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bandiera ideata nel 1917 da Marcus Garvey per il rientro nella "nuova patria" africana dei neri americani |
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Il
ruolo dei tamburi nelle religioni afroamericane Mariella
Moresco Fornasier La
presenza del tamburo, simbolo nelle varie religioni della
voce della divinità e degli spiriti, è imprescindibile in ogni
cerimonia religiosa cubana, comprese quelle di culti meno diffusi, come l'Arará,
la società segreta Abakuá ed il Vudú, praticato nella Sierra della zona
orientale di Cuba, dove sono stati recentemente rinvenute testimonianze di
altri antichi culti già in via di estinzione. Il
Vudú cubano, così come quello domenicano, presenta delle varianti rispetto
a quello praticato ad Haiti secondo i tre culti Radá, Congo e Petró, che
corrispondono, più nell'immaginario dei fedeli che nella realtà, ai culti
praticati dalle etnie originarie in Africa. Il
rito Radá onora i loá del Dahomey, i “buoni loá", caratterizzati
da attitudini protettive nei confronti dei propri fedeli, mentre il rito
Congo è rivolto ad entità
spirituali di origine bantu, cui vengono offerte cerimonie più esuberanti e
vivaci. Nato durante il periodo della colonia, il rito Petró rappresenta il
lato terrificante dell'occulto. I suoi loá sono violenti e vendicativi e
vengono invocati nelle pratiche di magia. Particolarmente esigenti nel
reclamare i servigi loro dovuti, presenti in tutti i riti e più potenti
degli altri loá, i Marassa sono raffigurati iconograficamente come due
gemelli , la cui potenza deriva dall'unità primordiale che rappresentano,
quell'unità la cui rottura generò il mondo. Nella
complessa realtà religiosa vuduista, ogni manifestazione apparente
(oggetto, rito) è la forma simbolica che esprime il mondo invisibile e le relazioni esistenti tra le sue parti. La
materializzazione di questo mondo simbolico è rappresentata dall'hounfó,
il luogo di culto dove la comunità dei credenti si riunisce per rinforzare
il propri legane con i loá e
trovare, per loro tramite, il senso della propria esistenza. La
permeabilità che permette di inglobare elementi di altre concezioni
religiose, il mantenimento delle diversità concettuali, fondamentalmente di
origine yoruba e bantu e la varietà di culti e sistemi religiosi, tratti
tipici delle culture afroamericane, sono significativamente
rappresentate in Brasile, dove la presenza indigena ha arricchito il
sincretismo religioso, dando vita a culti quali il Catimbo, del Nordest, il
Batuque del Rio Grande do Sul, il Tambor della zona tra Manaus e Belem, il
Pagelange dell'Amazzonia, lo Xangó di Recife ed il Candomblé de Caboclos, all'interno dei quali convivono
spiriti indigeni e spiriti africani. Anche
nella Macumba di Rio de Janeiro sono evocati entrambi i tipi di spiriti, che
si manifestano seguendo un ordine cronologico immutabile, tanto da apparire
più un susseguirsi di culti
che non una loro compenetrazione in una nuova realtà liturgica. La
Macumba è caratterizzata da possessioni violente da parte di Exú, una
potenza demoniaca che viene invocata in pratiche di magia nera e tanto
popolare da essere al centro della Quimbanda, un culto che presenta molte
analogie con l'Umbanda, entrambi strutturati sulle falangi di spiriti che
nella Quimbanda si riducono a quelle di Exú, ritenute di livello inferiore
nella scala evolutiva spirituale, data la loro rozzezza e malvagità. L'Umbanda
e la Quimbanda possono essere considerate concettualmente complementari,
speculari. La figura di Exú, che risente dell'influenza di un certo
cattolicesimo che pone il demonio al centro di un potere occulto e magico,
viene privata nell'Umbanda delle sue connotazioni negative (Exú di luce),
esaltate invece nella Quimbanda (Exú di tenebra). Personificazioni
della violenza, della malvagità e della carica sessuale aggressiva, Exú
e Pompa-Gira, sua amante ed alter ego femminile, sono la
rappresentazione dell'uomo e della donna di strada, personaggi della realtà
violenta delle periferie urbane. A
Exú viene reso anche un culto di strada da parte di chi non partecipa ad
altre celebrazioni ma teme la sua potenza diabolica e cerca di propiziarla
con cerimonie notturne, con offerte e sacrifici di animali. Si tratta di
pratiche di magia, tendenti ad ottenere, non importa con quali mezzi,
conquiste amorose, denaro e, non di rado, la morte di
altre persone. Più
conosciuto è il Candomblé nella forma rituale praticata a Bahia,
caratterizzato dalla ri-creazione non solo dell'antica religione yoruba ma
anche, caso unico, dei modelli di vita africani. Le
cerimonie del culto, particolarmente ricche e complesse sia nei contenuti
religiosi che nella scenografia e che terminano con un banchetto cui
chiunque può partecipare, sono preparate e celebrate all'interno del
terreiro, uno spazio che riproduce simbolicamente il villaggio africano. Di
varie dimensioni, al suo interno crescono gli alberi sacri, le cui foglie
verranno utilizzate nelle cerimonie e vi è sempre presente una fonte di
acqua dolce. Tutti gli orishas vi devono essere rappresentati, ognuno in una
propria “casa" o, nei terreiros più poveri, ospitati nella stessa
costruzione. All'interno del recinto sacro trovano posto anche le case delle
sacerdotesse anziane e lo spazio preposto alle cerimonie. Pur
non essendoci preclusioni, la maggior parte degli officianti, con eccezione
per le cerimonie funebri ed il culto dei morti, è costituita da donne, le
“mae de santo", punti di riferimento non solo religioso per l'intera
comunità, che accudiscono psicologicamente
(talvolta anche materialmente) e da cui sono rispettate come vere
“madri". Come
tutte le religioni afroamericane, il Candomblé non può essere conosciuto
se non percorrendo i successivi
livelli di iniziazione. Nessuna risposta verrà data a chi domanda il senso
dei riti, se non dimostra la disponibilità ad apprendere, rispettando i
propri tempi spirituali ed approfondendo la propria ricerca interiore nel
silenzio e nella meditazione. La cerimonia pubblica è un punto di arrivo,
il momento collettivo dell'incontro della comunità con gli orishás,
il compimento temporaneo della continua tensione dell'uomo a rivivere
l'originaria situazione felice quando, agli inizi del mondo, uomini ed orishás
vivevano insieme, godendo la reciproca compagnia. Infranto questo stato
felice, occorre ricreare le condizioni affinché avvenga nuovamente
l'incontro, che ristabilirà l'equilibrio nell'unione di entità diverse. Il
senso del Candomblé può essere riassunto nella ricerca individuale, per
mezzo di un lungo lavoro di
analisi ed approfondimento spirituale alla ricerca dell'armonia,
dell'equilibrio, della serenità interiore e nella ricerca collettiva della
ricomposizione dell'unità primordiale. Tutta
la realtà, naturale e spirituale, è espressione della complementarietà
tra principi opposti: maschio/femmina, la cui unione genera l'universo;
materia/spirito, il passaggio tra i quali è costituito dalla morte;
individuo/comunità, interdipendenti e reciprocamente necessari. Gli
uomini entrano in contatto con gli orishás per mezzo della musica, che è
il ritmo della voce divina. Ogni orishá, come ogni uomo, ha un proprio
ritmo di respiro, quindi un proprio ritmo di musica, che libera le energie
positive e mette in contatto le due parti del mondo:
terrena e divina. Ne
consegue l'importanza degli atabaques, i tre “tamburi parlanti", i
cui suonatori hanno la dignità di sacerdoti, che iniziano il rito chiamando
a raccolta la comunità ed invitando gli orishá a scendere nel corpo dei
ballerini che, con i loro movimenti, richiamano le caratteristiche
specifiche dell'orishá del quale si sta riproducendo il ritmo. Il
corpo è lo strumento della discesa degli orishás, dell'unione con il
divino, con il quale si entra in contatto sul piano delle emozioni e dei
messaggi non verbali che la musica e la danza comunicano, attraverso una
profonda simbologia appresa durante l'iniziazione. Le
celebrazioni religiose sono l'espressione più alta del concetto
fondamentale della cultura africana, il concetto di relazione, che unisce e
permette di vivere a uomini e orishás. I
primi possono vivere solo se inseriti in una comunità, i secondi si
definiscono nel rapporto reciproco. Entrambi
devono entrare in relazione perché il loro incontro è il punto di contatto
tra contingente e trascendente, tra la terra ed il cielo, tra i due piani della
realtà che, unendosi, ricostituiscono il tempo mitico primordiale. “Io sono perché noi siamo e siccome noi siamo, dunque io sono"
Dicembre 2005
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Latinoamerica-online Ass. Cult. Imago Mundi - Direttore responsabile Mariella Moresco FornasierRegistrazione presso il Tribunale di Milano n. 768 del 1/12/2000 e n. 258 del 13/04/2004 ISSN 1824-1360 © Tutti i diritti riservati |