguaglianza indiscutibile: i poveri sono delinquenti.

 

La vita dei bambini di strada è vissuta nel segno della violenza: quella subita, quella che li circonda, quella che loro stessi imparano ad esercitare, vivendo

senza alcuna forma di educazione, senza  famiglia (non in senso puramente biologico), educati dagli esempi che si presentano ai loro occhi in ambienti dove la vita umana non ha alcun valore. Tanto meno quella di questi piccoli per i quali il nascere è stato il primo atto di una vita, presumibilmente breve, di dolore  e privazioni.

 

Febbraio 2004

 

 

Latinoamerica-online 

Ass. Cult. Imago Mundi - Direttore  responsabile Mariella Moresco Fornasier

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