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bandiera ideata nel 1917 da Marcus Garvey per il rientro nella "nuova patria" africana dei neri americani |
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L'apporto della cultura afroamericana Mariella Moresco Fornasier
Da
sempre considerato fattore socialmente negativo, l'essere fisicamente e
culturalmente nero (ne è prova il fatto che nei paesi con popolazione negra
sono state coniate espressioni differenti per evitare di usare il
termine “negro", quando questo ha assunto una forte valenza negativa)
attualmente inizia a venire rivendicato con orgoglio nel corso di un'opera
di rivalutazione della propria specifica cultura e del riconoscimento del
suo apporto alla formazione delle culture nazionali. Una
rivalutazione che investe anche la relazione tra cultura yoruba, originaria
dell’area attualmente occupata dal Benin, Togo e sud della Nigeria
e generalmente ritenuta più evoluta anche in campo spirituale e
religioso, e cultura congo, (come vengono chiamati in America Latina e nei
Caraibi i discendenti dei gruppi della famiglia linguistica bantu,
sviluppatasi a sud del Sudan e della Guinea), della quale sono stati finora
disconosciuti, o per lo meno sottovalutati, gli apporti teorici ad
espressioni religiose sincretiche quali la Santeria a
Cuba (considerata di esclusiva influenza yoruba) ed il Vudu (ad
Haiti, Repubblica Dominicana, Cuba), oltre che l'impronta lasciata nel
linguaggio e nelle tradizionali celebrazioni delle feste religiose e profane
dei rispettivi paesi. Nel
novembre 1995 è stato celebrato in Brasile il 1° Congresso Continentale
dei Popoli Neri delle Americhe, convocato dal Foro Nacional de Entidades
Negras. La data di convocazione ha volutamente coinciso con quella della
morte di Zumbi, il famoso
condottiero di schiavi ribellatisi al potere coloniale. Tre secoli dopo la
sua decapitazione, la ricorrenza viene ricordata ogni anno
in Brasile celebrando il Giorno Nazionale della Coscienza Nera. Una
coscienza presente nelle organizzazioni popolari che in tutto il continente
sono sorte in difesa dei diritti civili delle comunità nere e che
iniziarono ad organizzarsi soprattutto a partire dagli anni '70 sotto
l'impulso del movimento nero degli Stati Uniti. A
Salvador de Bahia è comparso nel 1974 il primo dei gruppi (blocos afros)
che hanno rivendicato il valore positivo dell'immagine, fisica e
culturale, del nero, ben presto seguito da altri che attualmente operano sia
nelle zone storiche che nelle periferie della città, dove la popolazione
nera ha trovato in loro una forma di resistenza culturale, che si esprime
anche attraverso il perdurare delle proprie tradizioni, quali il candomblé,
la samba e la capoeira, una combinazione di danza e lotta attraverso i
movimenti ritualizzati delle arti marziali, eseguiti con l'accompagnamento
della musica del birimbao e del canto corale. In
Colombia (che con circa 6-7 milioni di neri è il terzo paese del continente
per numero di persone di colore, dopo Brasile e Stati Uniti) il movimento
nero iniziò con una presa di coscienza puramente accademica per estendersi
successivamente, a partire dagli
anni '80, alle comunità contadine legate all'esperienza della Teologia
della Liberazione e delle Comunità di Base. Ai
circa 90 milioni di neri statunitensi, latinoamericani e caraibici ha
prestato una particolare attenzione pastorale anche la Chiesa cattolica
colombiana che a partire dal 1980, quando fu celebrato a Buenaventura il 1° Incontro di Pastorale Afroamericana, ha
iniziato a dedicare una specifica attenzione alle tematiche sociali e
spirituali della popolazione di colore. Una attenzione che ha avuto la
massima risonanza oltre i confini del paese
durante il viaggio in Repubblica Dominicana di Giovanni Paolo II,
durante il quale il Pontefice si rivolse espressamente ai neri per la prima
volta nella storia millenaria della Chiesa. Il
6° Incontro della Pastorale Afroamericana, tenutosi in Ecuador nel 1994, fu
dedicato alla “Spiritualità ed espressioni religiose afroamericane",
la manifestazione più importante, per
profondità di elaborazione e coinvolgimento della totalità
degli aspetti della quotidianità, delle culture afroamericane. Il
rapporto di queste religioni con altre espressioni della società in cui
sono inserite non è sempre facilmente definibile, dato che l’azione dei
fattori culturali si manifesta sia a livello conscio che (e forse con
maggiore incidenza) inconscio. Molto profonde sono le influenze più che
delle stesse religioni, dei sistemi di pensiero che le sottendono ed il cui
campo privilegiato di ibridazione culturale è quello dell’arte. A
Cuba la creatività di grandi pittori come Manuel Mendive e Wilfredo Lam si
è ispirata all’universo magico-religioso afrocubano, così come la musica
e la danza in tutti i paesi latinoamericani e caraibici, dove la
celebrazione delle feste religiose e del carnevale hanno fortissime
connotazioni di ascendenza africana, tramandate dal periodo coloniale,
quando in determinate ricorrenze veniva concesso ai cabildos de nación
(associazioni di mutuo aiuto organizzate dagli schiavi su base etnica) di
seguire le processioni religiose e le sfilate profane con proprie maschere e
con la musica dei tamburi che accompagnavano le danze dei partecipanti. In
Brasile, dove intellettuali ed esponenti delle classi agiate si sono da
tempo avvicinati al candomblé, il sistema di valori e la visione della vita
sottesi a questa religione giungono al complesso della società tramite un
filtro “privilegiato”, in grado di operare le necessarie mediazioni
culturali che ne permettono l’accettazione e l’integrazione, quale
elemento costitutivo della cultura nazionale. Ben
diversa è l’esperienza di Haiti, dove il vudu continua a costituire
l’espressione di resistenza culturale di una maggioranza socialmente priva
di potere, emarginata dalla ristretta élite mulatta. Emblematica
della stretta convergenza di interessi che può stabilirsi tra religiosità
popolare e potere politico è l’esempio del dittatore haitiano François
Duvalier. Etnologo e conoscitore delle credenze popolari, si autoproclamò
difensore della cultura haitiana “autentica” e del vudu, riuscendo ad
ottenere un entusiastico sostegno di numerosi fedeli, che servirono il
regime come informatori o integrando le famigerate squadre dei
Tontons-Macoutes, ed aizzando il risentimento popolare contro la chiesa
cattolica, accusata di essere alleata dell’élite mulatta, detentrice del
potere economico. La
vitalità di queste religioni e la loro capacità di continuare a rispondere
alle esigenze più profonde dei loro adepti è dimostrata dal numero
crescente di persone che vi si avvicinano e che appartengono a ceti sociali
che un tempo esprimevano disinteresse e diffidenza,
quando non aperto disprezzo, per queste espressioni religiose. A
Cuba negli ultimi anni si è verificato un notevole incremento (o forse una
più libera partecipazione) del numero dei partecipanti alle cerimonie
religiose afrocubane e all’interno della chiesa cattolica cubana si levano
autorevoli voci che, contrariamente alla posizione delle chiese e delle
sette protestanti, dichiarano una certa tolleranza nei confronti della
Santeria (ma non degli altri culti, teologicamente troppo distanti dai
fondamenti del cattolicesimo) che, a sua volta, prescrive il rispetto nei
confronti della fede e delle istituzioni cattoliche, non considerate
alternative al proprio complesso di credenze, al punto da considerare il
battesimo cristiano un atto indispensabile per coloro che intendono “fare
il santo”, iniziando cioè un cammino religioso che prevede un più
stretto rapporto devozionale con l’orisha (entità spirituale) di cui sono
“figli”. Un
rispetto manifestato anche nei terreiros brasiliani, che adeguano il
calendario delle proprie cerimonie a quello delle festività cattoliche,
evitando sovrapposizioni potenzialmente concorrenziali ed agevolando in tal
modo la partecipazione dei fedeli sia ai riti cattolici che
a quelli afro. La
doppia appartenenza spirituale è infatti molto diffusa e da parte cattolica
viene considerata come un cedimento alla superstizione e prova di una fede
non matura. Un problema inesistente per le religioni afroamericane,
caratterizzate da un atteggiamento includente di ogni elemento, concettuale
e rituale, che venga ritenuto utile per
impetrare grazie da una divinità il cui mistero viene considerato
inavvicinabile per qualunque religione.
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Latinoamerica-online Ass. Cult. Imago Mundi - Direttore responsabile Mariella Moresco FornasierRegistrazione presso il Tribunale di Milano n. 768 del 1/12/2000 e n. 258 del 13/04/2004 ISSN 1824-1360 © Tutti i diritti riservati |